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Sono passati trent’anni esatti dalla morte di Jean-Michel Basquiat. Il 12 agosto 1988 l’artista fu trovato morto, per overdose di eroina. Non aveva ancora compiuto gli anni, che il 22 dicembre sarebbero stati 28.
Pochi anni di carriera sono stati più che sufficienti per entrare nella leggenda e influenzare molti artisti dopo di lui.

A New York, Basquiat è nato (nel 1960) e cresciuto e vi ha respirato fin da piccolo la passione per l’arte, dalle visite ai musei, agli istituti per giovani artisti, fino alla strada, quella che ha siglato la sua di arte, la Street Art/ Writing Art per antonomasia.

La vita di Jean-Michel Basquiat può essere considerata una perfetta parabola che racconta la New York degli anni Ottanta. La sua storia si incrocia con quella di una città in fermento, che non dormiva mai, dove soldi, droga e divertimento scorrevano a fiumi e nessuno aveva tempo per fermarsi a pensare su dove si stesse andando.

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Il successo di Basquiat è stato fulmineo, fugace ed esplosivo, come tutto ciò che accadeva in quegli anni folli, in cui i prezzi delle opere d’arte sembravano crescere all’infinito, “pompati” da critici e galleristi che li vendevano a yuppies straricchi che consideravano l’arte un fruttuoso investimento.

Tutto ciò ha fatto sì che Basquiat nel giro di pochi anni ottenesse una celebrità e una ricchezza impensabili per un ragazzo come lui, ma in cambio Jean-Michel ha ceduto sé stesso, per una fame di vita che alla fine lo ha divorato.