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Cinque nuove malattie legate al fumo


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Ancora prima di pensare che esso uccide, come annunciano i pacchetti di tutte le sigarette nazionali e non, bisognerebbe riflettere sulla vasta gamma di malattie a breve e lungo termine a cui il fumo può portare. Sono almeno 21, di cui le più serie sono oncologiche: innanzitutto tumori al polmone, cavo orale, laringe, esofago che sono le  sedi più a diretto contatto con il fumo, ma anche tumori allo stomaco, colon, fegato, pancreas, vescica, rene e cervice uterina. Non meno importanti poi sono le affezioni croniche delle vie respiratorie, le malattie cardiovascolari delle arterie,Infarti,  fino ad arrivare all’ictus.Ora una recente analisi dell’American Cancer Society, svolta in collaborazione con il National Cancer Institute e quattro università statunitensi, attesterebbe lacorresponsabilità del fumo verso un rischio aumentato di infezioni, insufficienza renale, ischemia intestinaleuna condizione dovuta a un’insufficiente afflusso di sangue nell’intestino, e diversi danni all’apparato respiratorio e cardiocircolatorio. Cinque implicazioni che non erano ancora note e che sono emerse dopo l’analisi dei risultati di cinque studi che hanno coinvolto oltre 421 mila uomini e 532 mila donne ultra 55enni, monitorati per undici anni (2000-2011). Sarebbe sorto un sospetto anche nei riguardi di insorgenza di tumori al seno e della prostata, ma al momento, per questi il fumo non è ancora sotto accusa: occorreranno nuovi studi per accreditarne la colpevolezza.Ciò che è già certo invece, secondo quanto emerso dallo studio, è il fatto che il fumo causa la maggior parte (83%) per cento delle morti in eccesso registrate fra i tabagisti. Un rischio che però potrebbe essere in parte controllato o sensibilmente ridotto, perché – ricordano gli esperti – il pericolo di malattie o decesso da fumo decresce mano a mano che aumenta il tempo di cessazione dal tabacco.

 

 

 

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/fumo/cinque-nuove-malattie-legate-al-fumo

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L’insostenibile leggerezza della moda.


Recentemente è stato dimostrato scientificamente il potere terapeutico dello shopping, e forse anche per questo è comprensibile l’eccitazione con cui ci si fionda a comprare capi venduti per pochi euro, che vengono usati, quando va bene, qualche settimana per poi essere dimenticati nell’armadio.Una “leggerezza d’acquisto” che oggi come oggi non è più sostenibile. La Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite ha recentemente discusso in una conferenza in Svizzera l’impatto dell’industria della moda sull’ambiente. La fotografia è quella di un martello che batte su un’incudine arrugginita: sono da attribuire a questo settore il 20% dello spreco globale di acqua e il 10% delle emissioni di anidride carbonica nonché la produzione di più gas serra rispetto a tutti gli spostamenti navali e aerei del mondo. Allo stesso tempo le coltivazioni di cotone sono responsabili per il 24% dell’uso di insetticidi e per l’11% dell’uso di pesticidi facendo del settore tessile il più inquinante dopo quello Oil & Gas. L’agricoltura del cotone è responsabile del 24% degli insetticidi e dell’11% dei pesticidi, nonostante l’utilizzo di solo il 3% della terra arabile mondiale. Inoltre, l’industria tessile è stata identificata negli ultimi anni come un importante contributo all’inquinamento plastico negli oceani del mondo. È stato stimato che circa mezzo milione di tonnellate di microfibre di plastica versate durante il lavaggio di tessuti a base di materie plastiche come poliestere, nylon o acrilico finiscono nell’oceano ogni anno.

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Oltre agli impatti ambientali negativi, la moda è anche legata a condizioni di lavoro pericolose a causa di processi non sicuri e sostanze pericolose utilizzate nella produzione. Spesso vengono imposte pressioni elevate in termini di costi e tempi a tutte le parti della catena di approvvigionamento, portando a lavoratori che soffrono di condizioni lavorative sfavorevoli con lunghe ore e bassa retribuzione, con prove, in alcuni casi, della schiavitù moderna e del lavoro minorile. Ma c’è di più perché l’impatto ambientale dell’industria della moda non si ferma alla produzione, anzi. Quella maglietta comprata l’estate scorsa che quest’anno non vi passerebbe mai per la testa di indossare e che finirà con buona probabilità nel bidone dell’indifferenziata, è in ottima compagnia: sempre secondo le Nazioni Unite l’85% dei vestiti prodotti finisce in discarica e solo l’1% viene riciclato. Un dato che diventa ancora più significativo se si considera che rispetto al 2000 il consumatore medio acquista il 60% di abiti in più.

È possibile migliorare lo stato delle cose? Ovviamente sì, ma si tratta di una partita lunghissima e da giocare su diversi campi contemporaneamente. Se da una parte si può prestare più attenzione a quanto e a cosa si compra sviluppando l’abitudine a un acquisto consapevole, dall’altra le Nazioni Unite hanno proposto una serie di obiettivi da attuare entro il 2030. Sono traguardi da tagliare in tutti i settori produttivi, ma raggiungerli nel settore della moda, che da solo vale a livello globale 2,5 migliaia di miliardi di dollari (per rendere l’idea: è più o meno il valore del PIL francese), potrebbe innescare un effetto domino con ripercussioni enormemente positive sullo stato di salute dell’ambiente.

 

 

 

https://d.repubblica.it/moda/2018/05/03/news/ambiente_quanto_inquina_la_moda_sostenibilita-3961678/

https://www.unece.org/info/media/news/forestry-and-timber/2018/fashion-is-an-environmental-and-social-emergency-but-can-also-drive-progress-towards-the-sustainable-development-goals/doc.html

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La curiosa storia del nuovo populismo


Dagli Stati Uniti di Donald Trump all’Italia del 2019, il nuovo protagonista della politica è il populismo. Un’idea che però tanto nuova non è: il suo spettro si aggira per la Storia da secoli.

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Il populismo propriamente detto è quello nato in Russia nella seconda metà dell’Ottocento. Il narodnicestvo (da narod, “popolo” in russo) era un movimento di giovani studenti e intellettuali (i narodniki, “populisti”) che volevano “andare verso il popolo”: aprivano scuole nei villaggi di una Russia ancora feudale, cercando di diffondere tra i contadini l’istruzione e la consapevolezza di essere sfruttati. I populisti russi avevano del popolo un’idea romantica e vedevano i contadini come una grande forza rivoluzionaria che aspettava soltanto di essere svegliata per rovesciare il regime zarista.Si sbagliavano, perché la rivoluzione la fecero poi gli operai delle fabbriche, ma alcuni di loro, pensando di dare una mano alla Storia, passarono dalla teoria alla pratica e nel 1881 organizzarono l’assassinio dello zar Alessandro II.

