Il contributo degli scienziati alla Prima guerra mondiale


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La Prima guerra mondiale è stata una guerra di soldati, marinai e grandi battaglie, ma anche una guerra tra scienziati. Mai come durante il conflitto del 1914-18 si rivelò “utile” il contributo di fisici, chimici, matematici e ingegneri per mettere a punto, ad uso militare, molte delle invenzioni civili fatte fino a quel momento. Le ricerche nel campo dell’aviazione, della balistica, delle comunicazioni e della chimica furono decisive, e usate per fare il maggior danno possibile.

Servivano radar per localizzare  i sommergibili,  rimedi efficaci per difendersi dagli attacchi chimici, calcoli balistici per migliorare i lanci dell’artiglieria e velivoli sempre più efficienti. Chi se non gli scienziati aveva le competenze richieste per gli eserciti in guerra?

Anche nel nostro Paese gli scienziati dettero un notevole contributo.  Guglielmo Marconi, fresco di Nobel per la fisica (1909), nel 1911 partecipò alla guerra in Libia organizzando il servizio di radiotelegrafia con l’Italia. Dal 1915 lavorò come capitano presso l’ufficio Radiotelegrafico della Marina militare italiana (tanto che ancora oggi i radiotelegrafisti dell’esercito sono chiamati “marconisti”).

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Il matematico italiano Vito Volterra, già ultracinquantenne. Convinto interventista, si occupò di calcolare il tiro dei cannoni montati sui dirigibili e di migliorare le prestazioni dei palloni aerostatici. Fu lui a suggerire di usare l’elio invece dell’idrogeno (molto infiammabile) e, sempre lui, nel 1917 promosse la fondazione dell’Ufficio Invenzioni e Ricerche – il futuro Cnr – nato proprio per coordinare lo sforzo scientifico e tecnologico durante il conflitto.

Il matematico Mauro Picone, fresco di laurea, in guerra si ritrovò quasi per caso. Arruolato per la leva fu mandato sul fronte del Trentino e lì gli fu chiesto di calcolare le tavole di tiro per l’utilizzo delle artiglierie pesanti. Problema che risolse servendosi della matematica applicata e utilizzando tecniche di analisi numerica. Fino a quel momento, per mancanza di mezzi di trasporto adeguati, l’artiglieria era stata usata solo in pianura: le uniche tavole di tiro disponibili erano quelle da pianura.

 

https://www.focus.it/cultura/storia/il-contributo-degli-scienziati-alla-prima-guerra-mondiale

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