Pubblicato in: CRONACA

Arpanet, il nonno di Internet.


 

internet.jpg

50 ANNI DI INTERNET. Il 29 ottobre 1969, nelle viscere del dipartimento di informatica dell’UCLA, davanti a uno schermo monocromatico verde, un giovane studente, Charley Kline prende il telefono e chiama il laboratorio informatico di Stanford. Si sta preparando a inviare, affiancato da un suo professore, Leonard Kleimrock, il primo messaggio tramite una connessione Internet. Dall’altro capo c’è Bill Duvall: entrambi lavorano per ARPANET(Advanced Research Agency Network), una rete finanziata dal Dipartimento della Difesa statunitense che collega 4 terminali indipendenti installati presso UCLA, Stanford, Università della California e Università dello Utah. Kline tenta di inviare la parola “login” ma riesce a inviare solo “L” e “O” prima che la connessione tra i terminali si interrompe. Qualche ora dopo però l’esperimento riesce e si manifesta la prima, rudimentale, forma di internet.

 

https://www.focus.it/cultura/curiosita/dalla-luna-ai-simpson-10-anniversari-da-celebrare-nel-2019

http://namedata.altervista.org/come-nacque-internet/?doing_wp_cron=1547368874.0310010910034179687500

Pubblicato in: CRONACA

Tanti profitti e poca innovazione: è il capitalismo vorace.


capitalismo.jpg

Non solo  nella divisione dei guadagni delle imprese, la quota che va ai profitti continua ad aumentare drammaticamente rispetto a quella che va ai lavoratori, ma  le stesse imprese prendono sempre più per il collo anche i consumatori in genere. Al riparo del potere di mercato  conquistato, si guardano bene dall’innovare ed investire, compromettendo lo sviluppo futuro. Lo strapotere del capitale è tracimato al di là dei muri della fabbrica e ha invaso il mercato.  E’ in costante aumento il  mark-up,  ovvero quello che l’azienda riesce a caricare in più, sul prezzo ai consumatori, rispetto ai propri costi. E’ il numero che esprime il potere di mercato delle imprese. Dal 1980 ad oggi si calcola  questo guadagno extra che le aziende lucrano, rispetto ad una situazione di concorrenza perfetta, in cui i prezzi sono appena superiori ai costi, è cresciuto di uno sbalorditivo 43 per cento. E aumenta sempre più in fretta: quasi metà di quel 43 per cento (il 19 per cento) sottratto ai consumatori, è stato realizzato dopo il 2010.  Le aziende in grado di creare extraprofitti grazie alla ripartizione squilibrata dei guadagni con i lavoratori sono in genere le aziende più produttive,  un po’ di tutti i settori.

Bisogna preoccuparsi, perché è un problema.  Le imprese hanno migliori i margini per innovare ed investire ma  una volta conquistato il potere di mercato  si siedono, innovano e investono sempre meno, sfruttano il  loro potere di mercato per impedire l’emergere di concorrenti più innovativi o per inglobarli uno dopo l’altro, condannando, a lungo termine, l’economia al ristagno.  Come capitava  nell’ultima era di capitalismo sfrenato, un secolo fa.

 

 

https://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2019/01/12/news/studio_fmi_corporation-216381910/?ref=RHPPBT-VE-I0-C6-P24-S1.6-T1

Pubblicato in: CRONACA

La bugia dei ricollocamenti L’Europa ci ha abbandonati


Che cos’è il ricollocamento? È un meccanismo messo a punto da Bruxelles nel 2015. Viene stabilito così un sistema di ricollocamento che dovrebbe durare dal settembre 2015 al settembre 2017 che dovrebbe servire a ricollocare 160mila stranieri provenienti da Italia e Grecia. La commissione europea si gloria del piano come di un successo, ma le cifre sono lì a sostenere il contrario. Il meccanismo stenta a decollare. I dati che si riferiscono al 31 luglio scorso parlano di solo il 20 per cento dei ricollocamenti dall’Italia andati a buon fine (7935 su 39.600) e del 26 per cento di quelli dalla Grecia (17.457 su 66.400).

