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L’odio continua a preferire i social network


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I social sono il porto franco  dell’aggressione verbale e dell’insulto all’indirizzo dell’altro e la responsabilità è dei loro gestori, che finora hanno garantito la totale impunità a chi alimenta l’odio, contando sui ritardi normativi di stati e sovrastati come l’Unione europea. Moltissimi di noi comunicano attraverso i social network, che hanno potenziato le possibilità di creare e mantenere rapporti tra persone vicine e lontane, con le istituzioni, con le aziende, con i servizi pubblici e privati, spesso condizionandoli. Non possiamo più farne a meno. Ma è necessario che chi li guida trovi il modo di rendere difficile la vita a quanti li usano per spargere i semi dell’odio. Purtroppo tutte le piattaforme di social media sono progettate in modo che i post più inaccettabili viaggino due volte più veloci di quelli corretti. E operano con negligente disprezzo delle conseguenze. Purtroppo avere una platea esalta i deboli e i frustrati.

 

 

https://www.huffingtonpost.it/claudio-giua/perche-lodio-continua-a-preferire-i-social-network_a_23578863/?utm_hp_ref=it-homepage

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I 14 cibi più pericolosi da evitare assolutamente secondo Coldiretti


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Coldiretti ha recentemente divulgato una lista, basata sui rischi alimentari verificatisi nell’Unione Europea, sui cibi più pericolosi importati in Italia. Molti alimenti, infatti, hanno causato allarmi per la presenza oltre i limiti di legge di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine, additivi chimici e coloranti.Secondo Coldiretti i Paesi che hanno ottenuto più segnalazioni sono la Turchia (2.925 per prodotti non conformi), seguita dalla Cina con 256 e dall’India con 194 segnalazioni. Fuori dal “podio” gli Stati Uniti con 176 e la Spagna con 171 segnalazioni.Tutte realtà con cui l’Italia commercia abitualmente, ed è per questo ancora più importante informarsi sulla provenienza dei cibi, controllando sempre le etichette e comprando prodotti in cui la provenienza è certificata. Tutto questo fa ancora più rabbia perché, ribaltando la prospettiva, il nostro Paese è quello con meno segnalazioni della classifica riguardo la presenza di residui chimici irregolari (0.5%), perfino rispetto alla media dell’Unione Europea che è dell’1,7%. Ma quali sono gli alimenti più a rischio che vengono importati nel nostro paese, e quindi a cui dobbiamo fare più attenzione? Eccoli:

1) Carne di pollo Arriva dai Paesi Bassi e dalla Polonia, la carne di pollo segnalata nella black list di Coldiretti. Rispettivamente si trova al 14° posto (15 segnalazioni) e all’8° (53 segnalazioni) posto della classifica e la ragione è la possibilità di contaminazioni microbiologiche. La carne di pollo polacca ha anche una specificazione sul tipo di contaminazione “salmonella”.

2) Noce moscata  proveniente dall’Indonesia si trova al 13° posto della classifica di Coldiretti, con 25 segnalazioni presenta aflatossine oltre i limiti di legge  e un certificato sanitario carente. Le spezie e la frutta secca sono i principali ingredienti inseriti nella lista, come vedremo in seguito, quindi è importante controllare la provenienza anche di prodotti chiusi e ben conservati.

3) Albicocche secche

Il primo, ma non ultimo, prodotto importato dalla Turchia, al 12° posto. Si tratta delle albicocche secche (disidratate) molto diffuse soprattutto nel periodo natalizio. Quelle turche hanno ricevuto 29 segnalazioni a causa della presenza di solfiti oltre i limiti consentiti.

4) Peperoncino

Proviene invece dall’India il prodotto all’11° posto della classifica. Il peperoncino indiano infatti ha ricevuto 31 segnalazioni per aflatossine e salmonella oltre i limiti. Il peperoncino ha incredibili proprietà e viene coltivato anche in Italia con produzioni, anche locali, capaci di soddisfare i palati più coraggiosi.

5) Semi di sesamo

Sempre proveniente dall’India, è necessario fare attenzione alla sua frutta secca. In particolare, alcune analisi sui lotti di semi di sesamo, una delle principali fonti vegetali di calcio, hanno segnalato una contaminazione da salmonella. Se si vuole assumere questo alimento nella nostra routine quotidiana è sempre bene scegliere un prodotto biologico poiché i semi di sesamo sono tra i principali allergeni.

