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Arpanet, il nonno di Internet.


 

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50 ANNI DI INTERNET. Il 29 ottobre 1969, nelle viscere del dipartimento di informatica dell’UCLA, davanti a uno schermo monocromatico verde, un giovane studente, Charley Kline prende il telefono e chiama il laboratorio informatico di Stanford. Si sta preparando a inviare, affiancato da un suo professore, Leonard Kleimrock, il primo messaggio tramite una connessione Internet. Dall’altro capo c’è Bill Duvall: entrambi lavorano per ARPANET(Advanced Research Agency Network), una rete finanziata dal Dipartimento della Difesa statunitense che collega 4 terminali indipendenti installati presso UCLA, Stanford, Università della California e Università dello Utah. Kline tenta di inviare la parola “login” ma riesce a inviare solo “L” e “O” prima che la connessione tra i terminali si interrompe. Qualche ora dopo però l’esperimento riesce e si manifesta la prima, rudimentale, forma di internet.

 

https://www.focus.it/cultura/curiosita/dalla-luna-ai-simpson-10-anniversari-da-celebrare-nel-2019

http://namedata.altervista.org/come-nacque-internet/?doing_wp_cron=1547368874.0310010910034179687500

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Tanti profitti e poca innovazione: è il capitalismo vorace.


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Non solo  nella divisione dei guadagni delle imprese, la quota che va ai profitti continua ad aumentare drammaticamente rispetto a quella che va ai lavoratori, ma  le stesse imprese prendono sempre più per il collo anche i consumatori in genere. Al riparo del potere di mercato  conquistato, si guardano bene dall’innovare ed investire, compromettendo lo sviluppo futuro. Lo strapotere del capitale è tracimato al di là dei muri della fabbrica e ha invaso il mercato.  E’ in costante aumento il  mark-up,  ovvero quello che l’azienda riesce a caricare in più, sul prezzo ai consumatori, rispetto ai propri costi. E’ il numero che esprime il potere di mercato delle imprese. Dal 1980 ad oggi si calcola  questo guadagno extra che le aziende lucrano, rispetto ad una situazione di concorrenza perfetta, in cui i prezzi sono appena superiori ai costi, è cresciuto di uno sbalorditivo 43 per cento. E aumenta sempre più in fretta: quasi metà di quel 43 per cento (il 19 per cento) sottratto ai consumatori, è stato realizzato dopo il 2010.  Le aziende in grado di creare extraprofitti grazie alla ripartizione squilibrata dei guadagni con i lavoratori sono in genere le aziende più produttive,  un po’ di tutti i settori.

Bisogna preoccuparsi, perché è un problema.  Le imprese hanno migliori i margini per innovare ed investire ma  una volta conquistato il potere di mercato  si siedono, innovano e investono sempre meno, sfruttano il  loro potere di mercato per impedire l’emergere di concorrenti più innovativi o per inglobarli uno dopo l’altro, condannando, a lungo termine, l’economia al ristagno.  Come capitava  nell’ultima era di capitalismo sfrenato, un secolo fa.

 

 

https://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2019/01/12/news/studio_fmi_corporation-216381910/?ref=RHPPBT-VE-I0-C6-P24-S1.6-T1