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Ad Auschwitz c’era un’orchestra.


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Fania Goldstein, in arte Fenelon (Parigi, 1908-1983), pianista e cantante di cabaret, fu incarcerata e deportata per i suoi contatti con la Resistenza francese e le sue origini ebraiche. Giunta ad Auschwitz la musica sarà per lei il contatto salvifico con la vita, un filo sottile a cui si aggrapperà tenacemente con il preciso intento di sopravvivere e testimoniare, perchè nessuno possa mai dimenticare.
Quando Fania Fenelon fu deportata ad Auschwitz era il Gennaio del ’44 e poichè sapeva cantare e suonare il pianoforte, entrò a far parte dell’ orchestra del lager, l’unica orchestra femminile mai esistita in tutti i campi di concentramento della Germania e dei territori occupati. Voluta da Hoss, maggiore delle SS, l’orchestra, composta da prigioniere, aveva il compito di accompagnare le detenute al lavoro, “accogliere” ogni nuovo arrivo di deportati, e suonare per gli ufficiali SS ogni qualvolta lo richiedessero.
Erano in 47 le signore dell’orchestra provenienti da ogni parte del mondo, ficcate in uno spazio ristretto, una vecchia baracca fortunatamente leggermente riscaldata, vicino alla ferrovia nel punto in cui arrivavano i convogli di deportati. Le orchestrali erano costrette a prove estenuanti, fino a più di diciassette ore al giorno per potere suonare dignitosamente, perchè solo così sarebbero state risparmiate alla selezione per la camera a gas. Durante tutto il tempo della sua detenzione, Fania lotta duramente per sopravvivere senza mai perdere la propria bontà a differenza di quasi tutte le sue compagne, pronte a tutto per migliorare con cose materiali la loro prigionia. Fra tutti gli incontri che Fania fa nel campo, il più singolare è quello con Alma Rosè, eccezionale violinista ebrea, nipote di Gustav Mahler e direttrice dell’orchestra. Il rapporto che nasce tra le due musiciste mette in luce il loro diverso modo di vivere il lager e la necessità di fare musica. Per Fania, infatti, suonare è un mezzo per sopravvivere e sopravvivere è testimoniare. Anche in condizioni estreme Fania riesce a mantenere intatta la propria umanità: sa di suonare e cantare una musica “che è la cosa migliore ad Auschwitz-Birkenau in quanto procura oblio e divora il tempo, ma è anche la peggiore perchè ha un pubblico di assassini”. Per Alma la musica è un fine, il fine su cui ha costruito la propria identità di tutta una vita e nulla per lei è più importante di fare bene quel lavoro e realizzare musiche sublimi. Disinteressandosi degli effetti delle proprie azioni costringe tutte a prove lunghissime per poter suonare in modo impeccabile, non mostra compassione o bontà e spesso maltratta le donne che suonano per lei. Alma morirà prima di tornare in libertà.
Fania e le sue compagne erano fortunatamente protette da una SS, Maria Mandel che più volte le salverà dalle camere a gas, proprio per questo molte deportate le odiavano, oltre al fatto che le vedevano con abiti migliori, avevano più cibo di loro e non erano costrette ai lavori forzati. Con l’avvicinarsi degli Alleati tutte le detenute vengono poi allontanate da Auschwitz e costrette a costruire un nuovo campo (Bergen Belsen), più lontano e meno trovabile. Proprio qua molte donne sopravvissute fino ad allora perderanno la vita a causa delle condizioni peggiori, del minor cibo e dei lavori ancora più estenuanti. Nell’aprile 1945 i tedeschi lasciarono il campo che pochi giorni dopo fu accidentalmente trovato dagli inglesi.

 

 

 

 

 

https://www.pinchetti.net/tesina/donna/ad.html

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40 anni senza Peggy Guggenheim.


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La storia di una donna che ha contrassegnato l’arte del secolo scorso. Con il suo lavoro e la sua passione sostenne moltissimi artisti, tra i quali un giovane espressionista astratto di nome Jackson Pollock, allora ancora poco conosciuto al grande pubblico. Dagli Stati Uniti arrivò a Parigi poi ancora a New York e infine nella amata Venezia con cui ebbe un rapporto strano, particolare -come avviene per tutti i grandi amori. Lei è Peggy Guggenheim (New York 1898 – Camposampiero 1979) gallerista, collezionista, mecenate, nipote di Solomon R. Guggenheim. Nel 2019 ricorreranno 40 anni dalla sua morte.
Con il suo carisma e il suo stile eccentrico Peggy ha sicuramente influenzato generazioni di artisti. Finanziò e diresse a Londra (193839) la galleria Guggenheim Jeune che ospitò, tra l’altro, la prima personale di Kandinskij a Londra. A New York, presso la sua galleria “Art of this century” (194247), esposero, e furono da lei sostenuti, i pittori più significativi dell’avanguardia statunitense ( J.Pollock, R. Motherwell, M. Rothko). Dal 1947 in Europa, si stabilì a Venezia, dove la sua collezione (opere di Mondrian, Brancusi, Picasso, Delaunay , V. V. Kandinskij, J. Pollock, ecc. presentate per la prima volta in Italia alla Biennale del 1948) è esposta al pubblico nelle sale e nel giardino della sua casa (palazzo Venier dei Leoni).

