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L’informazione sempre più sotto attacco. Nel 2018 oltre 70 giornalisti uccisi.


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Lo stato della libertà d’espressione segna un trend negativo a livello mondiale da oltre un decennio, ma gli ultimi tre anni sono stati i più critici. Il controllo politico dei media e l’ascesa in varie parti del mondo di politici autoritari, che si presentano come “uomini forti”, hanno accentuato questa dolorosa congiuntura. Il declino della libertà di stampa negli Stati Uniti è “uno dei risvolti più preoccupanti”. Il lavoro dei giornalisti americani è ostacolato da attacchi privati, arresti, persecuzione ai whistleblower e dalla crescente difficoltà ad accedere ad alcune informazioni. Donald Trump è uno di quei leader di Stato (insieme ad Aung San Suu Kyi, Bashar al-Assad e Nicolás Maduro) ad aver capovolto la narrazione sulle “fake news” per poterla utilizzare contro media e giornalisti, additati come nemici dei cittadini.Negli ultimi anni, giornalisti e attivisti per i diritti umani hanno visto indebolirsi anche i sistemi di tutela e difesa da parte delle istituzioni. L’impunità è un fenomeno diffuso che permette il protrarsi di intimidazioni, autocensura e violenza. Le minacce, la sorveglianza, gli attacchi, gli arresti e le uccisioni sono il prezzo da pagare per raccontare la verità. Paesi come Messico, Afghanistan, Siria, Iraq, Pakistan, India, Filippine e Yemen hanno registrato il più alto numero di giornalisti uccisi. Ma gli attacchi a giornalisti e la repressione governativa sono aumentati anche in Cambogia, Burundi, Brasile e Turchia. A riprova della gravità della situazione bisogna sottolineare che l’anno scorso sono stati uccisi oltre a 78 giornalisti anche 312 attivisti difensori dei diritti umani e che 326 giornalisti sono stati incarcerati (nel 97% dei casi si tratta di reporter locali).  Dal 2006 a oggi ci sono stati 3660 casi di minacce a giornalisti nell’esercizio della loro professione in Italia, di cui 133 solo nel 2018. Nella maggior parte dei casi si tratta per lo più di minacce verbali o pubblicate in rete, condotte violente, missive, danneggiamenti e telefonate anonime.

 

 

https://www.valigiablu.it/giornalisti-uccisi-2018/

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La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 dicembre 1948)


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Nel 1948, la nuova Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani aveva ormai catturato l’attenzione del mondo. Sotto l’attiva presidenza di Eleanor Roosevelt (vedova del presidente Franklin Roosevelt, paladina lei stessa dei diritti umani e delegata degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite) la Commissione decise di redigere il documento che divenne la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Eleanor Roosevelt, sua ispiratrice, parlò della Dichiarazione come della Magna Carta internazionale dell’intera umanità. Essa fu adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Nel preambolo e nell’Articolo 1, la Dichiarazione proclama inequivocabilmente i diritti innati di ogni essere umano: “La noncuranza e il disprezzo per i diritti umani hanno prodotto atti barbarici che hanno oltraggiato la coscienza dell’umanità; l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani possono godere di libertà di parola e credo, libertà dalla paura e dalla povertà è stata proclamata come la più elevata aspirazione della gente comune… Tutti gli esseri umani sono nati liberi e con uguali diritti e dignità.”

Gli stati membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a lavorare insieme per promuovere gli articoli sui diritti umani che, per la prima volta nella storia, erano stati riuniti e codificati in un documento unico. Di conseguenza, molti di questi diritti, in varie forme, fanno oggi parte delle leggi costituzionali delle nazioni democratiche.

 

https://www.unitiperidirittiumani.it/what-are-human-rights/brief-history/the-united-nations.html