Pubblicato in: CRONACA

PERCHÉ LA RIVOLUZIONE? Piccole e grandi curiosità sulla rivoluzione che ha cambiato il mondo (e la storia).


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Perché nel 1789 scoppiò la Rivoluzione Francese? La regina Maria Antonietta che invita il popolo a mangiare “brioches”, visto che è finito il pane è una leggenda, ma rende l’idea di quanto l’aristocrazia che governava la Francia fosse poco attenta alle esigenze del popolo e della borghesia.
Ma secondo gli storici furono diverse le cause, di cui alcune sottovalutate:

 

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COLPA DEL TEMPO? La goccia che fece traboccare il vaso potrebbe essere stata… il clima. La Francia era il paese più popoloso d’Europa e i cattivi raccolti in gran parte del paese a causa dell’inverno rigido del 1788 aggravarono un lungo periodo di difficoltà economiche, esasperando i contadini.

ALLA BASTIGLIA! Il 14 luglio 1789, i parigini avevano paura che l’esercito stesse per attaccarli. Così si armarono e marciarono verso la Bastiglia, il forte reale utilizzato come prigione, alla ricerca di polvere da sparo. La rivoluzione era ufficialmente iniziata… per un motivo futile e concreto. Non avendo cannoni a disposizione, donne e uomini e bambini conquistarono la Bastiglia, “strappando” i mattoni, che poi vennero venduti o regalati come simbolo della rottura della “tirannia”, proprio come è successo ai pezzi del Muro di Berlino.
Per gli storici la Rivoluzione francese, che considerano come una lunga sequenza di avvenimenti durata quasi 10 anni, iniziò con la convocazione degli stati generali il 5 maggio 1789. Fu allora che il terzo stato (la borghesia) si pose alla testa della rivolta contro il sistema feudale (l’ancien régime).

PRIGIONIERI- All’interno della Bastiglia, c’erano solo 7 prigionieri. Se fossero arrivati 10 giorni prima, i rivoltosi ne avrebbero trovato un ottavo: il famoso Marchese De Sade, che scontava una pena per “libertinaggio”, ed era stato appena trasferito.

DUE SECOLI DI TESTE MOZZATE. La ghigliottina fu il mezzo con cui i rivoluzionari (non senza accanimento) condannavano a morte i nemici: è rimasta una forma giuridica di esecuzione in Francia fino al 1981, quando il neoeletto Presidente Francois Mitterand ha abolito la pena di morte. Le stime del numero di vite portate via dalla ghigliottina durante la rivoluzione francese vanno da 17.000 a 40.000. Si pensa che i tre quarti delle persone giustiziate fossero innocenti. Nei suoi giorni di “gloria”, la ghigliottina si prese fino a 3.000 vite in un mese, cioè circa 100 persone in media in un solo giorno. Ecco perché il periodo successivo alla Rivoluzione fu denominato “Il Terrore”.execution_de_marie_antoinette_le_16_octobre_1793.900x600

VANITÀ. Il re Luigi XVI, la regina Maria Antonietta e i loro figli cercarono di fuggire ma furono scoperti grazie a Jean-Baptiste Drouet, un mastro di posta, che riconobbe il re dopo aver visto il suo volto impresso su una moneta: fu insomma la vanità a giocare un brutto scherzo all’ultimo re di Francia.

ROBESPIERRE, BUONO O CATTIVO? Uno dei principali leader della Rivoluzione francese fu l’avvocato Maximilien de Robespierre, definito “l’incorruttibile”. È ricordato per la facilità con cui inviava i suoi avversari (e non solo) sulla ghigliottina, nonostante all’inizio si fosse detto sempre contrario alla pena capitale. Non durò molto: nel 1794 fu catturato e decapitato. È vero che fu uno dei maggiori responsabili del Terrore, ma a suo modo cercò di attuare gli ideali di fratellanza, eguaglianza e libertà: per esempio nel 1794, Robespierre riuscì a ottenere l’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi, obiettivo che si prefiggeva dal 1789. Il movimento di liberazione degli schiavi prese le  mosse  proprio da quell’atto.

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PANTALONI. I sanculotti erano i militanti più radicali della rivoluzione: operai, artigiani e contadini che credevano nella democrazia diretta e usavano ampiamente il termine “cittadino”. Si chiamavano sanculotti perché indossavano i pantaloni lunghi, invece delle culottes, i calzoni al ginocchio usati dai nobili con le calze di seta: erano dunque “sans culottes”.

MODA RIVOLUZIONARIA. A parte la diffusione dei pantaloni, la rivoluzione francese impose anche altre mode: portare i capelli corti del colore naturale divenne un simbolo repubblicano. Anche la cipria venne messa al bando: l’utilizzo su volti e parrucche era considerato “antisociale”, poiché per produrla si usava la farina, “sottraendola al popolo”.

UNA PREZIOSA EREDITÀ. Alla Rivoluzione francese dobbiamo la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789, un testo giuridico che contiene una solenne elencazione di diritti fondamentali dell’individuo e del cittadino, che in gran parte è confluito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dalle Nazioni Unite venerdì 10 dicembre 1948.

 

http://www.focus.it/cultura/storia/rivoluzione-francese-14-luglio?gimg=75392#img75392

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