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Sergio Leone nacque 90 anni fa


Sergio Leone nacque il 3 gennaio 1929 a Roma. Le sue prime esperienze legate al cinema furono anche come comparsa ma già negli anni ’40 cominciò a lavorare come assistente alla regia o direttore della seconda unità, spesso senza essere accreditato, anche in produzioni importanti come “Ladri di biciclette”, “Quo Vadis” e “Ben-Hur”, e come sceneggiatore. Nel caso de “Gli ultimi giorni di Pompei” subentrò al regista Mario Bonnard, che comunque è quello accreditato.

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L’esperienza accumulata con i cosiddetti perplum permise a Sergio Leone di fare il suo debutto ufficiale come regista con “Il colosso di Rodi” del 1961. Quel tipo di film passò di moda all’inizio del decennio perciò Leone si dedicò al genere western, interpretandolo in un modo personale che portò alla nascita del sottogenere chiamato spaghetti western. “Per un pugno di dollari” del 1964 lanciò la carriera cinematografica di Clint Eastwood e segnò l’inizio della collaborazione con Ennio Morricone, che cominciò a curare le colonne sonore dei suoi film. Venne seguito dai film che formano con esso la cosiddetta trilogia del dollaro: “Per qualche dollaro in più” del 1964 e “Il buono, il brutto, il cattivo” del 1966.

“C’era una volta il West” del 1967 doveva essere secondo i piani di Sergio Leone il suo ultimo western ma finì per girare anche “Giù la testa” del 1971, per il quale ricevette il David di Donatello come miglior regista. Di entrambi i film fu anche almeno in parte sceneggiatore.

Negli anni successivi, Sergio Leone lavorò ancora come sceneggiatore e cominciò a produrre film girati da altri registi ma non fu la fine della sua carriera di regista, che continuò girando anche spot pubblicitari. Già negli anni ’60, aveva cominciato a sviluppare un progetto completamente diverso, una storia di gangster che diventò “C’era una volta in America” del 1984, per il quale vinse il Nastro d’argento come miglior regista.

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Sergio Leone morì il 30 aprile 1989 per un attacco cardiaco. Con pochi film ha cambiato il cinema western andando ben oltre gli stereotipi del genere aggiungendovi un notevole realismo, fino ad aggiungere negli ultimi film anche elementi sociali e politici che generarono qualche controversia. La sua eredità è importante e rimane viva.

 

 

http://netmassimo.com/2019/01/03/sergio-leone-nacque-90-anni-fa/

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La lunga vita del caffè.


Nel nostro Paese i consumi di caffé si attestano a meno della metà rispetto al Nord Europa, ma il caffè è quasi da sempre un simbolo nazionale. Dapprima divenne protagonista a teatro. Il commediografo veneziano Carlo Goldoni già nel 1750 dedicò al tema una commedia di successo, La bottega del caffè. Undici anni dopo l’abate gesuita e scrittore Pietro Chiari replicò con un dramma giocoso, Il caffè di campagna.

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Nello stesso periodo iniziava la sua carriera la tazzulella ‘e cafè celebrata da tante canzoni napoletane. Fin dal ‘700 a Napoli si affermò una variante al caffè turco (o alla turca): invece di cuocere la polvere dei chicchi macinati, come si fa ancora oggi in Turchia e Nord Africa, stemperandola in acqua in un bricco di rame poggiato su braci o sabbia calda, si diffuse la cottura napoletana. Il nuovo metodo prevedeva il filtraggio dell’acqua bollente, fatta colare dall’alto attraverso la polvere di caffè: è il principio che fa funzionare la cuccumella.

Nel 1902, a Milano, nacque  l’espresso, grazie all’invenzione dell’ingegner Luigi Bezzera: una macchina che sfruttava l’alta pressione per filtrare il macinato. Nella moka, infine, messa a punto dall’imprenditore Alfonso Bialetti nel 1933, l’acqua portata a ebollizione sale dal basso.

