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I contadini uccisi ad Avola.Volevano solo trecento lire in più.


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2 dicembre 1968: l’eccidio di Avola scuote le coscienze.Nel corso di una manifestazione a sostegno della lotta dei braccianti per il rinnovo del contratto, la polizia apre il fuoco e uccide due braccianti, Giuseppe Scibilia, 47 anni, e Angelo Sigona, 25 anni.  Scibilia, soccorso dai suoi compagni, dirà: “Lasciatemi riposare un po’ perché sto soffocando”. Verrà trasportato in ospedale su una 500 ma per lui non ci sarà niente da fare. Oltre ai due morti, si conteranno tra i braccianti 48 feriti, tra cui alcuni gravi.

Milioni di operai, contadini e studenti esprimono la loro protesta in tutto il Paese.Milioni di operai, contadini e studenti esprimono la loro protesta, partecipando in tutto il Paese a  scioperi, cortei e manifestazioni,  in modo possente e unitario; l’imponenza del movimento dimostra quanto profondamente l’eccidio di Avola abbia scosso la coscienza dei lavoratori e abbia rafforzato in loro la determinazione di far cessare per sempre le sanguinose aggressioni e le violenze poliziesche in occasione delle lotte del lavoro. Nel quadro del grande moto popolare che si sviluppa contro l’eccidio,  gli scioperi in tutte le provincie siciliane; la grande giornata di lotta dei braccianti, salariati e coloni proclamata dalla Federbraccianti il 4 dicembre, che fa registrare punte del 90% e 100% e forti manifestazioni, particolarmente in Emilia Romagna, a Rovigo e nel Veneto, in Toscana, in Campania e nei centri agricoli delle Puglie; gli scioperi degli operai milanesi, torinesi – con il significativo 90% registrato alla Fiat, la più alta percentuale dopo il 1951 – e dei grandi complessi di Porto Marghera.

Tutti invocano il disarmo della polizia. La richiesta è avanzata – in una nota comune – anche dalla Fiom e dalla Fim, e da 43 deputati democristiani, fra cui molti esponenti della Cisl. Non solo. Al Senato il Pci, il Psiup, il Psi e gli Indipendenti di Sinistra chiedono, in dichiarazioni congiunte – oltre al disarmo della polizia –, la punizione dei responsabili dell’eccidio, il riconoscimento dei diritti e delle libertà sindacali, una serie di misure collegate alle lotte in corso (superamento delle zone, contratti dei braccianti, pensioni, riforma del collocamento). Messaggi, ordini del giorno, telegrammi di protesta sono approvati e inviati dall’Alleanza nazionale contadini, dalla Federmezzadri, dalla Lega Nazionale cooperative,

 

dalla Confederazione dell’artigianato, e – sempre in casa Cgil –dal sindacato scuola e dalla Federazione artisti.

 

http://www.rassegna.it/articoli/2-dicembre-1968-leccidio-di-avola-scuote-le-coscienze

http://temi.repubblica.it/espresso-il68/1968/12/08/volevano-solo-trecento-lire-in-piu/?printpage=undefined

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Mai sazi.


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“Si lamentano degli zingari? Guardateli come vanno in giro a  supplicare l’elemosina di un voto: ma non ci vanno a piedi, hanno autobus che sembrano astronavi, treni, aerei: e guardateli quando si fermano a pranzo o a  cena: sanno mangiare con coltello e forchetta, e con coltello e forchetta si mangeranno i vostri  risparmi. L’Italia  appartiene a cento uomini, siamo sicuri che questi cento uomini  appartengano all’Italia?”

FABRIZIO DE ANDRE’

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Oscurare il sole


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La temperatura sulla Terra aumenta soprattutto a causa delle emissioni di gas come anidride carbonica e metano dovute alle attività umane. E invece di intervenire sulla causa, arriva ora un’ipotesi che sa dell’assurdo: oscurare il sole con altre sostanze chimiche via aerosol. La discutibile proposta arriva dalle Università di Harvard e Yale.La tecnica consisterebbe nel costruire una sorta di enorme aerosol in grado di portare in atmosfera quantità “utili” di particelle di solfato, che assorbirebbero parte della luce del Sole per limitare l’aumento della temperatura sul nostro pianeta. Sembra assurda ma la proposta non è stata solo “lanciata”, ma valutata con uno studio scientifico a tutti gli effetti, comprensivo di stima dei costi, che si aggirerebbero sui 3 miliardi di euro come investimento iniziale e 2,8 miliardi di euro all’anno circa per la gestione, su un periodo di 15 anni. Soldi che potrebbero essere usati, invece, per dire stop in maniera definitiva alle fonti di energia fossile.Tra l’altro gli stessi scienziati riconoscono i rischi potenziali di questa eventualità: innanzitutto sarebbe necessaria la coordinazione tra più Paesi in entrambi gli emisferi – ammettono – ma soprattutto le tecniche di iniezione di aerosol in atmosfera potrebbero mettere a repentaglio i raccolti, portare alla siccità o causare condizioni meteorologiche estreme.

 

 

 

https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/29580-riscaldamento-globale-soluzione-aereosol-sostanze-chimiche

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Unesco, muretti a secco patrimonio dell’Umanità


Inseriti nella lista degli elementi immateriali perché rappresentano “una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura”. L’Italia aveva presentato la candidatura insieme a Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera. Una tradizione che riguarda tutta la Penisola

secco.jpgL’UNESCO ha iscritto “L’Arte dei muretti a secco” nella lista degli elementi immateriali dichiarati Patrimonio dell’umanità in quanto rappresentano “una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura”. Si tratta di uno dei primi esempi di manifattura umana ed è presente a vario titolo in quasi tutte le regioni italiane, sia per fini abitativi che per scopi collegati all’agricoltura, in particolare per i terrazzamenti necessari alle coltivazioni in zone particolarmente scoscese.  La pratica viene trasmessa principalmente attraverso l’applicazione pratica adattata alle particolari condizioni di ogni luogo in cui viene utilizzata.

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I muri a secco svolgono un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura. I muri a secco stanno però scomparendo, in primis per la mancanza di manodopera specializzata e perché l’agricoltura meccanizzata li vede come un ostacolo. La perdita dei muretti a secco non significa però soltanto la cancellazione di una testimonianza della nostra storia. La scomparsa o la rarefazione di queste costruzioni incide negativamente sul paesaggio e sull’ambiente.

