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Telefonia: l’Europa abbassa le tariffe.


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Le chiamate intra-UE a partire dal 15 maggio 2019 non potranno costare più di 19 centesimi al minuto. Inoltre gli SMS non potranno superare la soglia dei 6 centesimi. Sono queste alcune delle novità contenute nel pacchetto di norme sulle telecomunicazioni che Il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva.

Da ricordare che si è giunti a questo passaggio solo dopo l’accordo raggiunto in giugno con i Ministri UE (Consiglio) sul Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (EECC) e sull’Organismo dei Regolatori europei delle Comunicazioni Elettroniche (BEREC).

Un’altra novità riguarda l’obbligo per gli stati membri di “facilitare l’introduzione del 5G, mettendo a disposizione uno spettro adeguato entro il 2020, al fine di raggiungere l’obiettivo della ‘Roadmap UE 5G’ di avere una rete 5G in almeno una delle principali città di ogni Paese dell’UE entro il 2020”Sono previsti incentivi per gli investimenti in fibra (FTTH) degli operatori wholesale only (ad esempio Open Fiber) e agevolazioni per il co-investimento nelle reti. Interessante anche la possibilità di consentire agli enti regolatori di accedere alle infrastrutture civili.

I consumatori saranno maggiormente tutelati non solo nei servizi di accesso a Internet, ma anche in quelli di comunicazione interpersonale (anche over the top) e diffusione dei segnali TV o M2M.Sono previste anche indicazioni per rafforzare i requisiti di sicurezza per smartphone e servizi come Skype e Whatsapp. Senza contare “il diritto di conservare il proprio numero di telefono fino a un mese dalla rescissione del contratto e il diritto al rimborso del credito prepagato non utilizzato al momento della risoluzione del contratto, nonché un indennizzo in caso di ritardo o abuso nel passaggio a un altro operatore”.

 

 

 

 

https://www.tomshw.it/altro/dal-15-maggio-2019-chiamate-intra-ue-a-tariffa-ridotta-non-potranno-superare-i-19-cent-al-minuto/

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Agricoltura biodinamica e corsi di stregoneria.


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Agricoltura biologica, approvata la nuova legge  che disciplina la produzione agricola e agroalimentare biologica. Un giro d’affari che nel 2017 in Italia è stato di circa 5 miliardi. All’articolo 1 si legge che il metodo di agricoltura biodinamica “applicato nel rispetto dei regolamenti Ue in materia di agricoltura biologica, è equiparato al metodo di agricoltura biologica”.

Per buona parte degli studiosi si tratta di una tecnica priva di qualsiasi fondamento: la biodinamica, teorizzata un secolo fa dal filosofo Rudolf Steiner,contempla la convinzione che si possano fertilizzare i campi attraverso i raggi cosmici catturati da corni di vacca riempiti di letame, il “cornoletame”, appunto.Nel testo alla Camera i termini bio e biodinamico vengono equiparati e c’è il rischio di trarre in inganno i consumatori accostando metodi di produzione naturali a metodi – fecondazione cosmica, uso di vesciche di cervo e di cornoletame che fanno riferimento all’astrologia.

La ricerca su ciò che mangiamo e produciamo, in ogni direzione, non è mai abbastanza. Ma perché creare fondi ad hoc per una specifica pratica agricola e linee di ricerca obbligatorie quando una pubblica competizione tra tutti potrebbe rivelarne di migliori? Perché non potenziare i finanziamenti alla ricerca nel settore della produzione agricola e agroalimentare per tutte le idee dei ricercatori e degli innovatori del settore, in competizione tra loro? E se la soluzione più sostenibile non fosse biologica?.

Non si sa  a chi possa giovare una legge che equipara una “pratica esoterica”, con tanto di certificazione privata rilasciata – sostanzialmente in esclusiva – dalla multinazionale tedesca noprofit Demeter, all’agricoltura biologica. Non certo a questo Parlamento che darebbe dignità legislativa a pratiche non dissimili dall’oroscopo.

 

 

https://www.nextquotidiano.it/elena-cattaneo-e-la-legge-sullagricoltura-biodinamica/

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Ecco a cosa servivano i moai.


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In base ai sondaggi geologici eseguiti, pare che la gente di Rapa Nui abbia posizionato i maestosi moai non a caso ma vicino alle fonti più vitali per l’umanità: l’acqua fresca. Gli archeologi hanno incrociato   la posizione delle statue con la mappa delle risorse naturali dell’isola sperduta nell’oceano Pacifico, scoprendo così che c’era una corrispondenza significativa con le fonti di acqua dolce.Insomma, le basi di moai si trovano «esattamente dove sgorgava l’acqua», utilizzata anche per coltivare la terra. Costruire le statue non era un comportamento inesplicabile, ma qualcosa che non solo era culturalmente significativo ma centrale per la loro sopravvivenza.

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Rimane incredibile quanta energia abbiano investito per segnalare queste fonti, mentre sarebbero bastate opere decisamente più piccole e meno impegnative. Probabilmente questi monumenti rappresentavano gli antenati divinizzati e celebravano la condivisione quotidiana delle risorse: una sorta di inno alla vita e contemporaneamente un ringraziamento per quanto ricevuto, riconoscendo nell’acqua il bene più prezioso.

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https://www.lastampa.it/2019/01/30/societa/risolto-il-mistero-dellisola-di-pasqua-ecco-a-cosa-servivano-i-moai-Gk8rcBXjHcLWZMPCbwXIzJ/pagina.html

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Revotree, l’agricoltura “intelligente”


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Un team di giovani ingegneri e designer ha ideato e sviluppato un sistema decisionale elettronico in grado di gestire e ottimizzare l’irrigazione dei campi. Semplice da installare e da usare, e con un costo accessibile. Il sistema è formato da una rete di sensori che forniscono informazioni sull’umidità del terreno, la temperatura e l’umidità dell’aria e un software di predizione dati, che integra le informazioni dei sensori con le previsioni meteo, aumentando l’efficienza del sistema d’irrigazione e classificando i terreni e le coltivazioni. Vengono raccolti i dati anche a livello statistico, per offrire servizi migliori.

L’installazione è facile, Si inserisce una sonda con dei sensori collegati, si installa nel terreno con una buca, come fosse un ombrellone. Pannello solare e batteria sono già installati e all’interno c’è già una SIM Card, quindi tutto si collega direttamente al cellulare tramite applicazione. Un kit già pronto all’uso, e una volta installata l’app sul cellulare si può anche capire di quanti sensori ha bisogno il proprio terreno: Un software identifica tramite Google Maps il campo, e fornisce consigli su quanti sensori installare. Poi la scelta è dell’agricoltore. Il prezzo è allettante: si parte dai 7.000 euro, dunque da una cifra accessibile per molti.E per quanto riguarda il risparmio di risorse,  si calcola un risparmio del 50% del consumo idrico, anche se per gli agricoltori la cosa importante è sapere quanta acqua dare e quando. Spesso tendono a irrigare più del necessario, o a farlo nel momento sbagliato, e questo può portare a malattie o alla morte della pianta.

 

 

https://www.lastampa.it/2019/01/29/scienza/revotree-lagricoltura-intelligente-69DL5VObe1mrB8p0HptV9I/pagina.html

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la Convenzione ONU


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“In nessun caso può disporsi il respingimento alla frontiera di minori stranieri non accompagnati”. Recita così l’articolo 3 della legge 47/17  a tutela dei minori stranieri non accompagnati.L’Italia l’ha ratificata nel maggio 1991. E’ il trattato internazionale più ratificato al mondo (196 Stati) e nella storia dei trattati internazionali, a cui tutta la legislazione nazionale deve ispirarsi. Gli Stati Uniti non l’hanno mai ratificato e questo spiega le ragioni per cui l’attuale Presidente Trump può respingere o trattenere in detenzione ragazzini in fuga dal Messico senza conseguenze legali.Non è così per l’Europa, almeno per gran parte del continente, e non è così per l’Italia che ha fatto della Convenzione  l’elemento ispiratore della legge 47. Oggi occorre dunque chiedere ai nostri politici  perché non si battono per il rispetto della legge che è alla base della civiltà del Paese. Mettere la dignità delle persone al primo posto, e rispettare le leggi, e  non servirsi  delle ragioni di un consenso di parte. Bisogna mettersi al servizio del bene comune. Non si è vincitori calpestando i diritti dei minori.

