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Senegal, formazione e agricoltura per fermare il deserto.


Grazie al progetto Crea (Creazione di opportunità di lavoro in agricoltura) dove un tempo c’erano campi abbandonati oggi si coltivano carote, melanzane, verze e peperoncini, con più reddito per tutti e più strumenti per resistere al cambiamento climatico

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 In quasi due anni di attività si è riusciti a rafforzare la resilienza degli abitanti di cinque villaggi, cioè la loro capacità di resistere ai cambiamenti climatici, partendo dalla formazione. Tenendo seminari sulle nuove tecniche agricole di produzione e sulla commercializzazione dei prodotti e sul mantenimento in efficienza degli impianti fotovoltaici;  spiegando quali sono i rischi e i costi legati alla migrazione irregolare;  con la distribuzione di sementi per avviare e sostenere le coltivazioni, di attrezzi agricoli per incrementare le produzioni, gli essiccatori solari e kit per trasformare e conservare i frutti della terra.

Con il  progetto hanno vinto la scommessa di affrontare le difficoltà causate dallo spopolamento, di aumentare la produttività dei terreni, dare un impulso alla lotta alla povertà Produrre reddito aggiuntivo per le famiglie beneficiarie, rafforzare il ruolo della donna nei processi decisionali collettivi, formare ragazzi e ragazze. Purtroppo in queste regioni, come accade nella maggior parte delle realtà rurali, i tessuti sociali si lacerano, le marginalità e la povertà sono una spinta sempre molto forte all’abbandono dei villaggi, in rotta verso la capitale e ma anche verso altre destinazioni.L’impegno deve essere costante.

 

https://www.lastampa.it/2018/12/12/scienza/senegal-formazione-e-agricoltura-per-fermare-il-deserto-T7Jqa18uNIOrSm9AbKxg1J/pagina.html

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Fran­ca Vio­la, la pri­ma “don­na sver­go­gna­ta” che ri­fiu­tò la pras­si del ma­tri­mo­nio ri­pa­ra­to­re.


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In occasione del suo 71 esimo compleanno. Ben pri­ma che le leg­gi san­cis­se­ro per iscrit­to la di­gni­tà e l’au­to­no­mia fem­mi­ni­le, ben pri­ma che si con­si­de­ras­se na­tu­ra­le pu­ni­re con l’ar­re­sto il rea­to di stu­pro, una sem­pli­ce ra­gaz­za di Al­ca­mo, so­ste­nu­ta dal­la fa­mi­glia, sep­pe dire di no. L’ ar­ti­co­lo 544 del Co­di­ce Pe­na­le re­la­ti­vo al rea­to di vio­len­za car­na­le re­ci­ta­va: «Per i de­lit­ti pre­ve­du­ti dal capo pri­mo e dal­l’ar­ti­co­lo 530, il ma­tri­mo­nio, che l’au­to­re del rea­to con­trag­ga con la per­so­na of­fe­sa, estin­gue il rea­to, an­che ri­guar­do a co­lo­ro che sono con­cor­si nel rea­to me­de­si­mo; e, se vi è sta­ta con­dan­na, ne ces­sa­no l’e­se­cu­zio­ne e gli ef­fet­ti pe­na­li». In pa­ro­le po­ve­re, chi abu­sa­va di una don­na po­te­va “scon­ta­re la pena” sem­pli­ce­men­te spo­san­do la vit­ti­ma così da sal­va­guar­dar­ne l’o­no­re, dato che la vio­len­za ses­sua­le era sem­pli­ce­men­te un ol­trag­gio alla mo­ra­le. Sem­bre­reb­be di par­la­re di una leg­ge me­die­va­le, ma così non è se si pen­sa che in real­tà essa fu abro­ga­ta solo nel 1981 gra­zie al co­rag­gio di una don­na che, cir­ca ven­t’an­ni pri­ma, ave­va ri­fiu­ta­to di spo­sa­re il suo ag­gres­so­re.

 

 

 

http://www.sicilianpost.it/franca-viola-la-prima-donna-svergognata-che-rifiuto-la-prassi-del-matrimonio-riparatore/