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Vacanze Anni ’60


Negli anni ’60 non si vivono vere e proprie “smanie per la villeggiatura” di tipo goldoniano: le vacanze al mare in particolare diventano una vera e propria conquista sociale, che permette al semplice impiegato, all’artigiano e al pizzicagnolo, di piantare il proprio ombrellone accanto a quello del noto professionista, del capoufficio, dell’imprenditore; e magari, tra una chiacchiera e l’altra, stringere una specie di amicizia, perché, a contatto con la natura e tutti in costume da bagno, le differenze sociali si assottigliano, si ridiventa più umani.

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La famiglia tipo di quegli anni parte tutta insieme per le vacanze, un po’ perché la patente allora non si prendeva prima dei vent’anni, ma soprattutto perché di auto in una famiglia di medio reddito in genere ne bastava una, e grazie che ci fosse.Carica fino al tetto di valigie legate con gli appositi elastici e coperta di un nailon in caso di pioggia (che ogni tanti kilometri occorre fermarsi a rimboccare perché sbatacchia rumorosamente)la nuova Seicento o Millecento Fiat si immette fiduciosa per una delle tante nuovissime autostrade della penisola.

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Ma poiché la massa dei vacanzieri” si muove quasi tutta il giorno successivoalla chiusura delle grandi fabbriche del nord (e delle poche del sud), all’ingresso del primo casello è già coda di svariati kilometri. In genere non ci si altera più di tanto, l’italiano medio sa che questo è lo scotto da pagare per andare in ferie, e si sente comunque parte di un esercito di privilegiati.E la coda in autostrada è una sorta di “livella” sociale, che accomuna tutti i “cumenda” con la Maserati e gli operai calabresi che ritornano con la famigliola al paese natio. Tutti ad aspettare e pazientare, sbirciando nella macchina del vicino di coda o a prendere d’assalto il Treno del Sole.
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Per lo più ci si accontenta di mete non troppo lontane; per chi cala dal nord industriale va bene la Liguria, una pensioncina o una camera ammobiliata (casomai si dorme in tre nel lettone), se si può invece addirittura un appartamento in affitto. I prezzi sono ancora onesti ed accessibili a tutti, ma ci si deve accontentare magari di  una località deturpata dal cemento di un’edilizia turistica selvaggia, e di un mare (già allora) non troppo pulito.

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Ma a quel tempo non eravamo di certo consapevoli dei problemi dell’ecologia: non conoscevamo neppure la parola.

 

 

 

https://www.nauticareport.it/dettnews.php?idx=6&pg=4186

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Solstizio d’estate: la Nasa lo celebra scegliendo come foto del giorno la spiaggia di Montalbano


Un collage di tramonti in Sicilia, scattati sempre alla stessa ora per circa un anno, con vista su una delle spiagge di Montalbano, dal solstizio d’estate 2018 a quello del 2019. Il risultato è riassunto in un’immagine bellissima, che ha lasciato a bocca aperta anche la Nasa. Quest’ultima l’ha scelta come foto del giorno per celebrare il Solstizio d’estate 2019.

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L’autrice è la siciliana Marcella Giulia Pace dell’Unione Astrofili Italiani (Uai). Appassionata di astronomia e di fotografia, Marcella ha immortalato il sole ogni 10 giorni, sempre alle 16.45 ora italiana, dal 21 giugno 2018 al 7 giugno 2019. L’ora è quella del tramonto più anticipato dell’anno, prossimo al solstizio d’inverno. Anche il luogo è rimasto sempre lo stesso. La postazione di scatto è d’eccezione: contrada Gatto Corvino, a due passi da Marina di Ragusa e da Punta Secca, il tratto di costa reso celebre da Montalbano. A Punta Secca sorge infatti la casa del commissario inventato dalla penna di Andrea Camilleri. Il risultato ha un nome ben preciso, si chiama analemma e ricorda romanticamente il simbolo dell’infinito, o un 8 se vogliamo, con un circolo più grande dell’altro.

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Il 21 giugno  alle 15:54 UT l’estate farà ufficialmente il proprio ingresso, col solstizio. In quel preciso momento, il Sole raggiungerà la declinazione più settentrionale nel suo viaggio annuale, dal nostro punto di osservazione.

In altre parole, durante il solstizio d’estate la nostra stella si troverà nel punto più a nord dell’analemma mentre durante il solstizio d’inverno sarà nel punto più basso.Da qui la scelta della Nasa, che ha voluto mostrare attraverso l’immagine di Marcella Giulia Pace il cammino del sole in cielo durante un anno. È chiaro che anche se parliamo di “sole in cammino”, è il nostro pianeta a muoversi intorno alla nostra stella seguendo un’orbita ellittica. Di conseguenza giorno per giorno (anzi minuto per minuto) la sua apparente posizione cambia.

 

Solstizio d’estate: la Nasa lo celebra scegliendo come foto del giorno la spiaggia di Montalbano

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Da Camilleri a Sciascia: in Sicilia nascono le panchine letterarie.


Sono cinque, ognuna dedicata a un grande artista siciliano, e una non poteva non omaggiare Andrea Camilleri. Sono le panchine letterarie spuntate sul suggestivo lungomare di Terrasini, in provincia di Palermo, che creano un vero e proprio percorso letterario ispirato alla sicilianità e ai grandi maestri che hanno reso famosa la Sicilia nel mondo.

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Dopo le meravigliose  dedicate ai personaggi dei bestseller, in terra sicula si vuol dare giusta memoria alle opere di Andrea CamilleriRosa BalistreriGiuseppe Tornatore, Leonardo Sciascia e Giovanni Meli, tutti accomunati dalla fortuna di essere nati in questa isola meravigliosa.