 

 

 

 

https://www.huffingtonpost.it/sandra-zampa-/salvini-si-crede-trump-ma-ignora-che-la-convenzione-onu-ci-riguarda_a_23655071/?utm_hp_ref=it-homepage

 

http://www.dire.it/28-01-2019/286285-migranti-zampa-legge-47-17-esempio-di-civilta-bene-zingaretti/

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Le piante preistoriche che ancora oggi servono a guarire


Uno dei problemi più importanti per l’uomo preistorico era individuare quali piante potessero essere commestibili e quali velenose. Per questo si osservavano gli animali e talvolta si somministrava loro le piante di cui si voleva vedere l’effetto.le donne ricoprivano un ruolo di primo piano. Mentre infatti l’uomo si occupava della caccia, esse erano dedite alla raccolta di frutti ed erbe spontanei. Furono anche le prime a coltivare i semi dando poi avvio all’agricoltura. Questa loro attività faceva sì che nelle comunità nascesse e si affermasse la figura della “donna di medicina

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Per comprendere la messa a punto di questi rimedi, bisogna immaginare l’esperienza stratificata di decine di migliaia di generazioni che ha prodotto una forma «darwiniana» di sperimentazione che l’uomo moderno non può concepire.

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Nella più completa ignoranza della chimica, l’uomo preistorico attribuiva tali proprietà alla magia, come è comprensibile.

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Di queste eredità magiche sopravvivono ancor oggi alcuni lacerti. Ad esempio, l’usanza di baciarsi sotto al vischio a Capodanno, deriva dalla credenza antichissima per cui questa pianta, crescendo sugli alberi morti, fosse capace di rigenerare e donare nuova vita.

Messico, coltivazioni di papavero da oppio nello stato di Guerrero

Anche le fiabe in cui la principessa bacia il rospo e lo fa diventare principe derivano dai reali effetti allucinogeni che l’essudato della pelle del rospo produce. Da sempre ritenuto animale magico, non è infrequente trovarlo nelle tombe antiche e, immancabilmente, nei ricettari stregoneschi.

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La palma della curiosità spetta però alla leggenda secondo cui Babbo natale viaggia su una slitta volante trainata da renne. Questo si spiega con il fatto che, ancora in area celtica, gli sciamani fossero soliti assumere, durante la festività di Yule, coincidente col solstizio d’inverno, delle sostanze psicotrope che facilitassero i loro contatti col divino. Tra queste, vi era l’urina di renna: il cervide, cibandosi del fungo Amanita muscaria – velenoso per l’uomo – ne filtrava e concentrava con l’urina il solo alcaloide allucinogeno (il muscimolo) eliminando la tossicità del fungo.

Fra le allucinazioni più frequenti durante questo rito vi era quella appunto in cui le renne cominciavano a volare tutt’ intorno, anche perché gli stessi quadrupedi, sotto l’effetto dell’Amanita, sono soliti darsi a galoppate e corse pazze senza scopo apparente.

 

 

https://www.lastampa.it/2019/01/28/scienza/cos-si-curava-luomo-delle-caverne-quelle-piante-preistoriche-che-ancora-oggi-servono-a-guarire-ufbNVPKgCEYqAeOSKhFdvM/pagina.html

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Ad Auschwitz c’era un’orchestra.


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Fania Goldstein, in arte Fenelon (Parigi, 1908-1983), pianista e cantante di cabaret, fu incarcerata e deportata per i suoi contatti con la Resistenza francese e le sue origini ebraiche. Giunta ad Auschwitz la musica sarà per lei il contatto salvifico con la vita, un filo sottile a cui si aggrapperà tenacemente con il preciso intento di sopravvivere e testimoniare, perchè nessuno possa mai dimenticare.
Quando Fania Fenelon fu deportata ad Auschwitz era il Gennaio del ’44 e poichè sapeva cantare e suonare il pianoforte, entrò a far parte dell’ orchestra del lager, l’unica orchestra femminile mai esistita in tutti i campi di concentramento della Germania e dei territori occupati. Voluta da Hoss, maggiore delle SS, l’orchestra, composta da prigioniere, aveva il compito di accompagnare le detenute al lavoro, “accogliere” ogni nuovo arrivo di deportati, e suonare per gli ufficiali SS ogni qualvolta lo richiedessero.
Erano in 47 le signore dell’orchestra provenienti da ogni parte del mondo, ficcate in uno spazio ristretto, una vecchia baracca fortunatamente leggermente riscaldata, vicino alla ferrovia nel punto in cui arrivavano i convogli di deportati. Le orchestrali erano costrette a prove estenuanti, fino a più di diciassette ore al giorno per potere suonare dignitosamente, perchè solo così sarebbero state risparmiate alla selezione per la camera a gas. Durante tutto il tempo della sua detenzione, Fania lotta duramente per sopravvivere senza mai perdere la propria bontà a differenza di quasi tutte le sue compagne, pronte a tutto per migliorare con cose materiali la loro prigionia. Fra tutti gli incontri che Fania fa nel campo, il più singolare è quello con Alma Rosè, eccezionale violinista ebrea, nipote di Gustav Mahler e direttrice dell’orchestra. Il rapporto che nasce tra le due musiciste mette in luce il loro diverso modo di vivere il lager e la necessità di fare musica. Per Fania, infatti, suonare è un mezzo per sopravvivere e sopravvivere è testimoniare. Anche in condizioni estreme Fania riesce a mantenere intatta la propria umanità: sa di suonare e cantare una musica “che è la cosa migliore ad Auschwitz-Birkenau in quanto procura oblio e divora il tempo, ma è anche la peggiore perchè ha un pubblico di assassini”. Per Alma la musica è un fine, il fine su cui ha costruito la propria identità di tutta una vita e nulla per lei è più importante di fare bene quel lavoro e realizzare musiche sublimi. Disinteressandosi degli effetti delle proprie azioni costringe tutte a prove lunghissime per poter suonare in modo impeccabile, non mostra compassione o bontà e spesso maltratta le donne che suonano per lei. Alma morirà prima di tornare in libertà.
Fania e le sue compagne erano fortunatamente protette da una SS, Maria Mandel che più volte le salverà dalle camere a gas, proprio per questo molte deportate le odiavano, oltre al fatto che le vedevano con abiti migliori, avevano più cibo di loro e non erano costrette ai lavori forzati. Con l’avvicinarsi degli Alleati tutte le detenute vengono poi allontanate da Auschwitz e costrette a costruire un nuovo campo (Bergen Belsen), più lontano e meno trovabile. Proprio qua molte donne sopravvissute fino ad allora perderanno la vita a causa delle condizioni peggiori, del minor cibo e dei lavori ancora più estenuanti. Nell’aprile 1945 i tedeschi lasciarono il campo che pochi giorni dopo fu accidentalmente trovato dagli inglesi.

 

 

 

 

 

https://www.pinchetti.net/tesina/donna/ad.html

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40 anni senza Peggy Guggenheim.


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La storia di una donna che ha contrassegnato l’arte del secolo scorso. Con il suo lavoro e la sua passione sostenne moltissimi artisti, tra i quali un giovane espressionista astratto di nome Jackson Pollock, allora ancora poco conosciuto al grande pubblico. Dagli Stati Uniti arrivò a Parigi poi ancora a New York e infine nella amata Venezia con cui ebbe un rapporto strano, particolare -come avviene per tutti i grandi amori. Lei è Peggy Guggenheim (New York 1898 – Camposampiero 1979) gallerista, collezionista, mecenate, nipote di Solomon R. Guggenheim. Nel 2019 ricorreranno 40 anni dalla sua morte.
Con il suo carisma e il suo stile eccentrico Peggy ha sicuramente influenzato generazioni di artisti. Finanziò e diresse a Londra (193839) la galleria Guggenheim Jeune che ospitò, tra l’altro, la prima personale di Kandinskij a Londra. A New York, presso la sua galleria “Art of this century” (194247), esposero, e furono da lei sostenuti, i pittori più significativi dell’avanguardia statunitense ( J.Pollock, R. Motherwell, M. Rothko). Dal 1947 in Europa, si stabilì a Venezia, dove la sua collezione (opere di Mondrian, Brancusi, Picasso, Delaunay , V. V. Kandinskij, J. Pollock, ecc. presentate per la prima volta in Italia alla Biennale del 1948) è esposta al pubblico nelle sale e nel giardino della sua casa (palazzo Venier dei Leoni).

 

 

http://www.treccani.it/enciclopedia/peggy-guggenheim/

 

 

 

https://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2018/05/venezia-peggy-guggenheim/

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Eroina gialla, in Italia sta uccidendo gli adolescenti.