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Nei muri a secco sopravvive infatti una ricca fauna e flora, essi sono inoltre un importante elemento di diversificazione ecologica e del paesaggio. Questo dell’Unesco  è un riconoscimento ai valori dell’agricoltura  che sono parte integrante del patrimonio culturale dei popoli. I nostri prodotti agroalimentari, i nostri paesaggi, le nostre tradizioni e il nostro saper fare sono elementi caratterizzanti della nostra Storia e della nostra cultura.

 

 

 

https://www.repubblica.it/cronaca/2018/11/28/news/unesco_muretti_a_secco_patrimonio_dell_umanita_-212865884/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P14-S1.4-T1

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I migranti che sbarcano in Italia sono senza cultura e spesso analfabeti


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https://it.blastingnews.com/cronaca/2017/07/i-migranti-che-sbarcano-in-italia-sono-senza-cultura-e-spesso-analfabeti-001871291.html

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Novecento: il grande affresco storico di Bernardo Bertolucci


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Il film racconta la storia di tre generazioni diverse, che nascono e crescono sotto l’ombra del fascismo italiano prima, e della successiva lotta operaia dopo, attraverso le vicende e la strana amicizia tra due bambini nati lo stesso giorno: Olmo, figlio di padre ignoto e nipote del capocontadino Leo Dalcò, e Alfredo, futuro erede e nipote del ricco proprietario terriero Berlinghieri per cui la stessa famiglia Dalcò lavora. Mezzo secolo di storia italiana si dispiega naturalmente tra le righe della vita privata dei numerosi protagonisti, dall’infanzia di Alfredo e Olmo, alla morte dei vecchio Berlinghieri che lascia tutto in eredità al figlio e al nipote, ormai sposato e divenuto un tiranno nei confronti dei braccianti, proprio quando il fascismo è ormai giunto in quell’Emilia che per vent’anni cercherà di liberarsi dei padroni: ci riuscirà solo nel 1945, quando il film si apre, e quando proprio Olmo, che in giovinezza se ne era andato dalla tenuta Berlinghieri per sfuggire alle guardie fasciste, tornerà per guidare i contadini nella rivolta contro la famiglia del vecchio amico.

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Bertolucci riesce con questo film a riunire un cast internazionali di livello talmente alto che mai nella storia del cinema italiano si è riusciti, a riproporre: Burt Lancaster, Sterling Hayden, Gérard Depardieu, Robert De Niro, Donald Sutherland, Dominique Sanda, Stefania Sandrelli, Alida Valli, Laura Betti, Francesca Bertini, avevano tutti, probabilmente, già compreso l’importanza di Bertolucci e di questo film da non lasciarsi sfuggire un’occasione del genere.

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E se Novecento sembra per le sue tematiche un film tutto italiano, in realtà ci rendiamo conto che quella di Bertolucci è anche la storia di un riscatto ideologico nei confronti delle ingiustizie sociali di qualsiasi genere, in un alternarsi continuo tra prosa e poesia che rendono questo film dal linguaggio cinematografico di rara ricercatezza, una vera Opera che racchiude in sé Cinema, Filosofia,  Psicoanalisi, Antropologia, Pittura, Musica, in un modo che in Italia, non è stato ancora ripetuto.

 

http://www.anonimacinefili.it/2017/09/10/venezia-74-novecento-il-grande-affresco-storico-di-bernardo-bertolucci/

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Catture accidentali: il mare si sta svuotando.


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Ad essere maggiormente esposti alle catture accidentali sono i pesci cartilaginei, categoria a cui appartengono squali, razze e chimere. Delle 86 specie presenti nei nostri mari, la metà sono a rischio a causa della pesca intensiva di tonni e pesci spada, anch’essi in diminuzione a causa della pressione sugli stock ittici. Le reti a strascico sono la principale causa delle catture accidentali. A questi danni si aggiungono quelli causati dai palangari, lenze lunghe anche decine e metri. Secondo le stime, il 10-15% dei pesci catturati in questo modo sono proprio squali pelagici.A essere danneggiate da questi metodi di cattura sono anche le specie commerciali: molto del pescato risulta essere non idoneo alla vendita perché non conforme agli standard; è il caso di pesci troppo giovani o di quelli danneggiati durante la cattura.  Ogni anno la metà dei pesci pescati non viene commercializzata perché non rispetta i criteri.

 

 

https://rivistanatura.com/catture-accidentali-squali-razze/

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Giornata contro la violenza sulle donne.


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A volere la  Giornata mondiale contro la violenza sulle donne è stata l’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre del 1999. L’intento dell’Onu era quello di sensibilizzare le persone rispetto a questo argomento e dare supporto alle vittime. Ogni anno, a partire dal 2000, in tutto il mondo governi, associazioni e organizzazioni non governative pianificano manifestazioni per ricordare chi ha subito e subisce violenze.

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Quando l’assemblea delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ha scelto questa data in ricordo dell’uccisione delle sorelle Mirabal, avvenuta nel 1960 a Santo Domingo perché si opponevano alla dittatura del regime di Rafael Leónidas Trujillo. In loro memoria, il 25 novembre del 1981 ci fu il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche. Da quel momento in poi, il 25 novembre è stato riconosciuto in larga parte del mondo come data per ricordare e denunciare il maltrattamento fisico e psicologico su donne e bambine. La data è stata poi ripresa anche dall’Onu quando ha approvato la risoluzione 54/134 del 17 dicembre del 1999.In tutto il mondo il 25 novembre è celebrato con l’arancione, tanto che si parla anche di Orange Day.  L’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere, lo ha scelto come simbolo di un futuro in cui le donne si saranno liberate della violenza degli uomini. In Italia, però, dove la Giornata si celebra solo dal 2005, spesso all’arancione è preferito il rosso.Soprattutto in Italia, il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne sono le scarpe rosse, lasciate abbandonate su tante piazze del nostro Paese per sensibilizzare l’opinione pubblica. Lanciato dall’artista messicana Elina Chauvet attraverso una sua installazione, nominata appunto Zapatos Rojas, è diventato presto uno dei modi più popolari per denunciare i femminicidi. Un’installazione che ha fatto il giro del mondo, toccando alcune delle principali città europee e italiane.