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Realizzate da bravissimi artisti locali, le coloratissime panchine a forma di libro riportano parole e immagini  dei cinque personaggi illustri siciliani che hanno portato in giro per il mondo la Sicilia e le sue arti 

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Cinque panchine per cinque momenti di sosta, di riflessione o anche solo di spensieratezza, per ammirare un panorama mozzafiato, accomodati… sulle parole di illustri siciliani.

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Tutti terrasinesi gli artisti che li hanno ricordati: a ciascuno il suo personaggio, per rendere omaggio alla  cultura siciliana.

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Da Camilleri a Sciascia: in Sicilia nascono le panchine letterarie

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Solstizio d’estate.


Solstizio d’estate 2019: nel nostro emisfero vivremo il giorno più lungo dell’anno il prossimo 21 giugno, quando alle 17.54 ora italiana il Sole si troverà allo zenith, ovvero nel punto più “verticale” possibile, rispetto al Tropico del Cancro. Nell’emisfero boreale il sole sorgerà alle 5.36 e tramonterà alle 20.51, restando in cielo per 15 ore e 15 minuti, mentre tra il Circolo Polare Artico e il Polo Nord non tramonterà affatto.

Nell’emisfero australe accadrà invece il contrario, quello che a noi accade il 21 dicembre: la loro notte sarà la più lunga dell’anno, mentre tra il Circolo Polare Antartico e il Polo Sud non sorgerà mai.

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Il Solstizio d’Estate è collegato al tema della rinascita e di un nuovo inizio. Con l’arrivo dell’estate ecco il momento di pensare al relax e alle vacanze, almeno per quanto riguarda la società contemporanea.

In passato il solstizio d’estate era associato a significati ben più profondi, con riti legati al ciclo dell’agricoltura e della natura. Il periodo tra il 21 giugno e il 24 giugno è il migliore per raccogliere le erbe spontanee e le piante officinali, con particolare riferimento alla melissa e all’iperico o erba di San Giovanni. Per tradizione in molte regioni d’Italia in queste giornate si preparano l’oleolito di iperico e il nocino.

A livello internazionale il fulcro del solstizio d’estate è Stonehenge, dove ogni anno migliaia di persone si radunano per attendere l’alba del giorno con il maggior numero di ore di luce e con l’idea di imitare il benvenuto al sole di druidi, streghe e guerrieri del passato.

 

 

 

Solstizio d’estate 2019: curiosità e come si festeggia nel mondo

Solstizio d’estate: il significato e come festeggiarlo

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Addio all’antica città millenaria di Hasankeyf in Turchia, colpa di una maxi diga.


Hasankeyf, nel sud-est della Turchia, ha iniziato ufficialmente a sparire dalla faccia della terra. Sta svanendo, infatti, sotto il peso di una nuova gigantesca diga idroelettrica sul fiume Tigri una delle città più antiche della Turchia: è quasi una settimana che è iniziato l’invaso del sito archeologico per creare una centrale idroelettrica da 10 miliardi di metri cubi di acqua.Ciò vuol dire 199 i villaggi sommersi sul Tigri e 6mila curdi obbligati a lasciare le case.

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Sin dall’inizio, la diga di Ilisu e il progetto della centrale idroelettrica sono stati molto controversi, sia sulle rive del Tigri nella regione del Kurdistan turco, che in tutto il bacino, fino alle paludi della Mesopotamia nel sud dell’Iraq. Ma il governo turco ha portato comunque avanti il suo programma, incurante dei gravi effetti sociali, culturali ed ecologici e delle continue lotte a livello locale. Nulla da fare, infatti: la Valle del Tigri, dove si trova il sito archeologico di Hasankeyf e altri quasi 200 villaggi, sarà sommersa nel bacino da 10 miliardi di metri cubi di acqua della Diga Ilisu.

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Il guaio del progetto Ilisu è anche questo: il grande intervento inonderebbe fino a 400 km di prezioso habitat fluviale, che ospita molte specie, come la tartaruga dal guscio morbido dell’Eufrate già in via di estinzione. I tratti del fiume Tigri sono ecologicamente ancora molto preziosi e molto importanti per l’intera ecologia della regione. Ad esempio, la sola Hasankeyf ospita almeno 123 uccelli. Il clima regionale, inoltre, cambierebbe anche perché, per i pochi studi svolti, si prevede che la qualità dell’acqua del giacimento sarà estremamente bassa, portando a massicci stermini di pesce e minacciando la salute delle persone. Più a valle, il flusso d’acqua ridotto avrà un effetto negativo sulle paludi mesopotamiche in Iraq – la più grande area umida del Medio Oriente e sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO.

diga02.jpgInfine, in zone già provate da conflitti interni, il governo turco prenderà ancora più il controllo totale delle risorse idriche e sarà in grado di ridurre alla sete per ragioni geo-politiche parte dell’Iraq.

 

 

 

 

Addio all’antica città millenaria di Hasankeyf in Turchia, colpa di una maxi diga

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L’ECONOMIA CHE CI CONSUMA E CI SOTTRAE TEMPO


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L’idea della prosperità al di fuori delle trappole del consumo infinito viene considerata un’idea per pazzi o per rivoluzionari. Jackson dice che ci sono delle alternative: le relazioni, le famiglie, i quartieri, le comunità, il significato della vita.  Ci sono enormi risorse di felicità umana che non vengono sfruttate. La maggior parte delle politiche realizzate nel mondo dai governi va esattamente nella direzione opposta. Queste politiche raramente vanno al di là della prossima scadenza elettorale, raramente guardano a ciò che succederà fra 20 o 30 anni. Assistiamo ad un processo di mercificazione e commercializzazione della moralità. I mercati sono abituati ad orientare i bisogni umani, bisogni che in passato non erano soddisfatti dal mercato. Questo è ciò che io indico con l’espressione ‘commercializzazione della moralità’.

