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L’esito dell’evoluzione sarà l’autoestinzione della nostra specie


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La specie umana sta procedendo verso l’ autoestinzione. È una conclusione netta e provocatoria quella emersa dallo studio condotto da Paolo Rognini del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Già Konrad Lorenz negli anni ’70 del secolo scorso ipotizzò che alcuni comportamenti umani, apparentemente non funzionali, fossero residui di moduli che erano stati adattativi in un passato più o meno remoto, fra cui, ad esempio, le paure irrazionali dell’infanzia o la fobia dei serpenti e dei ragni. Tra gli altri comportamenti residuali non adattivi c’è l’eccessiva rapacità nei confronti delle risorse e l’impulso all’espansione. Tendenze che nel Paleolitico ci hanno garantito la sopravvivenza oggi invece, complice il progresso tecnico, porterebbero al sovra sfruttamento delle risorse e alla sovrappopolazione, minacciando così di portare il pianeta Terra verso il definitivo collasso. Gli esempi non mancano: la storia mostra che talvolta i gruppi umani – a causa del sovra sfruttamento delle risorse – possono implodere. Questo è quello che accaduto agli Anasazi del Nord America, agli abitanti dell’ Isola di Pasqua ai norvegesi della Groenlandia.Tra i 2 milioni e i 50.000 anni fa abbiamo fatto parte integrante dell’ecosistema e, anche se super-predatori, siamo rimasti soggetti al controllo dell’ambiente come tutti gli altri animali. Poi, le regole del gioco sono cambiate e l’uomo è diventato sempre più vorace di nuove risorse. Negli ultimi 10.000 anni, l’umanità è infatti passata da pochi milioni di individui a oltre sette miliardi e mezzo. Dal punto di vista del nostro rapporto con l’ambiente questo si traduce in una serie di criticità quali la scomparsa di migliaia di specie viventi ogni anno, la deforestazione, il riscaldamento globale, la perdita di biodiversità, la desertificazione e l’inquinamento.

Insomma, la nostra specie è depositaria di alcuni elementi organici e comportamentali che non sembrano essere cambiati dall’era del Pleistocene ad oggi. Se non aggiorneremo il software delle nostre false convinzioni, come l’inesauribilità delle risorse, l’espansione illimitata della specie o il vorace accaparramento di risorse, potremmo rischiare l’ autoestinzione: un fenomeno che si rivelerebbe unico nella storia delle specie viventi.

 

 

 

 

https://rivistanatura.com/autoestinzione-della-nostra-specie/

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L’ORCHESTRA DEI BRACCIANTI SALVA LA TERRA


Il nuovo progetto dell’associazione ambientalista  Terra mette insieme per la prima volta musicisti e braccianti da 9 paesi diversi per cantare la terra, il lavoro e i diritti. Uno strumento di sensibilizzazione contro il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura

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Questo progetto ha l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sulle condizioni dei lavoratori agricoli nel nostro Paese. Ancora oggi, nelle campagne italiane, migliaia di braccianti raccolgono il cibo destinato alle nostre tavole in condizioni di sfruttamento. Nonostante una buona legge, il fenomeno del caporalato non è ancora debellato e le filiere alimentari restano poco trasparenti, mentre l’eccessivo potere della Grande distribuzione organizzata nello schiacciare i prezzi dei prodotti spinge le aziende a comprimere i costi della manodopera. Tutto questo non è più accettabile e oggi è ribadito con un linguaggio nuovo, quello della musica

L’Orchestra dei braccianti rappresenta un altro tassello nella costruzione di una cultura della conoscenza del mondo dei lavoratori agricoli.  Un’esperienza nata all’insegna della multiculturalità, con persone che vengono da diverse parti del mondo e si ritrovano nella musica, per raccontare il lavoro, le lotte, i paesi che si attraversano, le battaglie per la dignità e contro lo sfruttamento. Solo la musica, con la sua forza artistica, può arrivare più lontano delle semplici parole, raccontando il riscatto attraverso momenti profondi di partecipazione e condivisione.

 

 

 

 

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/l-orchestra-dei-braccianti-salva-la-terra.aspx