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La chiamano ‘eroina gialla’ ed è la ‘nuova’ droga che circola tra gli adolescenti e che può essere letale. L’eroina gialla non è altro che eroina di una colorazione giallina e che appare così perché contiene meno solventi che possano renderla completamente trasparente. L’eroina gialla contiene al suo interno non solo il principio attivo dello stupefacente, che in questi ultimi anni è aumentato esponenzialmente per via delle richiesta dei ‘consumatori’ e che arriva fino al 50% (mentre l’eroina ‘classica’ ne contiene l’1%), ma anche altre droghe artificiali o altri oppiodi o allucinogeni (destrometorfano, crack, coraina, carfentanil). Per via dei tagli, quindi per via della composizione, l’eroina gialla è da considerarsi molto pericolosa: basta infatti un mix squilibrato per provocare overdose in chi ne fa uso. Si parla di overdose quando il nostro corpo non tollera la quantità di sostanza che ci siamo iniettati: questo si traduce in perdita di coscienza, insufficienza respiratoria e morte che sopraggiungono nel giro di pochi minuti. Le persone maggiormente a rischio overdose sono coloro che non sono abituati ad assumere sostanze, per questo il corpo ha una minor tolleranza.

 

 

 

https://scienze.fanpage.it/eroina-gialla-cose-la-droga-che-in-italia-sta-uccidendo-gli-adolescenti-e-non-solo/

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Venezuela, anatomia di un fallimento.


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Il rapido fallimento del Bolivar «forte», che aveva eliminato cinque zeri alle banconote di Caracas, ha portato alla stampa di nuovi tagli da 5mila, 10mila e 20mila bolivar. Secondo la Caritas se nel 2014 una persona con il suo salario minimo poteva comprare 4 cartoni di uova a inizio 2019 non può permettersi nemmeno un cartone di due dozzine di uova. La caduta della produzione petrolifera è impressionante. In alcuni mesi del 2018 al largo delle coste venezuelane c’è stata un ingorgo di 80 petroliere all’ancora, molte delle quali non possono accedere ai porti per mancanza di personale nelle banchine. Decine di milioni di barili sono «stoccati» nei depositi in attesa di essere caricati. Molti i giacimenti chiusi con la produzione che in un anno è crollata di oltre il 50%, un dato accelerato dalla chiusura degli impianti Pdvsa (Petroleos de Venezuela) nei Caraibi. Ancora ad agosto del 2015, secondo dati dell’Iea (International Energy Agency) la produzione di greggio venezuelana è stata di 2,4 milioni di barili al giorno. A ottobre del 2018 questo valore si era quasi dimezzato a un livello di 1,4 milioni di barili.Data questa situazione generata dal Chavismo e da politiche populiste fuori controllo che hanno distrutto le basi produttive del Paese, si calcola che il 91% della popolazione venezuelana viva al di sotto della soglia di povertà e il 65% al di sotto di una soglia di estrema povertà. Secondo Amnesty International in Venezuela c’è carenza dall’80 al 90% delle forniture di medicinali, la metà degli ospedali non è operativa e c’è stato un calo del 50% del numero dei medici nei preside sanitari pubblici.L’Onu stima che i venezuelani che hanno lasciato il Paese raggiungeranno, nel corso del 2019, l’impressionante cifra di cinque milioni (un sesto della popolazione). La disoccupazione a fine 2018 ammontava al 34% della forza lavoro di circa 14milioni di persone. Il problema è che chi lavora non è in grado di sfamarsi. Il salario minimo di un mese di lavoro (a giugno 2018) era di 5milioni e 200mila bolivares. Al cambio nero questa somma vale circa 1,30 euro. Con il salario minimo è possibile acquistare: due dozzine di uova oppure mezzo hamburger, oppure 300g di caffé.

 

 

https://www.corriere.it/economia/cards/i-numeri-crisi-venezuela-anatomia-un-fallimento/pil-4-anni-si-ridotto-4-volte-passando-480-miliardi-dolalri-2014-93-miliardi-stima-2018.shtml

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Viktor Ullman, l’artista che compose 24 opere nel campo di concentramento


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“In nessun modo ci siamo seduti sulle sponde dei fiumi di Babilonia a piangere; il nostro rispetto per l’Arte era commisurato alla voglia di vivere. Ed io sono convinto che tutti coloro, nella vita come nell’arte, che lottano per imporre un ordine al Caos, saranno d’accordo con me”.

Appunto scritto da Viktor Ullmann a Theresiendstadt a pochi giorni  dal suo trasferimento ad Auschwitz. 

Vedere la luce, e generare arte, nel buio e nel terrore di un lager, con una volontà assolutamente solare, è impresa ardua che solo rare ed altissime personalità possono riuscire a compiere. Il campo di concentramento di Theresienstadt, chiamato anche ghetto di Terezín, fu un luogo di deportazione della Repubblica Ceca famoso perché aveva la più alta concentrazione di artisti ebrei.In questo internamento si svolgevano molteplici manifestazioni artistiche; nel campo avvenivano straordinarie performance culturali I nazisti tolleravano ciò, perché utilizzavano questo campo di concentramento come fiore all’occhiello di propaganda per il mondo, ma in realtà abbrutimenti, terrore fame e torture avvenivano anche qui. Accadeva tutto ciò, prima di essere successivamente portati nei lager della morte a scaglioni, come avvenne anche per Viktor Ullmann che morì poi ad Auschwitz per TBC, dopo essere stato un cardine di quelle manifestazioni.Difatti egli dopo una lunga assenza dal mondo musicale e compositivo, essendosi affacciato nell’attività interiore all’Antroposofia di Steiner a Dornach (curò per un periodo la libreria del Goetheanum fino a quando il nazismo creò problemi anche al mondo antroposofico), nonostante venisse da una famiglia ebrea convertita al cattolicesimo, venne deportato proprio a Theresienstadt ove compose 24 pezzi musicali, spesso scritti su fogli di carta igienica o in stralci di sacchi di juta. Viktor Ullmann era un musicista da orizzonti di linguaggio inimmaginabili; la sua musica venne intesa come “concentrazionaria”. Prima di questo, sempre per la difficoltà del periodo nazista, si arrangiò come critico musicale, dando lezioni di pianoforte. Questo musicista poco conosciuto e divulgato, ebbe una vita talmente ricca e straordinaria, sia artisticamente che spiritualmente, conclusasi tra una delle pagine più tragiche del ‘900, che meriterebbe più rilievo, attenzione e divulgazione storica.

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http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2721-viktor-ullman-l-artista-che-compose-24-opere-nel-campo-di-concentramento

http://jam.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/01/25/ullmann-e-gli-altri-qundo-la-musica-umilio-il-nazismo-a-terezin/?ref=fbpe

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Il libro nero dell’umanità.


Se è vero che la Shoah fu il genocidio per eccellenza, quello per cui è stato inventato questo termine, altri furono meno famosi, meno scientifici e con un numero minore di morti, ma avevano sempre il fine ultimo di cancellare dalla faccia della terra il nemico, o presunto tale.

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Shoah o Olocausto, lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti perché considerati “nemici della nazione tedesca” e non furono gli unici , furono sterminati anche zingari, omosessuali , oppositori politici e tanti altri. Si contano circa 15/20 milioni di morti

Aborigeni Australiani è forse uno dei più crudeli e dimenticati genocidi della storia perché era una popolazione prettamente pacifica. Fu un massacro talmente grande che i pochissimi Aborigeni rimasti hanno dimenticato la loro cultura, tradizioni, radici e lingua, insomma fu uno scempio.

Indiani del Nord e Sud America un altro genocidio “perfetto” insieme a quello sopra citato , perché furono tutti massacrati dal primo all’ultimo senza pietà , oggi non ci sono più le loro tradizioni, lingue, insomma le loro radici, anche se loro sono ancora ricordati tutt’oggi in film, giornali e piazze per ricordare al mondo intero per sempre quello che è stato capace di fare.

Il genocidio dei Catarifatto dalla Chiesa cattolica. Gli ultimi catari donne e bambini furono massacrati per ordine del vicario Vaticano che ordinò ai soldati: “Uccideteli tutti, poi quando saranno morti, sarà Dio a giudicare se sono eretici o no”. Insomma anche questo evento fu una vergogna per la popolazione mondiale.

Il genocidio del Ruanda, avvenuto solo pochi anni fa, milioni di morti a colpi di machete, solo per una differenza etnica.