Il nostro reale bisogno dovrebbe essere prenderci cura dei nostri cari e spesso ci sentiamo in colpa perché non riusciamo a trascorrere abbastanza tempo con i nostri cari. 20 anni fa il 60% delle famiglie americane si ritrovava attorno allo stesso tavolo per cenare. 20 anni dopo solo il 20%. Le persone sono più occupate con il loro cellulare, il loro ipad e così via. La nostra vita quotidiana è profondamente cambiata, a causa anche delle tecnologie, che hanno sicuramente prodotto delle cose positive, ma hanno anche creato dei danni collaterali. Se oggi usciamo senza cellulari ci sentiamo nudi.  Il confine fra il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato alla famiglia è sfumato. Siamo sempre al lavoro, abbiamo l’ufficio sempre in tasca, non abbiamo scuse. Dobbiamo lavorare a tempo pieno. E più si sale nella scala gerarchica meno tempo per sé si ha. Si è sempre in servizio.L’obiettivo diventava sviluppare sempre nuovi desideri negli esseri umani. Ma anche i desideri ad un certo punto si scontrano con dei limiti. Così, il limite è stato superato mercificando la moralità: non ci sono limiti all’amore, non ci sono limiti all’affetto che vogliamo dimostrare agli altri. Responsabilità incondizionata, condita da incertezze e ansie: questo è il motore del consumismo odierno, questo l’impulso che ci spinge a fare sempre di più, a produrre sempre di più. Ma ciò non è possibile, le risorse sono sempre limitate. Forse il momento della verità è vicino. Ma possiamo fare qualcosa per rallentarlo: intraprendendo un cammino autenticamente umano, un cammino fatto di reciproca comprensione.

 

Zygmunt Bauman,  Trento 2011

 

L’ECONOMIA CHE CI CONSUMA E CI SOTTRAE TEMPO

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Giornata mondiale per combattere la desertificazione e la siccità.


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Ogni anno il 17 giugno si celebra la Giornata Mondiale per la lotta contro la desertificazione, istituita nel 1995 (Risoluzione dell´Assemblea Generale delle Nazioni Unite A/RES/49/1995) per sensibilizzare l´opinione pubblica in materia di cooperazione internazionale per combattere la desertificazione e gli effetti della siccità .La desertificazione spesso deriva dalla siccità  e dalla carenza di acqua, ma le cause più significative sono rappresentate dalle attività  umane: le coltivazioni intensive che esauriscono il suolo; la gestione scorretta delle risorse idriche; il sovrapascolamento del bestiame che elimina la vegetazione; l’abbattimento degli alberi, che trattengono il manto superficiale del terreno.
Le conseguenze della degradazione del suolo si riflettono sia sull’ecosistema che direttamente sulle condizioni di vita umana, per esempio accrescendo l’incidenza di povertà , carestie, esodi migratori, tensioni politiche, economiche e sociali. La desertificazione è una minaccia per le terre aride e semi-aride delle aree più povere del pianeta, che sono anche le più vulnerabili ai cambiamenti climatici; ma sono più di 110 i paesi potenzialmente a rischio di desertificazione. Anche l´Italia è stata inclusa nei paesi potenzialmente soggetti a fenomeni di desertificazione, tanto che il tema è pienamente trattato nella Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico in via di completamento.

 

 

Giornata mondiale per combattere la desertificazione e la siccità

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Amiamo la musica. Per questo siamo umani.


Esperimento sul cervello: l’ascolto di una melodia attiva la corteccia uditiva nell’uomo. Nulla di simile avviene nei macachi. Forse è per questo, suggerisce uno studio su Nature, che linguaggio e musica si sono evoluti con noi. E ci hanno reso una specie unica

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La questione ruota attorno al concetto di intonazione o melodia. Le parole sussurrate non ne hanno per nulla. Una canzone si situa all’estremo opposto. In mezzo c’è il nostro normale modo di parlare, che può essere più o meno intonato a seconda delle circostanze. Anche i macachi ai loro richiami possono aggiungere piccole dosi di musicalità. Ma questo avviene probabilmente per caso, non perché risultino più graditi. Quando si va a osservare la reazione del cervello con la risonanza magnetica, infatti, le scimmie dimostrano di non fare differenza fra suoni sgraziati o melodiosi. Semmai, hanno una leggera preferenza per i richiami privi di intonazione. Nell’uomo, al contrario, più il suono si avvicina alla musica, più attiva in modo esteso la corteccia uditiva, che si trova all’altezza delle tempie. “Questo suggerisce che l’apprezzamento per la melodia ha forse modellato la struttura del cervello umano” spiega Conway.

Uomini e macachi, nel cammino dell’evoluzione, si sono salutati circa 25 milioni di anni fa. Il primo strumento musicale mai ritrovato dagli archeologi è un flauto d’osso di 35mila anni. La prima domanda che si fecero i suoi scopritori è perché mai un primitivo che viveva in una grotta al freddo e al buio sentisse il bisogno di suonare. La risposta ce la danno oggi i macachi che non amano Mozart. Forse musica e parola, insieme, fanno parte da sempre del nostro modo di essere umani.

