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L’80 per cento dei cristiani iracheni non c’è più. Numeri da genocidio


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I numeri parlano. Nel 1990 c’erano in Iraq un milione e mezzo di cristiani. Nel 2014 l’onda di rifugiati cristiani che arriva nel Kurdistan, è composta, secondo dati forniti da diverse Chiese, da 350 mila persone. Cinque anni dopo, dopo la sconfitta di Daesh, quel numero si è ulteriormente assottigliato.Non fisica, perché non c’è stato un genocidio, anche se i morti sono stati tanti. Si tratta piuttosto di un diverso genocidio, che ha i caratteri della cancellazione culturale, di una tradizione identitaria, della radice comune dell’Occidente. I Cristiani e il cristianesimo, i libri, i manoscritti, i ritratti e le lingue che sono nati in questa parte del mondo e hanno nutrito il nostro mondo, oltre che la nostra fantasia collettiva, il nostro inconscio, se non la nostra ragione, i miracoli, i santi, i profeti, le apparizioni, i tormenti, i sogni, e, infine, il mito della rinascita che ci hanno regalato la religione cristiana, è una perdita che possiamo sostenere così, senza nemmeno domandarcelo?Dopo gli sfollamenti di massa, le fughe e le fosse comuni, adesso per chi resta serve ricostruire le terre martirizzate dai fondamentalisti islamici.

 

 

 

https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/03/14/news/l-80-per-cento-dei-cristiani-iracheni-non-c-e-piu-numeri-da-genocidio-183902/

https://www.huffingtonpost.it/2019/04/20/decimazione_a_23714851/?utm_hp_ref=it-homepage