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https://tg24.sky.it/cronaca/approfondimenti/giornata-contro-violenza-donne.html

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Trent’anni sono passati invano


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La Tv delle ragazze e quella lezione che non abbiamo imparato.

Una miscela  di ingredienti semplici, come l’intelligenza, l’educazione, l’irresistibile umorismo come se nulla fosse. Che impasta diritti civili, critiche al potere e satira pungente senza sbavature. Per un prodotto croccante ma alla portata di tutti.

Da quel lontano 1988 e da quella Rai Tre così ben governata, capace di servire in una sequenza micidiale “La Tv delle ragazze”, “Avanzi” e “Tunnel”, si è provato ad andare a memoria buttando le cose a caso qua e là. Solo quando la Dandini è tornata in studio, a distanza di 30 anni con la stessa esilarante potenza di allora, è stato chiaro che non avevamo imparato un accidenti e che tutto questo tempo era passato invano.

Anziché annaffiare nuovi talenti, cercare nuove spalle, creare dal nulla nuove piccole magie da divano rosso, avevamo lasciato a cuocere solo 
le briciole fino a farle bruciacchiare, accontentandoci senza un vero perché.Ma come diceva il maestro Manzi, non 
è mai troppo tardi per cogliere al volo 
la ghiotta (seconda) occasione regalata dalla Tv delle ragazze, in onda su una rete che sta felicemente recuperando il tempo perduto e non ostinarsi a buttare tutto all’aria.

 

 

http://espresso.repubblica.it/visioni/2018/11/19/news/la-tv-delle-ragazze-e-quella-lezione-che-non-abbiamo-imparato-1.328726?fbclid=IwAR291-F4yfRJHhNGjYQtxDpLvHxctKzYweXhhfU1Lba4-Su6l0E6EhIZaEM

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Viviamo in tempi difficili per la cultura e per la scienza


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Viviamo una realtà che è sotto gli occhi di tutti, ma non per questo ancora compresa a fondo. Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ci circonda come mai ha fatto in precedenza: non è certo avvenuta grazie a qualche magica alchimia ma è il risultato di anni di ricerche, costate miliardi di euro di investimenti e migliaia di persone coinvolte nello sviluppo. Eppure le tendenze anti-scientifiche sono in costante e continua crescita, paradossalmente veicolate proprio attraverso mezzi che alla scienza e alla ricerca devono tutto, in primis la loro esistenza, dal cellulare ai personal computer.

La deindustrializzazione sistematica dell’Italia è il filo conduttore della storia italiana dagli anni Sessanta in poi, assieme al sempre più marcato disinteresse della grande industria per la ricerca. È ben possibile che i nostri governanti decidano che l’industria e la ricerca italiana debbano avere un posto sempre più secondario e che il Paese debba lentamente scivolare verso il Terzo Mondo: in fondo i brevetti si possono sempre comprare dall’estero e i prodotti ad alta tecnologia si possono importare.

Ecco come i disinvestimenti in ricerca avranno, e stanno avendo, conseguenze economiche effettive quando i brevetti, milionari, dovranno sempre essere acquistati da altri e mai prodotti da noi. Senza contare il costo di formazione delle eccellenze italiane, che poi questi brevetti li vanno a produrre in altre Nazioni, le quali accolgono a braccia aperte i nostri famosi “cervelli in fuga”, costati allo Stato migliaia di euro in istruzione e regalati ad altri Stati a costo zero. Gli scienziati, da soli, non possono nulla, senza una politica autorevole che alimenti e investa nella cultura, a partire dalla disastrosa condizione delle scuole fino ai necessari investimenti in università e ricerca.

Un Paese in declino economico, culturale e sociale – ed ognuno di questi ambiti è strettamente interconnesso con l’altro – che non rispetta e non valorizza le arti che lo hanno reso degno di essere amato, che futuro può avere?

 

 

 

https://www.huffingtonpost.it/alessio-traficante/viviamo-in-tempi-difficili-per-la-cultura-e-per-la-scienza_a_23593376/

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Nella Terra dei fuochi si continua a morire.


Per ripulire il territorio in Campania, è arrivato più di un miliardo. Ma i roghi tossici non si fermano. Tre milioni di persone sono esposte a gravi rischi per la salute. Tecnici e ambientalisti denunciano le varie passerelle dei politiciterra2.JPG

In tre mesi, sono bruciati tre dei cinque impianti regionali convenzionati con il consorzio per il riciclo della plastica. Altri stabilimenti specializzati nel trattamenti degli scarti sono stati colpiti. L’ultimo rogo è accaduto la notte del 24 settembre: a Pastorano ha preso fuoco un enorme piazza di stoccaggio. Per interpretare il fenomeno, si parla del blocco dell’import di 32 tipi di rifiuti da parte della Cina. O di manovre per aumentare il prezzo dello smaltimento in Italia da paesi esteri, quindi per alzare il business attraverso l’emergenza. Di certo si rischia una nuova crisi. Per combatterla l’approccio investigativo deve essere quello che abbiamo per gli altri reati di profitto: Come per il traffico di stupefacenti, non dobbiamo fermarci al singolo pusher ma cercare di ricostruire legami e traffici. Seguendo i profitti. La stessa cosa va fatta per i reati ambientali. Perché anche gli inquinatori inizino a pagare. E non solo i cittadini.

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http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/10/02/news/fine-veleni-mai-1.327470?fbclid=IwAR2GIOrnCO-kV69XUWI1mMLZ5To58tztwWm0DD3qOgDcbZjAjxS6t-xEjuo

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La soia si mangia l’Amazzonia.


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La produzione di soia è la principale responsabile della deforestazione in Amazzonia, insieme con l’espansione dei pascoli per il bestiame allevato, agli incendi,al disboscamento legale e illegale, alla costruzione di strade asfaltate e al degrado causato dai cambiamenti climatici in atto. Il complesso di cause alla base della perdita della foresta è quindi connessa con le proprietà fondiaria, con la criminalità (diretta o tramite riciclaggio di denaro sporco ), con la povertà e la crescita della popolazione”.

Dall’altro c’è la destinazione d’uso del fagiolo dall’alto valore proteico: il Wwf stima che solo il 6 per cento di tutta la produzione globale sia destinato all’alimentazione umana, mentre che il 76 per cento venga utilizzato per quella animale. Pollame, suini, uova che finiscono nei nostri piatti quotidianamente.