migraaa.jpg

Un fallimento che si spiega in parte con il rifiuto di molti Paesi ad accogliere anche un solo migrante. A chiudere le loro frontiere in barba a ogni accordo sono stati soprattutto i Paesi del blocco di Visegrad: Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria, con in più la vicina Austria, che alla casella accoglimenti recano un definitivo: zero. Ma anche altri Paesi hanno aperto le frontiere a un numero di stranieri inferiore a quello previsto. La Germania, che in tutta questa vicenda è riuscita a dare di sé l’immagine del Paese dell’accoglienza, in realtà nei due anni ha accolto soltanto il 26 per cento dei migranti che le sarebbero toccati. La Francia che ora ci fa la morale, fa ancora peggio: solo il 21 per cento realmente ricollocato. Una vera figuraccia. La Spagna  è ferma al 12 per cento, sfigurando anche di fronte al vicino Portogallo, che è ben sopra la media europea con il 47 per cento di ricollocamenti effettivamente realizzati. Alla fine i paesi più generosi sono quelli della prospera Scandinavia: la Norvegia fa l’en plein con 100 per cento, la Finlandia ci va vicino con l’85 per cento, la Svezia resta un poì indietro ma è comunque sopra la media continentale con il il 29, le tre repubbliche baltiche fanno una buona figura con il 43 (Estonia), il 67 (Lettonia) e il 57 (Lituania).

Va detto che gli stati membri ricevono 6mila euro per ogni persona accolta; all’Italia e alla Grecia spettano 500 euro per ogni ricollocazione per coprire i costi di trasporto.

 

 

http://www.ilgiornale.it/news/politica/bugia-dei-ricollocamenti-leuropa-ci-ha-abbandonati-1540503.html

Pubblicato in: CRONACA

Senegal, formazione e agricoltura per fermare il deserto.


Grazie al progetto Crea (Creazione di opportunità di lavoro in agricoltura) dove un tempo c’erano campi abbandonati oggi si coltivano carote, melanzane, verze e peperoncini, con più reddito per tutti e più strumenti per resistere al cambiamento climatico

senegal.jpg

 In quasi due anni di attività si è riusciti a rafforzare la resilienza degli abitanti di cinque villaggi, cioè la loro capacità di resistere ai cambiamenti climatici, partendo dalla formazione. Tenendo seminari sulle nuove tecniche agricole di produzione e sulla commercializzazione dei prodotti e sul mantenimento in efficienza degli impianti fotovoltaici;  spiegando quali sono i rischi e i costi legati alla migrazione irregolare;  con la distribuzione di sementi per avviare e sostenere le coltivazioni, di attrezzi agricoli per incrementare le produzioni, gli essiccatori solari e kit per trasformare e conservare i frutti della terra.

Con il  progetto hanno vinto la scommessa di affrontare le difficoltà causate dallo spopolamento, di aumentare la produttività dei terreni, dare un impulso alla lotta alla povertà Produrre reddito aggiuntivo per le famiglie beneficiarie, rafforzare il ruolo della donna nei processi decisionali collettivi, formare ragazzi e ragazze. Purtroppo in queste regioni, come accade nella maggior parte delle realtà rurali, i tessuti sociali si lacerano, le marginalità e la povertà sono una spinta sempre molto forte all’abbandono dei villaggi, in rotta verso la capitale e ma anche verso altre destinazioni.L’impegno deve essere costante.

 

https://www.lastampa.it/2018/12/12/scienza/senegal-formazione-e-agricoltura-per-fermare-il-deserto-T7Jqa18uNIOrSm9AbKxg1J/pagina.html

Pubblicato in: CRONACA

Fran­ca Vio­la, la pri­ma “don­na sver­go­gna­ta” che ri­fiu­tò la pras­si del ma­tri­mo­nio ri­pa­ra­to­re.


