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E’ italiana l’idea dei Caschi blu della cultura.


Si avvale dell’esperienza specialistica dei Carabinieri e di studiosi, ma la task force dovrebbe poter prevenire e collegarsi alla società civile delle aree devastate dalle guerre

caschi-blu-cultura-2-768x432.jpgL’Italia dal ’67è in prima linea nella lotta per la tutela ed il recupero del patrimonio artistico ed archeologico, grazie alla specializzazione dei carabinieri che operano in questo settore e che hanno acquisito esperienze, in Italia e altrove, che altri non hanno: è l’unica polizia culturale al mondo che ha già avuto modo di intervenire nel 2003 a Bagdad dopo la seconda guerra del Golfo.  I nostri caschi  blu potrebbero addestrare le forze d’intervento di altri Paesi e anche le forze civili delle zone devastate dalla guerra e dall’incuria. I caschi blu della cultura possono essere  un ottimo strumento per un intervento post bellico, ma è una iniziativa che  va implementata. Ed inserita in un progetto di più ampio respiro, che abbia come obiettivo la prevenzione. Un progetto globale da gestirsi nell’ambito dell’Unesco, anche nei periodi di crisi e non dopo.

 

 

 

 

E’ italiana l’idea dei Caschi blu della cultura

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TUTELA PATRIMONIO ARTISTICO (Comando Carabinieri)


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L’incalzare della criminalità nel settore dei patrimonio archeologico, artistico e storico nazionale indusse il Comando Generale dell’Arma, di concerto con il Ministero della Pubblica Istruzione, a destinare nel marzo 1969 a tale dicastero un ufficiale superiore, due sottufficiali ed un carabiniere. Subito dopo, aderendo alla richiesta di potenziamento di quel Nucleo rivoltagli dallo stesso Ministero, il Comando Generale vi assegnò anche un ufficiale inferiore, altri otto sottufficiali e quattro militari di truppa.

Il 3 maggio 1969 venne istituito il “Comando Carabinieri Ministero Pubblica Istruzione – Nucleo Tutela Patrimonio Artistico” in diretto coordinamento con la Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, ed a tale Comando vennero dall’ottobre successivo indirizzate, per disposizione del Comando Generale, tutte le segnalazioni concernenti il trafugamento e gli illeciti commerci di opere d’arte.
Dal 1970 ad oggi su 438.729 oggetti trafugati l’Arma ne ha recuperati ben 134.614 grazie anche all’affiancamento di tutti i reparti territoriali dell’Arma.
Gli arresti, nell’arco di tempo considerato, sono stati 2.639, mentre 7.042 persone sono state denunciate a piede libero.
Talune operazioni di rinvenimento portate a termine dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico in Italia e all’estero sono state accompagnate da clamorosa notorietà ed hanno confermato l’efficacia dell’organizzazione investigativa centralizzata in una banca dati, considerata unica al mondo.

 

 

 

 

http://www.carabinieri.it/arma/curiosita/non-tutti-sanno-che/t/tutela-patrimonio-artistico

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IL MANCINO ZOPPO.


Morto Michel Serres, il filosofo della scienza che amava l’Italia.Grande figura dell’epistemologia e fra i primi a pensare in modo sistematico la necessità di un nuovo approccio alla questione ecologica, aveva 88 anni

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Chi avrebbe supposto che zoppia e mancinismo – oltretutto associati nella stessa figura ideale – venissero portati a vanto del pensiero in atto, come le sue insegne più onorifiche? A compiere il gesto di giustizia che li riscatta dalla difettività è Michel Serres, così intrigato dall’attuale sconvolgimento del sapere da farsene il supremo cantore, con un’euforia lungimirante e contagiosa, con un’audacia concettuale ignota ai colleghi giovani o a chi rimane abbarbicato a un «umanesimo di opposizione», e con uno stile ruscellante evocatore di mondi, al pari di Lucrezio. Alle idee astratte Serres preferisce da sempre le figure sintetiche. Il mancino zoppo è l’eroe dell’«età dolce», la nostra, che nella riconfigurazione digitale dello spazio-tempo si lascia alle spalle la «dura» rigidità euclidea, cartesiana, metrica, abitando la dimensione utopica del possibile e recuperando il concreto attraverso il virtuale. Ma è anche il simbolo vivo di ogni lavorio della mente degno di questo nome, dalla notte dei tempi: pensare vuol dire infatti deviare dai tracciati, avanzare di traverso e un po’ sghembi, rompere le simmetrie, afferrare il segreto di ciò che sarà domani con la stessa «formidabile inventiva dell’Universo in espansione». No, non c’è posto per il già formattato, secondo Serres. «Non conosco alcun metodo che abbia mai aperto la strada a qualche invenzione; né alcuna invenzione trovata con metodo». Solo di fronte al mancino zoppo, e a chi sia all’altezza del suo inesauribile estro, balenano nuovi modi di essere-nel-mondo.

 

 

https://www.bollatiboringhieri.it/libri/michel-serres-il-mancino-zoppo-9788833927602/

https://avvenire.it/agora/pagine/morto-serres