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Il seme della tolleranza.


Per avere fede nel mio percorso, non ho bisogno di dimostrare che il percorso di qualcun altro è sbagliato.”

(Paulo Coelho)

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Il 16 novembre si celebra la Giornata mondiale della tolleranza, istituita dall’Onu nel 1996 per ricordare i principi che hanno ispirato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dalle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948.

Tolleranza”, abbiamo, – in un mondo che paradossalmente si fa ogni giorno più “piccolo”, integrato, globalizzato! – poca familiarità con questa parola.La parola che sembra andare per la maggiore è “individualismo”. E quindi intolleranza, quasi “fastidio” per l’altro. Intolleranza verso gli immigrati, intolleranza verso le opposte fazioni politiche, o semplicemente per chi la pensa in maniera diversa. Intolleranza verso gli omosessuali, intolleranza verso gli animali. O tutt’al più: indifferenza. Che a volte fa anche più male.

Così il mondo di oggi, che sembrerebbe così tecnologicamente avanzato, interconnesso, si confronta quotidianamente con i mali atavici, con la guerra, con il terrorismo, con i crimini contro l’umanità, con la pulizia etnica, la discriminazione delle minoranze e dei migranti, e con una serie infinita di altri abusi di esseri umani contro altri esseri umani.

Come sempre la tecnologia, crea la storia dell’uomo e la stessa globalizzazione, avvicinando in maniera rapidissima gli abitanti del mondo, provoca involuzione e maggiori paure. E il consumismo globale, con le minacce alla vita del pianeta che vanno aggravandosi, pare aumentare a dismisura le potenziali tensioni che conducono, alle sotterranee ed ataviche paure, che conducono all’intolleranza.

 

 

 

 

https://www.verdeazzurronotizie.it/accadde-oggi-16-novembre-giornata-mondiale-della-tolleranza/

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Cosa succede dentro gli inceneritori di rifiuti.


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Pongono un rischio sanitario – Molti degli inquinanti emessi come le diossine e i furani sono composti cancerogeni e altamente tossici. L’esposizione al cadmio può provocare patologie polmonari ed indurre tumori. Il mercurio, sotto forma di vapore, è dannoso al sistema nervoso centrale ed i suoi composti inorganici agiscono anche a basse concentrazioni.
  • Pongono un rischio ambientale – Le sostanze contaminanti emesse da un inceneritore per via diretta o indiretta inquinano l’aria, il suolo e le falde acquifere. Nonostante i moderni sistemi di abbattimento degli inquinanti riescano a limitare le dispersioni atmosferiche, la natura della maggior parte degli inquinanti emessi è tale da porre problemi anche a bassa concentrazione. Inoltre la loro caratteristica di resistenza alla degradazione naturale ne determina un progressivo accumulo nell’ambiente.
  • Non eliminano il problema delle discariche – Nonostante la diminuzione di volume dei rifiuti prodotti, il destino delle ceneri e di altri rifiuti tossici prodotti da un inceneritore è comunque lo smaltimento in discarica per rifiuti speciali, più costose e pericolose.
  • Non servono a risolvere le emergenze – La costruzione di un impianto di incenerimento richiede diversi anni di lavoro (almeno 4-6 anni) e pertanto non può essere considerato una soluzione all’emergenza per i rifiuti.
  • Richiedono ingenti investimenti economici – Sono impianti altamente costosi (almeno 60 milioni di euro) e a bassa efficienza che necessitano di un apporto di rifiuti giornaliero e continuo, in netta opposizione ad ogni intervento di prevenzione della loro produzione e pericolosità, principi che sono alla base della gestione dei rifiuti dell’Unione europea.
  • Disincentivano la raccolta differenziata – Questo sistema di raccolta in Italia si aggira intorno al 13 %, una percentuale irrisoria la cui crescita sarà fortemente penalizzata se la gestione dei rifiuti prenderà la via della combustione.
  • Non creano occupazione – La costruzione e l’esercizio di un impianto determina un livello occupazionale inferiore al personale impiegato nelle industrie del riciclaggio dei materiali pubbliche e private che potrebbe offrire dai 200.000 ai 400.000 posti di lavoro nell’Unione europea.
  • Non garantiscono un alto recupero energetico – Il risparmio di energia che si ottiene dal riciclare più volte un materiale o un bene di consumo è molto superiore all’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti. La plastica, che rappresenta circa l’11% in peso dei rifiuti urbani, è l’unica frazione merceologica la cui combustione è più vantaggiosa del riciclaggio: ciò è dovuto al suo elevato potere calorifico (ottimo per il processo di incenerimento) e allo scarso valore commerciale della plastica riciclata (un materiale plastico riciclato, infatti, può essere utilizzato una sola volta ed esclusivamente in applicazioni minori, come l’arredo urbano, fibre tessili e materiali per l’edilizia).