6) Fragole

Coldiretti mette in guardia anche su frutta e verdura che arrivano dalle coltivazioni dell’Egitto. In  particolare, nella lista nera compaiono fragole, arance, melagrana. Il Rapporto 2015 sui Residui dei Fitosanitari in Europa parla chiaro: su questi alimenti sono stati rilevati residui chimici, coloranti e additivi fuori norma.

7) Pistacchi

Al 10° posto e al 5° posto della classifica troviamo i pistacchi, un altro alimento molto amato anche in Italia e largamente consumato. Il numero dieci della lista è il pistacchio proveniente dalla Turchia con 32 segnalazioni, mentre al quinto posto quello dell’Iran con 56 segnalazioni, entrambi per aflatossine oltre i limiti di legge.

8) Arachidi

Occupano il posto della classifica di Coldiretti, le arachidi provenienti dagli Stati Uniti. Con 33 segnalazioni, sono incluse nella lista a causa delle aflatossine presenti oltre il limite di legge consentito. Gli Stati Uniti non sono il Paese più segnalato, infatti sempre riguardo le arachidi, la Cina occupa il posto più alto in classifica. Con 60 segnalazioni per aflatossine oltre i limiti si trova al 3° posto della blacklist.

9) Nocciole

Le nocciolein arrivo dalla Turchia hanno ottenuto 37 segnalazioni per aflatossine oltre i limiti e si trovano all’8° posto della classifica stilata da Coldiretti. Anche le  nocciole si trovano largamente in Italia, alcune hanno anche il presidio Slowfood di qualità come le Nocciola tonda gentile della zona delle Langhe, sono buonissime e sicure!

10) Fichi secchi

I fichi secchi, altro baluardo delle cene delle festività sono al 6° posto della classifica dei cibi più pericolosi di Coldiretti. Provengono dalla Turchia e hanno ottenuto 53 segnalazioni per aflatossine oltre i limiti di legge.

11) Peperoni

Sempre dalla Turchia e al 4° posto della classifica troviamo i peperoni, che presentano 56 segnalazioni a causa dei pesticidi presenti oltre i limiti di legge consentiti. L’utilizzo dei pesticidi è consentito in misura diversa in differenti Paesi e ognuno ha una legge molto chiara sulla quantità e sulla tipologia di pesticidi di cui è ammesso l’utilizzo.

12) Integratori/dietetici

Il secondo posto della classifica sui cibi più pericolosi di Coldiretti è occupato dagliintegratori e dai prodotti dietetici,in arrivo dagli Stati Uniti. In questo caso gli ingredienti segnalati nel numero di 93, sono quelli non autorizzati dalle nostre leggi e riguardano i novel food, anch’essi disciplinati dal regolamento dell’Unione Europea.

13) Il pangasio del Vietnam

Ormai mangiare pesce buono, sano e di qualità è diventato molto difficile. Secondo questa ricerca il pangasio proveniente sarebbe da evitare caldamente. In questi prodotti che finiscono sulle nostre tavole sono stati trovati alti livelli di metalli pesanti.

14) Il pesce dalla Spagna al primo posto tra i cibi più pericolosi

Al primo posto della classifica, come cibo più pericoloso c’è il pesce importato dalla Spagna. Principalmente pesce spada e tonno provenienti dalla pesca in quelle zone e importati in Italia. Perché risultano al primo posto? Per maggior numero di segnalazioni (96) per quanto riguarda la presenza di metalli pesanti all’interno del prodotto, come mercurio e cadmio. Assicuratevi quindi sempre di conoscere la provenienza del pescato è molto importante, capire cosa si consuma per vivere in modo sano.

