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UNA COSTOSA RIVOLUZIONE


Presto potrebbero arrivare sulle tavole di tutto il mondo hamburger e controfiletti creati in laboratorio. Gli Stati Uniti hanno infatti dato il via libera (novembre 2018) alla vendita della carne sintetica, ottenuta a partire da colture cellulari.  Il primo esperimento di carne artificiale risale al 2013, quando il ricercatore olandese Mark Post servì ad alcuni giornalisti un hamburger realizzato in due anni di lavoro e costato circa 325mila dollari. Da allora diverse aziende si sono lanciate nell’impresa,  con alcune previsioni che danno la carne sintetica nei piatti già dal 2020.  L’Italia non ha preso la notizia positivamente. Tre italiani su quattro si dichiarano infatti contrari all’arrivo sul mercato di carne; secondo quanto afferma Coldiretti sono preoccupati per le ripercussioni dell’applicazione di queste nuove tecnologie sia in tema di salute che di etica.

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Quanto ai vantaggi sotto il profilo ambientale  recenti studi hanno dimostrato che la carne sintetica potrebbe avere un impatto climatico più pesante di quella di allevamento. Le emissioni di metano derivanti dagli allevamenti tradizionali restano in atmosfera per circa 12 anni. La CO2, per millenni:  affinché non lo siano occorrerà investire su metodi di produzione energetica sostenibile che possano alimentare gli impianti di produzione.

 

 

 

https://tg24.sky.it/mondo/2018/11/21/carne-artificiale-via-libera-usa.html

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/carne-artificiale-impatto-climatico-co2

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Benediciamo i diversi.


Due strade divergevano in un bosco, e io
io ho preso quella meno battuta,
e da qui tutta la differenza è venuta.

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La parola DIVERSO (etimologia)  significa semplicemente ‘colui che ha deciso di andare in un’altra direzione’. I diversi sono portatori di una mente tanto fiera da non conformarsi al pensiero dominante.Il bene unico della diversità  è la capacità di incuriosirci davanti a cose di poco conto, un’attitudine fanciullesca che salva il mondo perché ne vede lo splendore. La discriminazione del diverso può rappresentare uno stile difensivo, un modo per proteggere la nostra individualità da quella diversità che non riusciamo a capire.L’altro, il diverso, il dissimile siamo anche noi per qualcun altro. Per cui, se rientrasse in un concetto di normalità e bellezza la diversità sarebbe meno spaventosa. La diversità è una ricchezza che permette di confrontarsi e migliorarsi costantemente, è un’occasione di crescita e di introspezione. Se si avesse una tale concezione positiva dell’altro diverso da noi, certamente la diversità spaventerebbe molto meno. 

 

 

http://le-parole-sono-importanti.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/02/24/benediciamo-i-diversi/?fbclid=IwAR01x4zahPuP3Uq8yNZiUXU7PRQnSVHEdBa4nX5qqe3hJ4kQ4y6iYf0LBps

https://www.femaleworld.it/diversita-perche-fa-paura/

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Addio a Mark Hollis.


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Addio a Mark Hollis, leader dei Talk Talk. La band inglese divenne celebre a metà degli anni 80 con successi come “Such A Shame” e “It’s My Life”.Tra i gruppi degli anni 80 i Talk Talk sono stati esponenti dell’ala più matura, capaci di coniugare una scrittura raffinata e complessa al grande successo commerciale. In poco meno di 10 anni di carriera e cinque album hanno attraversato diversi generi musicali passando dal synth-pop al jazz sperimentale e alla musica ambient. Il tutto reso unico proprio dalla voce di Hollis, dal timbro particolarissimo e riconoscibile tra mille, che racchiudeva tutta la malinconia e il romanticismo peculiari delle cose migliori di quegli anni.Il vero boom durò un paio di anni. Ma se “meteora” (commerciale, non certo artistica) furono, i Talk Talk lo furono per scelta personale. Dopo il grande successo la musica della band virò infatti su lidi sempre più sperimentali e sofisticati, tra il progressive e il jazz, con composizioni sempre più lunghe e strumentali meno adatte al grande pubblico. Ma “Spirit Of Eden” e “The Laughing Stock“, a dispetto degli scarsi esiti commerciali furono lavori complessi che aprirono la via al post-rock diventando fonte di ispirazione per numerosi artisti degli anni successivi. Una volta sciolta la band Hollis pubblicò solo un lavoro da solista, nel 1998, per poi ritirarsi a vita privata. Lasciando però un’eredità quasi unica nel suo genere.

 

 

 

 

https://www.tgcom24.mediaset.it/spettacolo/addio-a-mark-hollis-con-i-talk-talk-fece-del-pop-degli-anni-80-una-cosa-seria_3193837-201902a.shtml