Pubblicato in: CRONACA

I mille giorni più belli del Cile


«Prima della sconfitta c’è stata la vittoria che né la lava dei vulcani, né la profondità dell’Oceano Pacifico, né la sabbia del deserto di Atacama riusciranno mai a cancellare».

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Per ragioni sia geografiche, sia sentimentali sia politiche, il Cile ha uno spazio nel nostro cervello e nel nostro cuore. Benché si trovi in fondo all’altro emisfero. Anzi proprio per quello. È la suggestione del luogo alla fine del mondo. Oltre, il ghiaccio e poi il nulla. Ha, quel Paese, il fascino nostalgico delle cose ultime, di una discarica di vite a perdere perciò tanto affascinanti, dell’altrove ai bordi dell’extraterrestre. Così lontano, così vicino.Vicino lo sentimmo, soprattutto, nel 1973, quando con un colpo di Stato il generale Augusto Pinochet rovesciò il governo socialista democraticamente eletto di Salvador Allende, inaugurando la lunga e sanguinosa stagione della dittatura. Presi da altre incombenze emergenziali, spesso ci dimentichiamo del Sudamerica. Salvo che il Sudamerica ci rientra in casa, come ora col Venezuela, a ricordarci intanto le radici europee di larga parte della popolazione e poi l’esperienza politica intrecciata di cui vicendevolmente si dovrebbe far tesoro. Il Cile   impose sulla scena, il successo della sinistra alle elezioni, il bagno di sangue.

 

 

 

http://espresso.repubblica.it/visioni/2019/02/06/news/i-mille-giorni-piu-belli-del-cile-1.331361?ref=HEF_RULLO&fbclid=IwAR2D8h04McjPTzJQxuaR6eQybZauej0H7Q6Tu9_kaqM0i0WUVPwJk9kW25U

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