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Castrazione chimica: una punizione che non serve a ridurre il rischio di recidiva


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La castrazione chimica “suona bene”, ma è mirata a contrastare l’impulso sessuale maschile identificato come la fonte scaturente dell’aggressione sessuale. Represso lo stimolo fisico, si risolverebbe il problema, un approccio tipicamente pre-moderno e scientificamente ingenuo. La violenza sessuale non è quasi mai soddisfazione di un impellente bisogno fisiologico, ma spesso trae soddisfazione dall’esercizio del potere, della forza, dell’umiliazione e del controllo della vittima.  Ci vuole una bella ignoranza per pensare che il violentatore, il pedofilo e in genere l’assalitore sessuale escano di casa trainati da poderose erezioni. Cercare di impedire forzosamente le erezioni, ha lo stesso senso e la stessa genesi che aveva la pratica di legare le mani agli adolescenti per evitare il peccato auto-erotico. Robaccia che punta solo a raccogliere l’indignazione pubblica e a canalizzarla in un vicolo cieco, lontana della realtà, gli annali giudiziari sono pieni di storiacce a sfondo sessuale e ben poche sono scaturite dal puro e semplice stimolo sessuale. Decisamente utopico e ideologico è pensare che la sfera sessuale possa essere disciplinata dalla somministrazione di un farmaco o da pratiche costrittive o punitive in stile medioevale. Soluzioni ignoranti per ignoranti.L’unica castrazione veramente in ballo è quella dell’intelligenza collettiva, l’evasione nella fantasia sulle ali della paura, a nascondere la realtà e la tragica inadeguatezza del nostro personale politico e l’imbarazzante livello del “pubblico” italiano.

 

 

 

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