Pubblicato in: CRONACA

Il Pakistan si è arreso agli islamisti radicali.


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Il governo pakistano ha raggiunto un accordo con un partito radicale islamista per fermare le proteste che andavano avanti da giorni relative a una sentenza della Corte suprema su un caso di blasfemia. La vicenda riguarda la storia giudiziaria di Asia Bibi, una donna cristiana pakistana che nel 2010 fu condannata a morte per avere insultato il profeta Maometto, quindi per avere compiuto il reato di blasfemia, ma che la scorsa settimana è stata assolta dalla Corte suprema. La sentenza non è piaciuta ai gruppi islamisti più radicali del paese, tra cui il partito Tehreek-i-Labaik (TLP), che ha organizzato enormi proteste.L’accordo per fermare le proteste è stato trovato tra il governo e Tehreek-i-Labaik: in cambio della fine delle manifestazioni, il governo ha vietato ad Asia Bibi di lasciare il paese, nonostante negli ultimi giorni diversi paesi occidentali si fossero offerti di accettare una sua eventuale richiesta di asilo. Il governo si è inoltre impegnato a non opporsi a un eventuale appello contro la decisione della Corte suprema e ha stabilito la scarcerazione di tutti i manifestanti che a causa delle violenze degli ultimi giorni erano stati fermati dalla polizia.In Pakistan il reato di blasfemia è appoggiato da molti partiti politici e dalla maggioranza della popolazione. Molti dei condannati per blasfemia sono musulmani o membri del movimento religioso musulmano Ahmadi, anche se dagli anni Novanta il numero dei condannati membri della comunità cristiana è aumentato. Dal 1990 almeno 65 persone sono state uccise in Pakistan dopo essere state accusate di blasfemia.

 

 

https://www.ilpost.it/2018/11/03/pakistan-ceduto-islamisti-radicali-blasfemia/