I populismi non sono tutti uguali. Il nazionalpopulismo è un mix di nazionalismo e militarismo che comprende l’intera gamma del nero, dal nazismo al fascismo. Include (ma non tutti sono d’accordo) anche il peronismo dell’argentino Juan Domingo Perón (1895-1974), che nel mondo diviso della Guerra fredda non voleva essere né capitalista né comunista, ma finì per essere conservatore e autoritario.Il populismo rivoluzionario tende al rosso, ma è anch’esso autoritario e nazionalista. I suoi antenati sono i giacobini di Robespierre, “l’avvocato del popolo” che nella Francia rivoluzionaria inventò il Terrore e i famigerati “tribunali del popolo” dove si processavano e ghigliottinavano i “nemici del popolo”. Il suo volto novecentesco totalitario sono stati lo stalinismo e, per i loro detrattori, il castrismo e il “chavismo” che si rifà al presidente venezuelano Hugo Chavez (1954-2013). Infine c’è il populismo democratico, che ha debuttato negli ultimi anni dell’Ottocento con l’effimero People’s Party americano, pluralista all’interno, nazionalista e isolazionista in politica estera. Il People’s Party aveva la sua base tra gli agricoltori dell’America profonda e i suoi nemici nel capitalismo industriale e finanziario e nelle élite progressiste. Quando negli Stati Uniti definiscono populist il presidente Donald Trump e il suo motto America first, alcuni storici d’Oltreoceano pensano a quel “partito del popolo” a stelle e strisce di oltre un secolo fa.

 

 

 

 

https://www.focus.it/cultura/storia/storia-che-cosa-e-populismo

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La «Dea della Democrazia» durante le proteste di piazza Tienanmen


Il 30 maggio 1989, durante le proteste di piazza Tienanmen a Pechino, venne svelata la statua detta “Dea della Democrazia”. La statua era composta di polistirolo e cartapesta, applicati ad un’intelaiatura di metallo, ed era alta circa 10 metri; nell’intento dei creatori la statua doveva essere il più grande possibile, di modo che fosse difficile per il governo distruggerla, senza provocare reazioni dai dimostranti. Ciononostante la statua venne distrutta il 4 giugno dall’esercito popolare di liberazione, durante lo sgombero dei manifestanti. Le proteste in piazza Tienanmen, ad opera di studenti, intellettuali ed operai, erano cominciate il 15 aprile, in seguito alla morte di Hu Yaobang, segretario generale del partito comunista; il 22 gli studenti scesero in piazza Tienanmen, chiedendo un incontro con il primo ministro Li Peng. Le alte cariche erano convinte che le masse di studenti avessero intenzioni sovversive, e li accusarono di complottare contro lo Stato. Il 4 maggio circa centomila persone marciarono per le strade di Pechino, chiedendo maggiore libertà nei media; gli intellettuali e gli studenti chiedevano segni di progresso, come la democrazia e il multipartitismo, inoltre si chiedeva la liberazione dei prigionieri politici. Dopo una tregua la protesta diventò più radicale: il 13 maggio circa duemila studenti si insediarono a piazza Tienanmen, accusarono di corruzione il partito comunista, e chiesero al governo riforme democratiche. Alcuni studenti cominciarono uno sciopero della fame. I manifestanti non avevano una leadership unita, ma comunque riuscirono a continuare la protesta nel corso di tutto il mese. Il 19 maggio Deng Xiaoping riuscì a imporre la linea dura, promulgando la legge marziale a Pechino; nonostante questo i manifestanti non si arresero. Il 30 maggio venne innalzata la statua chiamata “Dea della Democrazia” che contribuì a rincuorare lo spirito di protesta. Dopo giorni di stallo, all’esercito fu ordinato di muoversi dalla periferia verso piazza Tienanmen, quando i manifestanti resistettero, le truppe aprirono il fuoco, massacrando i civili che protestavano, i militari arrivarono in piazza verso le dieci di sera. Le stime sulle vittime variano molto a seconda delle fonti, e vanno dalle poche centinaia ad alcune migliaia di morti.

 

 

 

https://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/16_maggio_30/dea-democrazia-piazza-tienanmen-e68cbbda-1c33-11e6-86d1-c1e2db24bea0.shtml

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La mafia e la dimenticanza si combattono con la cultura. L’eredità del Sindaco Pescatore


Angelo era un pescatore, ma aveva la licenza classica e quando con la sua barca passava davanti ad Elea sapeva che lì era nata la scuola filosofica di Parmenide e Zenone. Lo studio è fondamentale, lui era un uomo molto semplice, ma la storia di un uomo cammina di pari passo con la propria cultura e con la propria intelligenza. L’importante è saper convogliare queste forze nella direzione giusta. Se lo si fa, non ce n’è per nessuno. Né per la mafia, né per la Camorra né per chi vuole fare traffici vestendo i panni delle istituzioni.

 Dario Vassallo

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Vassallo era noto come il sindaco pescatore, per il suo passato di pescatore e per l’amore per il mare e la terra, che nella sua attività di amministratore lo aveva sempre guidato. Tra le opere che vanno ricordate non può mancare il “Museo vivo del mare”, istituito nella frazione di Pioppi, presso il castello di Vinciprova.

Ambientalista convinto, amato dai suoi concittadini, viene ricordato anche per le sue ordinanze singolari. Nel gennaio 2010 firma un’ordinanza che prevede una multa fino a mille euro per chi viene sorpreso a gettare a terra cenere e mozziconi di sigarette. Esempio di rigore nel rispetto della legge, con modi severi e fermi, che però permettono di mantenere intatta la bellezza di uno dei comuni più caratteristici del Cilento.Angelo Vassallo ha travasato il suo amore per il mare, nelle buone pratiche di una bella politica. Ciò ha portato le acque di Pollica ad essere le più premiate, negli anni, con le 5 vele – massimo riconoscimento – della Bandiera Blu di Legambiente e Touring club. L’eredità di Angelo Vassallo ha consentito di proclamare Pollica, anche per il 2011, regina d’Italia, unica nella penisola a ricevere le prestigiose 5 vele.

La sera del 5 settembre 2010, mentre rincasava alla guida della sua automobile, Vassallo è stato ucciso da uno o più attentatori ancora ignoti; contro di lui sono stati esplosi nove proiettili, sette dei quali a segno. Benché  la matrice dell’attentato sia ignota, il pubblico Luigi Rocco, incaricato delle indagini, ha avanzato l’ipotesi che esso sia stato commissionato dalla camorra al fine di punire un rappresentante delle istituzioni che si era opposto a pratiche illegali: un collegamento potrebbe risiedere nelle azioni svolte da Vassallo a tutela dell’ambiente, era visto dalla camorra come un ostacolo al controllo del porto che le garantirebbe libertà nei commerci illegali di droga.

Ricordare i martiri della lotta alle mafie, da Giovanni Falcone ad Angelo Vassallo, deve essere innanzitutto lotta per la verità e sostegno a chi continua a portarla avanti. L’omaggio alla memoria di chi non c’è  non può mai essere autentico se non è anche sostegno ai vivi che continuano. L’omicidio di Angelo Vassallo attende ancora giustizia. E il territorio di Pollica, oggi come 9 anni fa, ha esiziale necessità di onestà, legalità, giustizia.

