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Chi ha fatto iniziare l’anno il primo gennaio?


La data del primo gennaio come inizio dell’anno viene spesso legata alla riforma del calendario stabilita da Giulio Cesare nel 46 a.C., quella che introdusse l’anno di 365 giorni e l’anno bisestile di 366 ogni quattro.

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Fino ad allora, dicono molte fonti, l’anno cominciava il primo marzo. Ma il fatto non è per nulla chiaro.In realtà il primo giorno del mese di gennaio era già celebrato come giorno di inizio dell’anno nuovo nell’antica Roma. Gennaio era il mese dedicato a Giano, il dio bifronte, che volgeva lo sguardo sia al passato che al futuro, che proteggeva le porte e che perciò veniva associato anche al passaggio al nuovo anno. E il primo gennaio cadeva durante i Saturnali, le grandi feste dedicate al dio Saturno. Il primo gennaio era stato indicato come inizio dell’anno già nel 191 avanti Cristo da una legge, la lex Acilia de intercalatione (o de intercalando) , che aveva tentato una prima riforma del calendario per farlo coincidere con la effettiva durata dell’anno solare.A Roma, poi, l’anno prendeva il nome dai consoli in carica. E i consoli venivano eletti in anticipo ma assumevano davvero le proprie funzioni solo nel mese di marzo. Secondo alcune fonti questo avveniva il giorno delle idi, cioè il 15, mentre altri indicano il primo giorno dello stesso mese e il giorno in realtà variava in base al ritorno dalle spedizioni militari . L’anno ufficiale, quello indicato nelle cronache degli storici (e dell’ablativo assoluto nelle versioni), era dunque legato al momento in cui i consoli prendevano davvero il potere. Nel 153 a.C. anche questo momento fu però anticipato al primo gennaio: servì a permettere al console Quinto Fulvio Nobiliore di entrare subito in carica e partire per una spedizione che doveva sedare una rivolta in Spagna. Da allora ad oggi, tuttavia, la data di inizio dell’anno in Italia e in Europa non è rimasta fissata al primo gennaio e ha continuato a spostarsi.

I diversi sistemi di datazione erano definiti «stili». Secondo lo stile fiorentino e pisano, per esempio, ma anche a Vienna, in Inghilterra e Irlanda, l’anno iniziava dal giorno dell’Incarnazione, cioè dal concepimento di Gesù, fissato nove mesi prima della sua nascita e quindi al 25 marzo (vicino all’equinozio). Secondo lo stile bizantino, seguito in Puglia, Calabria e Sardegna, capodanno era il primo settembre (e infatti in Sardegna settembre è chiamato caputanni). Per Venezia era il primo marzo. Altrove, come in Spagna, era il giorno di Natale e in gran parte della Francia e altre regioni d’Europa era a Pasqua.Nel 1564 Carlo IX di Valois re di Francia, il figlio di Caterina de Medici, cercò di rimediare a questa confusione con l’editto di Roussillon che stabiliva che per tutti i territori sotto il suo potere la data fosse il primo gennaio. Lo stesso, secondo molte fonti, cercò di fare oltre un secolo dopo, nel 1691, il papa Innocenzo XII. Ancora nel 1748 Francesco Stefano di Lorena stabilì che a Firenze dal 1759 il primo gennaio sarebbe stato il primo giorno dell’anno, come si può leggere sulla lapide murata nella Loggia dei Lanzi.

 

 

 

https://www.lastampa.it/2018/12/31/societa/chi-ha-fatto-iniziare-lanno-il-primo-gennaio-dP4sSkMWn37IxjGbFPDhvO/pagina.html

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I fatti del 2018: Macerata le radici dell’odio sovranista


La tentata strage del neofascita-leghista Luca Traini è il simbolo di un Paese in cui il desiderio di vendetta prevale su quello di giustizia. Un Paese in cui il ministro dell’Interno soffia quotidianamente sul fuoco della rabbia sociale. Dove non mancano soldati pronti a immolarsi per una nazione di soli uomini bianchi.

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È questo il fatto di cronaca che trasforma Luca Traini in giustiziere della patria. La sua è stata un’azione di guerra nel centro di Macerata. Guerra allo straniero. Una guerra che quotidianamente si combatte con parole impregnate di odio, rabbia, razzismo. E che a Macerata hanno trovato il pretesto ideale e il militare impavido per tramutarsi in azione. La tentata strage compiuta da Traini é il momento in cui la narrazione sovranità e neofascista si saldano nel gesto criminale venduto dall’autore come prodotto di una vendetta di un singolo. In realtà la caccia allo straniero messa in pratica dal Lupo è molto di più: c’è un filo nerissimo che lega i fatti di Macerata con il cinismo xenofobo che scorre ormai sulla superficie di un Paese indifferente. Questo legame solo apparentemente invisibile non può essere processato nelle aule di un tribunale, avrebbe bisogno di essere contrastato sul piano politico. Perché è materia politica

 

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/12/27/news/macerata-burning-le-radici-dell-odio-sovranista-1.329980

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I fatti del 2018: È mafia Capitale.


Questo è stato l’anno in cui i giudici hanno stabilito che a Roma il fascista Massimo Carminati era a capo di un’associazione di stampo mafioso.

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Anche se, per fortuna, nella Capitale non ci sono i morti ammazzati per le strade e viene usato da un gruppo il dialetto romanesco anziché quello siciliano o calabrese, esiste a Roma – secondo una sentenza della corte d’appello – un’associazione mafiosa diretta dal vecchio fascista Massimo Carminati, con accanto una spalla economica-politica che porta il nome di Salvatore Buzzi, vecchio attivista comunista, e poi una dozzina di uomini di strada, operativi e violenti.

 

 

 

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/12/28/news/e-mafia-capitale-1.330032

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I fatti del 2018: il crollo del ponte Morandi


L’indebolimento dei tiranti di calcestruzzo ha fatto mancare la compressione che teneva legato il viadotto.

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Il crollo del ponte Morandi a Genova, il 14 agosto lungo l’autostrada A10, mette a dura prova le capacità del governo di Giuseppe Conte nell’affrontare l’emergenza: quarantatré morti, decine di feriti da estrarre dalle macerie, centinaia di sfollati, l’immagine dell’Italia a pezzi nel pieno della stagione turistica. Sotto accusa anche la manutenzione di Società Autostrade per l’Italia, concessionaria di quel tratto di viabilità, e i mancati controlli del ministero delle Infrastrutture nel corso degli anni su tutta la privatizzazione della rete autostradale. Oltre venti indagati, tra manager di Autostrade, tecnici e funzionari statali e un’inchiesta che sarà conclusa con il deposito delle perizie tuttora in corso.

 

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/12/27/news/ore-11-36-il-crollo-del-ponte-morandi-1.330011