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Greenpeace: l’Europarlamento sussidia gli allevamenti più inquinanti e dannosi


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Ieri, denuncia Greenpeace, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha votato a favore di una riforma della Politica Agricola Comune (PAC) che continua a sostenere un sistema inquinante e dannoso. La Commissione, infatti, ha respinto tutte le proposte avanzate dalla Commissione Ambiente, tra cui quella di tagliare i finanziamenti pubblici agli allevamenti intensivi e quelle per limitare densità e numero di animali ammassati nelle aziende che ricevono sussidi europei, allo scopo di gestire i liquami in modo più sicuro per l’ambiente.I membri della Commissione, inoltre, hanno votato contro la proposta di subordinare i pagamenti della PAC al rispetto di standard basilari in materia di benessere animale, tra cui l’obbligo di prevedere per gli animali allevati uno spazio minimo sufficiente per potersi muovere, girare e sdraiare, e ha respinto la proposta di aumentare la quota di fondi pubblici destinati a sostenere modelli di agricoltura ecologici e rispettosi del clima.

Almeno il 70 per cento della superficie agricola dell’Unione Europea (coltivazioni, seminativi, prati per foraggio e pascoli) è destinata all’alimentazione del bestiame. Escludendo dal calcolo i pascoli, oltre il 63 per cento delle terre coltivabili viene utilizzato per produrre mangime per gli animali invece che cibo per le persone. Secondo i dati Eurostat, circa il 72 per cento degli animali allevati in Europa proviene da aziende intensive di grandi dimensioni. Il numero totale di allevamenti è diminuito di 2,9 milioni, ovvero di quasi un terzo, tra il 2005 e il 2013 a scapito solo delle aziende più piccole. L’Italia, per esempio, tra il 2004 e il 2016 ha perso oltre 320 mila aziende (un calo del 38 per cento), ma il numero delle aziende agricole molto grandi è aumentato del 21 per cento, e di quelle grandi del 23 per cento. Le aziende agricole di piccole dimensioni stanno scomparendo a ritmi allarmanti e il denaro pubblico aiuta quelle di dimensioni maggiori a crescere sempre più. Un ciclo perverso che deve finire.

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/04/03/scienza/greenpeace-leuroparlamento-sussidia-gli-allevamenti-pi-inquinanti-e-dannosi-b1x0uRJv1bMTh31nND3OCL/pagina.html

https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/4719/nuovo-rapporto-allevamenti-sempre-piu-intensivi-foraggiati-dai-fondi-pac/

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Mangiare in modo consapevole è un atto agricolo e rivoluzionario


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Noi possiamo scegliere di non essere solo dei semplici consumatori passivi ma decidere di diventare co-partecipi della creazione dei sistemi che ci nutrono. L’atto di co-partecipazione presuppone un atteggiamento e una consapevolezza che veda l’interazione dei vari passaggi collegati al mondo agricolo e alimentare.

Se uno solo dei passaggi è inquinato l’intero processo, per quanto idealmente puro, sarà irrimediabilmente inquinato. E l’atto agricolo ha bisogno di una terra e di agricoltori che sappiano il mestiere del contadino, che abbiano l’occhio del contadino e che recuperino il cuore dello stesso. E succede, allora, che la terra diventi riscatto e redenzione.

Un intero mondo si è improvvisamente trasformato e non ha avuto più il tempo per adattarsi ai cambiamenti. E l’atto agricolo si è modificato da sapere contadino a processo industriale e speculativo. Sono saltati, o sono stati troppo veloci, i processi e passaggi intermedi verso questo tempo, la contemporaneità, che ha mutato anche l’interpretazione del vivere quotidiano. Non è stato più il prodotto a doversi adattare alla terra, ma la terra che si è dovuta adattare al prodotto. E ovunque si possono produrre le stesse cose indipendentemente da chi le produce, dal come e dal dove. Tutto buono, bello, di sapore, ma tutto uguale e per niente vero. Noi possiamo non essere solo semplici consumatori passivi, ma compartecipi della creazione dei sistemi che ci nutrono.Un’ amnesia culturale che conduce verso la dimenticanza delle diversità, l’omologazione del gusto e la separazione tra chi può permettersi il cibo vero e chi altro. Per la prima volta nella storia dell’uomo il mangiare in modo consapevole non è più solo un atto agricolo ma anche fortemente rivoluzionario.

 

 

 

 

https://www.huffingtonpost.it/giuseppe-melillo/mangiare-in-modo-consapevole-e-un-atto-agricolo-e-rivoluzionario_a_23705811/?utm_hp_ref=it-homepage

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Quando il mondo voltò la testa.


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Era la sera del 6 aprile 1994 quando un razzo proveniente da una delle tante colline di Kigali colpì l’aereo in cui viaggiavano Juvénal Habyarimana e Cyprien Ntaryamira, rispettivamente i presidenti di Ruanda e Burundi, entrambi di etnia hutu. Probabilmente non si saprà mai l’identità del responsabile di tale attacco. C’è chi incolpa i tutsi e chi gli estremisti hutu. Una cosa però è certa: l’abbattimento del velivolo fu la scintilla che fece scoppiare l’ultimo genocidio del ventesimo secolo. Circa 800mila morti tra tutsi e hutu moderati, sebbene alcune stime parlino di un milione. Molti dei quali ammazzati a colpi di machete, spranghe e coltelli. Lo sterminio durò cento giorni. All’inizio degli scontri furono uccisi anche dieci caschi blu belgi per opera degli estremisti hutu. Il caso provocò il parziale ritiro dell’Onu e l’evacuazione degli stranieri dal Paese. Nel corso del genocidio, il generale canadese Roméo Dallaire, a capo delle forze di pace delle Nazioni Unite, ha più volte protestato contro la mancanza di supporto da parte del Palazzo di Vetro a New York.

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Le violenze cessarono a metà luglio quando i soldati dell’attuale presidente, Paul Kagame, entrarono trionfalmente nella spettrale capitale Kigali. Le vittime in 100 giorni furono 800 mila. Dell’etnia tutsi, la più colpita, sopravvissero in 300mila.

 

 

 

 

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/in-ruanda-il-mondo-volt-la-testa