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Telefonia: l’Europa abbassa le tariffe.


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Le chiamate intra-UE a partire dal 15 maggio 2019 non potranno costare più di 19 centesimi al minuto. Inoltre gli SMS non potranno superare la soglia dei 6 centesimi. Sono queste alcune delle novità contenute nel pacchetto di norme sulle telecomunicazioni che Il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva.

Da ricordare che si è giunti a questo passaggio solo dopo l’accordo raggiunto in giugno con i Ministri UE (Consiglio) sul Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (EECC) e sull’Organismo dei Regolatori europei delle Comunicazioni Elettroniche (BEREC).

Un’altra novità riguarda l’obbligo per gli stati membri di “facilitare l’introduzione del 5G, mettendo a disposizione uno spettro adeguato entro il 2020, al fine di raggiungere l’obiettivo della ‘Roadmap UE 5G’ di avere una rete 5G in almeno una delle principali città di ogni Paese dell’UE entro il 2020”Sono previsti incentivi per gli investimenti in fibra (FTTH) degli operatori wholesale only (ad esempio Open Fiber) e agevolazioni per il co-investimento nelle reti. Interessante anche la possibilità di consentire agli enti regolatori di accedere alle infrastrutture civili.

I consumatori saranno maggiormente tutelati non solo nei servizi di accesso a Internet, ma anche in quelli di comunicazione interpersonale (anche over the top) e diffusione dei segnali TV o M2M.Sono previste anche indicazioni per rafforzare i requisiti di sicurezza per smartphone e servizi come Skype e Whatsapp. Senza contare “il diritto di conservare il proprio numero di telefono fino a un mese dalla rescissione del contratto e il diritto al rimborso del credito prepagato non utilizzato al momento della risoluzione del contratto, nonché un indennizzo in caso di ritardo o abuso nel passaggio a un altro operatore”.

 

 

 

 

https://www.tomshw.it/altro/dal-15-maggio-2019-chiamate-intra-ue-a-tariffa-ridotta-non-potranno-superare-i-19-cent-al-minuto/

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Agricoltura biodinamica e corsi di stregoneria.


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Agricoltura biologica, approvata la nuova legge  che disciplina la produzione agricola e agroalimentare biologica. Un giro d’affari che nel 2017 in Italia è stato di circa 5 miliardi. All’articolo 1 si legge che il metodo di agricoltura biodinamica “applicato nel rispetto dei regolamenti Ue in materia di agricoltura biologica, è equiparato al metodo di agricoltura biologica”.

Per buona parte degli studiosi si tratta di una tecnica priva di qualsiasi fondamento: la biodinamica, teorizzata un secolo fa dal filosofo Rudolf Steiner,contempla la convinzione che si possano fertilizzare i campi attraverso i raggi cosmici catturati da corni di vacca riempiti di letame, il “cornoletame”, appunto.Nel testo alla Camera i termini bio e biodinamico vengono equiparati e c’è il rischio di trarre in inganno i consumatori accostando metodi di produzione naturali a metodi – fecondazione cosmica, uso di vesciche di cervo e di cornoletame che fanno riferimento all’astrologia.

La ricerca su ciò che mangiamo e produciamo, in ogni direzione, non è mai abbastanza. Ma perché creare fondi ad hoc per una specifica pratica agricola e linee di ricerca obbligatorie quando una pubblica competizione tra tutti potrebbe rivelarne di migliori? Perché non potenziare i finanziamenti alla ricerca nel settore della produzione agricola e agroalimentare per tutte le idee dei ricercatori e degli innovatori del settore, in competizione tra loro? E se la soluzione più sostenibile non fosse biologica?.

Non si sa  a chi possa giovare una legge che equipara una “pratica esoterica”, con tanto di certificazione privata rilasciata – sostanzialmente in esclusiva – dalla multinazionale tedesca noprofit Demeter, all’agricoltura biologica. Non certo a questo Parlamento che darebbe dignità legislativa a pratiche non dissimili dall’oroscopo.

 

 

https://www.nextquotidiano.it/elena-cattaneo-e-la-legge-sullagricoltura-biodinamica/

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Ecco a cosa servivano i moai.


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In base ai sondaggi geologici eseguiti, pare che la gente di Rapa Nui abbia posizionato i maestosi moai non a caso ma vicino alle fonti più vitali per l’umanità: l’acqua fresca. Gli archeologi hanno incrociato   la posizione delle statue con la mappa delle risorse naturali dell’isola sperduta nell’oceano Pacifico, scoprendo così che c’era una corrispondenza significativa con le fonti di acqua dolce.Insomma, le basi di moai si trovano «esattamente dove sgorgava l’acqua», utilizzata anche per coltivare la terra. Costruire le statue non era un comportamento inesplicabile, ma qualcosa che non solo era culturalmente significativo ma centrale per la loro sopravvivenza.

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Rimane incredibile quanta energia abbiano investito per segnalare queste fonti, mentre sarebbero bastate opere decisamente più piccole e meno impegnative. Probabilmente questi monumenti rappresentavano gli antenati divinizzati e celebravano la condivisione quotidiana delle risorse: una sorta di inno alla vita e contemporaneamente un ringraziamento per quanto ricevuto, riconoscendo nell’acqua il bene più prezioso.

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https://www.lastampa.it/2019/01/30/societa/risolto-il-mistero-dellisola-di-pasqua-ecco-a-cosa-servivano-i-moai-Gk8rcBXjHcLWZMPCbwXIzJ/pagina.html