 

 

https://www.repubblica.it/scienze/2019/06/10/news/amiamo_la_musica_per_questo_siamo_umani-228470247/?ref=RHPPBT-VT-I0-C4-P22-S1.4-T1

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16 GIUGNO: GIORNATA MONDIALE DELLE TARTARUGHE MARINE.


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Nel nostro paese muoiono ogni anno più di 10.000 tartarughe marine della specie Caretta Caretta. A causarne la morte è la cattura accidentale da parte dei pescatori. A fronte di 50.000 tartarughe pescate o intrappolate nelle reti, 1 su 5 non ce la fa.
La buona notizia è che il numero di tartarughe marine catturate e uccise in modo accidentale è calato negli anni; infatti, esistono misure di sicurezza efficaci per evitare che i pescatori intrappolino le tartarughe.
In particolare, tra il 2013 e il 2018 in Italia è stato attivato il progetto Tartalife, con l’obiettivo di ridurre la mortalità della tartaruga marina nelle attività di pesca professionale.
La cattura accidentale delle tartarughe si può evitare adottando alcuni accorgimenti. In particolare:

  • utilizzando ami da pesca circolari, che non vengono ingoiati dalle tartarughe e limitano la maggior parte dei danni;
  • dotando le reti da pesca di TED (Turtle Excluder Device), speciali griglie che bloccano le tartarughe prima che possano rimanere impigliate nelle reti;
  • utilizzando delle luci UV come deterrente per allontanare le tartarughe dai dispositivi da pesca.

Grazie a questi accorgimenti, è possibile ridurre il numero di tartarughe catturate e uccise fino al 100%! Il progetto Tartalife ha sensibilizzato i pescatori professionisti sull’importanza di utilizzare strumenti capaci di evitare le catture accidentali, con buoni risultati. Le attrezzature da pesca sono la principale causa di morte per le tartarughe; tuttavia, anche i rifiuti plastici gettati in mare sono pericolosi: se vengono ingeriti, infatti, possono causare il soffocamento o l’occlusione intestinale delle tartarughe.
Anche noi possiamo aiutare le tartarughe, comportandoci in modo civile durante le vacanze marine e evitando di abbandonare rifiuti in spiaggia e in acqua!

 

 

16 GIUGNO: GIORNATA MONDIALE DELLE TARTARUGHE MARINE

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Il magico “Teatro” del pastore Lorenzo


Quando alcuni studenti di architettura, anni fa, parlarono con i loro professori del Teatro di Andromeda gli edotti risposero che non andava preso a modello perché dal punto di vista architettonico non rispettava molti criteri.
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Lorenzo Reina è un pastore anche se avrebbe voluto essere uno scultore: conosce bene la storia, la filosofia, l’arte, l’astronomia e soprattutto le leggi della natura, ma è un autodidatta perché i suoi studi si fermano alla terza media.

Trent’anni fa quando era in giro per portare al pascolo il suo gregge di pecore nel suo appezzamento di terra e arrivò in questo belvedere naturale, una terrazza sospesa tra il cielo e la terra, e vide le sue pecore disposte in modo sparso ma tutte rapite dalla bellezza della visuale, un momento ascetico di comunione assoluta con la natura e, perché no, anche con Dio.

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Quel giorno si immagino un teatro dedicato alla costellazione di Andromeda proprio in quel punto che regala tramonti, notti stellate e panorami incredibili.Al teatro arrivano turisti da tutto il mondo, anche siciliani migrati all’estero, alcuni per assistere alle rappresentazioni o alle serate in programma al teatro.

 

 

http://www.famedisud.it/teatro-andromeda-il-capolavoro-visionario-del-pastore-scultore-lorenzo-reina/

 

https://www.balarm.it/news/da-tutto-il-mondo-in-sicilia-per-vederlo-il-magico-teatro-di-andromeda-del-pastore-lorenzo-21329

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Oggi Anna Frank avrebbe compiuto 90 anni.


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Nasce a Francoforte sul Meno Anna Frank. La sua famiglia, ebrea, si trasferisce in Olanda per sfuggire alle persecuzioni antisemitiche ordinate da Hitler. Dal luglio 1942, per oltre 2 anni, i Frank si nascondono in un appartamento segreto, posto sopra i locali dell’ufficio del padre. Il 4 agosto 1944 vengono scoperti dalla Gestapo e deportati. Anna muore nel marzo ’45, nel campo di concentramento di Bergen Belsen. Nel 1942, per il suo tredicesimo compleanno, Anna riceve in regalo un diario. Il diario diventerà per lei “Kitty”, l’amica che non ha, alla quale inizia a confidare i suoi pensieri e le sue emozioni. «12 giugno 1942 Spero di poterti confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che mi sarai di grande sostegno. […] Venerdi 12 giugno ero sveglia alle sei, ovvio, era il mio compleanno. Ma alle sei non mi potevo alzare, così aspettai fino alle sette meno un quarto. Quando non riuscii più a trattenermi dalla curiosità andai in tinello dove Moortje, la gatta, mi salutò strusciandomi la testa contro i piedi. Poco dopo le sette andai da papà e mamma e poi in salotto per aprire i pacchetti: tu eri il primo, sicuramente uno dei più belli».

 

 

 

 

https://www.lastampa.it/2019/06/12/cultura/oggi-anni-fa-nasceva-anna-frank-il-suo-diario-diventato-immortale-psJEL3M3bvK9aIlIlNe0lI/pagina.html

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Nel mondo 152 milioni di minori, 1 su 10, vittime di sfruttamento lavorativo.


