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DA GIOTTO A RAFFAELLO: 5 CAPOLAVORI ITALIANI PER RACCONTARE LA PASQUA.


Amore e passione, morte e mistero: quattro pulsioni che insieme racchiudono l’intero sentire dell’essere umano e in cui si cela (probabilmente) il senso della vita. Il tema della Pasqua nei secoli ha affascinato i più grandi artisti che hanno accettato la sfida di rappresentare con un’opera i più profondi recessi dell’animo umano.

Un’impresa ardua, che diventa una sfida sociale, oltre che artistica e spirituale, se affrontata in secoli nei quali la Chiesa non era solo conforto per l’anima ma aveva il potere di consacrare o destinare all’oblio chi non si dimostrava all’altezza di tale compito. Una pressione enorme alla quale i grandi maestri dell’arte italiana non si sono sottratti, donandoci capolavori immortali, capaci di far suonare le corde

 GIOTTO, LA DOMENICA DELLE PALME (XIV secolo)

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La Domenica delle palme di Giotto rappresenta il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme, con la folla che lo festeggia sventolando rami di palma recisi dagli alberi circostanti. L’affresco si trova nella Cappella degli Scrovegni, nel centro storico di Padova.

LEONARDO DA VINCI, ULTIMA CENA, 1494 – 1498

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L’Ultima Cena di Leonardo è il capolavoro che meglio di tutti rappresenta uno dei momenti più importanti della Pasqua, che la chiesa celebra con il rito della comunione. L’opera, che si trova a Milano nell’ex-refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie.

CIMABUE, CROCIFISSO DI SANTA CROCE, 1278 – 1288

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Il Crocifisso di Santa Croce, che si trova nell’omonima basilica a Firenze, è uno dei capolavori dell’arte medievale, realizzato da Cimabue tra il 1278 e il 1288 (l’attribuzione è incerta).L’opera, realizzata in legno, ha il pregio di rappresentare un Cristo sofferente e mortale, segnando di fatto una rottura con la maniera bizantina per cui la figura di Cristo era sempre distaccata e regale. La statua è stata gravemente danneggiata dall’esondazione dell’Arno del 1966 ma oggi, nonostante sia gravemente compromessa, conserva intatto il valore storico e simbolico.

MICHELANGELO, PIETA’ VATICANA, 1407 – 1499

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Conservato nella basilica di San Pietro in Vaticano a Roma.L’opera, in marmo, rappresenta Maria che accoglie in grembo il corpo senza vita di Cristo deposto dalla croce. Ebbe un impatto rivoluzionario all’epoca, oltre che per l’elegante dinamismo della composizione, per la scelta di rappresentare le figure in una posa morbida e naturale, cosa assolutamente insolita fino a quel momento.

RAFFAELLO, RESURREZIONE DI CRISTO 1501 – 1502

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Spicca per l’armonia dei colori e la delicatezza delle figure. Nel dipinto ligneo del maestro di Urbino, Cristo è rappresentato nel momento dell’ascensione al cielo. L’opera si trova al Museo d’Arte di San Paolo, in Brasile, acquisita dal controverso) direttore dell’epoca, l’italiano Pietro Maria Bardi. È l’unica opera di Raffaello che ad oggi si trova nel Sud del mondo.

 

 

 

La Pasqua raccontata da 5 capolavori dell’arte italiana

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Grazie Ilaria.


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Quella foto, terribile, del volto tumefatto e martoriato di Stefano Cucchi, ha gridato la verità per quasi dieci anni.
Finalmente, grazie alla tenacia della sua famiglia, ma soprattutto di Ilaria Cucchi, la sorella, quella terribile verità è uscita dalle labbra del testimone diretto delle sevizie subite dal povero Stefano mentre era detenuto e avrebbe dovuto essere “custodito”.

Quella verità Ilaria l’ha urlata al mondo intero per quasi dieci anni senza cedere mai davanti alle tante offese reiterate, persino da parte dell’attuale ministro degli Interni Matteo Salvini che aveva detto di lei che “faceva schifo e si doveva vergognare”.

Ora, davanti ai fatti che sono emersi chiaramente durante la deposizione del carabiniere che si era tenuto dentro questo enorme peso per tutto questo tempo, senza trovare il coraggio di parlare, di esporsi e di esporre i colleghi davanti all’ ignominia del loro comportamento e alle loro responsabilità, dovrebbe trovare il coraggio di chiederle ufficialmente scusa.La speranza che è sempre l’ultima a morire, lo ha dimostrato Ilaria, la forza, la tenacia, la consapevolezza di avere un compito importante da assolvere ad ogni costo e l’esito della sua battaglia, positivo, nonostante non serva a riportare in vita il fratello, non possono che costituire un grande esempio di civiltà dal quale tutti dobbiamo trarre insegnamento.

 

 

 

 

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