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4 novembre, il maltempo devasta l’Italia. Ma era il 1966.


Era il  4 novembre 1966, quando l’Arno straripò allagando Firenze.

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Il disastro dette l’avvio a una vera e propria rifondazione del sistema di protezione civile in Italia, dopo le polemiche per il mancato allarme alla popolazione e a seguito della valida collaborazione stabilita nei soccorsi tra soccorsi civili e Forze armate e al risposta di solidarietà nazionale e internazionale. L’evento segnò una profonda mutazione culturale, dando una scossa alla gioventù di allora che trovò istintivamente una motivazione profonda per “impegnarsi” e dare un contributo, che poi venne declinata da quella generazione in un montante coinvolgimento nelle battaglie civili e sociali.

I territori colpiti vennero ricostruiti con una nuova attenzione per le emergenze climatiche, una preparazione al disastro che portò alla messa in sicurezza degli argini e delle vie di comunicazione e una maggiore presa in considerazione delle caratteristiche idrogeologiche dei terreni e dell’erosione causata da costruzioni non pianificate.

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Tristemente, è sempre dopo immani catastrofi che si prende coscienza della necessità di cambiare consuetudini e prepararsi al peggio. Questo però, nei decenni successivi e per quasi mezzo secolo, si è perso e in alcune regioni, che fino all’evidenza degli attuali cambiamenti climatici si ritenevano meno esposte ai disastri causati dalle piogge, tali accortezze non sono proprio state prese in considerazione. In molti casi, purtroppo, si ritiene che il rispetto delle regole sia un vezzo formale e anche noioso e non si capisce che le regole servono a salvare vite, a tutelare i più vulnerabili.

La cultura della consapevolezza del rischio è alla base della prevenzione. La maggior parte degli italiani, amministratori inclusi, continua a trattare il cambiamento climatico come una leggenda metropolitana o un problema che riguarda i metereologi. Non è così. Il clima è cambiato. La memoria dei disastri è un elemento fondamentale della cultura della prevenzione. Purtroppo non dovremo aspettare mezzo secolo per rivedere le scene di questi giorni. Per salvare vite dobbiamo agire adesso. Il clima è cambiato e cambierà la nostra vita. Noi dobbiamo cambiare per adattarci, come in altre ere, e sopravvivere.

 

 

https://www.huffingtonpost.it/francesco-rocca/4-novembre-il-maltempo-devasta-l-italia-ma-era-il-1966_a_23581177/?utm_hp_ref=it-homepage

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La solitudine dell’articolo 1


06 nov - Il Paese sul lavoro è fondato... per questo che senza è sprofondato!.jpg

La Costituzione pone il lavoro a fondamento, come principio di ciò che segue e ne dipende: dal lavoro, le politiche economiche; dalle politiche economiche, l’economia. Oggi, assistiamo a un mondo che, rispetto a questa sequenza, è rovesciato: dall’economia dipendono le politiche economiche; da queste i diritti e i doveri del lavoro.