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‘Via col vento’, gli 80 anni del kolossal più visto della storia del cinema


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In occasione del compleanno importante del film diretto da Victor Fleming, Via col vento doveva tornare in sala negli Stati Uniti, solo per due giorni, giovedì 28 febbraio e domenica 3 marzo, per due spettacoli ogni giorno, ma data la grande richiesta avrà altri due giorni di proiezioni. Vincitore di otto premi Oscar, uno assegnato a Hattie McDaniel come miglior attrice non protagonista per Mami, prima afroamericana ad essere nominata in una categoria di attori e a vincere un premio Oscar, e due Academy Awards onorari, il film è un kolossal per il quale è stato investito un budget di 3,9 milioni di dollari e che ha richiesto un processo di realizzazione faticoso e turbolento. La storia segue pedissequamente le millecento pagine del romanzo della giornalista Mitchell e forse anche per questo il risultato è un film di quasi quattro ore. Via col vento vide la luce e fece il suo debutto la sera del 15 dicembre 1939 al Loew’s Grand Theater, su Via dell’Albero di Pesco ad Atlanta, Georgia. Fu quello l’evento culmine di una serie di celebrazioni che fecero riempire l’allora cittadina che contava 300mila abitanti. I tre giorni precedenti la proiezione furono dichiarati festivi, scuole chiuse, così come gli uffici pubblici, balli a tema e quotidiani interamente dedicati al film. Tuttavia nello Stato dove ancora erano in vigore leggi razziali, non mancarono proteste quando agli attori neri fu proibito di presentarsi alla cerimonia e a tutti gli eventi di promozione del film. Anche ad Hattie McDaniel (Mami) fu vietato di partecipare. Clark Gable minacciò allora di boicottare la première, ma fu la stessa attrice che lo convinse ad esserci. Dal 1939, la sala numero 6 del cinema “CNN6 Centre” di Atlanta proietta ininterrottamente Via col vento due volte al giorno.

 

 

https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2019/02/27/news/80_anni_di_via_col_vento_-218034985/

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Indipendentisti e revisionisti


La pittoresca mappa del separatismo italiano che spazia tra neoborbonici e austricanti.

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Al 17 marzo manca poco. E, come ogni anno, all’avvicinarsi di questa data riemergono i soliti, vecchi e, occorre dirlo, poco cari revisionisti antinazionali: gli odiatori di Garibaldi e Mazzini; i nemici del Tricolore; gli antagonisti della storia d’Italia che, ricordando il 17 marzo 1861, rabbrividiscono: è nascita dello Stato violento, rapinatore e usurpatore di questa o quella patria locale. E’ la nascita dello Stato italiano che dopo quasi mille e cinquecento anni vedeva, finalmente, l’Italia tornare unita. Quei tempi preunitari non torneranno. Né per gli austricanti né per i neoborbonici. Né, più in generale, per nessun’altra fantasiosa formazione più o meno organizzata di pittoreschi indipendentisti/secessionisti/revisionisti o qualunque altra definizione potrebbero gradire. E non perché nella maggior parte dei casi questi “movimenti” si configurino come poco più che divertenti sodalizi male organizzati, ma perché è la storia che li ha già sconfitti: negli anni, e con eventi durissimi, essa ha infatti spazzato via le loro radici che affondavano non sull’autodeterminazione, non sull’identità, ma sul rimpianto di dominatori stranieri, fossero francesi e spagnoli come i Borbone o austriaci come gli Asburgo. Al costo di centinaia di migliaia di vittime, quell’Italia bramosa di asservirsi, di gettarsi ai piedi del padrone straniero, triste eredità dell’Età moderna, è quasi del tutto sparita. Non del tutto, sia chiaro: lo dimostrano ancora tanti atteggiamenti degli italiani e, evidentemente, l’esistenza stessa di questi movimenti. Ma qualcosa è cambiato: c’è ovunque voglia di riscattarsi, di reclamare la propria esistenza come Paese libero, vivo, fiero; in modo diverso, in partiti diversi, con idee diverse. Ma c’è. Per questo il separatismo triestino e trentino, così come l’indipendentismo neoborbonico, non hanno futuro: provando ad attualizzarsi nei tempi contemporanei, si pongono fuori dalla storia.

 

 

 

 

http://lacamiciarossa.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/02/26/indipendentisti-e-revisionisti-la-pittoresca-mappa-del-separatismo-italiano-che-spazia-tra-neoborbonici-e-austricanti/?fbclid=IwAR2nsOMAlphvJ0RP3dQy9fJTQmKmApCXkKCjktz8Att-MOQb7NVNC8Fk_G8&ref=fbpe

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L’Italia è la prima al mondo a “certificare” i benefici delle foreste


La certificazione dei servizi ecosistemici Fsc è un valido supporto non solo alla valorizzazione delle funzioni del bosco ma anche allo sviluppo sostenibile dell’economia locale.

