Pubblicato in: CRONACA

La Resistenza: quei venti mesi che cambiarono l’Italia


Dall’armistizio dell’8 settembre 1943 fino alla liberazione, il 25 aprile 1945: giovani renitenti alla leva, antifascisti, militari, molte donne, combatterono fianco al fianco. In città e in montagna. Con il sostegno di molti. Per un evento storico che ha portato alla nascita della Repubblica italiana

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La Resistenza italiana, nel panorama dei movimenti europei di opposizione al nazifascismo, viene ad avere una caratteristica di prevalente sollevazione popolare e coinvolge direttamente i cittadini. E quella che sarà l’eredità della lotta di Liberazione, cioè la nascita della Repubblica e il varo della Costituzione, si ritroverà  su valori condivisi dalle diverse forze politiche che ritrovavano nell’Assemblea Costituente  la stessa rappresentanza che avevano già sperimentato nel Cln, il Comitato di Liberazione Nazionale.
I partiti e i movimenti antifascisti, forzatamente in clandestinità nell’Italia occupata dal Reich, iniziano ad organizzarsi dal 9 settembre del 1943, subito dopo l’annuncio dell’armistizio, dando vita appunto a un Cln composto da comunisti, socialisti, democristiani, azionisti, liberali, demolaburisti.

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Coinvolse un numero difficilmente stimabile di persone, soprattutto giovani: se nell’aprile 1945 si arrivarono a contare 130mila combattenti o patrioti (saliti fino a 250-300 mila nelle giornate insurrezionali), era molto più contenuto il numero dei componenti delle prime bande, subito dopo l’armistizio con gli angloamericani dell’8 settembre 1943; e in quei 20 mesi gli allora “banditi”, come li chiamavano la Repubblica Sociale Italiana e la forza di occupazione nazista, diventarono via via “partigiani” e Volontari per la Libertà.

Non un esercito regolare, benché strutturato in divisioni e comandi, ma una realtà combattente in cui era fondamentale il rapporto con il territorio, che fossero le montagne o le strade e le fabbriche delle città, dove si muovevano i Gap, i Gruppi di Azione Patriottica, e le Sap, Squadre di Azione Patriottica. Perché solo con l’appoggio della popolazione civile, i resistenti potevano muoversi, nascondersi e trovare supporto nelle regioni occupate dai nazifascisti.

 

http://www.repubblica.it/speciali/cultura/partigiani-vite-di-resistenza-e-liberta/2017/02/27/news/venti_mesi_resistenza_liberazione_partigiani-158927568/

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