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Viktor Ullman, l’artista che compose 24 opere nel campo di concentramento


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“In nessun modo ci siamo seduti sulle sponde dei fiumi di Babilonia a piangere; il nostro rispetto per l’Arte era commisurato alla voglia di vivere. Ed io sono convinto che tutti coloro, nella vita come nell’arte, che lottano per imporre un ordine al Caos, saranno d’accordo con me”.

Appunto scritto da Viktor Ullmann a Theresiendstadt a pochi giorni  dal suo trasferimento ad Auschwitz. 

Vedere la luce, e generare arte, nel buio e nel terrore di un lager, con una volontà assolutamente solare, è impresa ardua che solo rare ed altissime personalità possono riuscire a compiere. Il campo di concentramento di Theresienstadt, chiamato anche ghetto di Terezín, fu un luogo di deportazione della Repubblica Ceca famoso perché aveva la più alta concentrazione di artisti ebrei.In questo internamento si svolgevano molteplici manifestazioni artistiche; nel campo avvenivano straordinarie performance culturali I nazisti tolleravano ciò, perché utilizzavano questo campo di concentramento come fiore all’occhiello di propaganda per il mondo, ma in realtà abbrutimenti, terrore fame e torture avvenivano anche qui. Accadeva tutto ciò, prima di essere successivamente portati nei lager della morte a scaglioni, come avvenne anche per Viktor Ullmann che morì poi ad Auschwitz per TBC, dopo essere stato un cardine di quelle manifestazioni.Difatti egli dopo una lunga assenza dal mondo musicale e compositivo, essendosi affacciato nell’attività interiore all’Antroposofia di Steiner a Dornach (curò per un periodo la libreria del Goetheanum fino a quando il nazismo creò problemi anche al mondo antroposofico), nonostante venisse da una famiglia ebrea convertita al cattolicesimo, venne deportato proprio a Theresienstadt ove compose 24 pezzi musicali, spesso scritti su fogli di carta igienica o in stralci di sacchi di juta. Viktor Ullmann era un musicista da orizzonti di linguaggio inimmaginabili; la sua musica venne intesa come “concentrazionaria”. Prima di questo, sempre per la difficoltà del periodo nazista, si arrangiò come critico musicale, dando lezioni di pianoforte. Questo musicista poco conosciuto e divulgato, ebbe una vita talmente ricca e straordinaria, sia artisticamente che spiritualmente, conclusasi tra una delle pagine più tragiche del ‘900, che meriterebbe più rilievo, attenzione e divulgazione storica.

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