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Se vivessero tutti in unico Paese, costituirebbero il nono Stato più popoloso al mondo, più del doppio dell’Italia, più grande anche della Russia: sono i 152 milioni di minori tra i 5 e i 17 anni, 1 su 10 al mondo, vittime di sfruttamento lavorativo, di cui quasi la metà – 73 milioni – costretti a svolgere lavori duri e pericolosi, che ne mettono a grave rischio la salute e la sicurezza, con gravi ripercussioni anche dal punto di vista psicologico.

Sessantaquattro milioni di bambine e 88 milioni di bambini che si vedono sottrarre l’infanzia alla quale hanno diritto, allontanati dalla scuola e dallo studio, privati della protezione di cui hanno bisogno e dell’opportunità di costruirsi il futuro che sognano. In più di 7 su 10 vengono impiegati in agricoltura, mentre il restante 29% lavora nel settore dei servizi (17%) o nell’industriaminiere comprese (12%)Anche in Italia c’è ancora molto da fare per mettere fine allo sfruttamento lavorativo di cui sono vittime bambini e adolescenti, a partire dalla necessità di istituire una raccolta dati, sistematica e puntuale, che permetta di avere un quadro preciso del fenomeno. È inoltre fondamentale e urgente che le istituzioni rafforzino l’impegno per contrastare la povertà minorile e la dispersione scolastica, fenomeni entrambi strettamente collegati al lavoro minorile, e da questo punto di vista il livello di dispersione scolastica che dopo molti anni è ritornato a crescere non può che rappresentare un preoccupante campanello d’allarme. Complessivamente negli ultimi vent’anni sono stati tuttavia compiuti significativi passi avanti per contrastare il fenomeno. Nel 2000, infatti, il lavoro minorile coinvolgeva 246 milioni di bambine e bambini, 94 milioni in più rispetto alla situazione attuale. Progressi che hanno riguardato in particolar modo i minori tra i 12 e i 17 anni, con un tasso calato del 42% rispetto al 2000, mentre si è ridotto in misura minore il numero di minori tra i 5 e gli 11 anni (passati da 110 milioni nel 2000 ai 73 milioni di oggi).

 

 

 

https://www.savethechildren.it/press/giornata-mondiale-contro-il-lavoro-minorile-nel-mondo-152-milioni-di-minori-1-su-10-vittime-di

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I diari raccontano: quando eravamo noi i migranti.


Nasce ‘Italiani all’estero, i diari raccontano’. Un sito per navigare, anche attraverso una mappa, storie piccole e dimenticate di discriminazioni, dolore, coraggio e forza di ripartire. +immigrato.jpg

Ci sono i transatlantici entrati nella storia della navigazione e le banchine di porti che oggi vedono solo container. C’è il coraggio di partire e c’è la voglia di raccontare come, alla fine, si è riusciti a farcela, a garantire un futuro a sé stessi e ai propri figli. C’è sofferenza e disperazione, ma anche speranza e spregiudicatezza. Ci sono generosità ed egoismo, amore e violenza.
Sono mille storie di italiani che al di là dei confini della penisola hanno cercato un po’ di quel benessere che in patria non trovavano. O che hanno soddisfatto il loro desidero di aiutare il prossimo, di vivere un’avventura, di arricchire il proprio bagaglio di esperienze.
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Mille storie che da  lunedì 10 giugno, sono a disposizione di tutti su un sito dal titolo semplice e diretto: “Italiani all’estero. I diari raccontano”. Si tratta di un sito nato dalla collaborazione tra un ministero e un luogo dove da decenni si conservano i diari, le memorie e le lettere che, a oggi, novemila italiani hanno deciso di non tenere per sé ma di mettere a disposizione di chi voglia conoscere, attraverso i percorsi individuali, pezzi di storia del nostro paese.Lasciarsi trasportare dai pallini verdi della mappa dei “Diari raccontano” porta anche ai giorni e ai luoghi segnati nel calendario della storia. A piazza Tienanmen il giorno della rivolta contro il regime. In Kuwait nei giorni dell’invasione irachena. A Bruxelles quando i tedeschi la invadono nel 1914. In Francia il 10 giugno del 1940 quando gli italiani che lavoravano là da amici diventano, in un minuto, i “nemici”. In Vietnam con la divisa della Legione straniera. Ma anche più indietro nel tempo. Tutto da leggere il racconto di un garibaldino nato a Vicenza che si imbarca per gli Stati Uniti e combatte la guerra di secessione americana in un reggimento di cavalleria.

La storia di emigrazione più antica è quella di Angelo Rebay, nato sulla riva del lago di Como nel 1788. Di lui non ci sono fotografie ma un ritratto fatto da una nuora. Per 11 anni, dal 1800 al 1811 cercò fortuna in Germania insieme a suo fratello per poi tornare a vivere nel suo paese, Pognana Lario.

 

 

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/06/10/news/quando_eravamo_noi_i_migranti_mille_storie_italiane_in_un_archivio_da_rileggere_e_rivivere-228414676/?ref=RHPPBT-BH-I228423779-C4-P11-S1.4-T1

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L’EMPATIA E’ UNA MATERIA SCOLASTICA.


L’empatia si può insegnare? In Danimarca ci provano: dal 1993 hanno introdotto un’ora obbligatoria da dedicare all’empatia, a scuola. L’empatia non si insegna attraverso gli abbracci, ma imparando ad ascoltare gli altri e a discutere dei problemi. Nelle scuole danesi, appunto, si dedica un’ora settimanale a raccontare le problematicità dei propri vissuti e a ragionare insieme. In quest’azione c’è più dell’empatia: c’è l’abitudine, sin da bambini, a trattare i problemi in modo collettivo e non individuale.

