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Antonio Gramsci.


Il 27 aprile 1937 moriva, stroncato dalla dittatura fascista, un grande Uomo, Italiano, politico, filosofo, politologo, giornalista, linguista e critico letterario

La fama internazionale, la solidarietà antifascista, non leniscono molto l’isolamento di Gramsci, che non è stato meno profondo negli ultimi anni di semiprigionia, di vigilanza poliziesca strettissima, immutata, anzi rafforzatasi nel passaggio dalla clinica di Formia a quella Quisisana di Roma.

Il malato si trova, fino alla vigilia della morte, in «libertà condizionale», piantonato e sorvegliato. Le sue condizioni di salute sono gravi anche se non ci si aspetta che possano da un momento all’altro diventare gravissime.

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Gramsci era stato trasferito alla clinica di Roma (accompagnato da un commissario di PS e da due agenti) il 23 agosto 1935. Ciò è avvenuto soltanto perché, dopo reiterati solleciti della cognata Tatiana e il certificato medico del professor Puricelli, appariva urgente sottoporre il malato ad un intervento chirurgico di ernia. Era stata scelta la clinica Quisisana di Roma, «presi gli ordini da S.E. il capo del governo» e dopo attenti sopralluoghi, perché, secondo il capo della polizia «si presta(va) a una più efficace vigilanza».

Oltre alle visite assidue del fratello Carlo, e a quelle periodiche di Sraffa (Piero Sraffa, antifascista torinese, vicino ai comunisti, quelli dell’«Ordine Nuovo», che ha conosciuto nella prima giovinezza, insegna a Cambridge ed è un economista di grande valore), egli è assistito senza posa dalla cognata Tatiana. La moglie, Giulia Schucht, è stata lunghi anni ammalata, ricoverata in una clinica per malattie nervose. A Gramsci é stata taciuta la gravità dello stato di salute della sua compagna.

Giulia non verrà a trovarlo, probabilmente perché non è in grado di affrontare tale viaggio, e sarà un nuovo motivo di dolore per il prigioniero (che indirizza in questo ultimo periodo frequenti, affettuosissime lettere  ai due figli). La sua esistenza nella clinica Quisisana è meno tormentata di quella passata a Formia ma le forze declinano di mese in mese.

Durante il 1936, Gramsci comincia a progettare di trasferirsi in Sardegna non appena finirà il periodo della «libertà vigilata », cioè nell’aprile del 1937.

La sera del 25 aprile 1937 sopravviene improvvisamente un’emorragia cerebrale. Neppure in questa estrema circostanza è assistito adeguatamente dal punto di vista clinico (mentre le suore della clinica gli mandano un sacerdote).

Gramsci si spegne all’alba del 27 aprile, alle 4,10.

 

 

Il 27 aprile 1937 moriva, stroncato dalla dittatura fascista, un grande Uomo, Italiano, politico, filosofo, politologo, giornalista, linguista e critico letterario – Così Pier Paolo Pasolini lo ricorda con il suo poema – “Le ceneri di Gramsci”

http://anpi-lissone.over-blog.com/2016/01/la-morte-di-antonio-gramsci.html

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Sudafrica, 25 anni senza apartheid


E’ passato un quarto di secolo dal 27 aprile 1994, giorno delle prime elezioni libere aperte a tutta la popolazione senza discriminazioni di colore, genere e classe sociale. Per la prima volta nella storia del Sudafrica bianchi, neri, meticci, indiani, tutti insieme si recarono alle urne: fu il giorno che sancì in pratica la fine dell’apartheid.

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Il sistema di segregazione razziale imposto nel 1948 dalla minoranza bianca aveva diviso la società per quasi cinquant’anni. La separazione era totale: dai mezzi pubblici, alle abitazioni e anche le professioni. Neanche le scuole erano risparmiate tanto che prevedevano diversi piani di studi per bianchi e neri: a quest’ultimi infatti era vietato l’insegnamento delle materie scientifiche.

Il 9 maggio  Mandela fu acclamato  presidente del Sudafrica.

 

 

 

 

 

https://video.repubblica.it/mondo/sudafrica-25-anni-senza-apartheid-non-potevo-entrare-nei-bar-oggi-lotto-per-sanare-le-ferite-del-paese/332827/333423?video&ref=RHPPBT-BH-I224922414-C4-P14-S1.4-T1

https://www.corriere.it/esteri/19_aprile_22/05-esteri-documentoacorriere-web-sezioni-d31852fe-6536-11e9-b0e8-52e3f9e9cd1b.shtml