 

 

 

 

La mafia e la dimenticanza si combattono con la cultura. L’eredità del Sindaco Pescatore

AZIONE CIVILE, SOLIDARIETA’ AL FRATELLO DEL “SINDACO PESCATORE” PER LE MINACCE

http://www.fondazionevassallo.it/angelo_vassallo-1/biografia-1/

https://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Vassallo

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Quando la sinistra si presenta alle elezioni divisa e con una marea di liste.


Una vera e propria galassia di simboli e liste della sinistra.Perché il sistema elettorale proporzionale fa sì che moltissimi partiti e movimenti decidano di presentarsi da soli, piantando la loro bandierina.

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Il problema, per la sinistra oltre il Pd, è che le risposte positive sono poche. E così puntano ad andare in solitaria quelli che cercano di presentarsi con il simbolo della vecchia Rosa nel pugno, i Verdi e Italia in comune, il movimento di Federico Pizzarotti. E ancora “Possibile” di Pippo Civati, “Sinistra italiana” di Nicola Fratoianni con Rifondazionecomunista, Potere al popolo, che però ha un problema con il meccanismo di raccolta firme al pari di “Volt”, il movimento paneuropeo e progressista fondato da alcuni giovani fortemente filo Ue. Tra i transfughi del Pd o chi ha rotto le trattative, ci sono poi altre due liste: Luigi De Magistris e il suo movimento “Dema”, e “+Europa” di Benedetto Della Vedova e fondato con Emma Bonino e Bruno Tabacci. Infine, a chiudere il cerchio, i nostalgici del comunismo: il partito comunista italiano.

 

 

 

http://www.ilgiornale.it/news/politica/elezioni-europee-si-rischia-boom-partitini-sinistra-1664279.html

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Il maxiprocesso di Falcone e Borsellino.


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Si consideri una stanza blindata con all’interno centoventi faldoni contenenti più di quattrocentomila fogli processuali, quattrocentosettantacinque imputati e quattrocentotrentotto capi di imputazione che comprendono non solo l’associazione per delinquere di tipo mafioso, ma anche tutti i reati contestati a componenti criminali collegati a Cosa Nostra, come estorsioni, rapine, traffico di stupefacenti e centoventi omicidi. Servono trecentoquarantanove udienze e milletrecentoquattordici interrogatori per permettere, l’11 Dicembre 1986, agli otto membri della Corte d’Assise di ritirarsi in camera di consiglio. La più lunga camera di consiglio della storia giudiziaria, trentacinque giorni al termine della quale, dopo otto mesi,  viene stesa la sentenza, un documento di circa settemila pagine.  Il 16 dicembre 1987 il presidente Giordano lesse la sentenza che concludeva il maxiprocesso di primo grado: 346 condannati e 114 assolti; 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione. La sentenza venne unanimemente considerata un duro colpo a Cosa nostra e ricevette commenti favorevoli da tutto il mondo. Anche chi non era contento di una così penetrante lotta alla mafia, si guardò bene dal protestare. La sentenza della Corte di Cassazone,  emessa il 30 gennaio 1992, fu molto severa: le condanne furono tutte confermate: tutti gli imputati vennero condannati all’ergastolo.

 

 

 

 

http://mafie.blogautore.repubblica.it/2019/05/23/3156/

https://www.lastampa.it/2018/10/22/spettacoli/cos-inizi-nel-il-maxiprocesso-di-borsellino-e-falcone-contro-la-mafia-ioYeKaA8zRxVbDzIhyQYfM/pagina.html

https://www.rai.it/ufficiostampa/articoli/2019/03/Maxi-Il-grande-processo-alla-mafia–b1bfe7ba-30c3-4898-9daa-4fdfd4165a22.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Maxiprocesso_di_Palermo

 

 

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È morta Judith Kerr, aveva scritto “Quando Hitler rubò il coniglio rosa”


La scrittrice e illustratrice britannica di origine tedesca Judith Kerr, celebre soprattutto come autrice di libri per ragazzi, è morta ieri a Londra all’età di 95 anni.

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“I terribili tiranni con i baffetti cambiano la vita di tutti perchè ci sono molte persone che li vogliono imitare, nel loro piccolo. In una dittatura ci sono capi di condominio che hanno gli stessi baffetti del loro tiranno, ci sono spie dentro le edicole e nelle biglietterie, ci sono schiavi, pronti a denunciare, nelle portinerie e nelle scuole materne”.

Quando Hitler rubò il coniglio rosa

Nata a Berlino il 14 giugno 1923 da una famiglia ebrea, quando aveva undici anni fuggì con i genitori e il fratello in Gran Bretagna, dove da allora ha sempre vissuto. Tra i suoi libri spicca “Quando Hitler rubò il coniglio rosa”, pubblicato nel 1971, con traduzioni in undici lingue (in italiano è pubblicato da Rizzoli): è un romanzo in parte autobiografico che racconta l’ascesa del nazismo dal punto di vista di una bambina. Sempre Rizzoli ha pubblicato “Una foca in salotto” e “La stagione delle bombe”.

Nel 1933 la famiglia di Judith Kerr fu costretta a lasciare la Germania perchè il padre, Alfred Kerr, noto giornalista e commediografo, aveva criticato i nazisti e per questo fu ricercato per essere arrestato. La famiglia prima si rifugiò in Svizzera, poi in Francia e infine in Gran Bretagna.Durante la seconda guerra mondiale Judith Kerr lavorò per la Croce Rossa e dal 1947 lavorò come sceneggiatrice di testi per la Bbc.

 

 

https://www.tio.ch/dal-mondo/cronaca/1371167/e-morta-judith-kerr-aveva-scritto-quando-hitler-rubo-il-coniglio-rosa?fbclid=IwAR01HfJgU1vyPqvBOLmtUGDHVkOO9ZgyeF5D0CeMd6AQNhXpFxDBgcP_-MM

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Trump boccia la banconota con la leader abolizionista Harriet Tubman


Nel 2020 la leader anti-schiavitù Harriet Tubman non comparirà sulla nuova banconota da 20 dollari. Lo ha dichiarato il segretario al Tesoro Steven Mnuchin che mercoledì durante un’audizione davanti al Comitato dei servizi finanziari della Camera dei Rappresentanti ha rivelato come il progetto del biglietto con il ritratto dell’ex schiava afroamericana, approvato in precedenza dall’amministrazione Obama, è stato rimandato

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Harriet Tubman (Dorchester County, Maryland, 1820 circa – Auburn 1913). Fuggita (1849) dalla schiavitù con l’aiuto dell’Underground Railroad, divenne negli anni seguenti uno dei membri più attivi dell’organizzazione. Guidò numerose missioni negli stati del Sud per organizzare la fuga di schiavi, conducendone verso la libertà più di trecento. In contatto coi maggiori esponenti abolizionisti, durante la guerra civile svolse attività di spionaggio per l’esercito federale.

Underground Railroad era una rete informale di itinerari segreti e luoghi sicuri utilizzati dal XIX secolo dagli schiavi  neri negli  Stati Uniti per fuggire negli stati liberi e in Canada con l’aiuto degli abolizionisti che erano solidali con la loro causa. Altri percorsi conducevano in  Messico o oltreoceano.