franca00.jpg

In occasione del suo 71 esimo compleanno. Ben pri­ma che le leg­gi san­cis­se­ro per iscrit­to la di­gni­tà e l’au­to­no­mia fem­mi­ni­le, ben pri­ma che si con­si­de­ras­se na­tu­ra­le pu­ni­re con l’ar­re­sto il rea­to di stu­pro, una sem­pli­ce ra­gaz­za di Al­ca­mo, so­ste­nu­ta dal­la fa­mi­glia, sep­pe dire di no. L’ ar­ti­co­lo 544 del Co­di­ce Pe­na­le re­la­ti­vo al rea­to di vio­len­za car­na­le re­ci­ta­va: «Per i de­lit­ti pre­ve­du­ti dal capo pri­mo e dal­l’ar­ti­co­lo 530, il ma­tri­mo­nio, che l’au­to­re del rea­to con­trag­ga con la per­so­na of­fe­sa, estin­gue il rea­to, an­che ri­guar­do a co­lo­ro che sono con­cor­si nel rea­to me­de­si­mo; e, se vi è sta­ta con­dan­na, ne ces­sa­no l’e­se­cu­zio­ne e gli ef­fet­ti pe­na­li». In pa­ro­le po­ve­re, chi abu­sa­va di una don­na po­te­va “scon­ta­re la pena” sem­pli­ce­men­te spo­san­do la vit­ti­ma così da sal­va­guar­dar­ne l’o­no­re, dato che la vio­len­za ses­sua­le era sem­pli­ce­men­te un ol­trag­gio alla mo­ra­le. Sem­bre­reb­be di par­la­re di una leg­ge me­die­va­le, ma così non è se si pen­sa che in real­tà essa fu abro­ga­ta solo nel 1981 gra­zie al co­rag­gio di una don­na che, cir­ca ven­t’an­ni pri­ma, ave­va ri­fiu­ta­to di spo­sa­re il suo ag­gres­so­re.

 

 

 

http://www.sicilianpost.it/franca-viola-la-prima-donna-svergognata-che-rifiuto-la-prassi-del-matrimonio-riparatore/

Pubblicato in: CRONACA

Quindici anni fa la scomparsa di Norberto Bobbio


bobbio.jpg

Ha spiegato, nei suoi libri e nelle sue lezioni, che cosa sono la democrazia, la libertà, destra e sinistra, il diritto, l’uguaglianza, ma soprattutto ci ha spiegato che studiare, discutere insieme, seminare il dubbio, ragionare, sono forme necessarie non solo nella testa di professori o filosofi ma fanno comodo a tutte le persone.  Ha insegnato a rispettare le idee altrui, ad arrestarsi davanti al segreto di ogni coscienza, a capire prima di discutere, a discutere prima di condannare.

Nato nel capoluogo piemontese il 18 ottobre 1909, dal 1945 è un testimone attento e una delle più ascoltate coscienze critiche delle vicende politiche e sociali del Paese. Antifascista, esponente e teorico del socialismo liberale, Bobbio dedica gran parte della sua vita all’insegnamento accademico. Nominato nel 1984 senatore a vita da Pertini, è un fermo sostenitore della ricerca della via della pace che non riguarda solo i vertici, i governi e le classi politiche, ma deve coinvolgere tutti.

 

https://www.repubblica.it/le-storie/2019/01/09/news/norberto_bobbio_democrazia-216125309/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P4-S1.6-T2

 

https://www.lastampa.it/2019/01/09/cultura/anni-fa-moriva-norberto-bobbio-uno-dei-grandi-intellettuali-del-1zSN9XW0xJcTJX07VIAHrM/pagina.html

Pubblicato in: CRONACA

Dal dagherrotipo a Instagram, la fotografia celebra 180 anni.