Genocidio Ucrainoil genocidio ricordato perché fu per opera di Stalin  forse è stato un enorme errore di giudizio economico dal dittatore sovietico, che tolse il cibo agli ucraini per mandarlo in altre destinazioni, furono milioni i morti a causa della fame. Errore molto grossolano sul quale ci sarebbe molto da discutere.

Genocidio armeno: fatto dai turchi, che consideravano gli armeni ‘nemici della patria’.

Genocidio dei Greci fatto sempre per opera dei turchi sui greci abitanti in Turchia.

Genocidio Rom, gli zingari da sempre sono stati perseguitati in quanto ‘popolo nomade’ quindi diverso dai popoli europei, ma fu nel XX° secolo che vennero  considerati dai nazisti inferiori agli esseri umani , quindi un problema da risolvere e che fu risolto mettendoli in campi di concentramento e di sterminio. Ne morirono centinaia di migliaia.

Olocausto nero, è così che viene chiamata la deportazione e lo sterminio di 10 milioni di schiavi neri , strappati dalla loro terra e portati in America.

Pol Pot in Cambogia: 3 milioni di morti, un orrore senza fine preparato all’inizio per ragioni politiche , poi in un susseguirsi di atrocità sempre maggiori e dalla follia di un capo comunista.

Genocidio in Congo: fatto dai Belgi – o meglio – per opera di Re Leopoldo di Belgio che aveva degli enormi possedimenti di terra di sua proprietà. Qui migliaia di persone vennero torturate ed uccise per scopi commerciali.

Per non dimenticare la stessa Italia o meglio impero Romano che uccise circa 2 milioni di Galli , la distruzione di Cartagine che si estinse e ricomparse solo dopo secoli , e i sopravvissuti divennero schiavi.

 

 

https://mienewsblog.altervista.org/2017-01-06-i-piu-grandi-massacri-della-storia/

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Auschwitz. Una fabbrica della morte efficientissima.


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Auschwitz, la fabbrica di morte: produsse oltre un milione di vittime. Il 90% erano ebrei, ma tra quelle mura finirono anche polacchi, russi, Rom, Sinti, omosessuali e testimoni di Geova. I primi deportati iniziarono ad arrivare già nel 1940. Giunti a destinazione, sotto gli occhi del “personale medico” delle SS, avveniva la prima tragica selezione: mediamente solo il 25% dei deportati era dichiarato abile al lavoro, il restante 75% (donne, bambini, anziani, madri con figli) era automaticamente condannato a morte.

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I (pochi) prigionieri dichiarati abili al lavoro venivano invece spogliati, rasati e rivestiti di una casacca, un paio di pantaloni e un paio di zoccoli. Sul loro avambraccio sinistro era tatuato un numero ed era associato un contrassegno colorato che identificava le diverse categorie di detenuti: ebrei, Rom, Sinti, testimoni di Geova, asociali, omosessuali, criminali e prigionieri politici.

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Il loro compito da quel momento in poi era lavorare fino allo stremo delle forze per numerose ditte tedesche – tra cui la Siemens, la I.G.Farben (che produceva lo Zyklon B, il gas usato per lo sterminio) – o nelle cave, nell’agricoltura e nelle ditte legate all’industria bellica.

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I campi erano organizzati in aree: c’era l’ospedale, la cucina, l’ufficio della Gestapo, la prigione, la zona riservata agli esperimenti e il reparto dei forni crematori.Vicino c’erano le baracche dei deportati divisi tra uomini e donne, con letti a castello a tre piani (su cui dormivano ammassati più prigionieri), il lavatoio e le latrine.

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Un deportato in queste condizioni, lavorando 12 ore al giorno, sottonutrito, sottoposto al freddo, alle malattie e alle violenze, resisteva in media sei mesi.

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Il 27 gennaio 1945 il campo fu liberato con circa 7.000 prigionieri ancora in vita. Per loro ricominciava una nuova esistenza,

 

 

 

 

https://www.focus.it/cultura/storia/shoah-olocausto-ebrei-giornata-della-memoria-il-campo-di-auschwitz

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Giorno della memoria: “Aprile” di Anne Frank.


Prova anche tu,/ una volta che ti senti solo/ o infelice o triste,/ a guardare fuori dalla soffitta/ quando il tempo è così bello./  Non le case o i tetti, ma il cielo./  Finché potrai guardare/ il cielo senza timori,/ sarai sicuro/ di essere puro dentro/ e tornerai/ ad essere Felice.

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Quando Anne comincia il suo diario, nel 1942, aveva appena compiuto tredici anni. Il piccolo quaderno le viene regalato il giorno del suo compleanno, il 12 giugno: fuori c’è la guerra e l’Olanda già da due anni è in mano ai tedeschi, ma Anna ha solo tredici anni, e inizia la sua corrispondenza immaginaria con Kitty piena di entusiasmo e speranze per il futuro. Parla della scuola, delle sue sorelle e della vita clandestina a cui lei e la sua famiglia sono costretti. Pensieri, timori e speranze che la piccola sceglie di non tenere per sé, immaginando il foglio bianco come una cara amica a cui raccontare la propria vita, inconsapevole che un giorno quel Diario sarebbe divenuto un documento fondamentale per ricostruire milioni di altre storie tragicamente simili alla sua. Poche pagine, e all’immagine della scuola, dei compagni e di amori più o meno ideali, si sostituisce la storia della lunga clandestinità.

Dall’inizio del “Diario” passano due anni, e la piccola Anne rimane nascosta insieme ai suoi cari al numero 263 della Prinsengracht: la quotidianità è scandita dalla paura, dalle notizie di morte che arrivano dall’esterno, ma la giovane riempie di parole la sua solitudine e legge, legge moltissimo, crescendo insieme a quelle pagine che tanto meticolosamente continua a riempire di sé. Poi la mattina del 4 agosto del 1944 i tedeschi fanno irruzione nell’alloggio segreto dei Frank, che fino ad allora era rimasto nascosto da uno scaffale girevole e da una porta segreta. La famiglia viene arrestata e, dopo una notte di prigione a Weteringschans, viene tradotta nel campo di concentramento di Westerbork: morirà a Bergen-Belsen qualche mese dopo. Degli ultimi mesi di vita di Anna sappiamo poco, tramite le sporadiche testimonianze di alcuni compagni di prigionia sopravvissuti all’orrore nazista.

 

 

 

https://www.fanpage.it/giorno-della-memoria-aprile-di-anne-frank-e-la-poesia-da-rileggere-per-capire-la-shoah/

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 Pavel Fomenko e le tigri siberiane.


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La tigre siberiana è la regina delle tigri, forse la più bella. Sicuramente la più maestosa e possente: la sua folta pelliccia le permette di vivere a latitudini estreme, le sue grosse zampe le consentono di muoversi agevolmente anche sulla neve, gli esemplari maschi possono arrivare a pesare fino a 300 chili. Ma è anche la più a rischio. Per colpa dell’uomo, che direttamente e indirettamente sembra averle dichiarato guerra. Direttamente con il bracconaggio, per lucrare sulla vendita delle pelli e di altre parti del suo corpo, particolarmente richieste dalla medicina tradizionale orientale che attribuisce poteri curativi miracolosi, oltre che afrodisiaci, a tessuti, denti e organi di questo animale. Ma anche indirettamente, compromettendo gli ambienti in cui la tigre un tempo regnava incontrastata. L’uomo ha distrutto le sue foreste, ha cacciato e caccia le prede di cui si nutre. Si vendica, quando per i motivi di cui sopra la tigre si spinge troppo vicino alle aree abitate e attacca, per fame, gli animali da allevamento. E, non ultimo, la uccide casualmente in incidenti stradali. Sono 7 le sottospecie di tigre al mondo, di questa ne sopravvivono in natura meno di 500 esemplari: la maggior parte, circa 430, in Russia orientale; il resto in Cina.

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Pavel Fomenko è un ranger con una formazione da scienziato ed esperto di diritto della fauna selvatica, e alle tigri sta dedicando la sua vita. Abitando i loro stessi ambienti. Preoccupandosi di tenere a bada i bracconieri. Organizzando i soccorsi quando si imbatte in esemplari feriti.  Pavel vive tra le tigri, anche se non a diretto contatto con loro. La tundra non è un giardino zoologico o un parco avventura e gli animali selvatici devono restare tali perché possano mantenere la capacità di sopravvivere. Pavel  ha fermato diversi bracconieri, sequestrato armi e svolto un ruolo attivo nelle indagini penali. Aiuta gli specialisti a determinare le cause della morte dei felini. I risultati del suo lavoro sono prove nei processi e possono decidere i destini  dei bracconieri.