Underground Railroad raggiunse il suo apice tra il  1810 e il 1850, con oltre 30.000 persone fuggite dalla schiavitù  (soprattutto in Canada) tramite la rete.

 

 

 

 

 

 

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/schiava-banconota-usa

https://www.corriere.it/economia/finanza/19_maggio_23/trump-boccia-banconota-la-leader-abolizionista-harriet-tubman-caf5d364-7d3f-11e9-a953-d45ba4705ffb.shtml?refresh_ce-cp

https://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Sotterranea

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Giornata mondiale delle tartarughe marine


23 maggio 2019, si celebra la Giornata mondiale delle tartarughe marine. La ricorrenza è stata lanciata molti anni fa, nell’anno 2000 esattamente, dall’associazione American Tortoise Rescue con lo scopo di sensibilizzare su tartarughe e testuggini.

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Secondo i dati però forniti da Legambiente, non c’è molto da festeggiare. Circa 200mila esemplari ogni anno vengono catturati accidentalmente dai pescatori; altre muoiono a causa della plastica e dei rifiuti ingeriti – uno studio condotto sulla specie Caretta caretta ha dimostrato l’ingestione di rifiuti di plastica nel 71% degli individui per i quali è stato analizzato il tratto gastrointestinale -, tanti altre ancora per traumi causati dal traffico di navi e altra imbarcazioni. Anche i nidi sulle spiagge dove le tartarughe depongono le uova spesso vengono distrutti da trattori spazza spiaggia o i piccoli appena nati uccisi.

La tartaruga marina, specie protetta a livello internazionale, non se la passa affatto bene. Per celebrare la sua giornata, vediamo tre curiosità sul suo mondo.

  1. La temperatura del nido influisce sulla sesso delle tartarughe marine. Se la temperatura è superiore a 29 gradi Celsius, nasceranno quasi tutte femmine.
  2. La tartaruga più longeva è morta all’età di 188 anni
  3. Le femmine vanno a deporre le uova nella stessa spiaggia in cui sono nate.

 

 

 

 

Oggi si celebra la Giornata mondiale delle tartarughe marine

Giornata delle tartarughe marine, i rischi sono reti, eliche e plastica

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L’eredità della bomba atomica su Hiroshima.


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Nell’agosto del 1945, dopo  il primo attacco nucleare della storia, solo il 10% degli edifici di Hiroshima era ancora in piedi: gran parte della città fu ridotta in cenere dalla bomba e dagli incendi che seguirono. Dov’è finita la cenere di quei giorni d’inferno? E’ stata trovata sulle spiagge della città: microparticelle vetrificate, residuo delle ceneri del bombardamento. E’ una strana sabbia ( diverse combinazioni di vetro, silicio e materiali artificiali, come acciaio inossidabile, gomma e calcestruzzo) che  costituisce il 2,5% circa delle spiagge di Hiroshima, per un totale di oltre 2.000 tonnellate: le analisi hanno escluso che sia radioattiva, ma l’unica provenienza plausibile per questo materiale è il fallout della bomba nucleare.  È il peggior evento mai causato dall’uomo.  Ora sappiamo che Hiroshima, diventata polvere, ha raggiunto la stratosfera e che una parte è poi ritornata lì dove i superstiti l’hanno ricostruita.

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/cultura/storia/spiagge-di-hiroshima-fallout-nucleare

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POCHI SUPERSTITI.


I lunghi fiumi che scorrono con ininterrotta continuità dall’origine alla foce sono ormai una rarità:  quasi due terzi dei fiumi più lunghi della Terra hanno subito una o più “battute d’arresto” nel loro percorso a causa di dighe, bacini di raccolta o altre forme di sbarramenti artificiali.

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Solo il 37% dei fiumi più lunghi di 1.000 km è ancora libero di scorrere senza ostacoli per tutta la sua lunghezza, e solo il 23% fluisce senza interruzioni fino al mare. Le grandi vie d’acqua garantiscono la sicurezza alimentare a centinaia di milioni di persone, perché forniscono sedimenti fertili per l’agricoltura, mitigano gli effetti di siccità e inondazioni e contribuiscono alla salute dei loro ecosistemi.. Gran parte dei lunghi fiumi ancora liberi di scorrere si trova in regioni remote di Artico, Amazzonia e Congo, ma proprio nel bacino amazzonico è atteso un boom di opere di ingegneria idraulica per la generazione di energia idroelettrica. Nelle aree più densamente popolate del Pianeta rimangono pochissimi fiumi ininterrotti, come l’Irrawaddy (Myanmar) e il Salween (Asia sud-orientale).Cambiamenti climatici e consumo di suolo sono destinati a peggiorare la situazione: per non prosciugare la linfa vitale che irrora la Terra sono necessari interventi ponderati, capaci di combinare necessità umane e rispetto degli ecosistemi. Tra i vari scopi per cui utilizziamo l’acqua, la produzione di energia idroelettrica (che non è del tutto corretto considerare “energia rinnovabile”) è quella che può prestarsi ai maggiori (e migliori) cambiamenti: la produzione di energia da eolico e solare, se gestita correttamente, rappresenta un’opzione migliore nella direzione del rispetto dei fiumi e per le comunità, le città e la biodiversità  che da essi dipendono.

 

 

 

https://www.focus.it/ambiente/natura/dighe-e-grandi-opere-pochi-grandi-fiumi-scorrono-senza-interruzioni

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Primavera perduta.


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Come se non bastasse la minaccia pesticidi e parassiti , a funestare la Giornata mondiale delle api, istituita il 20 maggio  (per la prima volta nel 2018), in riconoscimento del ruolo fondamentale di questi impollinatori, ci si è messo il maltempo. Le piogge e le basse temperature dei mesi di aprile e maggio, dopo la siccità e le giornate estive del mese di marzo, non hanno permesso  alle api di raccogliere il nettare necessario alla loro sussistenza. Per sopravvivere, gli insetti stanno consumando le esigue scorte di miele che erano riuscite a mettere da parte: di conseguenza, la raccolta di miele quest’anno sarà compromessa, forse addirittura azzerata.

A rimetterci non è soltanto il settore dell’apicoltura, importante per l’economia italiana, con 50 mila addetti e un giro d’affari di 70 milioni di euro. In gioco c’è la sopravvivenza degli alveari stessi, e con essa la resa di gran parte delle coltivazioni agricole nostrane. Se le condizioni meteo non miglioreranno sensibilmente, saranno a rischio le colture di mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e colza, che dipendono del tutto o in buona parte dall’attività delle api  e alti impollinatori. In pericolo sono anche le coltivazioni foraggere destinate agli animali da pascolo: la carestia che le api stanno fronteggiando potrebbe mettere in crisi anche il settore della produzione di carne.

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/giornata-mondiale-delle-api-maltempo-azzera-raccolta-di-miele

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Bombe che alimentano le guerre che a loro volta alimentano le migrazioni.


18 mag - Porti aperti per il cargo... porti chiusi da cervelli in letargo!