 

 

http://www.treccani.it/enciclopedia/peggy-guggenheim/

 

 

 

https://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2018/05/venezia-peggy-guggenheim/

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Eroina gialla, in Italia sta uccidendo gli adolescenti.


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La chiamano ‘eroina gialla’ ed è la ‘nuova’ droga che circola tra gli adolescenti e che può essere letale. L’eroina gialla non è altro che eroina di una colorazione giallina e che appare così perché contiene meno solventi che possano renderla completamente trasparente. L’eroina gialla contiene al suo interno non solo il principio attivo dello stupefacente, che in questi ultimi anni è aumentato esponenzialmente per via delle richiesta dei ‘consumatori’ e che arriva fino al 50% (mentre l’eroina ‘classica’ ne contiene l’1%), ma anche altre droghe artificiali o altri oppiodi o allucinogeni (destrometorfano, crack, coraina, carfentanil). Per via dei tagli, quindi per via della composizione, l’eroina gialla è da considerarsi molto pericolosa: basta infatti un mix squilibrato per provocare overdose in chi ne fa uso. Si parla di overdose quando il nostro corpo non tollera la quantità di sostanza che ci siamo iniettati: questo si traduce in perdita di coscienza, insufficienza respiratoria e morte che sopraggiungono nel giro di pochi minuti. Le persone maggiormente a rischio overdose sono coloro che non sono abituati ad assumere sostanze, per questo il corpo ha una minor tolleranza.

 

 

 

https://scienze.fanpage.it/eroina-gialla-cose-la-droga-che-in-italia-sta-uccidendo-gli-adolescenti-e-non-solo/

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Venezuela, anatomia di un fallimento.


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Il rapido fallimento del Bolivar «forte», che aveva eliminato cinque zeri alle banconote di Caracas, ha portato alla stampa di nuovi tagli da 5mila, 10mila e 20mila bolivar. Secondo la Caritas se nel 2014 una persona con il suo salario minimo poteva comprare 4 cartoni di uova a inizio 2019 non può permettersi nemmeno un cartone di due dozzine di uova. La caduta della produzione petrolifera è impressionante. In alcuni mesi del 2018 al largo delle coste venezuelane c’è stata un ingorgo di 80 petroliere all’ancora, molte delle quali non possono accedere ai porti per mancanza di personale nelle banchine. Decine di milioni di barili sono «stoccati» nei depositi in attesa di essere caricati. Molti i giacimenti chiusi con la produzione che in un anno è crollata di oltre il 50%, un dato accelerato dalla chiusura degli impianti Pdvsa (Petroleos de Venezuela) nei Caraibi. Ancora ad agosto del 2015, secondo dati dell’Iea (International Energy Agency) la produzione di greggio venezuelana è stata di 2,4 milioni di barili al giorno. A ottobre del 2018 questo valore si era quasi dimezzato a un livello di 1,4 milioni di barili.Data questa situazione generata dal Chavismo e da politiche populiste fuori controllo che hanno distrutto le basi produttive del Paese, si calcola che il 91% della popolazione venezuelana viva al di sotto della soglia di povertà e il 65% al di sotto di una soglia di estrema povertà. Secondo Amnesty International in Venezuela c’è carenza dall’80 al 90% delle forniture di medicinali, la metà degli ospedali non è operativa e c’è stato un calo del 50% del numero dei medici nei preside sanitari pubblici.L’Onu stima che i venezuelani che hanno lasciato il Paese raggiungeranno, nel corso del 2019, l’impressionante cifra di cinque milioni (un sesto della popolazione). La disoccupazione a fine 2018 ammontava al 34% della forza lavoro di circa 14milioni di persone. Il problema è che chi lavora non è in grado di sfamarsi. Il salario minimo di un mese di lavoro (a giugno 2018) era di 5milioni e 200mila bolivares. Al cambio nero questa somma vale circa 1,30 euro. Con il salario minimo è possibile acquistare: due dozzine di uova oppure mezzo hamburger, oppure 300g di caffé.

 

 

https://www.corriere.it/economia/cards/i-numeri-crisi-venezuela-anatomia-un-fallimento/pil-4-anni-si-ridotto-4-volte-passando-480-miliardi-dolalri-2014-93-miliardi-stima-2018.shtml