La soluzione sostenibile

E’necessaria una politica di gestione che persegua obiettivi progressivi di prevenzione della produzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riciclo e riutilizzo. Non è un caso che la Comunità Europea preveda una linea di intervento sulla gestione dei rifiuti che in ordine di priorità si riassume in:
– prevenzione
– riutilizzo
– riciclo
– recupero
I rifiuti sono una risorsa potenziale che deve essere riportata nel sistema economico. Riciclare e compostare i rifiuti è un approccio più sostenibile rispetto a quello dello smaltimento, può ridurre i costi di gestione e creare posti di lavoro. I programmi di riciclaggio andati a buon fine in città del Canada, dell’Australia e del Belgio hanno portato a riduzioni dei rifiuti urbani fino al 70%.
Fino a quando l’incenerimento sarà considerato come una soluzione alla crisi dei rifiuti, l’industria non sarà spinta verso la progettazione e la produzione di beni di consumo che non contengano sostanze chimiche tossiche. I rifiuti potrebbero essere riutilizzati, riciclati e compostati in condizioni di sicurezza garantendo in tal modo una soluzione sostenibile ad un problema globale, in linea con una visione progressiva di una società che produca Zero Rifiuti.

http://greenpeace.it/inquinamento/inceneritori.htm

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I Pirenei sconvolti dai cambiamenti climatici: temperature già fuori controllo.


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Sui Pirenei la temperatura è cresciuta nella seconda metà del Novecento di 1,2 gradi rispetto all’epoca pre-industriale. Il 30% in più del resto del mondo. L’aumento delle temperature registrato dal 1949 alla fine del secolo scorso è stato generalizzato sull’intera catena, con poche differenze tra la zona settentrionale e quella meridionale, è come se queste montagne fossero afflitte da una febbre, sintomo di malattia grave.Il rapporto è frutto di diversi anni di lavoro e dell’apporto di oltre cento scienziati francesi, spagnoli e andorrani. Che hanno analizzato tutti i dati disponibili sulla catena: da quelli meteorologici a quelli legati al ritiro dei ghiacciai. La metà di questi ultimi, in particolare, è scomparsa negli ultimi 35 anni. Allo stesso modo, lo spessore del manto nevoso si prevede possa calare del 50 per cento di qui al 2050 nei Pirenei centrali. Il che avrà un impatto particolarmente duro sul turismo invernale.

https://www.lifegate.it/persone/news/pirenei-cambiamenti-climatici

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Il cambiamento climatico costa caro, più dello spread


In questi giorni un’altra tegola pesante è caduta sulle nostre teste: lo Special Report dell’Ipcc. Il rapporto, oltre 400 pagine prodotte dagli scienziati del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite riunitisi per giorni in Corea del Sud, è un avvertimento senza precedenti. Teniamo il pilota automatico mentre siamo lanciati verso un burrone. Il Panel è stato chiaro: servono sforzi senza precedenti, come un taglio del 50% nell’utilizzo di combustibili fossili entro 15 anni.

Nell’ultimo decennio, le condizioni meteorologiche estreme e l’impatto sulla salute dei combustibili fossili sono costati all’economia americana almeno 240 miliardi di dollari l’anno. Questo costo esploderà del 50% nel prossimo decennio. Entro il 2030, la perdita di produttività causata da un mondo più caldo potrebbe costare all’economia globale 2 trilioni di dollari.

cambiamenti_climatici_IPCCNon è troppo tardi per cambiare rotta, ma ogni giorno che passa il mondo si riscalda un po’ di più e il costo della nostra inerzia sale. Più dello spread.

 

 

https://rivistanatura.com/cambiamento-climatico-spread/