 

https://www.corriere.it/animali/18_dicembre_09/pavel-fomenko-l-uomo-che-salva-tigri-siberiane-bracconieri-c9302174-fb94-11e8-b5c8-9e33310709fc.shtml

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Il fratello maggiore


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 È meglio non dimenticare che al rispetto delle regole è chiamato non solo il cittadino anche – e prima di tutti – chi le emana.

In nessun Paese, fra quelli considerati civili, è forte quanto in Italia la sensazione che la pubblica amministrazione si comporti in maniera scorretta nei confronti dei cittadini. In altri Paesi questa sensazione è addirittura assente, e la pubblica autorità è sentita come francamente amica. Che cosa fa nascere questa sensazione? Fatti precisi. Certo, all’interno di ampi spazi di amministrazione saggia e corretta.  Purtroppo un atteggiamento di non piena correttezza permane in molti casi, ed è ancora da debellare. Non si tratta solo di inefficienze e disservizi dovuti alla negligenza di questo o quel pubblico dipendente, ma in alcuni casi proprio di decisioni prese dall’amministrazione, che rivelano l’intenzione di ingannare i cittadini.  Ad esempio: ci sono pratiche giacenti presso uffici per tempi molto lunghi, che impediscono agli interessati di procedere con legittimi progetti e aspirazioni. Tutti pagano una cosiddetta tassa sui rifiuti, che salvo casi fortunatissimi non dipende dalla produzione di spazzatura ma dai metri quadrati dell’abitazione, e quindi solo per inganno è una tassa sui rifiuti: in realtà è una tassa sulla casa.  I cronici ritardi dei mezzi pubblici (oltre ad altre loro inadempienze, per esempio riguardanti la manutenzione dei mezzi stessi) infliggono gravi danni ai viaggiatori. Le sanzioni per violazioni del codice della strada sono spesso ottenute mediante prassi astute, ad esempio installando autovelox seminascosti o preparando agguati dei poliziotti con il misuratore tenuto a mano subito dietro a curve o altri ostacoli per la vista.  I cantieri pubblici vengono aperti e poi abbandonati, al punto che il danno creato ai cittadini sembra quasi esserne la funzione principale. Nella sanità pubblica, che spesso è esemplare, in alcuni casi però si riempiono fino al limite teorico le agende degli ambulatori e dei reparti ospedalieri, mentre nel contempo si riduce il personale. La pubblica amministrazione deve comportarsi come un fratello maggiore e dare il buon esempio affinchè i cittadini siano motivati e rispettino le regole.

 

http://temi.repubblica.it/micromega-online/le-parole-della-laicita-rispetto-delle-regole/?fbclid=IwAR16ut5pEmAaNtUGErZcksoATHoMtIQf4Vmcjij17035WbeDJgp3gXfbxr4

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Guido Rossa, 40 anni dall’assassinio


La mattina del 24 gennaio 1979, a Genova, Guido Rossa – 43 anni, operaio all’Italsider, sindacalista della Cgil e militante del Pci  fu ucciso da tre sicari delle Brigate rosse: Vincenzo Guagliardo, Riccardo Dura e Lorenzo Carpi.  Aveva denunciato un terrorista infiltrato, visto mentre lasciava in fabbrica volantini con la stella a cinque punte. Così quell’operaio comunista – che non aveva alcuna scorta nonostante le minacce ricevute dopo la denuncia – fu sacrificato sull’altare dell’odio. Oggi nella lista dei trenta ex terroristi ancora ricercati c’è anche uno dei suoi assassini. È Carpi. In quegli anni di piombo era un 25enne. Oggi non si sa neppure se è vivo; di certo, si sa che non è mai stato catturato e che non ha scontato neppure un giorno dell’ergastolo inflittogli.

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L’omicidio di Rossa segna una svolta nella storia delle Brigate Rosse, che da quel momento non riusciranno più a trovare le stesse aperture nei confronti dell’organizzazione interna del proletariato di fabbrica.Il delitto tolse gli ultimi alibi a tanti che, a sinistra del Pci, simpatizzavano per le imprese dei terroristi oppure li consideravano “compagni che sbagliano”. I “militanti armati” si rivelarono per quello che erano: fanatici assassini, per giunta vulnerabili a infiltrazioni da parte chi (è il caso del rapimento e dell’uccisione del presidente della Dc Aldo Moro, nel 1978) probabilmente li ha usati come killer, più o meno a loro insaputa.

 

 

 

 

 

https://www.strisciarossa.it/guido-rossa-40-anni-dopo-lassassinio-alcuni-punti-oscuri-ancora-da-chiarire/

 

 

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Caffè: il 60% delle varietà selvatiche è a rischio estinzione


La maggior parte delle varietà selvatiche di caffè potrebbe andare definitivamente perduta nei prossimi decenni, a causa di un mix letale di cause di cui fanno parte deforestazione, cambiamenti climatici e parassitosi.

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C’è preoccupazione anche sulle piantagioni commerciali, oggi dominate da due specie prevalenti: arabica (Coffea arabica) e robusta (Coffea canephora). La prima è sensibile alle alte temperature, la seconda all’aridità del suolo. Le 124 varietà di piante selvatiche del caffè potrebbero aiutare i coltivatori a potenziare la resistenza verso l’uno o l’altro tratto, ma con meno specie a disposizione, anche le opzioni per rafforzare arabica e robusta contro le condizioni ostili diminuirebbero.

Il 72% delle specie selvatiche di caffè cresce in aree protette, tuttavia questi paletti sulla conservazione rimangono spesso soltanto “sulla carta”, perché queste stesse zone non sono immuni da deforestazione e cambiamenti climatici. Mantenere la diversità genetica del caffè fuori dai suoi habitat naturale è difficile e molto costoso.

In Paesi come l’Etiopia, dove un quarto della popolazione vive delle attività legate al caffè, occorre trovare soluzioni con urgenza: una di quelle oggi sperimentate è la suddivisione delle foreste in cui crescono le varietà selvatiche in aree più piccole e facili da monitorare. L’onere di preservare le specie più a rischio non può spettare soltanto ai Paesi produttori. Se tutti beneficiano del caffè, tutti dovrebbero contribuire.

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/caffe-60percento-varieta-selvatiche-a-rischio-estinzione

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Una risorsa non rinnovabile.


 

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Il suolo è una risorsa non rinnovabile  che l’uomo, con le sue attività, ‘consuma’: le strade, le ferrovie, i porti, le industrie occupano porzioni di territorio trasformandole in modo pressoché irreversibile. Il ritmo di questi processi è cresciuto parallelamente allo sviluppo delle economie: quello del consumo di suolo è un fenomeno globale, ma è più problematico nei paesi di antica e intensa antropizzazione come l’Italia, in cui, per la scarsità di suolo edificabile, l’avanzata dell’urbanizzazione contende il terreno all’agricoltura e spinge all’occupazione di aree sempre più marginali, se non addirittura non adatte all’insediamento, come quelle a rischio idrogeologico.

Nel nostro Paese è ancora fortissima la tendenza a cementificare disordinatamente il suolo libero: l’abusivismo edilizio in particolare nel Sud, la crescita a macchia d’olio delle città, l’integrale urbanizzazione di lunghi tratti delle coste hanno segnato lo sviluppo territoriale dell’Italia contemporanea. L’urbanizzazione si manifesta in forme sempre pervasive e complesse e ha conosciuto, negli ultimi decenni, un’accelerazione senza precedenti, consideriamo autonoma rispetto agli andamenti demografici ed economici “. Si costruisce, infatti, per altre ragioni: per portare soldi nelle casse dei Comuni, per la mancanza di un servizio in affitto, Anche strade e autostrade, spesso, si realizzano per rendere fabbricabili le aree attraversate. Una tendenza che ci allontana dalle migliori esperienze europee,

 

 

https://www.legambiente.it/temi/territorio/consumo-di-suolo?page=4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.legambiente.it/temi/territorio/consumo-di-suolo?page=4

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Luna rossa incanta


 

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la Luna si è trovata nel punto più vicino alla Terra (perigeo) ed è apparsa leggermente più grande e più luminosa (da qui il termine poco amato dagli astronomi “Superluna”) ed ha assunto la tipica colorazione rossastra.
Lo spettacolo della Superluna rossa è stato ammirato in America e nelle regioni occidentali dell’Africa e dell’Europa, Italia inclusa.