I porti  italiani, chiusi per i migranti, accolgono gli operatori marittimi che  trasferiscono sistemi di armi e munizioni destinati a paesi in conflitto: armi che,  secondo i trattati internazionali firmati dal nostro Paese, non dovrebbero essere consegnate.

 

 

 

 

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17 Maggio: giornata mondiale contro l’omofobia


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La giornata contro l’omofobia si festeggia il 17 maggio di ogni anno. La prima edizione si è tenuta il 17 maggio 2005. A dare vita a questo importante evento, è stato il curatore del Dictionnaire de l’homophobie: Louis-Georges Tin. La data non è casuale, ma si riallaccia al giorno della prima rimozione dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali ( 17 maggio 1990). Il 2007 è un altro anno decisivo, poiché viene data l’ufficialità alla giornata grazie all’Unione europea. Durante la manifestazione si festeggeranno i diritti umani che sono stati riconosciuti a persone lesbiche, ai gay e ai  transessuali.

Alla base della giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, vi è ciò che è stato ribadito da parte del Parlamento europeo: il superamento di tutte le discriminazioni sociali. Ancora una volta, dunque, il 17 maggio vi saranno momenti di grande riflessione per denunciare ogni forma di violenza verso le coppie omosessuali.

Sarà anche un evento che evidenzierà i positivi passi in avanti realizzati in tutti questi anni. La manifestazione intende ricordare come in alcune nazioni il matrimonio tra coppie dello stesso sesso è finalmente possibile, ma in altri purtroppo rimane una chimera. In Italia, ad esempio, le nozze di due lesbiche o di due gay sono ancora riconosciute come illegali. Dall’anno 2005 ad oggi, comunque, ci sono state molte aperture mentali nei confronti degli omosessuali. Non è un caso che la corte suprema degli Stati Uniti stia andando verso un riconoscimento del diritto costituzionale al matrimonio tra coppie gay.

Sempre più coppie gay sono desiderose di uscire allo scoperto senza più avere paura di quello che potrebbe pensare la società esistente nei loro confronti. La giornata contro l’omofobia si prepara, anche quest’anno, con grande entusiasmo a tirare le somme. Tornerà in questo modo ad essere affrontato un vero dibattito pubblico sul tema del diritto di tutti i cittadini nel vedersi garantita l’uguaglianza di trattamento.

 

 

 

17 Maggio: giornata mondiale contro l’omofobia

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Come sfasciare un Paese in sette mosse.


I passaggi salienti che hanno condotto la Turchia al suo stato attuale sono ben riconoscibili in tutto il mondo e, soprattutto, sono gli stessi ovunque. Li analizza Ece Temelkuran. La scrittrice e giornalista turca denuncia in che modo una nazione possa scivolare nel baratro della dittatura.

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Classe ’73, laureata in Giurisprudenza, Temelkuran ha vinto l’Edinburgh International Book Festival First Book Award e l’Ambassador of New Europe Award. Sottolinea come i passaggi salienti che hanno condotto la Turchia al suo stato attuale sono ben riconoscibili in tutto il mondo, e soprattutto sono gli stessi ovunque.

1. Crea un movimento (si badi bene, non un “partito”, ma un “movimento”, al limite una “lega”); 2. Disgrega la logica, spargi il terrore nella comunicazione; 3. Abolisci la vergogna: essere immorali è “figo” nel mondo della post-verità; 4. Smantella i meccanismi giudiziari e politici; 5. Progetta i tuoi cittadini e le tue cittadine ideali; 6. Lascia che ridano dell’orrore; 7. Costruisci il tuo paese. 

Dove siamo arrivati in Italia? A che punto è la Gran Bretagna della Brexit e di Nigel Farage? E la Russia di Putin? L’Ungheria di Orbán? Gli Stati Uniti di Trump? Il percorso è sempre lo stesso, inizia senza allarmare, ma poi procede sempre verso il punto nel quale ci si accorge che ormai la democrazia è svanita.

Aprite gli occhi al mondo, sembra dire l’autrice al lettore, perché il populismo e il nazionalismo non marciano trionfalmente verso il governo, ci strisciano dentro di nascosto. E bisogna stare attenti perché quando si insediano l’esito è sempre lo stesso, inevitabile: la dittatura.

 

 

 

 

https://www.illibraio.it/ece-temelkuran-1060370/

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In ricordo di Mena Mangal, la giornalista e attivista uccisa a Kabul


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Quella di Mena Mangal, uccisa a colpi di arma da fuoco in un agguato nella zona sud di Kabul, è una morte annunciata. Mena, che si batteva per il diritto al divorzio e contro i matrimoni precoci, era una giornalista e attivista per i diritti delle donne in un paese – l’Afghanistan – martoriato dalle guerre, dai talebani e dagli attentati.Ex presentatrice televisiva e consigliere culturale per la Wolesi Jirga, la Camera bassa del Parlamento, Mena Mangal è stata una sposa bambina e nel 2017 è riuscita finalmente a divorziare dopo un lungo processo. Volto di primo piano dell’emittente privata Ariana, aveva poi lavorato per il canale Tolo News, in lingua pashtun, fino ad arrivare alla tv nazionale Shamshad. Aveva appena compiuto 30 anni.Il suo attivismo a favore delle ragazze e delle bambine le era valso insulti e minacce sui social network. Le hanno sparato la mattina dell’11 maggio sulla porta di casa. Un commando armato, composto da non si sa quante persone ha fatto fuoco e si è dileguato. Nessuno finora ha rivendicato la sua uccisione e gli inquirenti non escludono alcuna pista. Mentre la capitale afgana continua ad essere teatro di attentati dei talebani o dell’Isis, la polizia non è in grado di stabilire se l’omicidio sia di matrice terroristica o di natura privata.Resta il fatto che sia morta. Uccisa in pieno giorno nonostante avesse più volte espresso timori per la sua incolumità. L’ultima volta lo aveva scritto lo scorso 3 maggio in un post su facebook in cui denunciava di aver ricevuto minacce per la sua vita, ma subito dopo aggiungeva di amare il suo paese e di voler andare avanti nelle sue battaglie.

 

 

 

 

https://www.lifegate.it/persone/news/mena-mangal-chi-era-la-giornalista-uccisa-kabul

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Sul profumato Sentiero dei limoni della costiera amalfitana, l’antica strada fra Maiori e Minori salvata dall’oblio


Questa iniziativa è frutto del grande amore degli abitanti di Torre di Minori che da anni si impegna in prima persona per la promozione del sentiero, per salvarlo dall’oblio e riportarlo all’antico splendore.

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Questa passeggiata rientra di diritto fra i sentieri più spettacolari da fare a piedi in Italia. Prima di tutto per l’incredibile panorama. Poi per la lunga storia che custodisce, essendo un tempo una delle poche strade percorribili per andare da Maiori a Minori.

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La strada è un continuo saliscendi, fatto di scalini, terrazze, punti panoramici. Una strada antica, un tempo utilizzata proprio dai contadini per trasportare i limoni.

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Una suggestiva passeggiata vista mare sotto un tetto di limoni. Il Sentiero dei limoni è uno dei pochi rimasti intatti lungo la costiera amalfitana.