dagherrotipo-5.jpg

Il 7 gennaio del 1839,  lo studioso Francois Arago presentò all’Accademia francese di Scienze il lavoro di Louis Daguerre:  dunque, la fotografia, compie 180 anni. Un compleanno che arriva all’inizio dell’ennesima rivoluzione: dopo il rullino, il colore, le pellicole istantanee e il digitale, il futuro è la fotografia computazionale. Negli smartphone, soprattutto, dove le fotocamere sono sempre meno dispositivi che scattano foto, e sempre più occhi che catturano dati per l’intelligenza artificiale, da trasformare poi in immagini.Il comparto fotografico è più della somma di sensori e software, che sono pensati e progettati insieme per ottenere risultati altrimenti impossibili partendo dai singoli componenti: non si arriva a eguagliare una fotocamera professionale da 3000 o 4000 euro, ma diventa sempre più difficile giustificare un apparecchio dedicato esclusivamente alla fotografia, quando con lo smartphone è possibile ottenere risultati di ottima qualità.Non a caso, Google ha annunciato di aver lavorato con Anne Leibovitz per il Pixel 3, OnePlus ha come consulente Kevin Abosch, Huawei ha stipulato un patto di ferro con Leica, mentre la nuova-vecchia Nokia collabora con Zeiss. E a Cupertino c’è un team dedicato soltanto alla fotocamera: l’idea degli ingegneri di Apple è fare dell’iPhone un apparecchio capace di simulare una macchina fotografica ideale. Uno strumento semplicissimo da usare ma in realtà estremamente complesso: lo Smart Hdr, ad esempio, scatta diverse fotografie a distanza di pochi centesimi di secondo, con differenti livelli di esposizione, poi le combina per ottenere una sola immagine. Che, a voler essere precisi, non esiste in natura: così la prossima sfida della fotografia non è riprodurre al meglio quello che l’occhio umano vede, ma mostrare quello che non riesce a cogliere

 

https://www.lastampa.it/2019/01/07/tecnologia/dal-dagherrotipo-a-instagram-la-fotografia-celebra-anni-ifgWl9lLXUej34UIwUBhZM/pagina.html

Pubblicato in: CRONACA

Decreto sicurezza.


Dopo la Toscana e la Calabria, altre regioni governate dal centrosinistra – fra cui Piemonte, Umbria, Basilicata ed Emilia-Romagna – stanno ipotizzando di ricorrere contro il cosiddetto “decreto sicurezza” alla Corte Costituzionale.

migranti2-720x480.jpg

Stando all’articolo 127 della Costituzione, una regione può fare ricorso diretto alla Corte Costituzionale «quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza […] entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge» hanno deciso di impugnare il Decreto Sicurezza davanti alla Corte Costituzionale.I governi regionali ritengono che il decreto sicurezza impedisca loro di garantire appieno la salute degli stranieri interessati dal decreto. Da qualche giorno se ne parla soprattutto perché l’articolo 13 del decreto sospende l’iscrizione al registro dell’anagrafe per i richiedenti asilo, cosa che può escluderli da alcuni trattamenti sanitari. A tre mesi dall’entrata in vigore del decreto  i richiedenti asilo continuano  ad essere ostacolati sia nell’esercizio di molti diritti fondamentali sia anche nell’accesso a servizi essenziali perché, pur nella titolarità di un permesso di soggiorno, sono privi di residenza. Impedire di fatto l’iscrizione ai centri per l’impiego o l’apertura di un conto in banca o ancora l’iscrizione del figlio alla scuola dell’infanzia o all’asilo nido finisce col diventare una forma di discriminazione ideologica nei confronti dei soli richiedenti asilo che non ha nulla a che vedere con la sicurezza.

 

 

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/regioni-ricorso-decreto-sicurezza-corte-costituzionale

Pubblicato in: CRONACA

7 gennaio Festa del Tricolore.


bandiera.jpg

Il tricolore italiano nasce il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia, sulla scorta degli eventi susseguenti alla rivoluzione francese (1789-1799). In quella data, infatti, il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta “che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco, e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti”. La scelta di utilizzare il tricolore con il verde, il bianco, e il rosso da parte della neonata Repubblica probabilmente è dovuto al fatto che alcuni reparti militari “italiani”, costituiti all’epoca per affiancare l’esercito di Bonaparte, utilizzavano stendardi simili.  Questo vessillo, negli anni successivi, venne adottato anche dalla Legione Italiana, che raccoglieva i soldati delle terre dell’Emilia e della Romagna, ragione per la quale probabilmente venne scelto poi dalla Repubblica Cispadana con l’aggiunta dello stemma: un turcasso contenente quattro frecce, circondato da un serto di alloro e ornato da un trofeo di armi.

Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto include il Tricolore nel proclama della Prima Guerra d’Indipendenza. Il tricolore, per consuetudine, è rimasto quello della prima guerra d’indipendenza sino al 1925, quando una legge dello Stato ne ha definito i modelli, aggiungendo la corona reale allo stemma, bordato d’azzurro. Quest’ultimo, però, scompare dopo la nascita della Repubblica, quando un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilisce la foggia provvisoria della nuova bandiera. Modello confermato definitivamente dall’Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 che inserisce il Tricolore nell’articolo 12 della Carta Costituzionale.

 

 

 

https://tg24.sky.it/cronaca/approfondimenti/bandiera-italiana-storia.html

Pubblicato in: CRONACA

Sergio Leone nacque 90 anni fa


Sergio Leone nacque il 3 gennaio 1929 a Roma. Le sue prime esperienze legate al cinema furono anche come comparsa ma già negli anni ’40 cominciò a lavorare come assistente alla regia o direttore della seconda unità, spesso senza essere accreditato, anche in produzioni importanti come “Ladri di biciclette”, “Quo Vadis” e “Ben-Hur”, e come sceneggiatore. Nel caso de “Gli ultimi giorni di Pompei” subentrò al regista Mario Bonnard, che comunque è quello accreditato.

leone02.jpg

L’esperienza accumulata con i cosiddetti perplum permise a Sergio Leone di fare il suo debutto ufficiale come regista con “Il colosso di Rodi” del 1961. Quel tipo di film passò di moda all’inizio del decennio perciò Leone si dedicò al genere western, interpretandolo in un modo personale che portò alla nascita del sottogenere chiamato spaghetti western. “Per un pugno di dollari” del 1964 lanciò la carriera cinematografica di Clint Eastwood e segnò l’inizio della collaborazione con Ennio Morricone, che cominciò a curare le colonne sonore dei suoi film. Venne seguito dai film che formano con esso la cosiddetta trilogia del dollaro: “Per qualche dollaro in più” del 1964 e “Il buono, il brutto, il cattivo” del 1966.

“C’era una volta il West” del 1967 doveva essere secondo i piani di Sergio Leone il suo ultimo western ma finì per girare anche “Giù la testa” del 1971, per il quale ricevette il David di Donatello come miglior regista. Di entrambi i film fu anche almeno in parte sceneggiatore.

Negli anni successivi, Sergio Leone lavorò ancora come sceneggiatore e cominciò a produrre film girati da altri registi ma non fu la fine della sua carriera di regista, che continuò girando anche spot pubblicitari. Già negli anni ’60, aveva cominciato a sviluppare un progetto completamente diverso, una storia di gangster che diventò “C’era una volta in America” del 1984, per il quale vinse il Nastro d’argento come miglior regista.

leone01.jpg

Sergio Leone morì il 30 aprile 1989 per un attacco cardiaco. Con pochi film ha cambiato il cinema western andando ben oltre gli stereotipi del genere aggiungendovi un notevole realismo, fino ad aggiungere negli ultimi film anche elementi sociali e politici che generarono qualche controversia. La sua eredità è importante e rimane viva.

 

 

http://netmassimo.com/2019/01/03/sergio-leone-nacque-90-anni-fa/

Pubblicato in: CRONACA

La lunga vita del caffè.


Nel nostro Paese i consumi di caffé si attestano a meno della metà rispetto al Nord Europa, ma il caffè è quasi da sempre un simbolo nazionale. Dapprima divenne protagonista a teatro. Il commediografo veneziano Carlo Goldoni già nel 1750 dedicò al tema una commedia di successo, La bottega del caffè. Undici anni dopo l’abate gesuita e scrittore Pietro Chiari replicò con un dramma giocoso, Il caffè di campagna.

bottega.jpg

Nello stesso periodo iniziava la sua carriera la tazzulella ‘e cafè celebrata da tante canzoni napoletane. Fin dal ‘700 a Napoli si affermò una variante al caffè turco (o alla turca): invece di cuocere la polvere dei chicchi macinati, come si fa ancora oggi in Turchia e Nord Africa, stemperandola in acqua in un bricco di rame poggiato su braci o sabbia calda, si diffuse la cottura napoletana. Il nuovo metodo prevedeva il filtraggio dell’acqua bollente, fatta colare dall’alto attraverso la polvere di caffè: è il principio che fa funzionare la cuccumella.

