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Il libro nero dell’umanità.


Se è vero che la Shoah fu il genocidio per eccellenza, quello per cui è stato inventato questo termine, altri furono meno famosi, meno scientifici e con un numero minore di morti, ma avevano sempre il fine ultimo di cancellare dalla faccia della terra il nemico, o presunto tale.

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Shoah o Olocausto, lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti perché considerati “nemici della nazione tedesca” e non furono gli unici , furono sterminati anche zingari, omosessuali , oppositori politici e tanti altri. Si contano circa 15/20 milioni di morti

Aborigeni Australiani è forse uno dei più crudeli e dimenticati genocidi della storia perché era una popolazione prettamente pacifica. Fu un massacro talmente grande che i pochissimi Aborigeni rimasti hanno dimenticato la loro cultura, tradizioni, radici e lingua, insomma fu uno scempio.

Indiani del Nord e Sud America un altro genocidio “perfetto” insieme a quello sopra citato , perché furono tutti massacrati dal primo all’ultimo senza pietà , oggi non ci sono più le loro tradizioni, lingue, insomma le loro radici, anche se loro sono ancora ricordati tutt’oggi in film, giornali e piazze per ricordare al mondo intero per sempre quello che è stato capace di fare.

Il genocidio dei Catarifatto dalla Chiesa cattolica. Gli ultimi catari donne e bambini furono massacrati per ordine del vicario Vaticano che ordinò ai soldati: “Uccideteli tutti, poi quando saranno morti, sarà Dio a giudicare se sono eretici o no”. Insomma anche questo evento fu una vergogna per la popolazione mondiale.

Il genocidio del Ruanda, avvenuto solo pochi anni fa, milioni di morti a colpi di machete, solo per una differenza etnica.

Genocidio Ucrainoil genocidio ricordato perché fu per opera di Stalin  forse è stato un enorme errore di giudizio economico dal dittatore sovietico, che tolse il cibo agli ucraini per mandarlo in altre destinazioni, furono milioni i morti a causa della fame. Errore molto grossolano sul quale ci sarebbe molto da discutere.

Genocidio armeno: fatto dai turchi, che consideravano gli armeni ‘nemici della patria’.

Genocidio dei Greci fatto sempre per opera dei turchi sui greci abitanti in Turchia.

Genocidio Rom, gli zingari da sempre sono stati perseguitati in quanto ‘popolo nomade’ quindi diverso dai popoli europei, ma fu nel XX° secolo che vennero  considerati dai nazisti inferiori agli esseri umani , quindi un problema da risolvere e che fu risolto mettendoli in campi di concentramento e di sterminio. Ne morirono centinaia di migliaia.

Olocausto nero, è così che viene chiamata la deportazione e lo sterminio di 10 milioni di schiavi neri , strappati dalla loro terra e portati in America.

Pol Pot in Cambogia: 3 milioni di morti, un orrore senza fine preparato all’inizio per ragioni politiche , poi in un susseguirsi di atrocità sempre maggiori e dalla follia di un capo comunista.

Genocidio in Congo: fatto dai Belgi – o meglio – per opera di Re Leopoldo di Belgio che aveva degli enormi possedimenti di terra di sua proprietà. Qui migliaia di persone vennero torturate ed uccise per scopi commerciali.

Per non dimenticare la stessa Italia o meglio impero Romano che uccise circa 2 milioni di Galli , la distruzione di Cartagine che si estinse e ricomparse solo dopo secoli , e i sopravvissuti divennero schiavi.

 

 

https://mienewsblog.altervista.org/2017-01-06-i-piu-grandi-massacri-della-storia/

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Auschwitz. Una fabbrica della morte efficientissima.


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Auschwitz, la fabbrica di morte: produsse oltre un milione di vittime. Il 90% erano ebrei, ma tra quelle mura finirono anche polacchi, russi, Rom, Sinti, omosessuali e testimoni di Geova. I primi deportati iniziarono ad arrivare già nel 1940. Giunti a destinazione, sotto gli occhi del “personale medico” delle SS, avveniva la prima tragica selezione: mediamente solo il 25% dei deportati era dichiarato abile al lavoro, il restante 75% (donne, bambini, anziani, madri con figli) era automaticamente condannato a morte.

