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Luna rossa incanta


 

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la Luna si è trovata nel punto più vicino alla Terra (perigeo) ed è apparsa leggermente più grande e più luminosa (da qui il termine poco amato dagli astronomi “Superluna”) ed ha assunto la tipica colorazione rossastra.
Lo spettacolo della Superluna rossa è stato ammirato in America e nelle regioni occidentali dell’Africa e dell’Europa, Italia inclusa.

La Luna, in fase di plenilunio e alla minima distanza dalla Terra (357.344 km), si è trovata nel cono d’ombra creato dal nostro pianeta, che si interpone tra il satellite e il Sole.
L’allineamento Sole-Terra-Luna dà vita a un’eclissi lunare totale.

L’eclissi totale di Luna si verifica quando il nostro satellite transita completamente attraverso il cono d’ombra prodotto dalla Terra. Il motivo del colore rossastro è da ricercarsi nella luce riflessa dal nostro pianeta sul satellite.

Il nostro satellite ha iniziato a velarsi alle 03:36, entrando nella zona di penombra; alle 04:33 è entrato nel cono d’ombra della Terra, per finire alle 05:41, quando l’eclissi è stata totale, regalandoci una Luna dal caratteristico colore rossastro. Il massimo del fenomeno è stato osservato alle 06:12. Alle 06:43 la Luna ha iniziato ad uscire dal cono d’ombra, pochi minuti prima di sprofondare sotto l’orizzonte, impedendoci di ammirare dall’Italia le ultime fasi dell’eclissi, che comunque sarebbero state invisibili per l’arrivo dell’alba.
Per approfondire http://www.meteoweb.eu/foto/eclissi-21-gennaio-2019-luna-rossa/id/1209643/#1SoqgikEMqEmBr73.99

 

 

 

http://www.meteoweb.eu/foto/eclissi-21-gennaio-2019-luna-rossa/id/1209643/#1

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La grande disuguaglianza.


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L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%.

In Italia a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta.

Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%.

Ogni due giorni nasce un nuovo miliardario: ma a fare le spese sono i più poveri e vulnerabili, molto spesso donne. Il costante incremento dei profitti di azionisti e top manager infatti corrisponde a un peggioramento altrettanto costante dei salari e delle condizioni dei lavoratori.  I colpevoli principali: La forsennata corsa alla riduzione del costo del lavoro che porta all’erosione delle retribuzioni; La colpevole negligenza verso i diritti dei lavoratori e la drastica limitazione del loro potere di contrattazione nel mercato globale; I processi di esternalizzazione lungo le filiere globali di produzione; La massimizzazione ‘ad ogni costo’ degli utili d’impresa a vantaggio di emolumenti e incentivi concessi ai top-manager; La forte influenza esercitata da portatori di interessi privati, capace di condizionare le politiche.

Come porre fine a disuguaglianza e povertà

Incentivare modelli imprenditoriali che adottino politiche di maggiore equità retributiva e sostengano livelli salariali dignitosi; Introdurre un tetto agli stipendi dei top-manager così che il divario retributivo non superi il rapporto 20:1 ed eliminare il gap di genereProteggere i diritti dei lavoratori specialmente delle categorie più vulnerabili: lavoratori domestici, migranti e del settore informale, in particolare garantendo loro il diritto di associazione sindacale; Assicurare che i ricchi e le grandi corporation paghino la giusta quota di tasse, attraverso una maggiore progressività fiscale e misure solide di contrasto all’evasione ed elusione fiscale; Aumentare la spesa pubblica per servizi come sanità, istruzione e sicurezza sociale a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione.

 

https://www.oxfamitalia.org/la-grande-disuguaglianza/

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Basta vittimismi, l’Africa si scuota


«Se gli africani vogliono alzarsi e camminare dovranno, presto o tardi, guardare da un’altra parte rispetto all’Europa. Essa non è certo un mondo in via di sparizione ma, stanca, rappresenta ormai il mondo della vita in declino e dei molti tramonti. Qui lo spirito è annacquato, corroso dalle forme più forti di pessimismo, di nichilismo e di superficialità» 

Achille Mbembe 

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Achille Mbembe, classe 1957 in Camerun. Attualmente è professore di storia e scienze politiche all’Università del Witwatersrand a Johannesburg e ricercatore al Wits Institute for Social and Economic Research sempre in Sud Africa. Secondo Achille Mbembe oggi sarebbe suonata la campana per i nazionalismi africani che recano l’impronta del Novecento. Sarebbe inutile riproporli come modello di emancipazione. Essi non sarebbero che la proiezione dei nazionalismi europei dell’Ottocento su cui germogliò la colonizzazione. E di conseguenza sarebbero inutili per l’Africa. Il sogno di emancipazione africana è stato solo un esercizio mimetico della violenza delle razze messa in azione dalla colonizzazione. Oggi occorrerebbe dunque lasciarsi alle spalle i miti del panafricanismo e della negritudine, che sulla cultura europea facevano aggio. Bisognerebbe invece alzare il vessillo di quello che Mbembe chiama afropolitismo. Nei disegni del filosofo di Malandè l’afropolitismo non intende essere un’ideologia confezionata al modo di quelle del passato. Esso è un’attitudine. Si presenta come «una stilistica e una politica, un’estetica e una particolare poetica del mondo. È un modo di stare al mondo che rifiuta, di principio, qualsiasi forma di identità vittimaria».

Solo abbandonando i riflessi condizionati del passato e gli sterili j’accusecontro gli sfruttatori di ieri e di oggi diventerà possibile per l’Africa scrollarsi di dosso idee che attingono al bagaglio culturale vetero-europeo come la solidarietà razziale esaltata dal panafricanismo. Per rianimare lo spirito dell’Africa occorre ispirare la possibilità di un’arte, di una filosofia, di un’estetica che possano dire qualcosa di nuovo e significante per il mondo intero.  È  importante sapere come costituire nuove forme del reale, forme fluttuanti, mobili. Per Mbembe la vera posta in gioco è la liberazione dell’immaginario africano dai diktat economicisti. L’Africa deve scuotersi dalle spalle visioni del mondo che non le appartengono. L’afropolitismo, secondo Mbembe, potrebbe essere la chiave di volta per essere all’altezza dei tempi attuali. Sposando il cosmopolitismo con le identità multiple e sovrapposte, caratteristiche della cultura africana, il Continente nero lascerà in eredità il suo contributo in difesa di un mondo ricco e plurale sottratto alla omologazione.

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/basta-vittimismi-lafrica-si-scuota