Nel 1902, a Milano, nacque  l’espresso, grazie all’invenzione dell’ingegner Luigi Bezzera: una macchina che sfruttava l’alta pressione per filtrare il macinato. Nella moka, infine, messa a punto dall’imprenditore Alfonso Bialetti nel 1933, l’acqua portata a ebollizione sale dal basso.

bialetti.jpg

Per preservare l’aroma del caffè il grande attore e drammaturgo napoletano Eduardo De Filippo suggeriva un sistema casalingo a suo dire infallibile: il coppitello, un cono di carta da inserire nel beccuccio della caffettiera al momento del filtraggio. Se volete testarne l’efficacia tenete conto delle parole del filosofo Montesquieu: «Il caffè ha la facoltà di indurre gli imbecilli ad agire assennatamente». Individuate la vittima, offritegli una caffettiera con coppitello e attendete fiduciosi i risultati.

eduardo

 

 

 

https://www.focus.it/cultura/storia/il-vino-darabia

Pubblicato in: CRONACA

In Cina sperimentato un processo che trasforma il rame in oro.


oro-laboratorio_630x360

Alcuni scienziati cinesi potrebbero avere scoperto il modo di trasformare il rame in un nuovo materiale “quasi identico” all’oro. Gli scienziati spiegano di avere bombardato atomi di rame con plasma di argon ad alta energia, provocando una trasformazione nella struttura elettronica del metallo che, portato a “valenza zero” (la valenza è un indicatore della capacità degli atomi di combinarsi con altri atomi)  è diventato meno reattivo e ha iniziato a comportarsi invece come i metalli nobili. La scoperta non renderà gli scienziati improvvisamente ricchi, perché il processo non può essere usato per creare “oro artificiale”. Quali sono le possibili applicazioni, allora? La resistenza all’ossidazione e la bassa reattività, come nell’oro e nell’argento, renderebbe questo “rame modificato” perfetto per usi industriali, per esempio per realizzare componenti di dispositivi elettronici come smartphone e computer; inoltre le sue prestazioni da “metallo nobile” tornerebbero utili anche durante sofisticati processi chimici che trasformano il carbone in risorse più utili e pulite, che, in questo modo, risulterebbero molto meno costosi (questo perché i metalli nobili “veri” non sarebbero più indispensabili).

 

 

https://www.focus.it/scienza/scienze/oro-artificiale-cina-creare

Pubblicato in: CRONACA

Epifania: il coraggio dei Magi.


epi.jpg

Questi misteriosi personaggi venuti da Oriente offrono infatti doni al re dei re. Oro, in omaggio alla sua regalità. Incenso, a raffigurarne la divinità. Mirra, che mentre ne richiama la morte redentrice, porta con sé anche il significato della cura, del medicamento, della carità.L’Epifania, soprattutto il cammino dei Magi, ha ispirato tanti mistici e poeti. Particolarmente suggestiva e profonda la poesia spirituale di padre David Maria Turoldo.

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.
Lasciano case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti!
Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!
Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino che è sempre imprevisto.
Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

 

 

 

 

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/epifania-il-coraggio-dei-magi-la-poesia-di-turoldo

Pubblicato in: CRONACA

Emily e Camilla: il Far West sugli sci.


Farebbe la differenza separare le piste da skateboard da quelle da sci, aumentare il numero di carabinieri e poliziotti sugli sci, comminare più multe. Serve il coraggio di dire come è la realtà: su 4500 chilometri di piste, abbiamo 30.000 incidenti.

sciare.jpg

Milioni di persone che sciano su piste, per forza affollate, senza alcun controllo. Come se in autostrada viaggiassero in maggioranza autisti senza la patente. Le nuove tecnologie hanno inventato sci così facili da portare che basta infilarseli e diventi uno sciatore. Sciare è diventato uno sport di massa e non basta scrivere su un cartello che la pista è nera, o che è vietato lo slittino.

