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Guido Rossa, 40 anni dall’assassinio


La mattina del 24 gennaio 1979, a Genova, Guido Rossa – 43 anni, operaio all’Italsider, sindacalista della Cgil e militante del Pci  fu ucciso da tre sicari delle Brigate rosse: Vincenzo Guagliardo, Riccardo Dura e Lorenzo Carpi.  Aveva denunciato un terrorista infiltrato, visto mentre lasciava in fabbrica volantini con la stella a cinque punte. Così quell’operaio comunista – che non aveva alcuna scorta nonostante le minacce ricevute dopo la denuncia – fu sacrificato sull’altare dell’odio. Oggi nella lista dei trenta ex terroristi ancora ricercati c’è anche uno dei suoi assassini. È Carpi. In quegli anni di piombo era un 25enne. Oggi non si sa neppure se è vivo; di certo, si sa che non è mai stato catturato e che non ha scontato neppure un giorno dell’ergastolo inflittogli.

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L’omicidio di Rossa segna una svolta nella storia delle Brigate Rosse, che da quel momento non riusciranno più a trovare le stesse aperture nei confronti dell’organizzazione interna del proletariato di fabbrica.Il delitto tolse gli ultimi alibi a tanti che, a sinistra del Pci, simpatizzavano per le imprese dei terroristi oppure li consideravano “compagni che sbagliano”. I “militanti armati” si rivelarono per quello che erano: fanatici assassini, per giunta vulnerabili a infiltrazioni da parte chi (è il caso del rapimento e dell’uccisione del presidente della Dc Aldo Moro, nel 1978) probabilmente li ha usati come killer, più o meno a loro insaputa.

 

 

 

 

 

https://www.strisciarossa.it/guido-rossa-40-anni-dopo-lassassinio-alcuni-punti-oscuri-ancora-da-chiarire/

 

 

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Caffè: il 60% delle varietà selvatiche è a rischio estinzione


La maggior parte delle varietà selvatiche di caffè potrebbe andare definitivamente perduta nei prossimi decenni, a causa di un mix letale di cause di cui fanno parte deforestazione, cambiamenti climatici e parassitosi.

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C’è preoccupazione anche sulle piantagioni commerciali, oggi dominate da due specie prevalenti: arabica (Coffea arabica) e robusta (Coffea canephora). La prima è sensibile alle alte temperature, la seconda all’aridità del suolo. Le 124 varietà di piante selvatiche del caffè potrebbero aiutare i coltivatori a potenziare la resistenza verso l’uno o l’altro tratto, ma con meno specie a disposizione, anche le opzioni per rafforzare arabica e robusta contro le condizioni ostili diminuirebbero.

Il 72% delle specie selvatiche di caffè cresce in aree protette, tuttavia questi paletti sulla conservazione rimangono spesso soltanto “sulla carta”, perché queste stesse zone non sono immuni da deforestazione e cambiamenti climatici. Mantenere la diversità genetica del caffè fuori dai suoi habitat naturale è difficile e molto costoso.

In Paesi come l’Etiopia, dove un quarto della popolazione vive delle attività legate al caffè, occorre trovare soluzioni con urgenza: una di quelle oggi sperimentate è la suddivisione delle foreste in cui crescono le varietà selvatiche in aree più piccole e facili da monitorare. L’onere di preservare le specie più a rischio non può spettare soltanto ai Paesi produttori. Se tutti beneficiano del caffè, tutti dovrebbero contribuire.

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/caffe-60percento-varieta-selvatiche-a-rischio-estinzione