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I (pochi) prigionieri dichiarati abili al lavoro venivano invece spogliati, rasati e rivestiti di una casacca, un paio di pantaloni e un paio di zoccoli. Sul loro avambraccio sinistro era tatuato un numero ed era associato un contrassegno colorato che identificava le diverse categorie di detenuti: ebrei, Rom, Sinti, testimoni di Geova, asociali, omosessuali, criminali e prigionieri politici.

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Il loro compito da quel momento in poi era lavorare fino allo stremo delle forze per numerose ditte tedesche – tra cui la Siemens, la I.G.Farben (che produceva lo Zyklon B, il gas usato per lo sterminio) – o nelle cave, nell’agricoltura e nelle ditte legate all’industria bellica.

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I campi erano organizzati in aree: c’era l’ospedale, la cucina, l’ufficio della Gestapo, la prigione, la zona riservata agli esperimenti e il reparto dei forni crematori.Vicino c’erano le baracche dei deportati divisi tra uomini e donne, con letti a castello a tre piani (su cui dormivano ammassati più prigionieri), il lavatoio e le latrine.

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Un deportato in queste condizioni, lavorando 12 ore al giorno, sottonutrito, sottoposto al freddo, alle malattie e alle violenze, resisteva in media sei mesi.

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Il 27 gennaio 1945 il campo fu liberato con circa 7.000 prigionieri ancora in vita. Per loro ricominciava una nuova esistenza,

 

 

 

 

https://www.focus.it/cultura/storia/shoah-olocausto-ebrei-giornata-della-memoria-il-campo-di-auschwitz

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Giorno della memoria: “Aprile” di Anne Frank.


Prova anche tu,/ una volta che ti senti solo/ o infelice o triste,/ a guardare fuori dalla soffitta/ quando il tempo è così bello./  Non le case o i tetti, ma il cielo./  Finché potrai guardare/ il cielo senza timori,/ sarai sicuro/ di essere puro dentro/ e tornerai/ ad essere Felice.

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Quando Anne comincia il suo diario, nel 1942, aveva appena compiuto tredici anni. Il piccolo quaderno le viene regalato il giorno del suo compleanno, il 12 giugno: fuori c’è la guerra e l’Olanda già da due anni è in mano ai tedeschi, ma Anna ha solo tredici anni, e inizia la sua corrispondenza immaginaria con Kitty piena di entusiasmo e speranze per il futuro. Parla della scuola, delle sue sorelle e della vita clandestina a cui lei e la sua famiglia sono costretti. Pensieri, timori e speranze che la piccola sceglie di non tenere per sé, immaginando il foglio bianco come una cara amica a cui raccontare la propria vita, inconsapevole che un giorno quel Diario sarebbe divenuto un documento fondamentale per ricostruire milioni di altre storie tragicamente simili alla sua. Poche pagine, e all’immagine della scuola, dei compagni e di amori più o meno ideali, si sostituisce la storia della lunga clandestinità.

Dall’inizio del “Diario” passano due anni, e la piccola Anne rimane nascosta insieme ai suoi cari al numero 263 della Prinsengracht: la quotidianità è scandita dalla paura, dalle notizie di morte che arrivano dall’esterno, ma la giovane riempie di parole la sua solitudine e legge, legge moltissimo, crescendo insieme a quelle pagine che tanto meticolosamente continua a riempire di sé. Poi la mattina del 4 agosto del 1944 i tedeschi fanno irruzione nell’alloggio segreto dei Frank, che fino ad allora era rimasto nascosto da uno scaffale girevole e da una porta segreta. La famiglia viene arrestata e, dopo una notte di prigione a Weteringschans, viene tradotta nel campo di concentramento di Westerbork: morirà a Bergen-Belsen qualche mese dopo. Degli ultimi mesi di vita di Anna sappiamo poco, tramite le sporadiche testimonianze di alcuni compagni di prigionia sopravvissuti all’orrore nazista.

 

 

 

https://www.fanpage.it/giorno-della-memoria-aprile-di-anne-frank-e-la-poesia-da-rileggere-per-capire-la-shoah/