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Per preservare l’aroma del caffè il grande attore e drammaturgo napoletano Eduardo De Filippo suggeriva un sistema casalingo a suo dire infallibile: il coppitello, un cono di carta da inserire nel beccuccio della caffettiera al momento del filtraggio. Se volete testarne l’efficacia tenete conto delle parole del filosofo Montesquieu: «Il caffè ha la facoltà di indurre gli imbecilli ad agire assennatamente». Individuate la vittima, offritegli una caffettiera con coppitello e attendete fiduciosi i risultati.

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https://www.focus.it/cultura/storia/il-vino-darabia

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In Cina sperimentato un processo che trasforma il rame in oro.


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Alcuni scienziati cinesi potrebbero avere scoperto il modo di trasformare il rame in un nuovo materiale “quasi identico” all’oro. Gli scienziati spiegano di avere bombardato atomi di rame con plasma di argon ad alta energia, provocando una trasformazione nella struttura elettronica del metallo che, portato a “valenza zero” (la valenza è un indicatore della capacità degli atomi di combinarsi con altri atomi)  è diventato meno reattivo e ha iniziato a comportarsi invece come i metalli nobili. La scoperta non renderà gli scienziati improvvisamente ricchi, perché il processo non può essere usato per creare “oro artificiale”. Quali sono le possibili applicazioni, allora? La resistenza all’ossidazione e la bassa reattività, come nell’oro e nell’argento, renderebbe questo “rame modificato” perfetto per usi industriali, per esempio per realizzare componenti di dispositivi elettronici come smartphone e computer; inoltre le sue prestazioni da “metallo nobile” tornerebbero utili anche durante sofisticati processi chimici che trasformano il carbone in risorse più utili e pulite, che, in questo modo, risulterebbero molto meno costosi (questo perché i metalli nobili “veri” non sarebbero più indispensabili).

 

 

https://www.focus.it/scienza/scienze/oro-artificiale-cina-creare

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Epifania: il coraggio dei Magi.


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Questi misteriosi personaggi venuti da Oriente offrono infatti doni al re dei re. Oro, in omaggio alla sua regalità. Incenso, a raffigurarne la divinità. Mirra, che mentre ne richiama la morte redentrice, porta con sé anche il significato della cura, del medicamento, della carità.L’Epifania, soprattutto il cammino dei Magi, ha ispirato tanti mistici e poeti. Particolarmente suggestiva e profonda la poesia spirituale di padre David Maria Turoldo.

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.
Lasciano case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti!
Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!
Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino che è sempre imprevisto.
Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

 

 

 

 

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/epifania-il-coraggio-dei-magi-la-poesia-di-turoldo

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Emily e Camilla: il Far West sugli sci.


Farebbe la differenza separare le piste da skateboard da quelle da sci, aumentare il numero di carabinieri e poliziotti sugli sci, comminare più multe. Serve il coraggio di dire come è la realtà: su 4500 chilometri di piste, abbiamo 30.000 incidenti.

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Milioni di persone che sciano su piste, per forza affollate, senza alcun controllo. Come se in autostrada viaggiassero in maggioranza autisti senza la patente. Le nuove tecnologie hanno inventato sci così facili da portare che basta infilarseli e diventi uno sciatore. Sciare è diventato uno sport di massa e non basta scrivere su un cartello che la pista è nera, o che è vietato lo slittino.

Si Potrebbe utilizzare lo skipass. Farne anche una patente che selezioni gli accessi alle varie piste, a seconda del livello tecnico dello sciatore. Come per la guida, si potrebbe prevedere un test per poter acquistare lo skipass. In base al risultato, lo sciatore otterrebbe una categoria. I tornelli degli impianti potrebbero selezionare l’accesso in base alla competenza riportata sullo skipass. Piste facili e piste difficili.

Tutto questo comporterebbe spese maggiori per i gestori e forse minori guadagni.Ma la maggioranza degli incidenti di sci avviene su piste sovraffollate e per investimento.

 

https://www.lastampa.it/2019/01/05/societa/emily-e-camilla-il-far-west-sugli-sci-nYGgVuZUAfajPaYAYypQRN/pagina.html