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L’ora di empatia danese: insegna ai bambini che i problemi si affrontano insieme, che il “Noi” è infinitamente più forte dell’Io. Si insegna che la felicità (per riprendere un concetto caro allo psichiatra Vittorino Andreoli) non è nulla se paragonata alla gioia collettiva, alla gioia di vivere. Ma serve davvero un’ora ogni settimana per insegnare il valore di essere comunità? Non ne siamo certi.

Certo è, invece, che ciascuno di noi può portare questo concetto di empatia e comunità nella sua vita: non occorrono programmi ministeriali, decreti o riforme: ciascun insegnante può trasformare la sua classe in una comunità viva e collaborativa (se già non lo fa: ricorda sempre che la nostra scuola, pur con le sue problematicità, è molto migliore di come viene descritta dai media) e ciascun genitore può creare.

 

 

 

 

 

IN DANIMARCA L’EMPATIA E’ UNA MATERIA SCOLASTICA

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Flat tax modello Putin


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In Russia, dal 2001 è in vigore un regime fiscale per le persone fisiche basato su un’unica aliquota al 13% (24% per le imprese), tra le più basse al mondo. Un Paese dove il 52% delle famiglie riesce a malapena a sfamarsi e a vestirsi e il 3% più ricco della popolazione possiede l’89% delle risorse finanziarie (depositi bancari, obbligazioni, azioni), con una crescita media annua piuttosto modesta (poco sopra l’1% nel 2017 e nel 2018, dopo la dura recessione del biennio precedente). Miracolo della flat tax. L’abisso verso cui vorrebbero condurci i reaganiani con trent’anni di ritardo di casa nostra. In Italia. Le recenti stime dell’Istat sulla crescita (+0,1% nel primo trimestre, -0,1% rispetto al primo trimestre del 2018) e l’inflazione (a maggio +0,1% su base mensile e 0,9% su base annua) dicono una cosa molto semplice: quella italiana è una crisi di domanda. Pesano disoccupazione e sottoccupazione, bassi salari, la forbice tra nord e sud che si è ulteriormente allargata in questi anni. Un classico scenario keynesiano.

Se ne esce con politiche fiscali maggiormente espansive che, nelle condizioni generali date, non possono che essere finanziate attraverso un travaso di risorse da chi ha di più, molto di più, a chi ha di meno e molto di meno. Ridurre le disuguaglianze per rilanciare l’economia, facendo bene anche ai conti pubblici, insomma. Esattamente il contrario di ciò che vorrebbe propinarci questo governo.

 

 

 

 

 

https://ilmanifesto.it/flat-tax-un-amo-elettorale-della-lega-modello-putin/?fbclid=IwAR3WGsMYL3WQ4-UoEHkSUyIAQAuFqp807qC2p4mrR4JGGc7KeRVCLlfqOwQ

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L’importanza di salvare la Laguna


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Le mega navi non sono pericolose «solo» per le emissioni nell’aria (pari a migliaia di auto ognuna), i rumori, il guasto «estetico», eccetera, e per il rischio di incidenti come quello di domenica. Il loro impatto strutturale, radicale, va ben oltre: riguarda il moto ondoso profondo, le masse d’acqua che spingono ai lati e che vanno a confliggere con le basi stesse della città e a modificare la morfologia dei fondali. E riguarda anche, nel caso di nuovi percorsi d’accesso, la necessità di approfondire i canali. Già bocciata l’ipotesi insensata di scavare (quasi) ex novo una via d’acqua per collegare il canale Malamocco – Marghera (il famigerato «canale dei petroli») con la Stazione Marittima, l’eventualità di nuovi scali si ripropone con l’ipotesi di spostare parte delle navi, le maggiori, a Porto Marghera (scavando, oltre a quello dei «petroli», il vecchio canale Vittorio Emanuele per portare navi un po’ minori alla Marittima odierna e i canali di evoluzione per quelle destinate a Marghera). E’ un’idea di Comune e Regione, fatta propria nel 2017 dal Comitatone interministeriale, ma, a quanto pare, osteggiata dall’attuale ministro alle infrastrutture Toninelli.

E’, in effetti, un’ipotesi insidiosa per più motivi. Ci si immagini, intanto, un incidente come quello di domenica, con un transatlantico fuori controllo nei canali industriali, tra petroliere, navi commerciali, portacontainer, con rive affollate di lavoratori e mezzi, a ridosso di impianti e depositi di sostanze infiammabili, pericolose, e con migliaia di passeggeri a bordo. Oltre tutto, l’estensione della monocultura turistica alla zona industriale significherebbe procedere ulteriormente in quella direzione stravolgente, sottraendo spazi all’industria e al terziario moderno, e infatti è una proposta contestata dai sindacati. Ma la questione di fondo è, infine, quella dello scavo dei canali, cioè dell’acuirsi del dissesto idrogeologico, che già le manomissioni dell’ultimo secolo hanno portato a un punto critico e che il surriscaldamento del clima esaspera ancora, con l’aumento del livello medio del mare. Per capire a quale drammatica soglia critica si sia giunti si veda l’ultimo lavoro del prof. Luigi D’Alpaos, uno dei maggiori conoscitori della laguna e fra le massime autorità in ingegneria idraulica, «S.O.S. Laguna», per le benemerite edizioni Mare di Carta. Si capirà perché la sola vera soluzione per le grandi navi sta, appunto, fuori del «contesto lagunare». I progetti non mancano, deve però scendere in campo, anzi in acqua, la volontà politica.