La produzione di soia è  stata identificata come una causa fondamentale per la conversione delle foreste, principalmente in Brasile e Bolivia. A questo vanno aggiunti gli impatti esterni della produzione di soia, come l’inquinamento dei corsi d’acqua da prodotti agrochimici e l’erosione del suolo , hanno anche avuto anch’essi un impatto sugli ecosistemi naturali. Per ogni chilo di prodotto animale, si usano dai 150 ai 500 grammi di soia, mentre è proprio l’aumento del consumo di carne in Paesi in via di sviluppo la causa principale dell’aumento costante della produzione. Tra il 1967 e il 2007 la produzione di carne di maiale è aumentata del 294 per cento, quella delle uova del 353 per cento, mentre il pollame è aumentato del 711 per cento.

Produrre soia senza distruggere uno degli scrigni di biodiversità è possibile: da un lato lavorare verso un processo di certificazione della soia che preveda la tutela delle aree agricole e delle popolazioni che lì vivono. Dall’altro si chiede una presa di coscienza da parte dei consumatori: diminuire allora il consumo di carne, latticini e uova in modo tale da tagliare la domanda di mangimi animali, evitare gli sprechi nelle nostre dispense, consumando il necessario e chiedere a gran voce un impegno chiaro da parte delle aziende produttrici.

 

 

 

 

https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/perche-la-soia-minaccia-lamazzonia

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LA PASSIONE PER LA LETTURA SI TRASMETTE IN FAMIGLIA


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È  molto più difficile che si cominci a leggere in una famiglia dove nessuno lo fa, dove un papà o una mamma non abbiano avvolto il sonno di un bambino leggendo una storia. E, dopo, ancor di più, è complicatissimo appassionarsi alle parole scritte in case dove non ci sono libri in cui ficcare il naso. Il tema riporta a don Milani, a Mario Lodi, a Tullio De Mauro, alla presa di coscienza del fatto che la povertà non si misura soltanto a casa, a caldo, al minimo sindacale nel portafoglio, ma anche in termini di analfabetismo funzionale di ritorno: la povertà culturale si tramanda e non c’è motivo di pensare che nell’era in cui la Tv è stata sostituita dagli smartphone che nelle case sono assai diffusi  si vada a migliorare. Si calcola, infatti, che nelle case dove i due genitori leggono anche i figli nel 66,9% dei casi vengono contagiati dal virus della lettura. Invece, al contrario, in quelle in cui i genitori non leggono solo 30,8% dei ragazzi si appassiona ai libri.

Dobbiamo, dunque, ritenere che in quel dato stabile da dieci anni almeno secondo cui in una casa ogni dieci in Italia non abita neppure un libro stia una delle chiavi di lettura del problema. Se poi quel dato viene incrociato con un altro di qualche anno fa, diffuso dall’Istat, secondo cui lettori si nasce statisticamente molto di più in case in cui la biblioteca supera i 200 libri, più o meno tre ripiani di un medio scaffale, si capisce che anche in questo campo si educa spesso  – benché non siano impossibili altri percorsi – con l’esempio.

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/la-lettura–un-vizio-di-famiglia.aspx

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Mosaico da record coi disegni dei bambini per dire stop al riscaldamento globale


In Svizzera un enorme collage composto da 125mila disegni e messaggi di bambini da tutto il mondo sui cambiamenti climatici

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L’opera è posta sul ghiacciaio dell’Aletsch ad un’altitudine di 3.400 metri vicino allo Jungfraujoch nelle Alpi svizzere e supera il precedente record mondiale di cartoline giganti. Il mosaico, di 2.500 metri quadrati, è stato posato sulla neve per promuovere un movimento internazionale giovanile per il clima in vista della prossima conferenza globale sul clima (Cop24) in Polonia.

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https://www.avvenire.it/multimedia/pagine/mosaico-bambini-clima-svizzera

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Chi erano gli “scemi di guerra”?


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Ce n’era uno in quasi ogni famiglia. Erano l’eredità (a lungo rimossa) della Prima guerra mondiale: uomini tornati dal fronte sotto shock, con gravi disturbi mentali.

Durante e dopo la Prima Guerra Mondiale  migliaia di soldati furono ricoverati per disturbi mentali: negli ospedali si trovavano reduci estraniati e muti, che camminavano come automi, con i muscoli irrigiditi. La gente li chiamava ingiustamente “scemi di guerra”.

Le cartelle cliniche parlavano di “tremori irrefrenabili”, di “ipersensibilità al rumore”, di “uomini inespressivi, che volgono intorno a sé lo sguardo come uccelli chiusi in gabbia”, che “camminano con le mani penzoloni e piangono in silenzio” o che “mangiano quello che capita, cenere, immondizia, terra”. La psichiatria del tempo, però, non riconobbe il malessere mentale dei soldati al fronte come malattia cagionata dalla guerra preferendo addebitarne le cause alla scarsa volontà o alla cattiva costituzione o a una certa predisposizione ereditaria del soggetto. La scienza medica, pertanto, non faceva altro che appoggiare la dialettica di legittimazione della guerra patriottica continuando a propagandare l’ideologia della virilità del combattente e, al contempo, liquidando la pazzia dei soldati come forma di fiacchezza fisica se non addirittura di codardia.Il militare, quando “ammalava di testa”, riceveva un primo soccorso nei reparti psichiatrici degli ospedali da campo o in altre strutture poste nelle immediate retrovie. Quando esse risultavano insufficienti per curare l’ammalato, attraverso i cosiddetti treni sanitari, era trasferito in manicomio dove il tempo di permanenza dipendeva dal suo stato e dalla gravità della malattia. Nessun soldato, pertanto, passava direttamente dal fronte al manicomio e, tra l’altro, in esso era destinato solo il paziente era dichiarato pericoloso verso se stesso o verso gli altri. Qui, oltre alle cure farmacologiche, fu molto utilizzata, o meglio somministrata con largo abuso, la terapia elettrica a tutti nota come elettroshock. Questo metodo, che la psichiatria aveva da poco scoperto, pur basandosi su valutazioni scientifiche, era comunque molto cruento. Una scarica di ben 70 volt, difatti, percorreva il corpo dello squilibrato provocandogli una scossa epilettica che lo faceva sussultare e perciò, per evitare che cadesse o si svincolasse, veniva legato alla sedia o su un tavolo con conseguenti fratture ossee. Col tempo, inoltre, la somministrazione continuata di scosse portava a lesioni cerebrali anche irreversibili per cui molti ne ebbero un aggravamento anziché un miglioramento delle proprie condizioni psico-fisiche.