 

 

 

https://www.lastampa.it/2018/05/10/societa/sul-profumato-sentiero-dei-limoni-della-costiera-amalfitana-lantica-strada-fra-maiori-e-minori-salvata-dalloblio-REpi6P78CUGJLBYdR9sFWL/pagina.html

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La costruzione del consenso sui social.


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Matteo Salvini conosce il linguaggio dei social e l’analfabetismo funzionale italiano, che raggiunge uno dei tassi più alti in Europa, da tutto ciò mantiene il suo linguaggio e i suoi concetti semplicissimi in tutte le sue uscite e sembra rivolgersi a dei bambini in ogni discorso.

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La Foresta Intagliata di El Bolson, museo a cielo aperto a 1400 metri di altezza


La Foresta Intagliata nasce in seguito ai due volenti incendi che devastarono la zona fino a farla diventare un cimitero di gigantesche lenghe, gli alberi nativi del Suadamerica. Fu nel 1998 che l’iniziativa di uno scultore diede vita al museo a cielo aperto che si può ammirare ancora oggi. Marcelo López e sua moglie ebbero l’idea di convocare scultori provenienti da tutto il paese per fare con loro magnifiche opere d’arte in un luogo da sogno: sulle montagne che custodiscono la vita di El Bolson.

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Ecco che, con il passare degli anni, la tragedia del disastro ambientale che colpì la foreste viene oggi evocata con l’arte. Attualmente, la segnaletica in legno fornisce un riferimento preciso a ogni opera che percorre questo museo all’aperto che, incorniciato in un percorso attento, si fa strada attraverso la lussureggiante foresta con caratteristiche uniche.Raccoglie 56 pezzi che sono stati elaborati dal 1998 e si consolida come una delle principali attrazioni turistiche della Comarca de los Andes, verso la cima del Piltriquiltrón, a 1400 metri sul livello del mare. Sparsi qua  e là ecco che spuntano alcuni pezzi figurativi e altri più astratti, di piccole dimensioni e alti fino a tre metri. L’itinerario prevede punti panorami sulla città e sulla Cordigliera, con tavoli e sedie per godere di irripetibili momenti sospesi tra natura ed arte.

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Per novembre prossimo si sta preparando un nuovo incontro con altri scultori per aggiungere cinque nuovi pezzi al museo. Per i più allenati vale la pena intraprendere l’escursione che porta fino alla vetta della montagna.

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Ma tutta questa parte dell’Argentina, con l’essenza stessa del sito naturale, offre quanto di meglio ci si possa aspettare in una miscela perfetta tra cultura della montagna, l’imponente natura e l’arte.

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https://www.lastampa.it/2019/05/14/societa/argentina-un-museo-a-metri-qoHi1RX6UCGmYEnjQiOxPM/pagina.html

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70 anni fa finiva il ponte aereo che salvò Berlino.


 

 

 

 

 

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Settant’anni fa si concludeva il famoso “ponte aereo” di Berlino, una straordinaria prova di forza militare, logistica e politica, con cui gli Alleati evitarono che la capitale tedesca finisse interamente nelle mani dei sovietici ed evitarono una nuova guerra mondiale. Se l’Europa oggi è un Continente libero lo si deve anche all’esito di quella terribile prova aerea tra le Grandi potenze.

Dopo un breve inizio dal 2 al 4 aprile, il ‘ponte’ alleato cominciò su grossa scala il 24 giugno 1948 e durò fino all’11 maggio 1949, mobilitandoanche mille aerei al giorno (un atterraggio e un decollo ogni 90 secondi, tutto a vista e senza assistenza alla navigazione), ciascuno con varie tonnellate di materiale: dagli alimenti al carburante, dai medicinali ai materiali edile indispensabili in una città che per oltre il 60% era stata distrutta dai bombardamenti. Si calcola che in tutto furono trasportate quasi due milioni e mezzo di tonnellate con 277.000 voli: vi furono anche degli incidenti, documentati da riprese dell’epoca, costati la vita a 78 aviatori. Alla fine Mosca tolse l’assedio dopo 462 giorni di blocco.

http://win.storiain.net/arret/num165/artic4.asp

70 anni fa finiva il ponte aereo di Berlino, un braccio di ferro tra Urss e Usa che evitò un nuovo conflitto mondiale

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Save the Children, 100 anni dalla parte dei bambini.


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Un minore su 5, pari a 420 milioni di bambine e bambini (il doppio dalla fine della Guerra Fredda) vive attualmente in aree di conflitto, un numero in crescita di 30 milioni rispetto al 2016, sempre più esposto a violazioni dei propri diritti, tra i quali i continui attacchi contro le scuole. Solo nel 2017 sono stati bombardati oltre 1400 edifici scolastici: nelle aree di conflitto, l’istruzione è uno dei principali diritti negati all’infanzia e sono 27 milioni i bambini sfollati a causa delle guerre a non avere più accesso all’educazione. Lo sostiene Save The Children, nel suo nuovo dossier, che in occasione del suo centenario lancia la campagna “Stop alla guerra sui bambini Nel 2017 sono oltre 10mila i bambini che sono rimasti uccisi o mutilati a causa di bombardamenti, mentre si stima che almeno 100mila neonati perdano la vita ogni anno per cause dirette e indirette delle guerre, come malattie e malnutrizione.   Nel solo 2017 si sono registrati oltre 1400 episodi di bombe sulle scuole. In Yemen, su un totale di 16.000 scuole, alla fine del 2017 almeno 256 scuole sono state totalmente distrutte a causa di bombardamenti aerei, 1.413 sono state parzialmente danneggiate e 686 sono state utilizzate come abitazione dalle migliaia di persone sfollate. Nel Paese sono più di 2 milioni i bambini fuori dal sistema educativo e due terzi degli insegnanti non ha ricevuto uno stipendio regolare negli ultimi 2 anni.      Un dato non dissimile da quello della Siria, dove 2,1 milioni i bambini sono fuori dal sistema scolastico, deprivati delle loro competenze primarie e di un ambiente sicuro e protetto. Stessa sorte per paesi in cui i conflitti non sono contraddistinti dai bombardamenti ma dai gruppi armati, che colpiscono le scuole: in Sud Sudan, il 30% delle scuole è stato danneggiato, distrutto, occupato o costretto alla chiusura lasciando 2,2 milioni di bambini fuori dal sistema scolastico; nella Repubblica Democratica del Congo, in un conflitto lungo più di 20 anni, 1,9 milioni di bambini e bambine in età scolare non va più a scuola a causa del conflitto.

