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La soia si mangia l’Amazzonia.


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La produzione di soia è la principale responsabile della deforestazione in Amazzonia, insieme con l’espansione dei pascoli per il bestiame allevato, agli incendi,al disboscamento legale e illegale, alla costruzione di strade asfaltate e al degrado causato dai cambiamenti climatici in atto. Il complesso di cause alla base della perdita della foresta è quindi connessa con le proprietà fondiaria, con la criminalità (diretta o tramite riciclaggio di denaro sporco ), con la povertà e la crescita della popolazione”.

Dall’altro c’è la destinazione d’uso del fagiolo dall’alto valore proteico: il Wwf stima che solo il 6 per cento di tutta la produzione globale sia destinato all’alimentazione umana, mentre che il 76 per cento venga utilizzato per quella animale. Pollame, suini, uova che finiscono nei nostri piatti quotidianamente.

La produzione di soia è  stata identificata come una causa fondamentale per la conversione delle foreste, principalmente in Brasile e Bolivia. A questo vanno aggiunti gli impatti esterni della produzione di soia, come l’inquinamento dei corsi d’acqua da prodotti agrochimici e l’erosione del suolo , hanno anche avuto anch’essi un impatto sugli ecosistemi naturali. Per ogni chilo di prodotto animale, si usano dai 150 ai 500 grammi di soia, mentre è proprio l’aumento del consumo di carne in Paesi in via di sviluppo la causa principale dell’aumento costante della produzione. Tra il 1967 e il 2007 la produzione di carne di maiale è aumentata del 294 per cento, quella delle uova del 353 per cento, mentre il pollame è aumentato del 711 per cento.

Produrre soia senza distruggere uno degli scrigni di biodiversità è possibile: da un lato lavorare verso un processo di certificazione della soia che preveda la tutela delle aree agricole e delle popolazioni che lì vivono. Dall’altro si chiede una presa di coscienza da parte dei consumatori: diminuire allora il consumo di carne, latticini e uova in modo tale da tagliare la domanda di mangimi animali, evitare gli sprechi nelle nostre dispense, consumando il necessario e chiedere a gran voce un impegno chiaro da parte delle aziende produttrici.

 

 

 

 

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