Pubblicato in: CRONACA

Femminicidio: Ritorno Del Delitto D’onore?


Femminicidio: in media, ogni settimana, tre donne ne sono vittime. Le due sentenze di Genova e Bologna sembrano sdoganare un fenomeno che speravamo superato: il delitto d’onore.

donne.jpg

I due casi di femminicidio le cui sentenze hanno suscitato polemiche, sono quelle di Genova e Bologna.Il primo caso di femminicidio è quello di Jenny Angela Coello Reyes, 46 anni, è uccisa dal marito nell‘aprile del 2018. Il pm aveva chiesto una pena di 30 anni per il marito che  ha fatto appello ed ottenuto il rito abbreviato: così lo scorso 6 dicembre il processo si chiude con una condanna a 16 anni. Il giudice ha poi concesso le attenuanti generiche. E nella motivazione della sentenza si legge che il marito ha colpito perché mosso “da un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento“.

Michele Castaldo, omicida di Olga Matei, uccide a causa di “una tempesta emotiva”. La condanna all’ergastolo è ridotta a 30 anni per il rito abbreviato. Ed è poi riformata a 16 anni ( 24 anni, ridotti di un terzo sempre per il rito) dalla Corte di assise di appello di Bologna.  Nella sentenza si conferma la sussistenza dell’aggravante per aver agito per motivi abietti e futili, ma si concedono comunque le attenuanti generiche.

Le sentenze dei due casi di femminicidio sembrano ricordare il passato. Il delitto d’onore in Italia viene abrogato nel 1981, ma nel 2019 ne stiamo ancora parlando e, con queste sentenze, c’è il rischio che  qualcuno ricominci  a considerare il comportamento di una donna come la causa di una reazione violenta, di un atteggiamento prevaricatore, di un omicidio.

I casi di femminicidio in Italia, pur aumentando nelle sentenze e condanne, sembrano non diminuire.

 

https://www.ultimavoce.it/femminicidio-sentenze-genova-bologna/

https://www.huffingtonpost.it/sabrina-scampini-/pene-dimezzate-per-femminicidio-una-sconfitta-per-tutti_a_23692125/?utm_hp_ref=it-homepage

Pubblicato in: CRONACA

Marielle Franco, una lotta globale all’oppressione


Un anno fa apparve subito chiaro che l’assassinio di Marielle Franco e del suo assistente Anderson Gomes non era opera di generici «banditi». Le modalità dell’azione rafforzarono la convinzione che si aveva a che fare con un gruppo criminale che pensava di poter agire impunemente. Ma quei 13 colpi di armi da fuoco sparati a Rio de Janeiro hanno prodotto una risonanza a livello mondiale che ha costretto le autorità brasiliane a cercare delle risposte ai molti interrogativi.

mariellef.jpg

Ed è la dimensione internazionale che il caso ha assunto ad agitare i sonni del presidente brasiliano Jair Bolsonaro e del suo «clan», soprattutto ora che le indagini stanno facendo emergere i rapporti tra Flavio Bolsonaro, senatore e figlio del presidente, con il mondo delle milizie paramilitari. Milizie direttamente coinvolte nell’assassinio di Marielle e che per Bolsonaro sono strutture che «offrono sicurezza e contribuiscono a mantenere l’ordine e la disciplina nella comunità».

MARIELLE aveva denunciato con forza il ruolo svolto da queste organizzazioni nel controllo del territorio, nel traffico di armi, le estorsioni, la speculazione immobiliare, l’acquisizione illegale di terreni.

In questi mesi Amnesty International e i movimenti sociali brasiliani hanno fatto pressioni affinché le indagini fossero condotte da inquirenti in grado di orientarsi nel mondo del crimine organizzato e degli abusi della polizia. Ora, di fronte ai nuovi sviluppi, si chiede l’istituzione di un comitato di esperti, avvocati e altri specialisti, totalmente indipendente dal potere statale, in grado di supervisionare le indagini e controllare che il processo si svolga regolarmente.

In questa vicenda in cui risplende la figura di Marielle Franco, tutto si mescola e si confonde, come in un romanzo di Jorge Amado, dove i vari personaggi mistificano e mascherano la realtà escogitando trucchi di ogni genere.Di fronte a questo quadro preoccupante, Università e Istituzioni brasiliane si stanno attivando per tenere sotto osservazione i diritti umani e individuare percorsi che possano difenderli ed estenderli. L’Università federale di Bahia ha creato un movimento di studenti e insegnanti che si prefigge di individuare strategie e pratiche in grado di difendere donne, neri, comunità Lgbt, indigeni. A San Paolo un gruppo di giuristi, intellettuali e giornalisti ha creato la Commissione Arns (in onore del cardinale brasiliano Paulo Evaristo Arns, simbolo della lotta per la democrazia e i diritti umani), con lo scopo di seguire i casi di violazione dei diritti nei confronti di quella parte della popolazione più soggetta a discriminazioni per condizione economica, sociale, etnica, religiosa, orientamento sessuale.

 

 

 

 

https://ilmanifesto.it/il-sogno-di-marielle-franco-e-lincubo-di-bolsonaro/