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L’Italia è  il primo Paese ad aver ottenuto la certificazione a livello mondiale per tutti e cinque i servizi ambientali presenti nel territorio, i cosi’detti `servizi ecosistemici´: conservazione delle specie animali e vegetali, miglioramento della qualità e quantità dell’acqua, aumento della stabilità e dei nutrienti contenuti nel suolo, aumento dello stoccaggio e sequestro del carbonio, miglioramento dei servizi turistico-ricreativi.

Su 1.000 ettari di area boschiva certificati, 65 ettari (una superficie pari a 108 campi da calcio) sono stati ripristinati attraverso grazie a 110.000 nuovi alberi; 40 ettari presentano un suolo più ricco, con effetti positivi sulla diminuzione dell’erosione, sulla fertilità e il miglioramento dell’attività microbica. Inoltre, gli alberi che crescono nei boschi certificati appartengono a 36 specie diverse, selezionate tra quelle che meglio si adattano al contesto locale; tra queste il pino silvestre, l’abete rosso, il larice, la quercia, il faggio, il frassino e il nocciolo. In media «un albero, quando ha raggiunto l’età adulta, riesce a catturare 0,65 tonnellate di CO2»: questo significa che «per catturare le emissioni medie annue di un’auto servono 3 alberi».

 

 

https://www.lastampa.it/2019/02/27/scienza/foreste-certificate-che-fanno-bene-italia-prima-al-mondo-9gFa3ujj8J8990NqCvDrIL/pagina.html

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Carnevale di Viareggio: satira politica e satira sociale.


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Il Carnevale di Viareggio nasce nel 1873 e fin dalle origini ha avuto
connotazioni satirico-allegoriche; i costumi e i vizi della società e della classe
politica apparvero subito naturale fonte di ispirazione sia per cittadini in
maschera sia per i costruttori dei carri, tuttavia bisognerà attendere la fine
degli anni Sessanta del secolo scorso perché questa “vocazione” si strutturi
in maniera stabile e, pur permanendo alcune forme di censura, divenga
elemento caratterizzante della manifestazione.

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Sin dalle prime sfilate apparvero i temi che – nel tempo – avrebbero ispirato
le allegorie fino ai giorni nostri: la corruzione della classe politica italiana
nonché la sua ignoranza (vera e propria mancanza di cultura), l’esosità della
pressione fiscale e la politica internazionale. Questa notazione implica una
successiva, immediata considerazione: i costruttori dei carri, benché
autodidatti o in possesso della licenza della sola scuola dell’obbligo, erano
informatissimi sulla situazione politica italiana e internazionale e,
considerando che la televisione si è diffusa in Italia solo a partire dalla metà
degli anni Cinquanta del ‘900, ciò mostra quanto fosse necessità acquisita
per “maghi” della cartapesta la cultura e l’aggiornamento continuo.
Essendo altresì il Carnevale una manifestazione popolare, quel che vale per i
costruttori si estende al pubblico che evidentemente era in grado di decifrare i
simboli, le caricature e soprattutto percepirne la natura satirica.
La pietra tombale  sul libero pensiero del Carnevale la pose il
Regime Fascista, anche se vi sono alcune costruzioni del Ventennio che
possono essere lette come irrisioni al Regime, ma si collocano agli inizi
(1924) e alla fine (1940). Osservando in sequenza le immagini dei carri del Carnevale di Viareggio, in particolare quelli degli ultimi cinquanta anni, scorre la Storia non solo italiana ma internazionale.

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Una lucidità assoluta (che a volte travalica persino la
capacità rappresentativa) sembra essere prerogativa che passa di
generazione in generazione nei  costruttori. Essi da decenni narrano
l’attualità senza ipocrisia e senza veli: miserie patrie e intrighi internazionali,
gli intenti dei “potenti del mondo” di cui non di rado prevedono le mosse,
anticipano le conseguenze. Rendono evidente la natura del potere, senza
timore alcuno lo mettono alla gogna attraverso i suoi emblemi, i suoi simboli,
le sue effigi: con le maschere lo smascherano.

Berlusconi Preistorico - Carnevale di Viareggio - Poracci In Viaggio

 

 

 

http://viareggio.ilcarnevale.com/files/satira-politica-e-sociale-al-carnevale-di-viareggio.pdf

https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g194946-d8820393-i249152818-Carnival_of_Viareggio-Viareggio_Province_of_Lucca_Tuscany.html