 

 

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Save-the-Children-100-anni-dalla-parte-dei-bambini-280a329c-4845-4981-a20c-20a2dc9b01a6.html

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Quell’ottocentesco mondo del lavoro che non aiuta nessuno, soprattutto le donne


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E’ un momento difficile per il lavoro,  per tutti, visto che con la scusa della flessibilità in realtà il mondo si sta inchinando al precariato, ma sono le donne che pagano sempre, comunque, un prezzo più alto.  Il problema del lavoro travolge le famiglie, alterando gli equilibri, generando incertezza e paura, soprattutto per i figli.  Sono tanti i problemi aperti a iniziare dalla difficoltà di trovarlo, passando per le ingiustizie e le differenze salariali, le possibilità di carriera, la difficoltà a conciliare vita familiare e professionale. Così ancora oggi in tante rinunciano, rimanendo a casa, accettando di essere mantenute da un uomo rinunciando all’indipendenza. Quando poi lo stipendio di «lui» non arriva più ecco che occorre,  correre ai ripari, trovare una soluzione di sopravvivenza per tutti, sacrificarsi ancora, cercare in sé il sorriso per aiutare compagno, marito, figli, genitori.

 

 

https://www.lastampa.it/2019/05/12/cultura/quellottocentesco-mondo-del-lavoro-che-non-aiuta-nessuno-soprattutto-le-donne-9W4df1xkpa7U8ZvCTNrtWM/pagina.html

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I 70 anni dei tascabili


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Il tascabile è la cartina di tornasole della libertà di un Paese.  Con la nascita del ‘tascabile’, come si chiamava allora, il libro cessava di essere per molti cittadini oggetto inaccessibile, da custodire gelosamente negli scaffali delle biblioteche o del salotto di casa. Il prezzo, le dimensioni, la copertina morbida, l’ampio numero di titoli e di autori disponibili resero il ‘tascabile’ un formidabile veicolo del sapere, scientifico e letterario, attirando alla lettura un numero sempre più ampio di persone, specialmente tra i giovani.  Il mercato italiano del tascabile vale complessivamente il 17% del libro in termini di fatturato: il 68% del valore è composto dai titoli di fiction, il 26% dalla non fiction e il 6% dai libri per ragazzi, mentre il prezzo medio è di 10,2 euro, stabile negli ultimi due anni.Dalla nascita della Bur nel 1949 che costava 50 lire ogni cento pagine e aveva una veste sobria ed elegante, con testi rigorosamente integrali, i tascabili «grigi» hanno cambiato per sempre il panorama dell’editoria nazionale.

 

 

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/2019/05/12/i-70-anni-della-bur_d098e052-8b8c-4ffb-ae36-53ee77d5791e.html

https://www.ilmessaggero.it/spettacoli/cultura/tascabili_bur_biblioteca_universale_rizzoli_salone_del_libro_torino-4486761.html

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La Sanità non funziona senza infermieri


12 maggio si celebra nel mondo la Giornata internazionale dell’infermiere; non è una data casuale. Nel 1820 nasceva a Firenze Florence Nightingale, considerata la fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna, in quanto fu la prima ad applicare il metodo scientifico attraverso l’utilizzo della statistica. Propose inoltre un’organizzazione degli ospedali da campo.

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Dati più recenti dicono che gli “attivi” sono 371mila circa, i disoccupati poco più di 16mila. Chi lavora  lo fa soprattutto negli ospedali (288mila), poi negli studi medici (31mila) e nelle strutture di assistenza residenziale (30mila). Circa 14mila infermieri lavorano in altri servizi di assistenza sanitaria, 4mila in strutture non residenziali e altri 4mila in altre attività economiche diverse dalla sanità. Oltre il 96% degli attivi è dipendente, poco meno del  5% autonomo. La maggior parte (280mila) sono donne e il 66% degli attivi ha un’età compresa tra 35 e 54 anni, con il 36,5% che si concentra tra i 45 e i 54 anni. Gli infermieri sono meno “precari” di altre professioni:  il 6,1% contro il 15,9%, ma l’occupazione femminile che prevale su quella maschile è anche decisamente più precaria. Nelle altre professioni le differenze nella quota di lavoro precario tra uomini e donne sono invece molto contenute. E che la disoccupazione e la precarietà colpisca soprattutto i giovani, soprattutto per colpa dei blocchi del turn over nei servizi pubblici e per la difficoltà attuale ad accedere a una libera professione strutturata e organizzata, lo dimostrano le età medie degli infermieri: circa 45,5 anni per quelli “stabili” (ma nel Ssn l’età media aumenta a 49 anni e in alcune Regioni del Sud e in piano di rientro dove i blocchi al personale sono più rigidi, le differenze raggiungono anche 8 anni di età superando i 50), 31 anni per i precari.  Per i dipendenti la soluzione è quella ormai nota da anni: sblocco del turn over, stabilizzazione dei precari e riapertura delle assunzioni.

 

 

http://www.lasesia.vercelli.it/stories/vercelli/24805_vercelli_la_sanit_non_funziona_senza_infermieri/?fbclid=IwAR2H1mEM1aHtZlP6yGj2B9v1hJLe6eA4sYkDrY_PwP7qxaAhejlXHDGK5U4

#SiamoNoi, la Giornata Internazionale dell’Infermiere 2019

https://wol.jw.org/it/wol/d/r6/lp-i/102000802

http://www.fnopi.it/attualita/infermieri-gli-italiani-li-apprezzano-ma-crisi-e-carenze-mettono-a-rischio-ospedale-e-territorio-id2093.htm

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“Dove arde il libro, in fin si abbrucia l’uomo”


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Il maggio 1933 è una delle date più plumbee della storia della cultura europea. In varie città della Germania, il nazismo giunto al potere da alcuni mesi organizza giganteschi roghi di libri svuotando le biblioteche delle principali città universitarie tedesche. Senz’altro il più vasto e pianificato incendio di libri della storia contemporanea, per quanto l’atto non sia affatto nuovo nel corso delle vicende umane. Uno degli esempi più vicini e metodici è quello dell’Inquisizione, con la Congregazione dell’indice che compilava l’elenco dei libri proibiti il cui destino era la distruzione. A prendere fuoco in quei giorni dimaggio sono tutti quei libri giudicati contrari allo spirito tedesco e colpiscono gli autori ebrei – Sigmund Freud tra questi – i comunisti, i socialisti e tutti coloro che sono stati sostenitori dell’appena abbattuta Repubblica di Weimar.Il 10 maggio, a testimonianza dell’impeto distruttore del nazismo, è sequestrato il patrimonio del principale partito di opposizione (il Partito socialdemocratico) e vengono espropriate le sue oltre cento tipografie. Seguiranno le arianizzazioni e la notte dei cristalli del 1938 quando sono infrante le vetrine di decine di migliaia di negozi ebrei in tutta la Germania. Dopo i libri tocca agli artisti e agli autori, ridotti al silenzio e costretti a emigrare, tra gli altri: Heinrich Mann, Thomas Mann premiato con il Nobel per la letteratura nel 1929  e Bertold Brecht.Ordine, segregazione, autorità diventano lo sfogo anche alla frustrazione di masse avvilite, nel giro di pochi anni, da due epocali crisi economiche. Masse abbacinate da soluzioni semplici quanto violente saranno poi complici di un più grande disegno di distruzione e di morte.