 

 

 

https://ilmanifesto.it/limportanza-di-salvare-la-laguna/?fbclid=IwAR0zDFuSFAXJ9Fqcb_On5iTHFi6G0DOiJnmyJzKPXeAXNJOUlurodoaQ6Hk

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Lo sbarco in Normandia 75 anni fa.


Il destino non si decide mai in ventiquattr’ore, ma se non ci fosse stato il D-day la nostra vita sarebbe stata sicuramente molto diversa. Il 6 giugno del 1944, esattamente 75 anni fa, gli alleati sbarcarono infatti in Normandia, dando inizio alla liberazione dell’Europa dall’occupazione nazifascista durante la Seconda guerra mondiale.

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L’evento è passato alla storia come D-Day perché nel gergo militare inglese questo termine indica l’inizio di una missione. Molti lo conoscono anche come “il giorno più lungo” perché così lo ribattezzò Erwin Rommel, il generale nazista a capo delle forze tedesche, in un discorso con un suo sottoposto.Non si capì subito che quell’operazione avrebbe cambiato il corso degli eventi. Quel giorno migliaia di persone nelle truppe alleate rimasero ferite, 4..400  vennero uccise. Le perdite erano state ingenti soprattutto nella spiaggia di Utah e gli Alleati non riuscirono a raggiungere tutti gli obiettivi che si erano preposti. La notizia fu però diffusa alla radio come una grande vittoria e galvanizzò la Resistenza, dando nuovo slancio anche ai partigiani.

 

 

 

Cos’è stato lo sbarco in Normandia 75 anni fa (e perché si chiama D-day)

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Un malloppo di geni che potrebbe spiegare l’unicità dei sapiens.


Un gruppo di geni che si pensava ricoprisse funzioni simili anche in specie animali molto distanti sembra avere invece caratteristiche uniche nella nostra specie, e potrebbe racchiudere il segreto del nostro successo evolutivo. I geni in questione codificano per proteine chiamate fattori di trascrizione, che a seconda della loro struttura si legano a regioni diverse del DNA e lì regolano l’attività genetica, attivando o disattivando l’espressione dei geni. Alcune sottoclassi di fattori di trascrizione hanno funzioni molto più differenziate di quanto si credesse. Anche se simili, si legano a sequenze di DNA diverse, e regolano geni diversi: una caratteristica importante per determinare la differenziazione tra specie.

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La maggior parte delle differenze nei fattori di trascrizione umani è stata trovata nelle dita di zinco, sequenze proteiche che si “avvolgono” attorno al DNA: poiché gli organismi con una più vasta gamma di fattori di trascrizione hanno anche una maggiore diversità cellulare, è possibile che queste peculiarità siano alla base, per esempio,delle caratteristiche uniche del nostro cervello, del dismorfismo sessuale o della ricchezza del sistema immunitario umano.

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/scienza/scienze/un-malloppo-di-geni-che-potrebbe-spiegare-unicita-sapiens

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Il segreto della Felicità è la Gentilezza: e ne bastano 12 minuti ogni giorno


Sembra infatti che compiere gesti amorevoli e avere pensieri gentili verso il prossimo per almeno 12 minuti al giorno, possa renderci più felici e contribuisca a far diminuire l’ansia.

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I risultati della ricerca appena pubblicata arrivano da un team di ricercatori della Iowa State University, ed i risultati sono appena stati pubblicati sul Journal of Happiness Studies.

La personalità non ha influenzato particolarmente i risultati,  dimostrando che la pratica della gentilezza è valida e mostra risultati in tutti i tipi di personalità, perché avere pensieri gentili nei confronti degli altri ha ridotto l’ansia e aumentato la felicità e l’empatia in tutti i partecipanti al di là delle loro caratteristiche di personalità

Il rimedio per quando si è di cattivo umore è di non concentrarsi sui noi stessi ma donare qualcosa agli altri, anche solo attraverso gentilezza e cordialità, e bastano poco più di 10 minuti al giorno. Un rimedio semplice che non richiede molto tempo”

 

Il segreto della Felicità è la Gentilezza: e ne bastano 12 minuti ogni giorno

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Anziana restaura murale a Orgosolo.


Anziana di Orgosolo che restaura i murales

Un’anziana di Orgosolo (Nuoro) si unisce a un gruppo di artisti e compaesani e, pennelli e colori in pugno, dà una mano a rinfrescare un murale storico del paese barbaricino, quello che ritrae i padri nobili del comunismo: Marx, Engels, Lenin e Antonio Gramsci, nella via del paese intitolata proprio a Gramsci.   I murales a Orgosolo sono la cosa più democratica che ci sia: tutti aiutano a realizzarli e a restaurarli. Ognuno ha il suo ruolo, fosse anche solo quello di posizionare una scala e tutti contribuiscono a mantenere vivo il  patrimonio artistico,  e la storia del paese.

 

 

 

 

http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/06/09/anziana-restaura-murale-a-orgosolo_a42c6d2f-49fd-444e-adea-363a7f0d8819.html

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2 giugno 1946, le donne italiane finalmente al voto.


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Nell’immaginario collettivo le lunghe file di donne, eleganti o con abiti modesti, mamme col pupo in braccio o magnifiche come Anna Magnani colta nell’atto di sigillare la scheda prima d’imbucarla nell’urna, sono tutte immagini associate al 2 giugno ’46 e al primo voto delle donne italiane, dimenticando che il 10 marzo avevano già votato per le amministrative; una seconda tornata, ben più consistente, si avrà il 10 novembre. È comunque giusto legare il ’46 al primo voto femminile, mettendo in primo piano referendum e Assemblea costituente.

