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I mille giorni più belli del Cile


«Prima della sconfitta c’è stata la vittoria che né la lava dei vulcani, né la profondità dell’Oceano Pacifico, né la sabbia del deserto di Atacama riusciranno mai a cancellare».

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Per ragioni sia geografiche, sia sentimentali sia politiche, il Cile ha uno spazio nel nostro cervello e nel nostro cuore. Benché si trovi in fondo all’altro emisfero. Anzi proprio per quello. È la suggestione del luogo alla fine del mondo. Oltre, il ghiaccio e poi il nulla. Ha, quel Paese, il fascino nostalgico delle cose ultime, di una discarica di vite a perdere perciò tanto affascinanti, dell’altrove ai bordi dell’extraterrestre. Così lontano, così vicino.Vicino lo sentimmo, soprattutto, nel 1973, quando con un colpo di Stato il generale Augusto Pinochet rovesciò il governo socialista democraticamente eletto di Salvador Allende, inaugurando la lunga e sanguinosa stagione della dittatura. Presi da altre incombenze emergenziali, spesso ci dimentichiamo del Sudamerica. Salvo che il Sudamerica ci rientra in casa, come ora col Venezuela, a ricordarci intanto le radici europee di larga parte della popolazione e poi l’esperienza politica intrecciata di cui vicendevolmente si dovrebbe far tesoro. Il Cile   impose sulla scena, il successo della sinistra alle elezioni, il bagno di sangue.

 

 

 

http://espresso.repubblica.it/visioni/2019/02/06/news/i-mille-giorni-piu-belli-del-cile-1.331361?ref=HEF_RULLO&fbclid=IwAR2D8h04McjPTzJQxuaR6eQybZauej0H7Q6Tu9_kaqM0i0WUVPwJk9kW25U

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Insulti antisemiti contro Alain Finkielkraut: la negazione assoluta di ciò che rende la Francia una grande Nazione.


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Lo hanno riconosciuto sul boulevard Montparnasse, in piena Parigi. Lui, 69 anni, è Alain Finkielkraut, filosofo e accademico di Francia. Loro, un gruppo di gilet gialli che stava manifestando per il 14º sabato consecutivo, si sono scagliati contro Finkielkraut, figlio di rifugiati ebrei polacchi, che giunsero in Francia negli Anni 30 del secolo scorso, con un fiume di insulti antisemiti.Il filosofo, che proviene dalla sinistra e fece il ’68, è diventato nel tempo critico nei confronti di un certo buonismo multiculturale della gauche (e viene oggi osteggiato da gran parte della sinistra « classica» francese»). Il fatto arriva dopo giorni di polemiche sugli slogan antisemiti già ascoltati durante le manifestazioni dei gilet gialli e sulle scritte sullo stesso tono trovate lo scorso fine settimana per le strade di Parigi. Secondo gli ultimi dati del ministero degli Interni, in Francia nel 2018 gli atti antisemiti (aggressioni verbali e fisiche denunciate alla polizia) sono cresciuti del 74% rispetto all’anno precedente. Quanto alle manifestazioni ieri dei gilet gialli, sempre secondo i dati ufficiali, hanno riunito in tutto il Paese 41.500 persone, in calo rispetto ai 51.400 di una settimana prima.

 

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/02/17/esteri/gilet-gialli-aggrediscono-filosofo-sporco-ebreo-kV71PWvPjroZhVyWSS8bhI/pagina.html