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Gli scafisti e la Guardia costiera: il doppio gioco.


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Torturano i migranti nei campi di prigionia. Se questi pagano di nuovo, li fanno partire e li lasciano in mare vicino a qualche nave di passaggio. Poi cambiano vestito, indossano la divisa, e li vanno a riprendere con le navi della Guardia Costiera. E li riportano nei lager dove tutto ricomincia.Il doppio gioco di alcuni responsabili della Guardia costiera libica è confermato da oltre duemila testimonianze di migranti che sono agli atti di numerose inchieste giudiziarie, anche italiane, come quelle delle Procure di Trapani e di Catania.

E una conferma ulteriore è agli atti dell’inchiesta giudiziaria relativa al sequestro da parte della Procura di Trapani della nave Juventa della Ong tedesca Jugend Rettet, battente bandiera olandese. In particolare, riferendosi a un episodio avvenuto il  18 giugno 2017 si parla di «grave collusione tra singole unità della Guardia costiera libica e i trafficanti di esseri umani».L’inchiesta della Procura di Catania (il processo si è concluso nell’estate scorsa) dimostra ancora il ruolo di alcuni ufficiali della Guardia costiera che facevano contemporaneamente i soccorritori ed i trafficanti.

Si tratta degli ufficiali della Guardia costiera libica Tarok All e Bdelbafid Mohammad, arrestati dai militari della nave della Marina militare Italiana “Bergamini” e poi condannati in Italia per traffico di essere umani. Un gruppo di africani ha riferito che i due ufficiali libici li avevano caricati sui loro barchini sulla spiaggia di Zuara accompagnandoli fino a qualche miglio dalla nave italiana per fuggire subito dopo.

Le procure di Trapani e Catania ormai hanno nomi, cognomi e tanti episodi scandalosi. Ma senza una collaborazione giudiziaria tra Italia e Libia resta difficile, nella maggior parte dei casi, incriminare i colpevoli.

 

 

 

http://espresso.repubblica.it/attualita/2019/01/31/news/gli-scafisti-e-la-guardia-costiera-in-libia-sono-la-stessa-cosa-1.331155?ref=HEF_RULLO

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1 febbraio 1945, una data importante per le donne d’Italia.


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E’ una data importantissima per le donne italiane che si videro estendere il diritto di voto con un decreto legislativo luogotenenziale che sancì la possibilità delle donne italiane recarsi alle urne. Una valenza ancor maggiore dal punto di vista simbolico, venne data perché l’anno successivo anche le donne furono chiamate a scegliere tra Monarchia e Repubblica. Le donne potevano già votare, ma solo per le elezioni amministrative, nel 1924, con Benito Mussolini che aveva loro riconosciuto diritto di voto, mostrando di non temere l’elettorato femminile. Fu un atto demagogico, in quanto si era già deciso per la proibizione di qualsiasi elezioni, sostituendo tutto con i podestà e i governatori. A volere fortemente il diritto di voto per le donne furono Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, resistendo a tutte le opposizioni espresse da tutti gli schieramenti, motivate dal fatto che l’elettorato femminile veniva ritenuto sprovveduto e facilmente manovrabile

 

 

https://donna.fanpage.it/1-febbraio-1945-una-data-importante-per-le-donne-d-italia/

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Di amianto si morirà ancora


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La grande attenzione al tema delle malattie amianto-correlate nel nostro Paese, a oltre 25 anni dal bando di ogni forma di estrazione, lavorazione, importazione e commercio di amianto, deriva in primo luogo dall’essere in corso attualmente (e ancora per qualche anno nelle previsioni epidemiologiche) la massima incidenza di mesoteliomi in conseguenza dell’intenso uso del materiale dal secondo dopoguerra fino agli anni ’80 e della lunga latenza della malattia. L’Italia è attualmente uno dei Paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amiantocorrelate. Tale condizione è la conseguenza di utilizzi dell’amianto che sono quantificabili a partire dal dato di 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo prodotto nazionalmente nel periodo dal 1945 al 1992 e 1.900.885 tonnellate di amianto grezzo importato nella stessa finestra temporale.Purtroppo si stima che il picco di mesoteliomi si toccherà tra il 2020 e il 2030. Una malattia subdola, che deve fare i conti con l’assenza apparente di sintomi. Tanti i lavoratori esposti all’amianto. Non solo nell’edilizia. Basti pensare ai cantieri navali o alle costruzioni ferroviarie. Preoccupa anche la presenza di questo materiale killer negli edifici pubblici, in particolare nelle scuole. Inoltre preoccupano i ritardi nella bonifica. Intanto si accumulano nelle aule dei tribunali le cause di risarcimento a favore degli eredi di lavoratori morti per l’esposizione all’amianto. Nonostante gli sforzi compiuti da alcuni tribunali e Corti di Appello nel cercare di allungare il più possibile i termini di prescrizione, anzi più precisamente la data della decorrenza della stessa, la triste realtà è che ormai tutti i processi penali relativi a reati conseguenti a condotte colpose per esposizione dei lavoratori a fibre di amianto si concludono con un nulla di fatto falcidiati dalla mannaia della prescrizione.

 

 

https://www.avvenire.it/economia/pagine/malattie-professionali-l-amianto-una-piaga-sociale