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Il diritto di voto scardinò la separazione fra pubblico e privato dando un nuovo significato all’identità femminile, sia valorizzando i ruoli tradizionali come la maternità, sia proiettando la donna nella vita pubblica. Ma dai diritti politici alla pienezza di quelli civili il percorso fu lungo e accidentato; basti ricordare che negare l’accesso alla magistratura sarà considerato una vendetta postuma al diritto di voto. Lo stesso giurista Vezio Crisafulli sostiene che le radici di tale resistenza siano culturali e non giuridiche: «Anche in molti che non sono affatto … retrivi e codini, l’idea di essere giudicati da donne provoca un senso di fastidio, nel quale confluiscono moventi irrazionali … e persino veri e propri complessi ancestrali; né ho ritegno a confessare che una tale reazione istintiva e emozionale, la conosco bene io stesso, per esperienza diretta». Il diritto al voto fu una conquista delle donne, non una concessione, non lo si ricorda mai abbastanza.  Le donne italiane affluirono in massa alle urne: per loro era la fine della lunga e faticosa marcia verso i pieni diritti politici. oggi, in tempi di  astensionismo e disinteresse, quelle immagini fanno un certo effetto. 

 

 

L’anno in cui le donne fecero l’Italia

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Salina: scompare la spiaggia de ‘Il Postino’, l’ultimo film di Massimo Troisi


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Sta scomparendo la spiaggia de “Il Postino”, l’ultimo film girato da Massimo Troisprima di morire. Nella scena del film di Machael Radford si vedono il postino Troisi e il poeta Philippe Noiret scagliare i ciottoli di Pollara nel mare di Salina, suggello di un’amicizia cementata dalla comune passione per la poesia e la politica.

Ora la spiaggia di Pollara, a Malfa, comune dell’isola di Salina, nelle Eolie, è pressoché scomparsa, ridotta a pochi metri di sassi battuti dalle onde. La spiaggetta, che si raggiunge con scale e persino fori scavati nel tufo, è oramai divorata dall’inesorabile processo di erosione del mare ma anche dal ripetuto crollo dei massi che, staccandosi dal costone sovrastante, l’hanno quasi seppellita.

Nel ’94, quando il film è stato girato, la spiaggia era larga 10 metri, oggi poco più di due-tre metri. Un disastro ecologico annunciato da ripetuti segnali d’allarme, ma nessuno è mai corso ai ripari.  Si è documentato con una serie di fotografie i tanti turisti che, prima di lasciare Salina, si portano a casa come souvenir sacchi di sabbia e pietruzze prelevati proprio da quei luoghi senza che nessuno intervenga.

“Cala Troisi”, così è stata ribattezzata, sta scomparendo anche per un’altra ragione: le migliaia di barche che affollano quello specchio di mare si fermano a pochi metri dalla spiaggia e con il movimento delle eliche risucchiano e trascinano porzioni di sabbia sottraendole alla spiaggia, accelerandone così l’erosione.

Eppure esistono ordinanze della Capitaneria di Porto di Lipari, in forza delle quali a Pollara le imbarcazioni devono fermarsi ad almeno 150 metri dalla battigia. Il costone che sovrasta la spiaggia di Pollara continua a venir giù e in estate ha causato seri danni almeno a una trentina di bagnanti, assicurano alla guardia medica dell’isola. A parte il ricordo del film, spiace constatare che la natura non venga tutelata.

“Il Postino” fu l’ultimo film di Massimo Troisi, ambientato a Ischia ma girato in diverse isole: aPantelleria le scene con l’attore campano in bicicletta, a Salina quelle sul mare e a Procida per le scene del locale. E’ la storia del poeta cileno Pablo Neruda che chiese asilo politico e si trasferì nell’isola dove conobbe il postino, impersonato da Troisi.

Troisi è morto a Roma solo dodici ore dopo le ultime riprese. Due anni dopo “Il postino” viene candidato a cinque Premi Oscar, ma delle cinque nomination si concretizza solo quella per la migliore colonna sonora, scritta da Luis Bacalov, argentino naturalizzato italiano, scomparso  due anni fa.

 

 

 

Salina: scompare la spiaggia de ‘Il Postino’, l’ultimo film capolavoro di Massimo Troisi

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E’ italiana l’idea dei Caschi blu della cultura.


Si avvale dell’esperienza specialistica dei Carabinieri e di studiosi, ma la task force dovrebbe poter prevenire e collegarsi alla società civile delle aree devastate dalle guerre

caschi-blu-cultura-2-768x432.jpgL’Italia dal ’67è in prima linea nella lotta per la tutela ed il recupero del patrimonio artistico ed archeologico, grazie alla specializzazione dei carabinieri che operano in questo settore e che hanno acquisito esperienze, in Italia e altrove, che altri non hanno: è l’unica polizia culturale al mondo che ha già avuto modo di intervenire nel 2003 a Bagdad dopo la seconda guerra del Golfo.  I nostri caschi  blu potrebbero addestrare le forze d’intervento di altri Paesi e anche le forze civili delle zone devastate dalla guerra e dall’incuria. I caschi blu della cultura possono essere  un ottimo strumento per un intervento post bellico, ma è una iniziativa che  va implementata. Ed inserita in un progetto di più ampio respiro, che abbia come obiettivo la prevenzione. Un progetto globale da gestirsi nell’ambito dell’Unesco, anche nei periodi di crisi e non dopo.

 

 

 

 

E’ italiana l’idea dei Caschi blu della cultura

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