La Luna, in fase di plenilunio e alla minima distanza dalla Terra (357.344 km), si è trovata nel cono d’ombra creato dal nostro pianeta, che si interpone tra il satellite e il Sole.
L’allineamento Sole-Terra-Luna dà vita a un’eclissi lunare totale.

L’eclissi totale di Luna si verifica quando il nostro satellite transita completamente attraverso il cono d’ombra prodotto dalla Terra. Il motivo del colore rossastro è da ricercarsi nella luce riflessa dal nostro pianeta sul satellite.

Il nostro satellite ha iniziato a velarsi alle 03:36, entrando nella zona di penombra; alle 04:33 è entrato nel cono d’ombra della Terra, per finire alle 05:41, quando l’eclissi è stata totale, regalandoci una Luna dal caratteristico colore rossastro. Il massimo del fenomeno è stato osservato alle 06:12. Alle 06:43 la Luna ha iniziato ad uscire dal cono d’ombra, pochi minuti prima di sprofondare sotto l’orizzonte, impedendoci di ammirare dall’Italia le ultime fasi dell’eclissi, che comunque sarebbero state invisibili per l’arrivo dell’alba.
Per approfondire http://www.meteoweb.eu/foto/eclissi-21-gennaio-2019-luna-rossa/id/1209643/#1SoqgikEMqEmBr73.99

 

 

 

http://www.meteoweb.eu/foto/eclissi-21-gennaio-2019-luna-rossa/id/1209643/#1

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La grande disuguaglianza.


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L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%.

In Italia a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta.

Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%.

Ogni due giorni nasce un nuovo miliardario: ma a fare le spese sono i più poveri e vulnerabili, molto spesso donne. Il costante incremento dei profitti di azionisti e top manager infatti corrisponde a un peggioramento altrettanto costante dei salari e delle condizioni dei lavoratori.  I colpevoli principali: La forsennata corsa alla riduzione del costo del lavoro che porta all’erosione delle retribuzioni; La colpevole negligenza verso i diritti dei lavoratori e la drastica limitazione del loro potere di contrattazione nel mercato globale; I processi di esternalizzazione lungo le filiere globali di produzione; La massimizzazione ‘ad ogni costo’ degli utili d’impresa a vantaggio di emolumenti e incentivi concessi ai top-manager; La forte influenza esercitata da portatori di interessi privati, capace di condizionare le politiche.

Come porre fine a disuguaglianza e povertà

Incentivare modelli imprenditoriali che adottino politiche di maggiore equità retributiva e sostengano livelli salariali dignitosi; Introdurre un tetto agli stipendi dei top-manager così che il divario retributivo non superi il rapporto 20:1 ed eliminare il gap di genereProteggere i diritti dei lavoratori specialmente delle categorie più vulnerabili: lavoratori domestici, migranti e del settore informale, in particolare garantendo loro il diritto di associazione sindacale; Assicurare che i ricchi e le grandi corporation paghino la giusta quota di tasse, attraverso una maggiore progressività fiscale e misure solide di contrasto all’evasione ed elusione fiscale; Aumentare la spesa pubblica per servizi come sanità, istruzione e sicurezza sociale a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione.

 

https://www.oxfamitalia.org/la-grande-disuguaglianza/

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Basta vittimismi, l’Africa si scuota


«Se gli africani vogliono alzarsi e camminare dovranno, presto o tardi, guardare da un’altra parte rispetto all’Europa. Essa non è certo un mondo in via di sparizione ma, stanca, rappresenta ormai il mondo della vita in declino e dei molti tramonti. Qui lo spirito è annacquato, corroso dalle forme più forti di pessimismo, di nichilismo e di superficialità» 

Achille Mbembe 

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Achille Mbembe, classe 1957 in Camerun. Attualmente è professore di storia e scienze politiche all’Università del Witwatersrand a Johannesburg e ricercatore al Wits Institute for Social and Economic Research sempre in Sud Africa. Secondo Achille Mbembe oggi sarebbe suonata la campana per i nazionalismi africani che recano l’impronta del Novecento. Sarebbe inutile riproporli come modello di emancipazione. Essi non sarebbero che la proiezione dei nazionalismi europei dell’Ottocento su cui germogliò la colonizzazione. E di conseguenza sarebbero inutili per l’Africa. Il sogno di emancipazione africana è stato solo un esercizio mimetico della violenza delle razze messa in azione dalla colonizzazione. Oggi occorrerebbe dunque lasciarsi alle spalle i miti del panafricanismo e della negritudine, che sulla cultura europea facevano aggio. Bisognerebbe invece alzare il vessillo di quello che Mbembe chiama afropolitismo. Nei disegni del filosofo di Malandè l’afropolitismo non intende essere un’ideologia confezionata al modo di quelle del passato. Esso è un’attitudine. Si presenta come «una stilistica e una politica, un’estetica e una particolare poetica del mondo. È un modo di stare al mondo che rifiuta, di principio, qualsiasi forma di identità vittimaria».

Solo abbandonando i riflessi condizionati del passato e gli sterili j’accusecontro gli sfruttatori di ieri e di oggi diventerà possibile per l’Africa scrollarsi di dosso idee che attingono al bagaglio culturale vetero-europeo come la solidarietà razziale esaltata dal panafricanismo. Per rianimare lo spirito dell’Africa occorre ispirare la possibilità di un’arte, di una filosofia, di un’estetica che possano dire qualcosa di nuovo e significante per il mondo intero.  È  importante sapere come costituire nuove forme del reale, forme fluttuanti, mobili. Per Mbembe la vera posta in gioco è la liberazione dell’immaginario africano dai diktat economicisti. L’Africa deve scuotersi dalle spalle visioni del mondo che non le appartengono. L’afropolitismo, secondo Mbembe, potrebbe essere la chiave di volta per essere all’altezza dei tempi attuali. Sposando il cosmopolitismo con le identità multiple e sovrapposte, caratteristiche della cultura africana, il Continente nero lascerà in eredità il suo contributo in difesa di un mondo ricco e plurale sottratto alla omologazione.

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/basta-vittimismi-lafrica-si-scuota

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30 anni fa il massacro di Piazza Tienanmen.


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Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 i carri armati dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese uccisero a Piazza Tienanmen centinaia di persone, mettendo fine alle proteste degli studenti che reclamavano la democrazia. La protesta a piazza Tienanmen era iniziata un mese e mezzo prima, il 15 aprile. In quell’anno, quello della caduta del Muro, molti regimi comunisti furono rovesciati in Europa.   Studenti provenienti da più di 40 università marciarono su piazza Tienanmen il 27 Aprile, dove furono raggiunti da operai, intellettuali e funzionari pubblici. A maggio più di un milione di persone riempì la piazza, luogo in cui nel 1949 Mao Zedong aveva dichiarato la nascita della Repubblica Popolare Cinese. Il 20 Maggio il governo impose la legge marziale a Pechino. Truppe corazzate furono inviate per disperdere i manifestanti.

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Le forze governative di fronte all’immensa folla presente si ritirarono, poi Deng Xiaoping all’epoca capo della Commissione militare, uno dei maggiori leader del paese, diede ordine di far fuoco. Il risultato fu un massacro il cui bilancio ufficiale non è ancora stato accertato, poiché il governo cinese non ha finora mai reso pubblico alcun documento in merito ai fatti.  La foto simbolo della protesta è quella di uno studente che da solo e completamente disarmato si para davanti a una colonna di carri armati per fermarli, passato alla storia come il Rivoltoso sconosciuto.

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/29-anni-fa-il-massacro-di-Piazza-Tienanmen-47df3b50-1be2-47b1-91eb-ff5f51d963a3.html#foto-1

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Morire di speranza.


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Tentavano di portare, nell’incognita di quel viaggio, un pezzettino di passato ancora con sé. Per non scomparire. Insegnando che si può morire con la speranza ancora addosso. Il corpo di un ragazzo con in tasca  un sacchetto di terra del suo paese, l’Eritrea; quello di un altro, proveniente dal Ghana, con addosso una tessera della biblioteca; i resti di un bambino che veste ancora un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e in francese. Sono i corpi delle vittime del Mediterraneo, morti nel tentativo di arrivare nel nostro paese su barconi fatiscenti. A molte di queste vittime è stata negata anche l’identità.

“Naufraghi senza volto”, di Cristina Cattaneo racconta, attraverso il vissuto di un medico legale, il tentativo di un Paese di dare un nome alle vittime dimenticate da tutti, i corpi degli immigrati, e come questi più eloquenti dei vivi, testimonino la violenza e la disperazione del nostro tempo.

