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Giornata mondiale per combattere la desertificazione e la siccità.


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Ogni anno il 17 giugno si celebra la Giornata Mondiale per la lotta contro la desertificazione, istituita nel 1995 (Risoluzione dell´Assemblea Generale delle Nazioni Unite A/RES/49/1995) per sensibilizzare l´opinione pubblica in materia di cooperazione internazionale per combattere la desertificazione e gli effetti della siccità .La desertificazione spesso deriva dalla siccità  e dalla carenza di acqua, ma le cause più significative sono rappresentate dalle attività  umane: le coltivazioni intensive che esauriscono il suolo; la gestione scorretta delle risorse idriche; il sovrapascolamento del bestiame che elimina la vegetazione; l’abbattimento degli alberi, che trattengono il manto superficiale del terreno.
Le conseguenze della degradazione del suolo si riflettono sia sull’ecosistema che direttamente sulle condizioni di vita umana, per esempio accrescendo l’incidenza di povertà , carestie, esodi migratori, tensioni politiche, economiche e sociali. La desertificazione è una minaccia per le terre aride e semi-aride delle aree più povere del pianeta, che sono anche le più vulnerabili ai cambiamenti climatici; ma sono più di 110 i paesi potenzialmente a rischio di desertificazione. Anche l´Italia è stata inclusa nei paesi potenzialmente soggetti a fenomeni di desertificazione, tanto che il tema è pienamente trattato nella Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico in via di completamento.

 

 

Giornata mondiale per combattere la desertificazione e la siccità

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Amiamo la musica. Per questo siamo umani.


Esperimento sul cervello: l’ascolto di una melodia attiva la corteccia uditiva nell’uomo. Nulla di simile avviene nei macachi. Forse è per questo, suggerisce uno studio su Nature, che linguaggio e musica si sono evoluti con noi. E ci hanno reso una specie unica

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La questione ruota attorno al concetto di intonazione o melodia. Le parole sussurrate non ne hanno per nulla. Una canzone si situa all’estremo opposto. In mezzo c’è il nostro normale modo di parlare, che può essere più o meno intonato a seconda delle circostanze. Anche i macachi ai loro richiami possono aggiungere piccole dosi di musicalità. Ma questo avviene probabilmente per caso, non perché risultino più graditi. Quando si va a osservare la reazione del cervello con la risonanza magnetica, infatti, le scimmie dimostrano di non fare differenza fra suoni sgraziati o melodiosi. Semmai, hanno una leggera preferenza per i richiami privi di intonazione. Nell’uomo, al contrario, più il suono si avvicina alla musica, più attiva in modo esteso la corteccia uditiva, che si trova all’altezza delle tempie. “Questo suggerisce che l’apprezzamento per la melodia ha forse modellato la struttura del cervello umano” spiega Conway.

Uomini e macachi, nel cammino dell’evoluzione, si sono salutati circa 25 milioni di anni fa. Il primo strumento musicale mai ritrovato dagli archeologi è un flauto d’osso di 35mila anni. La prima domanda che si fecero i suoi scopritori è perché mai un primitivo che viveva in una grotta al freddo e al buio sentisse il bisogno di suonare. La risposta ce la danno oggi i macachi che non amano Mozart. Forse musica e parola, insieme, fanno parte da sempre del nostro modo di essere umani.

 

 

https://www.repubblica.it/scienze/2019/06/10/news/amiamo_la_musica_per_questo_siamo_umani-228470247/?ref=RHPPBT-VT-I0-C4-P22-S1.4-T1