 

 

 

https://www.focus.it/cultura/storia/chi-erano-gli-scemi-di-guerra

https://culturasalentina.wordpress.com/2015/07/08/la-tragedia-silenziosa-degli-scemi-di-guerra/

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Il seme della tolleranza.


Per avere fede nel mio percorso, non ho bisogno di dimostrare che il percorso di qualcun altro è sbagliato.”

(Paulo Coelho)

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Il 16 novembre si celebra la Giornata mondiale della tolleranza, istituita dall’Onu nel 1996 per ricordare i principi che hanno ispirato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dalle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948.

Tolleranza”, abbiamo, – in un mondo che paradossalmente si fa ogni giorno più “piccolo”, integrato, globalizzato! – poca familiarità con questa parola.La parola che sembra andare per la maggiore è “individualismo”. E quindi intolleranza, quasi “fastidio” per l’altro. Intolleranza verso gli immigrati, intolleranza verso le opposte fazioni politiche, o semplicemente per chi la pensa in maniera diversa. Intolleranza verso gli omosessuali, intolleranza verso gli animali. O tutt’al più: indifferenza. Che a volte fa anche più male.

Così il mondo di oggi, che sembrerebbe così tecnologicamente avanzato, interconnesso, si confronta quotidianamente con i mali atavici, con la guerra, con il terrorismo, con i crimini contro l’umanità, con la pulizia etnica, la discriminazione delle minoranze e dei migranti, e con una serie infinita di altri abusi di esseri umani contro altri esseri umani.

Come sempre la tecnologia, crea la storia dell’uomo e la stessa globalizzazione, avvicinando in maniera rapidissima gli abitanti del mondo, provoca involuzione e maggiori paure. E il consumismo globale, con le minacce alla vita del pianeta che vanno aggravandosi, pare aumentare a dismisura le potenziali tensioni che conducono, alle sotterranee ed ataviche paure, che conducono all’intolleranza.

 

 

 

 

https://www.verdeazzurronotizie.it/accadde-oggi-16-novembre-giornata-mondiale-della-tolleranza/

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Cosa succede dentro gli inceneritori di rifiuti.


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Pongono un rischio sanitario – Molti degli inquinanti emessi come le diossine e i furani sono composti cancerogeni e altamente tossici. L’esposizione al cadmio può provocare patologie polmonari ed indurre tumori. Il mercurio, sotto forma di vapore, è dannoso al sistema nervoso centrale ed i suoi composti inorganici agiscono anche a basse concentrazioni.
  • Pongono un rischio ambientale – Le sostanze contaminanti emesse da un inceneritore per via diretta o indiretta inquinano l’aria, il suolo e le falde acquifere. Nonostante i moderni sistemi di abbattimento degli inquinanti riescano a limitare le dispersioni atmosferiche, la natura della maggior parte degli inquinanti emessi è tale da porre problemi anche a bassa concentrazione. Inoltre la loro caratteristica di resistenza alla degradazione naturale ne determina un progressivo accumulo nell’ambiente.
  • Non eliminano il problema delle discariche – Nonostante la diminuzione di volume dei rifiuti prodotti, il destino delle ceneri e di altri rifiuti tossici prodotti da un inceneritore è comunque lo smaltimento in discarica per rifiuti speciali, più costose e pericolose.
  • Non servono a risolvere le emergenze – La costruzione di un impianto di incenerimento richiede diversi anni di lavoro (almeno 4-6 anni) e pertanto non può essere considerato una soluzione all’emergenza per i rifiuti.
  • Richiedono ingenti investimenti economici – Sono impianti altamente costosi (almeno 60 milioni di euro) e a bassa efficienza che necessitano di un apporto di rifiuti giornaliero e continuo, in netta opposizione ad ogni intervento di prevenzione della loro produzione e pericolosità, principi che sono alla base della gestione dei rifiuti dell’Unione europea.
  • Disincentivano la raccolta differenziata – Questo sistema di raccolta in Italia si aggira intorno al 13 %, una percentuale irrisoria la cui crescita sarà fortemente penalizzata se la gestione dei rifiuti prenderà la via della combustione.
  • Non creano occupazione – La costruzione e l’esercizio di un impianto determina un livello occupazionale inferiore al personale impiegato nelle industrie del riciclaggio dei materiali pubbliche e private che potrebbe offrire dai 200.000 ai 400.000 posti di lavoro nell’Unione europea.
  • Non garantiscono un alto recupero energetico – Il risparmio di energia che si ottiene dal riciclare più volte un materiale o un bene di consumo è molto superiore all’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti. La plastica, che rappresenta circa l’11% in peso dei rifiuti urbani, è l’unica frazione merceologica la cui combustione è più vantaggiosa del riciclaggio: ciò è dovuto al suo elevato potere calorifico (ottimo per il processo di incenerimento) e allo scarso valore commerciale della plastica riciclata (un materiale plastico riciclato, infatti, può essere utilizzato una sola volta ed esclusivamente in applicazioni minori, come l’arredo urbano, fibre tessili e materiali per l’edilizia).

La soluzione sostenibile

E’necessaria una politica di gestione che persegua obiettivi progressivi di prevenzione della produzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riciclo e riutilizzo. Non è un caso che la Comunità Europea preveda una linea di intervento sulla gestione dei rifiuti che in ordine di priorità si riassume in:
– prevenzione
– riutilizzo
– riciclo
– recupero
I rifiuti sono una risorsa potenziale che deve essere riportata nel sistema economico. Riciclare e compostare i rifiuti è un approccio più sostenibile rispetto a quello dello smaltimento, può ridurre i costi di gestione e creare posti di lavoro. I programmi di riciclaggio andati a buon fine in città del Canada, dell’Australia e del Belgio hanno portato a riduzioni dei rifiuti urbani fino al 70%.
Fino a quando l’incenerimento sarà considerato come una soluzione alla crisi dei rifiuti, l’industria non sarà spinta verso la progettazione e la produzione di beni di consumo che non contengano sostanze chimiche tossiche. I rifiuti potrebbero essere riutilizzati, riciclati e compostati in condizioni di sicurezza garantendo in tal modo una soluzione sostenibile ad un problema globale, in linea con una visione progressiva di una società che produca Zero Rifiuti.

http://greenpeace.it/inquinamento/inceneritori.htm

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I Pirenei sconvolti dai cambiamenti climatici: temperature già fuori controllo.