L’emergenza umanitaria di migranti che attraversano il Mediterraneo ha restituito alle spiagge europee decine di migliaia di cadaveri, oltre la metà dei quali non sono mai stati identificati. E’ il vissuto dei 368 migranti morti il 13 ottobre 2013 a poche bracciate da Lampedusa, mentre il loro barcone è colato a picco intrappolando quasi tutti.  A osservare il barcone, portato all’asciutto, appare come un’arca che non ha saputo proteggere il carico di vite e di sogni perduti

 

 

 

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/i-fantasma-del-mediterraneo

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La terza grande industria italiana.


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Incredibili i numeri del gioco d’azzardo in Italia divenuto un vero e proprio marchio, una società enorme, e definito come la terza grande industria nostrana dopo Eni e Fiat. Al vertice della catena troviamo Sistema Gioco Italia, fondata nel 2012 e che raggruppa l’80% di costruttori italiani di slot. Dall’altra invece l’Associazione Concessionari Apparecchi da Intrattenimento fondata nel 2006 da un gruppo composto da BNL, Sogei, Olivetti, Alenia, Mael, Federazione italiana tabaccai e Cni.

La filiera italiana  rappresenta oltre il 15% del mercato europeo, il 5% del mercato mondiale e il 23% del mercato relativo al gioco online.I numeri, da capogiro, non finiscono qui. Se si pensa agli addetti ai lavori e alle figure professionali che orbitano intorno a questo mondo (dipendenti dei concessionari, dei gestori e dei produttori di macchine, rappresentanti e installatori, lavoratori dell’indotto e forza lavoro nei punti di vendita per la coordinazione dell’attività di gioco) si arriva ad un impegno complessivo di circa 150.000-200.000 persone. La cui posizione è ora messa a serio repentaglio dall’approvazione del Decreto Dignità, che prevede il divieto assoluto di pubblicità del gioco d’azzardo.

La spesa complessiva lorda per il gioco nel 2016 era stata di 96 miliardi di euro (ai quali però occorreva sottrarre 77 miliardi di vincite pagate per determinare la spesa netta) con ben 9 miliardi andati sotto forma di gettito erariale allo Stato.

Lo scorso anno è stato ancora di crescita: la spesa lorda complessiva ha sfondato il muro dei 100 miliardi di euro (facendo registrare un +4.6% rispetto al 2016) dove a farla da padrone sono sia gli apparecchi da intrattenimento e dalle video-lotterie, che da soli raggiungono i 48.5 miliardi di euro complessivi, che il comparto online.

 

https://www.quotidianodigela.it/lindustria-del-gioco-dazzardo-in-italia-un-vero-e-proprio-brand/

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Buon compleanno, Popeye.


 

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Era il 17 gennaio 1929 quando faceva il suo esordio assoluto Popeye, un apparentemente burbero marinaio gentile, capace di diventare estremamente forte e di proteggere i più deboli ingurgitando i portentosi spinaci.Firmato dal fumettista Elzie Crisle Segar, quello che da noi è conosciuto come Braccio di Ferro è riconoscibile da giovani e non più giovanissimi: vestito da marinaio con immancabile cappellino, braccio muscoloso con ancore tatuate, pipa in bocca e viso caratterizzato dall’occhio guercio. E poi, nonostante il corpo mingherlino rispetto al rivale Bruto, la capacità di aiutare i più deboli per difenderli dai soprusi dei prepotenti.

Dal suo debutto, Popeye si è imposto in tantissimi media: dal fumetto al cartone animato, passando per il film al cinema del 1980 in cui fu il leggendario Robin Williams, diretto da Robert Altman, a dare le fattezze in carne e ossa al celeberrimo marinaio. Popeye è divenuto un vero e proprio fenomeno sociale, al punto che in giro per il mondo ci sono diverse statue dedicate al personaggio. Alcune delle più note si trovano in Texas e Arkansas – fu il modo dei coltivatori e industriali locali di ringraziare il personaggio, che portò, neanche a dirlo, a un boom per il mercato degli spinaci.

 

 

https://www.spaziogames.it/buon-compleanno-popeye-braccio-di-ferro-compie-90-anni/

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Un modello economico circolare.


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Quello dell’obsolescenza programmata, il ciclo di vita forzatamente “a breve scadenza” degli elettrodomestici, è un meccanismo che contraddistingue l’attuale economia di mercato, ma che nuoce all’ambiente in termini di emissioni CO2: quella rilasciata per produrre e distribuire i nuovi dispositivi ce la potremmo, in molti casi, risparmiare.

Nel mese di gennaio gli Stati membri dell’Unione Europea voteranno una serie di proposte di revisione alla Ecodesign Directive,  una legge del 2009 che regola gli standard di sostenibilità ed efficienza dei prodotti industriali venduti nell’Unione. L’obiettivo è obbligare le case manifatturiere a produrre beni più solidi e di lunga durata, e che siano facilmente riparabili. Le proposte riguarderanno l’illuminazione, i televisori e i grandi elettrodomestici come frigoriferi, lavastoviglie e lavatrici.

Un primo passo verso un modello economico diverso, circolare, in cui il prodotto possa essere riparato, riutilizzato e infine riciclato.

 

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/il-diritto-a-riparare-gli-elettrodomestici-voto-ue

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Trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino


Il crollo del  Muro di Berlino nel  1989, sancisce la nascita della Germania unita ed è considerato il simbolo della fine dei regimi comunisti in Europa.
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Il Muro di Berlino era stato fatto costruire il 13 agosto 1961 dal governo della Germania Est per evitare che gli abitanti della Berlino Ovest potessero circolare liberamente proprio nella Germania Est. Il Muro era lungo più di 100 Km  e spezzava in due la città di Berlino. Dal momento della sua costruzione, anche persone della stessa famiglia erano state divise tra chi viveva nella Berlino Est e chi nella Berlino Ovest. Molte sono state, negli anni, le persone uccise perché stavano cercando di scavalcare il muro per passare nella Berlino Ovest.
Fall of the Berlin Wall

Il 9 novembre 1989 il Governo della Germania Est ha annunciato l’apertura della “frontiera” tra Berlino Est ed Ovest. E migliaia di persone si arrampicarono sul muro per raggiungere Berlino Ovest. Nelle settimane successive molte parti del muro sono state portate via dalla popolazione, finalmente in festa per la ritrovata libertà di poter passare da una parte all’altra della città (e della Germania intera) senza il pericolo di essere arrestato o ucciso.

 

https://www.studenti.it/foto/le-50-date-piu-importanti-della-storia/crollo-muro-di-berlino.html

 

 

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Chi è stato Cesare Battisti, il patriota a cui è dedicata una strada in ogni città italiana.


Nato cittadino austriaco nel 1875, a Trento, vi morì il 12 luglio 1916. Fu un patriota, giornalista, politico socialista e irredentista italiano. Tutta la sua esistenza pubblica e privata fu attraversata dalla questione triestina come luogo conteso tra Austria e Italia. Tant’è che da deputato al Parlamento di Vienna, Battisti combatté per ottenere l’autonomia amministrativa del Trentino e la costruzione di un’università italiana.

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Con lo scoppio della Grande Guerra si arruolò negli Alpini e combatté dalla parte italiana. Catturato durante gli scontri da una truppa di montagna dell’esercito austriaco, fu processato e impiccato per alto tradimento in quanto membro della Camera dei deputati d’Austria passato all’esercito italiano. Motivo per cui è considerato un eroe nazionale e uno dei maggiori esponenti dell’irredentismo del nostro Paese.

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La strumentalizzazione del fascismo
Al punto che nel 1926, preso il potere, Benito Mussolini decise di far erigere a Bolzano, al posto del Monumento ai Kaiserjäger, un Monumento a Cesare Battisti. L’opera di Marcello Piacentini fu inaugurata nel 1928 e fu sin dall’iinizio oggetto di dure polemiche causate dalla protesta della moglie di Battisti, Ernesta Bittanti, che non considerava una buona causa la strumentalizzazione per mano del regime fascista di suo marito e dei suoi ideali. A novant’anni dall’inaugurazione di quel monumento, oggi Cesare Battisti è per gli italiani un nome scolpito sul marmo di una targa che indica una strada. E ogni volta che il Cesare Battisti ex terrorista viene fuori, ecco che ce ne ricordiamo. Ma sarebbe bene sempre ricordare che non si tratta della stessa persona.

