Pubblicato in: CRONACA

Flat tax modello Putin


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In Russia, dal 2001 è in vigore un regime fiscale per le persone fisiche basato su un’unica aliquota al 13% (24% per le imprese), tra le più basse al mondo. Un Paese dove il 52% delle famiglie riesce a malapena a sfamarsi e a vestirsi e il 3% più ricco della popolazione possiede l’89% delle risorse finanziarie (depositi bancari, obbligazioni, azioni), con una crescita media annua piuttosto modesta (poco sopra l’1% nel 2017 e nel 2018, dopo la dura recessione del biennio precedente). Miracolo della flat tax. L’abisso verso cui vorrebbero condurci i reaganiani con trent’anni di ritardo di casa nostra. In Italia. Le recenti stime dell’Istat sulla crescita (+0,1% nel primo trimestre, -0,1% rispetto al primo trimestre del 2018) e l’inflazione (a maggio +0,1% su base mensile e 0,9% su base annua) dicono una cosa molto semplice: quella italiana è una crisi di domanda. Pesano disoccupazione e sottoccupazione, bassi salari, la forbice tra nord e sud che si è ulteriormente allargata in questi anni. Un classico scenario keynesiano.

Se ne esce con politiche fiscali maggiormente espansive che, nelle condizioni generali date, non possono che essere finanziate attraverso un travaso di risorse da chi ha di più, molto di più, a chi ha di meno e molto di meno. Ridurre le disuguaglianze per rilanciare l’economia, facendo bene anche ai conti pubblici, insomma. Esattamente il contrario di ciò che vorrebbe propinarci questo governo.

 

 

 

 

 

https://ilmanifesto.it/flat-tax-un-amo-elettorale-della-lega-modello-putin/?fbclid=IwAR3WGsMYL3WQ4-UoEHkSUyIAQAuFqp807qC2p4mrR4JGGc7KeRVCLlfqOwQ

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