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Sui Pirenei la temperatura è cresciuta nella seconda metà del Novecento di 1,2 gradi rispetto all’epoca pre-industriale. Il 30% in più del resto del mondo. L’aumento delle temperature registrato dal 1949 alla fine del secolo scorso è stato generalizzato sull’intera catena, con poche differenze tra la zona settentrionale e quella meridionale, è come se queste montagne fossero afflitte da una febbre, sintomo di malattia grave.Il rapporto è frutto di diversi anni di lavoro e dell’apporto di oltre cento scienziati francesi, spagnoli e andorrani. Che hanno analizzato tutti i dati disponibili sulla catena: da quelli meteorologici a quelli legati al ritiro dei ghiacciai. La metà di questi ultimi, in particolare, è scomparsa negli ultimi 35 anni. Allo stesso modo, lo spessore del manto nevoso si prevede possa calare del 50 per cento di qui al 2050 nei Pirenei centrali. Il che avrà un impatto particolarmente duro sul turismo invernale.

https://www.lifegate.it/persone/news/pirenei-cambiamenti-climatici

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Il cambiamento climatico costa caro, più dello spread


In questi giorni un’altra tegola pesante è caduta sulle nostre teste: lo Special Report dell’Ipcc. Il rapporto, oltre 400 pagine prodotte dagli scienziati del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite riunitisi per giorni in Corea del Sud, è un avvertimento senza precedenti. Teniamo il pilota automatico mentre siamo lanciati verso un burrone. Il Panel è stato chiaro: servono sforzi senza precedenti, come un taglio del 50% nell’utilizzo di combustibili fossili entro 15 anni.

Nell’ultimo decennio, le condizioni meteorologiche estreme e l’impatto sulla salute dei combustibili fossili sono costati all’economia americana almeno 240 miliardi di dollari l’anno. Questo costo esploderà del 50% nel prossimo decennio. Entro il 2030, la perdita di produttività causata da un mondo più caldo potrebbe costare all’economia globale 2 trilioni di dollari.

cambiamenti_climatici_IPCCNon è troppo tardi per cambiare rotta, ma ogni giorno che passa il mondo si riscalda un po’ di più e il costo della nostra inerzia sale. Più dello spread.

 

 

https://rivistanatura.com/cambiamento-climatico-spread/

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La salute fragile del mondo


Facciamo meno figli mentre la diminuzione della mortalità globale ha raggiunto un preoccupante “stallo”; a uccidere sono malattie croniche, epidemie e violenza, e la cattiva salute è legata quasi sempre a quattro fattori, in aumento. Una sintesi del bollettino annuale pubblicato su The Lancet.

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Nel 2017 sono morte 55,9 milioni di persone e oltre la metà dei decessi (51,5%) è risultata legata a quattro fattori prevenibili dello stile di vita: il fumo, la pressione alta, gli alti livelli di glucosio nel sangue e un alto indice di massa corporea. Quasi tutte queste cause sono cresciute in modo esponenziale dagli anni ’90: l’alto indice di massa corporea è passato da sedicesimo fattore di rischio a quarto in un decennio.L’incidenza dell’obesità è salita in quasi ogni Paese del mondo, portando i decessi per diabete di tipo 2 a più di un milione nell’anno trascorso..

Conflitti e terrorismo sono divenute due delle cause di morte a più rapida crescita (i casi sono aumentati del 118% dal 2007 al 2017), mentre la prevalenza della dipendenza da oppio è aumentata del 75% in meno di 10 anni: nel 2017 ha portato alla morte 100 mila persone. Lo scorso anno, i disordini depressivi sono stati la terza causa di anni vissuti nella disabilità (dopo mal di testa e mal di schiena), mentre le morti per febbre dovunque sono aumentate in modo sostanziale nella maggior parte dei Paesi tropicali e subtropicali, passando da 24.500 a 40.500 nel decennio analizzato.

Praticamente ovunque le donne continuano a vivere in media più a lungo degli uomini, ma la tendenza preoccupante è che trascorrono sempre più anni della loro vecchiaia in cattive condizioni di salute.  Senza un’attenzione e uno sforzo costante, il progresso può essere facilmente invertito. Speriamo che il messaggio arrivi a chi di dovere.

 

 

https://www.focus.it/scienza/salute/global-burden-of-disease-2017-lancet

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Contro il decoro.


15 nov - Sgombrare è facile... risolvere i problemi è difficile!.jpgIn Italia vivono 15mila persone senza dimora, ma il nostro paese non si è ancora dotato di strumenti e misure di contrasto a questo fenomeno. Anzi i decreti  approvati vanno nel senso di un’ulteriore criminalizzazione dei poveri e dei senza dimora, consentendo ai sindaci di approvare misure che finiscono per colpire soprattutto chi vive per strada.

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Il business di pelli e ossa ora guarda agli animali in cattività.


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Il commercio di pelle e ossa di specie esotiche si sta orientando verso lo sfruttamento degli animali in cattività. L’idea arriva dalla Cina, dove è stata avanzata la proposta di legalizzare sia l’uso di parti di tigre e corno di rinoceronte prelevati da animali allevati in cattività sia il commercio interno di manufatti antichi ricavati da tigri e rinoceronti.

Nonostante la richiesta incessante, sia le ossa di tigre che il corno di rinoceronte sono stati rimossi dalla farmacopea della medicina tradizionale cinese nel 1993 e la Federazione Mondiale delle Società di Medicina Cinese ha rilasciato una dichiarazione nel 2010 che esorta i membri a non utilizzare le ossa di questo felino minacciato o altre parti di specie in via di estinzione. La proposta di riaprire questo tipo di commercio è stata duramente criticata dal WWF. È profondamente preoccupante il fatto che la Cina abbia annullato un divieto, durato 25 anni, sulla commercializzazione di ossa di tigre e corno di rinoceronte. La legalizzazione di questo commercio avrà conseguenze devastanti a livello globale. Il commercio di ossa di tigre e corno di rinoceronte è stato vietato nel 1993. La ripresa di un mercato legale per questi prodotti è un’enorme battuta d’arresto agli sforzi per proteggere le tigri e i rinoceronti in natura.

