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I contadini uccisi ad Avola.Volevano solo trecento lire in più.


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2 dicembre 1968: l’eccidio di Avola scuote le coscienze.Nel corso di una manifestazione a sostegno della lotta dei braccianti per il rinnovo del contratto, la polizia apre il fuoco e uccide due braccianti, Giuseppe Scibilia, 47 anni, e Angelo Sigona, 25 anni.  Scibilia, soccorso dai suoi compagni, dirà: “Lasciatemi riposare un po’ perché sto soffocando”. Verrà trasportato in ospedale su una 500 ma per lui non ci sarà niente da fare. Oltre ai due morti, si conteranno tra i braccianti 48 feriti, tra cui alcuni gravi.

Milioni di operai, contadini e studenti esprimono la loro protesta in tutto il Paese.Milioni di operai, contadini e studenti esprimono la loro protesta, partecipando in tutto il Paese a  scioperi, cortei e manifestazioni,  in modo possente e unitario; l’imponenza del movimento dimostra quanto profondamente l’eccidio di Avola abbia scosso la coscienza dei lavoratori e abbia rafforzato in loro la determinazione di far cessare per sempre le sanguinose aggressioni e le violenze poliziesche in occasione delle lotte del lavoro. Nel quadro del grande moto popolare che si sviluppa contro l’eccidio,  gli scioperi in tutte le provincie siciliane; la grande giornata di lotta dei braccianti, salariati e coloni proclamata dalla Federbraccianti il 4 dicembre, che fa registrare punte del 90% e 100% e forti manifestazioni, particolarmente in Emilia Romagna, a Rovigo e nel Veneto, in Toscana, in Campania e nei centri agricoli delle Puglie; gli scioperi degli operai milanesi, torinesi – con il significativo 90% registrato alla Fiat, la più alta percentuale dopo il 1951 – e dei grandi complessi di Porto Marghera.

Tutti invocano il disarmo della polizia. La richiesta è avanzata – in una nota comune – anche dalla Fiom e dalla Fim, e da 43 deputati democristiani, fra cui molti esponenti della Cisl. Non solo. Al Senato il Pci, il Psiup, il Psi e gli Indipendenti di Sinistra chiedono, in dichiarazioni congiunte – oltre al disarmo della polizia –, la punizione dei responsabili dell’eccidio, il riconoscimento dei diritti e delle libertà sindacali, una serie di misure collegate alle lotte in corso (superamento delle zone, contratti dei braccianti, pensioni, riforma del collocamento). Messaggi, ordini del giorno, telegrammi di protesta sono approvati e inviati dall’Alleanza nazionale contadini, dalla Federmezzadri, dalla Lega Nazionale cooperative,

 

dalla Confederazione dell’artigianato, e – sempre in casa Cgil –dal sindacato scuola e dalla Federazione artisti.

 

http://www.rassegna.it/articoli/2-dicembre-1968-leccidio-di-avola-scuote-le-coscienze

http://temi.repubblica.it/espresso-il68/1968/12/08/volevano-solo-trecento-lire-in-piu/?printpage=undefined

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Mai sazi.


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“Si lamentano degli zingari? Guardateli come vanno in giro a  supplicare l’elemosina di un voto: ma non ci vanno a piedi, hanno autobus che sembrano astronavi, treni, aerei: e guardateli quando si fermano a pranzo o a  cena: sanno mangiare con coltello e forchetta, e con coltello e forchetta si mangeranno i vostri  risparmi. L’Italia  appartiene a cento uomini, siamo sicuri che questi cento uomini  appartengano all’Italia?”

FABRIZIO DE ANDRE’