Pubblicato in: CRONACA

La tentazione di tornare a de Gaulle


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E così adesso scopriamo che Macron si considera la reincarnazione versione 2017 del Generale de Gaulle: un grande, fiero, nazionalista, appena un po’ pomposo, che si ritiene libero di fare di testa sua. Ammirevole, in un certo senso. Ma deve stare attento a non finire per assomigliare più a Trump che a de Gaulle. Il presidente francese ha manifestato il suo spirito gollista nella vicenda dei cantieri navali Saint-Nazaire, ma anche riguardo ai migranti, alla Libia, alle spese militari e invitando il presidente Trump a raggiungerlo a Parigi per la festa della Bastiglia. Con tutte le sue credenziali liberali e filoeuropee nessuno dovrebbe stupirsene.

L’atteggiamento di Macron si adegua, purtroppo, al contesto europeo. Nazionalismo e populismo sono forti come prima delle sue vittorie elettorali a maggio e a giugno, ed è troppo presto per rimpiazzarle con qualcosa di più liberale ed europeista.

Si veda, ad esempio, l’Austria, dove le elezioni parlamentari si terranno a ottobre, dopo che a maggio è caduto il governo. In testa ai sondaggi ci sono il partito popolare, di destra, e il partito liberale, di estrema destra: Sebastian Kurz, il leader trentenne dei Popolari viene spesso paragonato a Macron, ma in campagna elettorale, proprio come aveva fatto da ministro degli Esteri, sta assumendo posizioni fortemente nazionaliste e contrarie all’immigrazione.

Potrebbe a breve accadere anche in Svezia, se l’attuale crisi di governo porterà ad elezioni anticipate. Qui i Democratici svedesi, contrari all’immigrazione, avrebbero secondo i sondaggi oltre il 20% ben oltre il 13% raggiunto nel 2014 e più o meno alla pari con il partito socialista al governo. Non si può più escludere che dopo il voto questo gruppo di estrema destra entri a far parte del governo in una coalizione conservatrice.

La pulsione nazionalista è evidente anche nella reazione ostile dell’Europa, e soprattutto della Germania, agli sforzi del Congresso americano per inasprire le sanzioni contro la Russia. Normalmente la Germania si preoccupa che gli Stati Uniti governati da Trump si mostrino troppo deboli nei confronti della Russia, non il contrario. Ma queste sanzioni minacciano gli interessi commerciali tedeschi nel gasdotto baltico Nord Stream 2 e così il nazionalismo ha vinto su qualsiasi altro principio o senso del comune interesse europeo.

Tutti, forse, attendono l’esito delle elezioni federali tedesche, a settembre e la riconferma al Cancellierato della liberale e filoeuropea Angela Merkel. Quando sarà in vista la terra promessa di una ritrovata collaborazione franco-tedesca per rinnovare l’Europa e rilanciare le politiche liberali.

Speriamo. Ma la realtà è più dura: la ripresa economica dell’Eurozona è avviata ma ci vorranno diversi anni prima che questo possa influire sulla pubblica opinione, orientandola in una direzione più positiva, aperta e fiduciosa. E nel frattempo resta forte la pressione di tutte le crisi che hanno fomentato il nazionalismo e il populismo – i migranti, la Russia, il declino del tenore di vita, l’austerità fiscale.

Ecco perché il presidente Macron si sta comportando in modo così assertivo e nazionalista. La sua popolarità diminuisce e il suo impegno per riformare la Franca è immane. Considerato questo, la sua impazienza è comprensibile. Ma c’è un rischio nel muoversi troppo in fretta e nell’ignorare il punto di vista dei partner europei. Ed è che alcune o tutte le sue iniziative falliscano, rivelando che né lui né il suo governo le hanno preparate adeguatamente e distruggendo così la sua reputazione di efficienza e competenza.

Questo rischio è particolarmente alto riguardo alla Libia e alle relazioni del nuovo presidente con le forze armate francesi, il cui capo di stato maggiore, Pierre de Villiers, ha già rassegnato le dimissioni dopo uno scontro sui tagli alle spese.

Macron non annuncia le sue decisioni politiche su Twitter, a differenza della sua controparte americana. Ma sta dimostrando, talvolta, la stessa impetuosità di Trump, e tracce della sua tendenza ad agire senza ascoltare nessuno. Il generale de Gaulle non sarebbe affatto contento di vedere il suo successore condividere la sorte di un presidente americano tanto incivile.

 

http://www.lastampa.it/2017/07/29/cultura/opinioni/editoriali/la-tentazione-di-tornare-a-de-gaulle-EBpMGWjQ4wks1tEECWMC2O/pagina.html

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