 

 

 

https://rivistanatura.com/business-pelli-ossa-animali-cattivita/

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Il Manifesto di Ventotene.


Il documento che ha ispirato l’idea di Unione europea: è un testo attualissimo.
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Nel 1941 quando il conflitto sembra ancora destinato ad essere vinto dalle forze dell’Asse, illuminate menti del panorama intellettuale italiano stendono quello che verrà ricordato come il Manifesto di Ventotene.
Il Manifesto di Ventotene, steso nel 1941 da Spinelli, e Rossi insieme con Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, è un fondamentale documento che traccia le linee guida di quella che sarà la carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Nel documento viene sottolineato come i principi che nacquero dalla Società delle Nazioni in seguito alla prima guerra mondiale si fossero persi, lasciando spazio al nazionalismo imperialista delle potenze. Come gli ordinamenti democratici si fossero svuotati del loro senso lasciando spazio a plutocrati e monopolisti. Come lo spirito critico scientifico fosse stato sostituito da nuove fedi materialistiche.
Gli intellettuali previdero la caduta dei poteri totalitari e auspicarono che, dopo le esperienze traumatiche della prima metà del Novecento, i popoli sarebbero riusciti a sfuggire alle subdole manovre delle élites conservatrici. Secondo loro, lo scopo di queste sarebbe stato quello di ristabilire l’ordine prebellico.
Per contrastare queste forze si sarebbe dovuta fondare una forza sovranazionale europea, in cui le ricchezze avrebbero dovuto essere redistribuite e il governo si sarebbe deciso sulla base di elezioni a suffragio universale. L’ordinamento di questa forza avrebbe dovuto basarsi su una “terza via” economico-politica, che avrebbe evitato gli errori di capitalismo e comunismo, e che avrebbe permesso all’ordinamento democratico e all’autodeterminazione dei popoli di assumere un valore concreto.

http://www.italialibri.net/contributi/0407-1.html

 

 

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L’esito dell’evoluzione sarà l’autoestinzione della nostra specie


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La specie umana sta procedendo verso l’ autoestinzione. È una conclusione netta e provocatoria quella emersa dallo studio condotto da Paolo Rognini del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Già Konrad Lorenz negli anni ’70 del secolo scorso ipotizzò che alcuni comportamenti umani, apparentemente non funzionali, fossero residui di moduli che erano stati adattativi in un passato più o meno remoto, fra cui, ad esempio, le paure irrazionali dell’infanzia o la fobia dei serpenti e dei ragni. Tra gli altri comportamenti residuali non adattivi c’è l’eccessiva rapacità nei confronti delle risorse e l’impulso all’espansione. Tendenze che nel Paleolitico ci hanno garantito la sopravvivenza oggi invece, complice il progresso tecnico, porterebbero al sovra sfruttamento delle risorse e alla sovrappopolazione, minacciando così di portare il pianeta Terra verso il definitivo collasso. Gli esempi non mancano: la storia mostra che talvolta i gruppi umani – a causa del sovra sfruttamento delle risorse – possono implodere. Questo è quello che accaduto agli Anasazi del Nord America, agli abitanti dell’ Isola di Pasqua ai norvegesi della Groenlandia.Tra i 2 milioni e i 50.000 anni fa abbiamo fatto parte integrante dell’ecosistema e, anche se super-predatori, siamo rimasti soggetti al controllo dell’ambiente come tutti gli altri animali. Poi, le regole del gioco sono cambiate e l’uomo è diventato sempre più vorace di nuove risorse. Negli ultimi 10.000 anni, l’umanità è infatti passata da pochi milioni di individui a oltre sette miliardi e mezzo. Dal punto di vista del nostro rapporto con l’ambiente questo si traduce in una serie di criticità quali la scomparsa di migliaia di specie viventi ogni anno, la deforestazione, il riscaldamento globale, la perdita di biodiversità, la desertificazione e l’inquinamento.

Insomma, la nostra specie è depositaria di alcuni elementi organici e comportamentali che non sembrano essere cambiati dall’era del Pleistocene ad oggi. Se non aggiorneremo il software delle nostre false convinzioni, come l’inesauribilità delle risorse, l’espansione illimitata della specie o il vorace accaparramento di risorse, potremmo rischiare l’ autoestinzione: un fenomeno che si rivelerebbe unico nella storia delle specie viventi.

 

 

 

 

https://rivistanatura.com/autoestinzione-della-nostra-specie/

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L’ORCHESTRA DEI BRACCIANTI SALVA LA TERRA


Il nuovo progetto dell’associazione ambientalista  Terra mette insieme per la prima volta musicisti e braccianti da 9 paesi diversi per cantare la terra, il lavoro e i diritti. Uno strumento di sensibilizzazione contro il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura

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Questo progetto ha l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sulle condizioni dei lavoratori agricoli nel nostro Paese. Ancora oggi, nelle campagne italiane, migliaia di braccianti raccolgono il cibo destinato alle nostre tavole in condizioni di sfruttamento. Nonostante una buona legge, il fenomeno del caporalato non è ancora debellato e le filiere alimentari restano poco trasparenti, mentre l’eccessivo potere della Grande distribuzione organizzata nello schiacciare i prezzi dei prodotti spinge le aziende a comprimere i costi della manodopera. Tutto questo non è più accettabile e oggi è ribadito con un linguaggio nuovo, quello della musica

L’Orchestra dei braccianti rappresenta un altro tassello nella costruzione di una cultura della conoscenza del mondo dei lavoratori agricoli.  Un’esperienza nata all’insegna della multiculturalità, con persone che vengono da diverse parti del mondo e si ritrovano nella musica, per raccontare il lavoro, le lotte, i paesi che si attraversano, le battaglie per la dignità e contro lo sfruttamento. Solo la musica, con la sua forza artistica, può arrivare più lontano delle semplici parole, raccontando il riscatto attraverso momenti profondi di partecipazione e condivisione.

 

 

 

 

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/l-orchestra-dei-braccianti-salva-la-terra.aspx

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Si chiamava Violeta Senchiu.