 

 

 

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/09/nazismo-gigantesco-rogo-di-libri-del-maggio-1933/588174/

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LA MADRE NELL’ARTE


Adorata, amata, venerata, oppure odiata, contrastata, rinnegata: la figura della madre e il ruolo della maternità nella vita di una donna sono complicati e discussi, sviscerati in ogni loro sfaccettatura. Difficile comprendere cosa voglia dire madre o mamma, un personaggio presente nella vita di ognuno di noi perfino quando assente, un ruolo ormai smitizzato, oggi ridimensionato e rivisto ma comunque fondamentale. Mamma è la prima parola che impariamo a dire e il rapporto con lei influenzerà tutta la nostra esistenza. Tutti i grandi artisti si sono cimentati con il soggetto, ognuno apportando il proprio senso e la propria interpretazione del rapporto tra madre e figli.

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Mary Cassatt
 ha creato un grandissimo numero di dipinti sul tema.

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Auguste Toulmouche,
pittore francese dell’800,
definito anche il pittore della felicità…
i cui dipinti sono davvero eleganti.

 

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Uno dei più grandi impressionisti
Pierre-Auguste Renoir
che ha dedicato numerose opere alla maternità.

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Pablo Picasso

uno dei più grandi artisti del XX secolo.

La madre sa essere una guida, un porto sicuro, un’ancora nel mare aperto. Non completa una persona l’essere mamma e una donna non vale certo di più o di meno in base a se e quanti figli ha avuto (già perché non basta essere madre, si può essere redarguite anche se se ne fa uno solo…) ma è sicuramente una grande esperienza. Se non tutti possono comprendere cosa significhi, certo è che siamo tutti figli: qualunque sia il rapporto con nostra mamma oggi meditiamoci su e capiamo quanto questa persona ha influenzato la nostra personalità e le nostre scelte.

 

 

 

https://tonykospan21.wordpress.com/2019/05/10/la-madre-nellarte-piccola-antologia-di-capolavori-dedicati-alla-maternita-nei-secoli-i-parte/?fbclid=IwAR12gyPo7mCoeJ3mL_V7UciJbQQBx7G8E0woS7jKElySB3Uk3oSUHXhc00k

La maternità nell’arte

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Rotta contraria.


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Era l’America il luogo del mondo più ambito a inizio ‘900, quando migliaia di italiani lasciavano il Paese per andare a trovare fortuna altrove. Ma oggi non serve più attraversare l’Atlantico, basta oltrepassare l’Adriatico. Come scrive La Stampa negli ultimi anni la rotta di migrazione che portava dall’Albania all’Italia si è invertita. Nei call center e nelle agenzie di web e telemarketing, si è calcolato che in media, 800 impiegati su 20.000 totali del settore, sono italiani.Tirana offre di più di quanto non offrano i nostri centri urbani talvolta. E chi fa carriera non torna in Italia e c’è lo stupore  degli albanesi nel vedere la diaspora italiana nel proprio paese, rendendosi conto, che non è tutto roseo nella penisola come appare nelle tv albanesi.

 

 

http://www.affaritaliani.it/cronache/albania-nuovo-mondo-rotta-contraria-il-film-che-parla-della-fuga-italiana-603900.html

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Il glifosato: la tossicità per l’uomo e per gli animali.


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I cittadini sono molto preoccupati della presenza di residui di glifosato nella pasta o in qualche prodotto da forno. Questo tipo di pericolo si deve considerare molto modesto o addirittura inesistente. Bisognerebbe invece diffondere informazioni più precise sui pericoli per i lavoratori che non sono poi così pochi, e soprattutto con l’ambiente.

Se prendiamo in considerazione la tossicità acuta, ovvero la dose che uccide gli animali, essa è molto modesta ed è stata paragonata a quella di sostanze praticamente innocue. Si tratta però di paragoni di scarso significato sanitario perché non si tiene conto degli effetti che si possono avere nel tempo esponendo gli animali e/o l’uomo al glifosato anche a bassi dosaggi. In tali situazioni di esposizione, corrispondenti alla tossicità “cronica” o subcronica”, la situazione è completamente diversa. I risultati di molti studi dimostrano che vengono indotte alcune alterazioni metaboliche. Sembra anche che l’esposizione al glifosato interferisce nella riproduzione. Molto acceso e ancora aperto il dibattito tra gli scienziati se il glifosato sia cancerogeno o meno. Si deve aggiungere che le informazioni sulla tossicità dei  “metaboliti” sono incomplete. L’esposizione diretta degli animali e/o dell’uomo al Glifosato sembra quindi comportare rischi forse importanti che non debbono essere assolutamente sottovalutati.

Una prima misura deve essere quella di tutelare i lavoratori agricoli che utilizzano l’erbicida e fare in modo che non siano esposti alla sostanza.

Esiste poi il problema degli animali selvatici di cui non sempre si tiene in debito conto. In un’area geografica in cui si impiega il glifosato si toglie il cibo agli erbivori (dalle lumache alle lepri) e di fatto si corre il rischio di minare alla base degli ecosistemi. Gli stessi animali potrebbero andare incontro a patologie che ne possono compromettere l’esistenza. Il problema è molto serio e non riguarda soltanto le aree dove viene praticata l’agricoltura intensiva e dove alle volte si creano dei veri e propri deserti “biologici”, ma anche nei diserbi di fossi, bordi di strade, tratti ferroviari, ecc.  Si tratta di situazioni esistenti anche nel nostro Paese e poco conosciute.

Il glifosato può essere un utile strumento ma deve essere impiegato con estrema cautela. Per fare un paragone con il tritolo si può dire che quest’ultimo è estremamente utile in miniera o per demolire strutture fatiscenti, ma drammaticamente funesto si utilizzato dai “kamikaze” per compiere attentati.

 

Il glifosato: tra pericolosità e disinformazione

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“Giornata della lentezza” quando lento… è veramente buono.


Perchè omaggiare addirittura con un giorno dedicato un qualcosa che spesso viene visto più come un difetto, che come una attitudine? Perchè la lentezza è un valore grandioso nella vita! Lentezza vuol dire rispettare una sorta di ecologia del tempo,stabilendo ritmi sani in simbiosi con la natura, con le stagioni con la fisiologia del corpo.Oggi più che mai, con le giornate caotiche tra lavoro,scuola,famiglia,lo stress prende il sopravvento e crea disagi,nervosismo,tensioni di ogni genere. Che sia una vita in una grande metropoli o in un piccolo comune di provincia,si ha bisogno più che mai di lentezza.

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Parola d’ordine: rallentare, ascoltando i nostri bisogni più autentici ed essenziali, provando almeno per un giorno a non cercare le risposte negli smartphone,che ci alienano dalla realtà. Lentezza è anche gustare con calma un piatto che amiamo senza dover mangiare con la solita fretta.lentezza come sinonimo di benessere psicofisico da estendere ad ogni aspetto del quotidiano. Tentare non costa nulla,provare da oggi a frenare sulle nostre giornate potrebbe essere un buon inizio per cominciare uno stile di vita nuovo,fatto di cose semplici,vicine all’umano e distanti dalle forzature che la società moderna ci impone.

 

 

 

https://www.labtv.net/attualita/2019/05/06/oggi-si-celebra-la-giornata-della-lentezza-quando-slow-e-veramente-good/