 

 

https://www.fanpage.it/chi-e-cesare-battisti-il-patriota-a-cui-e-dedicata-una-strada-in-ogni-citta-italiana/

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Cent’anni dall’eclisse di Sole che diede ragione ad Einstein


Il fatto si verifica il 29 Maggio del 1919. Ma verrà riportato dal Times solo il 7 Novembre successivo, con un titolo che comunque susciterà grandissimo clamore: “Rivoluzione nella scienza / Nuova teoria dell’Universo / Sovvertite le idee di Newton”. La nuova teoria era quella della relatività di  Einstein, che aveva avuto una prima straordinaria conferma sperimentale da un’eclisse di sole verificatasi appunto il 29 Maggio di quell’anno.
Fino ad allora la teoria di Einstein veniva semplicemente discussa e postulata senza alcun esperimento concreto che la potesse confermare, ed ovviamente questa assenza di verifiche sperimentali ne aveva fatto l’oggetto di infinite discussioni improntate ad un diffuso scetticismo da parte del mondo accademico e scientifico più tradizionale.
Ma nel Maggio 1919 l’astronomo inglese sir Arthur Eddington (1882-1944) ebbe l’idea di tentare una prima “misurazione” sperimentale della teoria di Einstein, approfittando di un’eclisse di Sole.

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Se la teoria della relatività era esatta, la massa del Sole avrebbe dovuto “incurvare” la luce proveniente dalle stelle più lontane dalla Terra.
Se così fosse sarebbe bastato misurare la posizione di una stella nel momento dell’eclisse, ovvero quanto la massa del Sole si frappone fra la stessa stella e la Terra, e quindi verificare successivamente la posizione della stessa stella quando il Sole si trova invece dall’altra parte del pianeta (e non interferisce più con la propria massa fra la Terra e la stella)Per studiare l’eclisse Eddington si reca nella Isole Principe di fronte alla Nuova Guinea. Da qui misura la posizione della stella prescelta durante l’eclisse, ed invia un telegramma ai suoi collaboratori in Europa con una sola parola “Speriamo”.
Al suo ritorno in Inghilterra, dopo alcuni mesi, confronta la lastra fotografica della stella durante l’eclisse, con quella della stessa stella ripresa successivamente quando il Sole non si trovava più fra la Terra e quella porzione del firmamento. Dal confronto appare evidente che la deviazione della luce si è verificata. Einstein aveva ragione. Il risultato dell’osservazione viene presentato ad una riunione congiunta della Royal Society e della Royal Astronomical Society il 6 Novembre 1919. Il presidente della stessa Royal Society al termine dell’esposizione, J.J. Thomson, non si tratterrà dall’affermare che “Questo risultato è una delle conquiste più alte del pensiero umano”.
Il giorno dopo il Times riporterà con enfasi la notizia, ed il 28 Novembre ospiterà un articolo dello stesso Einstein che illustrerà per la prima volta in termini divulgativi la sua teoria della relatività.

 

http://www.telesanterno.com/29-maggio-1919-uneclisse-di-sole-da-ragione-ad-einstein-0529.html

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Il simbolo della Primavera di Praga


La morte del giovane praghese dopo tre giorni di agonia. Si era dato fuoco per protestare contro l’invasione sovietica nella sua città.Il 16 gennaio 1969  nella Piazza San Venceslao.

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Jan Palach si ribellò con la reazione più drammatica, trasformandosi in una torcia. La torcia n.1. Si immolò per lanciare un grido nell’Europa che guardava l’esperienza – repressa militarmente dalle truppe dell’Unione Sovietica e delle nazioni che aderivano al Patto di Varsavia – di una nuova speranza per un intero popolo. Una generazione aveva visto infrangersi il sogno di una Patria differente, costruita su una comunità nazionale più propensa al pluralismo e alle libertà di espressione.Lui si liberò dal totalitarismo e dall’oppressione dei popoli a costo della vita, anticipando il primo segnale di cedimento dei regimi comunisti dell’est Europa. Poi arrivarono il 1989, il crollo del Muro, l’insurrezione di Piazza Tienamen. A Praga la rivoluzione fu di velluto. E Jan poté così riposare in pace.

 

 

https://www.ilmamilio.it/c/comuni/4945-19-gennaio-1969-il-paesaggio-pietrificato-dell-europa-in-nome-di-jan-palach-video.html

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Conoscere la verità sul nostro passato


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La cattura di Battisti ha ridestato l’attenzione sui 50 terroristi rossi e neri rifugiati all’estero.

Un impulso a colmare i troppi vuoti dell’oscura Storia di quel periodo di sangue, al di là delle oramai vetuste recriminazioni tra ‘rossi’ e ‘neri’ che ancora oggi appesantiscono, seppur a minore intensità rispetto al passato, il dibattito politico.

Alessio Casimirri, ex br condannato all’ergastolo per la strage costata la vita agli uomini della scorta di Aldo Moro.Oggi Casimirri, che deve scontare sei ergastoli, è in Nicaragua, nella sua capitale Managua per l’esattezza, dove gestisce un ristorante di pesce. Qui gode della protezione dei governi sandinisti e ha sposato una donna nicaraguense ottenendo così la cittadinanza. Sempre a Managua trovò rifugio anche Manlio Grillo, ex di Potere Operaio, condannato per il rogo di Primavalle – in cui morirono i fratelli Mattei – insieme con Achille Lollo, scappato invece in Brasile: la loro condanna a 18 anni è caduta in prescrizione. Certo è che la “colonia” più nutrita di terroristi riparò in Francia dove poté godere della “dottrina Mitterrand”. Ne fa parte Giorgio Pietrostefani, al quale Parigi concesse la protezione giuridica, sottraendolo a 22 anni di carcere a cui è stato condannato per essere stato il mandante dell’omicidio Calabresi. Sempre Oltralpe scappò Enrico Villimburgo, condannato all’ergastolo nel processo Moro ter e per gli omicidi Bachelet, Minervini, Galvaligi. E anche due altre brigatiste di spicco come Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, della colonna toscana, hanno riparato sull’altro versante delle Alpi. Così come Sergio Tornaghi, 59 anni, legato alla colonna milanese “Walter Alasia”. L’ex br Marina Petrella fu invece salvata dall’estradizione dall’ex presidente Nicolas Sarkozy per motivi umanitari.

Alvaro Lojacono, accusato anche dell’uccisione di un giudice oltre che per la sua partecipazione alla strage di via Fani, è diventato invece cittadino svizzero, dopo periodi di latitanza in Brasile e Algeria e non è estradabile. Tra i nomi di destra spicca quello di Delfo Zorzi, ex Ordine nuovo, assolto dalle accuse in relazione alle stragi di piazza Fontana a Milano e di piazza della Loggia a Brescia. Vive in Giappone, con un nome nuovo, e lavora nell’import export nel campo della moda. L’ex Nar Vittorio Spadavecchia invece si trova a Londra, dove fa l’imprenditore: è stato condannato a 15 anni di carcere per diversi reati, ma la giustizia inglese ha rigettato la richiesta di estradizione.

 

 

 

https://www.huffingtonpost.it/2019/01/14/tutti-in-italia-per-conoscere-la-verita-sul-nostro-passato_a_23642294/

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Erosione costiera: cause e rimedi.


Erosione costiera, una “malattia” molto italiana perché il nostro è un paese pieno di coste e che non sempre se ne sa prendere cura in modo adeguato. Questo fenomeno è infatti solo in parte dovuto a cause naturali, climatiche e ambientali. L’uomo, gli abitanti del territorio che si affacciano sul mare, molto spesso non badano all’erosione costiera e a quelle che possono essere le conseguenze di questo cambiamento difficile da notare ad occhio nudo.

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Erosione costiera: rimedi. Chiamarli rimedi rende bene l’idea, perché l’erosione costiera per l’Italia è una malattia da prendere sul serio, ma più che i “rimedi” servono azioni coraggiose e concrete per un cambio di passo che sia significativo.

E’ infatti necessario che il nostro Paese, e non solo il nostro, realizzi interventi strutturali che difendano le coste dall’erosione con risultati di medio lungo termine. Questo vuol dire che non bisogna agire solo sulle coste ma a livello globale, per diminuire l’emissione di gas serra e tenere sotto controllo l’aumento delle temperature in modo che si possano vedere dei risultati sul livello del mare. Si possono mettere in campo anchestrategie locali a breve-medio termine, per salvare le spiagge con opere ingegneristiche come l’aggiunta di sabbia prelevata ad alte profondità stando bene attenti che non vengano invece costruite barriere artificiali che, pur salvando la spiaggia,deturpano il paesaggio e spostano il problema alle coste vicine.
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