 

http://www.momentobenessere.it/alimentazione/cibi-piu-pericolosi-14-coldiretti/

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Piombo in acqua e cibo già ai tempi di Neanderthal: la prova nei denti


L’intossicazione, identificata nei resti fossili da un team di ricercatori della Griffith University, risale a circa 250mila anni fa ed è probabilmente dovuta all’assunzione di alimenti contaminati o alla respirazione di fumi, se non entrambe le cose

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La ricerca ha analizzato i denti di due uomini di Neanderthal scoperti in Francia, nella Valle del Rodano, con l’obiettivo di studiare tempi di allattamento e svezzamento e variazioni climatiche attraverso elementi chimici, come bario, piombo e ossigeno, presenti negli anelli di crescita dei denti. Durante lo sviluppo fetale e infantile, ogni giorno, infatti, si forma un nuovo strato di smalto, che cattura le sostanze chimiche assorbite con cibo e acqua, fornendo una registrazione cronologica dell’esposizione a tali elementi.

I ricercatori sono riusciti anche a collegare nascita e sviluppo dei due individui con le stagioni misurando gli isotopi di ossigeno (ossia atomi dello stesso elemento, ma con diversa massa), che variano con la temperatura. Questo ha dimostrato che i Neanderthal avevano sperimentato inverni più freddi rispetto agli uomini moderni: una situazione che provocava uno stress nello sviluppo infantile durante l’inverno. Lo stesso tipo di analisi ha permesso di stabilire che uno dei due individui sarebbe nato in primavera e svezzato quando aveva circa due anni e mezzo.

 

 

 

 

https://www.repubblica.it/ambiente/2018/10/31/news/piombo_in_acqua_e_cibo_gia_ai_tempi_di_neanderthal_la_prova_nei_denti-210487666/?ref=RHPPBT-VA-I0-C4-P24-S1.4-T1

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Perchè cadono le piante?


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Il vento e la pioggia di lunedì 29 ottobre hanno provocato almeno 12 morti, causati in buona parte dalla caduta di piante. Le piante che si sono schiantate nelle zone abitate sono quelle che hanno creato più allarme, ma il fenomeno si è verificato anche in molti boschi: in Trentino è stato stimato che siano caduti oltre un milione e mezzo di metri cubi di alberi.  Lo studio della valutazione del rischio che un albero cada, soprattutto per effetto del vento, è diventata una scienza, la biomeccanica dell’albero, che usa metodi di indagine diversi e che ha prodotto vere e proprie equazioni per il calcolo della resistenza delle piante.

Il primo fattore è la velocità del vento. I venti di questi giorni hanno raggiunto velocità molto elevate, con punte fino a 170 km/h per esempio nella zona di Follonica, in Toscana. Il secondo fattore è la geometria dell’albero: la sua altezza, la dimensione della sua chioma, la sua forma. Una chioma concentrata verso l’alto, come quella dei pini marittimi, ha un effetto molto diverso da una chioma che si dirada verso l’alto, come negli abeti. Il terzo fattore sono le proprietà meccaniche della pianta, cioè come è fatto il tronco, ma anche come sono fatte le sue radici.

Allo stesso modo, esiste un modello che indica tre forze che agiscono contro la stabilità dell’albero (il vento, la forza di gravità, la torsione della base dell’albero) e due fattori che vi si oppongono (la resistenza de tronco e quella del sistema suolo-radici).

La valutazione delle radici, in particolare, è molto difficile. Perché non sono visibili e perché il loro sviluppo è influenzato da molti fattori. Anche dalla forza del vento per esempio: gli agronomi sanno che un albero esposto regolarmente al vento sviluppa radici più ampie per resistergli. «Ma anche il tronco fa lo stesso», spiega Vacchiano, «e l’analisi degli anelli di accrescimento rivela per esempio che il tronco si sviluppa di più sul lato opposto a quello investito da un vento regolare, per offrire maggiore resistenza». Nelle città, però, le radici sono esposte a danni provocati dai cantieri e dai lavori stradali, ma anche dal traffico.

In effetti, mentre esistono equazioni che possono predire se un albero si spezzerà sotto l’effetto del vento in base a una serie di parametri (la velocità del vento, per esempio, va elevata al quadrato e il su impatto varia in base all’altezza), non è possibile predire con altrettanta sicurezza se un albero verrà sradicato. In questo caso il sistema suolo-radici non solo è difficile da stimare, ma cambia la propria risposta in base alla situazione. In particolare, la pioggia, anche in base al tipo di terreno, può ridurre molto la resistenza allo sradicamento.

 

 

https://www.lastampa.it/2018/10/31/scienza/perch-cadono-le-piante-ahOZPEqa5kQTutQBcO2TVK/pagina.html