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Addio all’antica città millenaria di Hasankeyf in Turchia, colpa di una maxi diga.


Hasankeyf, nel sud-est della Turchia, ha iniziato ufficialmente a sparire dalla faccia della terra. Sta svanendo, infatti, sotto il peso di una nuova gigantesca diga idroelettrica sul fiume Tigri una delle città più antiche della Turchia: è quasi una settimana che è iniziato l’invaso del sito archeologico per creare una centrale idroelettrica da 10 miliardi di metri cubi di acqua.Ciò vuol dire 199 i villaggi sommersi sul Tigri e 6mila curdi obbligati a lasciare le case.

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Sin dall’inizio, la diga di Ilisu e il progetto della centrale idroelettrica sono stati molto controversi, sia sulle rive del Tigri nella regione del Kurdistan turco, che in tutto il bacino, fino alle paludi della Mesopotamia nel sud dell’Iraq. Ma il governo turco ha portato comunque avanti il suo programma, incurante dei gravi effetti sociali, culturali ed ecologici e delle continue lotte a livello locale. Nulla da fare, infatti: la Valle del Tigri, dove si trova il sito archeologico di Hasankeyf e altri quasi 200 villaggi, sarà sommersa nel bacino da 10 miliardi di metri cubi di acqua della Diga Ilisu.

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Il guaio del progetto Ilisu è anche questo: il grande intervento inonderebbe fino a 400 km di prezioso habitat fluviale, che ospita molte specie, come la tartaruga dal guscio morbido dell’Eufrate già in via di estinzione. I tratti del fiume Tigri sono ecologicamente ancora molto preziosi e molto importanti per l’intera ecologia della regione. Ad esempio, la sola Hasankeyf ospita almeno 123 uccelli. Il clima regionale, inoltre, cambierebbe anche perché, per i pochi studi svolti, si prevede che la qualità dell’acqua del giacimento sarà estremamente bassa, portando a massicci stermini di pesce e minacciando la salute delle persone. Più a valle, il flusso d’acqua ridotto avrà un effetto negativo sulle paludi mesopotamiche in Iraq – la più grande area umida del Medio Oriente e sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO.

diga02.jpgInfine, in zone già provate da conflitti interni, il governo turco prenderà ancora più il controllo totale delle risorse idriche e sarà in grado di ridurre alla sete per ragioni geo-politiche parte dell’Iraq.

 

 

 

 

Addio all’antica città millenaria di Hasankeyf in Turchia, colpa di una maxi diga

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L’ECONOMIA CHE CI CONSUMA E CI SOTTRAE TEMPO


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L’idea della prosperità al di fuori delle trappole del consumo infinito viene considerata un’idea per pazzi o per rivoluzionari. Jackson dice che ci sono delle alternative: le relazioni, le famiglie, i quartieri, le comunità, il significato della vita.  Ci sono enormi risorse di felicità umana che non vengono sfruttate. La maggior parte delle politiche realizzate nel mondo dai governi va esattamente nella direzione opposta. Queste politiche raramente vanno al di là della prossima scadenza elettorale, raramente guardano a ciò che succederà fra 20 o 30 anni. Assistiamo ad un processo di mercificazione e commercializzazione della moralità. I mercati sono abituati ad orientare i bisogni umani, bisogni che in passato non erano soddisfatti dal mercato. Questo è ciò che io indico con l’espressione ‘commercializzazione della moralità’.

Il nostro reale bisogno dovrebbe essere prenderci cura dei nostri cari e spesso ci sentiamo in colpa perché non riusciamo a trascorrere abbastanza tempo con i nostri cari. 20 anni fa il 60% delle famiglie americane si ritrovava attorno allo stesso tavolo per cenare. 20 anni dopo solo il 20%. Le persone sono più occupate con il loro cellulare, il loro ipad e così via. La nostra vita quotidiana è profondamente cambiata, a causa anche delle tecnologie, che hanno sicuramente prodotto delle cose positive, ma hanno anche creato dei danni collaterali. Se oggi usciamo senza cellulari ci sentiamo nudi.  Il confine fra il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato alla famiglia è sfumato. Siamo sempre al lavoro, abbiamo l’ufficio sempre in tasca, non abbiamo scuse. Dobbiamo lavorare a tempo pieno. E più si sale nella scala gerarchica meno tempo per sé si ha. Si è sempre in servizio.L’obiettivo diventava sviluppare sempre nuovi desideri negli esseri umani. Ma anche i desideri ad un certo punto si scontrano con dei limiti. Così, il limite è stato superato mercificando la moralità: non ci sono limiti all’amore, non ci sono limiti all’affetto che vogliamo dimostrare agli altri. Responsabilità incondizionata, condita da incertezze e ansie: questo è il motore del consumismo odierno, questo l’impulso che ci spinge a fare sempre di più, a produrre sempre di più. Ma ciò non è possibile, le risorse sono sempre limitate. Forse il momento della verità è vicino. Ma possiamo fare qualcosa per rallentarlo: intraprendendo un cammino autenticamente umano, un cammino fatto di reciproca comprensione.

 

Zygmunt Bauman,  Trento 2011

 

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