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PERCHÉ I RICCHI DEVONO CONTRIBUIRE ALLA SOCIETÀ CON LE TASSE E NON CON LE “DONAZIONI”


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L’ impeto di generosità del cosiddetto 1%, i multimiliardari, è stato salutato da molti come un gesto lodevole. E in effetti lo è, per il flusso di risorse che porta nelle casse francesi e che permetterà di ridare vita a un patrimonio andato semi-distrutto. Ma la generosità di queste donazioni è solo apparente, trattandosi più che altro di una trovata pubblicitaria. In questi giorni le pagine dei giornali di tutto il mondo citano la filantropia dei Pinault e degli Arnault di turno, sostituendosi alle normali campagne di marketing a cui siamo abituati. Le donazioni creano un’aura positiva intorno a questi marchi e quando la cattedrale riaprirà al pubblico le diverse aziende donatrici registreranno un miglioramento delle proprie performance, facendo la felicità degli investitori. Una strategia di azione che non ha nulla di sbagliato, almeno fino a questo punto. Ma è allargando l’analisi che viene a galla l’ipocrisia di queste gare di generosità.

La legge francese consente  alle imprese francesi di detrarre dalle tasse il 60% di quanto donato al patrimonio artistico, nel limite dello 0,5% del fatturato. Se a fare la donazione è un privato, la percentuale sale invece al 66%, nei limiti del 20% del reddito imponibile. Una buona fetta delle donazioni per Notre-Dame verranno dunque restituite ai donatori sotto forma di deduzione fiscale. E a farlo sarà lo Stato, vale a dire i contribuenti. Mentre nella realtà dei fatti è ancora una volta la collettività a sostenere i costi della ricostruzione, i ricchi potranno attribuirsene il merito. L’ultima riforma fiscale voluta dal presidente Emmanuel Macron ha tagliato la platea dei milionari sottoposti all’imposta sulla fortuna: l’aliquota sarà del 40% e verrà applicata a chi ha un patrimonio immobiliare netto superiore a 1,3 milioni di euro. Per le casse dello Stato francese la nuova legge significa 3,2 miliardi di euro persi in un anno. Discorsi simili valgono anche per l’Italia, dove il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ripete  spesso che “una patrimoniale non la faremo mai”. Al contrario, l’attuale governo continua a parlare di flat tax, con l’introduzione costante di nuove eccezioni al sistema Irpef e nuovi redditi che smetteranno di essere tassati in modo progressivo. Un fisco piatto made in Italy che favorisce solo i più ricchi.

Questa disparità di trattamento è la prova  che “i milioni di euro raccolti per Notre-Dame sono la spia di un privilegio”. Il privilegio del cosiddetto 1% di controllare quando e come mettere il proprio patrimonio al servizio del benessere collettivo. E quando, invece, servirsi di tutte le scappatoie possibili per non farlo.

 

 

 

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