Si Potrebbe utilizzare lo skipass. Farne anche una patente che selezioni gli accessi alle varie piste, a seconda del livello tecnico dello sciatore. Come per la guida, si potrebbe prevedere un test per poter acquistare lo skipass. In base al risultato, lo sciatore otterrebbe una categoria. I tornelli degli impianti potrebbero selezionare l’accesso in base alla competenza riportata sullo skipass. Piste facili e piste difficili.

Tutto questo comporterebbe spese maggiori per i gestori e forse minori guadagni.Ma la maggioranza degli incidenti di sci avviene su piste sovraffollate e per investimento.

 

https://www.lastampa.it/2019/01/05/societa/emily-e-camilla-il-far-west-sugli-sci-nYGgVuZUAfajPaYAYypQRN/pagina.html

Pubblicato in: CRONACA

Le 100 peggiori dichiarazioni politiche del 2018.


cento
Hanno spazzato via ogni sorta di regola grammaticale, tomo ingegneristico, fondamento macroeconomico, calpestando persino i capisaldi della dieta mediterranea. Hanno ricordato le “cose buone” realizzate da fascisti e nazisti. Hanno ipotizzato complotti notturni e macinato gaffe internazionali, roba che nemmeno Totò e Peppino al loro apice creativo. Hanno difeso stipendi e vitalizi, incappando in volgarità e contraddizioni. Certo, la maggior parte del materiale sgorga dall’unione istituzionale tra leghisti e pentastellati, ma pure le opposizioni, laddove pervenute, non hanno fatto mancare il loro apporto. Dai congiuntivi di Di Maio agli orrori nutrizionali di Salvini, dalle “analisi” di Renzi ai colpi di genio di Toninelli, passando per Casalino e Berlusconi.

 

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/12/28/news/dal-governo-all-opposizione-ecco-le-100-peggiori-dichiarazioni-politiche-del-2018-1.330023?ref=RHRR-BE

Pubblicato in: CRONACA

Vent’anni di solitudine


euro20.png

L’Euro compie 20 anni Figlia del trattato di Maastricht del 1992, la moneta unica entrò ufficialmente in vigore il primo gennaio del 1999. Una generazione di maggiorenni che non hanno mai conosciuto un’altra moneta nazionale, giovani che sono quindi immuni dalla nostalgia della lira, del marco, della peseta o della dracma che può cogliere chi è più in là con gli anni. Il presidente della Bce Mario Draghi sottolinea che “dopo vent’anni, abbiamo ora una generazione che non conosce altra moneta”: mentre chi ha trenta o quarant’anni ricorda le banconote da mille lire o le monetine da 10 se non da 5 lire e può indulgere alla nostalgia, i diciottenni italiani di oggi la lira non l’hanno mai usata. Conoscono solo l’euro.

Gli italiani, malgrado il rapporto travagliato con l’Europa dopo la crisi, sono in maggioranza ben consapevoli dell’importanza di far parte dell’euro: secondo l’ultimo Eurobarometro, il 57% pensa che avere la moneta unica sia una buona cosa per il Paese, meno della media dell’Eurozona (64%), ma in rialzo di 12 punti percentuali rispetto al 2017, mentre il 30% pensa che sia una cosa negativa (in calo di dieci punti percentuali); l’11% è indeciso e il 2% non sa rispondere.A  Guido Carli quando ha firmato il Trattato di Maastricht“ tremava la mano . Sapeva che era necessario far entrare l’Italia nel vertice dell’Europa, ma sapeva anche che l’Italia non era pronta. Sperava che lo diventasse. Nel 2019 si vedrà se l’Italia è diventata “pronta”, a restare nell’Unione economica e monetaria. E se l’Unione monetaria sarà capace di fare passi avanti, uscendo dalla ‘terra di mezzo’ in cui si trova, tuttora priva di un safe asset comune.

 

 

https://www.huffingtonpost.it/roberto-sommella/euro-1999-2019-ventanni-di-solitudine_a_23630592/?utm_hp_ref=it-homepage

 

https://europa.today.it/lavoro/euro-anniversario-moneta.html