Pubblicato in: CRONACA

Di amianto si morirà ancora


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La grande attenzione al tema delle malattie amianto-correlate nel nostro Paese, a oltre 25 anni dal bando di ogni forma di estrazione, lavorazione, importazione e commercio di amianto, deriva in primo luogo dall’essere in corso attualmente (e ancora per qualche anno nelle previsioni epidemiologiche) la massima incidenza di mesoteliomi in conseguenza dell’intenso uso del materiale dal secondo dopoguerra fino agli anni ’80 e della lunga latenza della malattia. L’Italia è attualmente uno dei Paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amiantocorrelate. Tale condizione è la conseguenza di utilizzi dell’amianto che sono quantificabili a partire dal dato di 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo prodotto nazionalmente nel periodo dal 1945 al 1992 e 1.900.885 tonnellate di amianto grezzo importato nella stessa finestra temporale.Purtroppo si stima che il picco di mesoteliomi si toccherà tra il 2020 e il 2030. Una malattia subdola, che deve fare i conti con l’assenza apparente di sintomi. Tanti i lavoratori esposti all’amianto. Non solo nell’edilizia. Basti pensare ai cantieri navali o alle costruzioni ferroviarie. Preoccupa anche la presenza di questo materiale killer negli edifici pubblici, in particolare nelle scuole. Inoltre preoccupano i ritardi nella bonifica. Intanto si accumulano nelle aule dei tribunali le cause di risarcimento a favore degli eredi di lavoratori morti per l’esposizione all’amianto. Nonostante gli sforzi compiuti da alcuni tribunali e Corti di Appello nel cercare di allungare il più possibile i termini di prescrizione, anzi più precisamente la data della decorrenza della stessa, la triste realtà è che ormai tutti i processi penali relativi a reati conseguenti a condotte colpose per esposizione dei lavoratori a fibre di amianto si concludono con un nulla di fatto falcidiati dalla mannaia della prescrizione.

 

 

https://www.avvenire.it/economia/pagine/malattie-professionali-l-amianto-una-piaga-sociale

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