Bruciata viva dal compagno italiano, “uno di quelli che vengono prima”

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Violeta non è un caso, Violeta è un accidente locale, senza possibilità di elezione a vicenda che scuota, non dico la storia triste che viviamo, ma neanche la cronaca di questo Paese che giorno dopo giorno collassa, implode rovinando sui suoi valori. Violeta aveva un bel viso, da donna che fatica senza mai smarrire il sorriso, neanche in una casa dove subiva. I figli sono sempre un buon motivo per sorridere per le donne, sono forti, anche quando la vita dura, resa più dura da sentimenti irrimediabilmente persi, ti dovrebbe consegnare alla disperazione. Violeta, come tante altre donne straniere in Italia, con alle spalle storie personali che tutti dovremmo conoscere. Storia di difficoltà, forse di povertà, storia di strappi dolorosi e viaggi di speranza senza chance. L’Italia, un uomo, forse un amore, forse. Certamente una famiglia, certamente la felicità di tre bambini. Quando Violeta è diventata una torcia, data alle fiamme dal suo uomo, aveva tre figli, piccoli, il primo 10 anni, il più piccolo due. Orfani per mano del padre. Faranno i conti con questo per tutta la vita.

Una tragedia passata nell’indifferenza e che invece ha tanti elementi per una drammatica lettura del nostro tempo. Ma in questo nostro tempo si è smarrita anche la capacità di leggere e di raccontare. Lettura e racconto seppelliti dallo smarrimento umano e culturale. Nel crollo dei valori, spesso l’informazione non riesce a recuperare e mettere in ordine i tasselli principali del mosaico. Raccoglie i tasselli insignificanti, non recupera quelli che ricostruirebbero gli occhi. Distratta, superficiale, preoccupata soltanto di barcamenarsi nell’inedito terreno di una politica mai a un livello così basso. Per il resto, il Paese lo si racconta quando proprio non se ne può fare a meno. Quando si può fare senza fatica, senza letture difficili, magari restando seduti in ufficio. Pardon, in redazione.

 

 

 

https://www.globalist.it/news/2018/11/07/si-chiamava-violeta-arsa-viva-e-raccontata-distrattamente-2033296.html

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Far scendere la montagna, anziché spedirla altrove: la Malesia nuova pattumiera della plastica.


Il no di Pechino di smaltire le nostre plastiche, sposta i nostri rifiuti verso altri Paesi. Dalla Thailandia al Vietnam, i nostri scarti trattati in impianti a rischio. Un’industria da 270 milioni di tonnellate che vale 200 miliardi di dollari all’anno.

 

riciclo-plastica.jpg– Da qualche parte dovevano pur finire. Alcune restano lì dove sono prodotte, in Occidente, senza che neppure gli inceneritori alla massima potenza riescano a smaltirle. Ma la gran parte, respinta alle frontiere cinesi, ha trovato sbocchi in Malesia, Vietnam, Thailandia: negli ultimi mesi questi Paesi hanno rimpiazzato la Cina come i principali centri di lavorazione degli scarti da riciclo. A volte con le stesse aziende cinesi, che per continuare a lavorare si sono trasferite oltre confine. Spesso con standard ambientali e di sicurezza ancora più bassi. Un flusso di bottiglie e cartoni cresciuto con tale rapidità che ora pure i governi del Sudest asiatico frenano: così non si può andare avanti.

L’inatteso blocco cinese  ha rivelato una crisi esistenziale del riciclo, industria che finora ha funzionato nella misura in cui dei Paesi in via di sviluppo hanno acquistato e trasformato i rifiuti prodotti e cestinati dalle famiglie occidentali. Perché funzioni domani, i Paesi sviluppati dovranno iniziare a trattarseli sempre di più in casa. Oppure, ancora meglio, a diminuire radicalmente gli scarti, puntando sul riuso e le politiche “rifiuti zero”.

 

 

 

 

https://www.repubblica.it/ambiente/2018/11/09/news/sindrome_cinese_la_malesia_nuova_pattumiera_della_plastica-211144336/

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Lettera inedita di Einstein: nel 1922 previde il nazismo..


fu scritta dopo l’assassinio da parte di nazionalisti tedeschi del ministro degli esteri Walter Rathenau, ebreo come Einstein, e dopo che la polizia aveva avvisato lo scienziato che, come amico di Rathenau, anche lui era in grave pericolo.

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“Qui si stanno preparando tempi bui, politicamente ed economicamente, ed io sono felice di andarmene via da tutto per un anno e mezzo”. Nessuno sa dove mi trovo  e pensano che io sia scomparso… Sto abbastanza bene, nonostante gli antisemiti tra i colleghi tedeschi”.

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Albert Einstein scrisse queste parole alla sorella Maya nell’agosto del 1922 prevedendo con largo anticipo quanto sarebbe successo in Germania con l’arrivo dei nazisti al potere che, nel 1938, 80 anni fa, avrebbero avviato il pogrom anti ebraico della ‘Notte dei Cristalli’, avvisaglia della Soluzione Finale in Europa.

 

 

 

https://www.repubblica.it/scienze/2018/11/09/news/lettera_inedita_di_einstein_nel_1922_previde_il_nazismo-211224799/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P9-S1.4-T1

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Cosma Manera: 10mila chilometri per salvare 10mila italiani nella Russia della Grande Guerra


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Nell’aprile del 1920 giunsero a Trieste tre piroscafi: erano carichi di soldati che tornavano a casa dalla Russia, salvati dal maggiore dei carabinieri Cosma Manera. Pochi conoscono quest’ufficiale, morto il 25 febbraio 1958 a 82 anni. Ma è uno dei militari dell’Arma che hanno ricevuto il maggior numero di decorazioni straniere. E tra il 1916 e la primavera del 1920 realizzò un’impresa epica, recuperando circa diecimila italiani originari delle terre irredente, arruolati dall’esercito austro-ungarico nella Grande Guerra, fatti prigionieri dalle truppe zariste e rimasti intrappolati in Russia durante la rivoluzione. Manera riuscì a guidarli in un viaggio di diecimila chilometri, sfidando l’inverno siberiano e le insidie di un Paese devastato.

 

https://video.repubblica.it/rubriche/quelli-che-eravamo/cosma-manera-10mila-chilometri-per-salvare-10mila-italiani-nella-russia-della-grande-guerra/319153/319782

https://thevision.com/cultura/tenente-cosma-manera-russia/

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