Pubblicato in: CRONACA

Autonomia differenziata, nemica del Paese e nemica dell’ambiente


sicilia.png

Sono ben 23  le materie su cui Veneto e Lombardia hanno chiesto i poteri, 15 quelle sulle quali vuole competenze dirette l’Emilia Romagna e fino a 21 i miliardi di euro che si stimano legati alle funzioni trasferite. E in mezzo c’è di tutto. Dalle materie a legislazione concorrente – come la tutela della salute e la sicurezza del lavoro, la protezione civile e il governo del territorio, i trasporti, le infrastrutture e l’energia, l’alimentazione e i rapporti internazionali – a quelle di competenza esclusiva dello Stato, quali le norme generali su istruzione e tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. Con musei, palazzi storici, siti archeologici, archivi e biblioteche che rischiano di diventare regionali.

Da una parte l’Italia dei ricchi, dall’altra quella del reddito di cittadinanza e delle migrazioni interne per motivi di salute o di lavoro. Che si allontaneranno sempre di più. Perché insieme alle competenze viaggiano anche le risorse per assolverle. Dunque una parte del Paese si vedrà allocare risorse maggiori, l’altra, soprattutto al centro e al Sud ne pagherà il prezzo. Con buona pace della solidarietà nazionale.

Anziché andare avanti, andiamo indietro. Dovremmo riformare l’Europa, lavorare perché ritrovi i suoi valori fondanti, perché si avvicini all’aspirazione di essere uno ‘spazio privilegiato di speranza umana’, come evocato nel preambolo dell’incompiuta Costituzione europea del 2005. E invece facciamo la secessione dei ricchi. Anziché integrare, disgreghiamo. Il paradosso è particolarmente stridente in campo ambientale: le regioni chiedono tra l’altro autonomia per la difesa del suolo, dell’aria e delle acque, per la bonifica dei siti inquinati, peccato che l’acqua e l’aria, come pure l’inquinamento, non conoscano confini. La tutela di queste matrici ambientali è tanto più efficace quanto più è estesa e uniforme.

Servirebbe una riflessione ampia e profonda, su come ricalibrare i poteri dello Stato e degli Enti Locali, che investisse anche il ruolo dei Comuni, sempre più frontiera strategica e di avanguardia per la buona gestione della cosa pubblica. A sinistra saremo capaci di imporla al governo e al Paese, oppure continueremo a farci imporre i temi e a rincorrere le soluzioni di questo esecutivo giallo-bruno?

 

 

https://www.lastampa.it/2019/02/15/scienza/autonomia-differenziata-nemica-del-paese-e-nemica-dellambiente-q1yAfGWivlU6LHtvfgS9qO/pagina.html

Pubblicato in: CRONACA

Gli italiani che esportarono il calcio nel mondo.


San_lorenzo-de-almagro-papa-francesco.jpg

Tanti i padri fondatori di Italiani: popolo di emigranti, navigatori, poeti e fondatori di squadre di calcio. In Argentina e in Brasile, in Uruguay e in Australia: è lungo l’elenco dei club, sparsi per il mondo, con “padri fondatori” italiani. Il football, ieri come oggi, come collante etnico per comunità di emigranti.In Argentina sono circa 20 milioni le persone di origini italiane. A Mar del Plata, nel marzo 1913, fu costituito l’Aldosivi, grazie all’impulso decisivo di alcuni imprenditori ittici emigrati dall’Italia.  Le centinaia di operai, impegnati nella costruzione del porto, sentirono la necessità di uno spazio per il loro tempo libero. Da qui la decisione di fondare una società calcistica vicina alle attività di pesca e all’industria ad essa collegata di Mar del Plata. Il simbolo fu il “tiburón” (pescecane).Hanno profonde radici italiche anche il Boca Juniors e il San Lorenzo de Almagro. Il club gialloazzurro fu fondato nel 1905 da giovani di origine genovese. Il lucano Francesco Farenga realizzò le porte del primo campo del Boca. In Brasile, uno dei club più italiani è il Palmeiras, fondato da emigranti del Belpaese con l’intento di avere una squadra di calcio in grado di rappresentare la consistente comunità stabilitasi a San Paolo. Il club nacque nel settembre 1914 e prese il nome di Palestra Itália, polisportiva di atleti italiani. La più antica squadra brasiliana di origini italiane è lo Sport Club Savoia, fondata alla fine dell’800 da operai di un’industria tessile di Sorocaba, nello Stato di San Paolo, così denominata in onore alla dinastia regnante in Italia. A Belo Horizonte, nel 1921, la comunità italiana diede vita al club di soli giocatori emigranti, denominato Societá Sportiva Palestra Itália che sfoggiava una camiseta tricolore e che tra il 1928 e il ’30 vinse tre volte consecutive il Campionato Mineiro.In Brasile è esistita anche una squadra di calcio chiamata Juventus, con colori sociali granata, fondata nel 1924 da lavoratori del Cotonificio Crespi di San Paolo.In Uruguay, le origini italiane sono nitide nel Peñarol di Montevideo, fondato nel 1891 anche se la denominazione è del dicembre 1913, in onore alla città di Pinerolo.Tracce calcistiche notevoli sono state lasciate anche dagli emigranti italiani in Australia. Il Marconi Stallions venne fondato nel 1956 da componenti della comunità italiana della Western Sidney.

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/boca-juniors-san-lorenzo-squadre-fondate-da-italiani