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100 anni fa nasceva Primo Levi, in Se questo è un uomo narrò gli orrori dell’Olocausto –


Il 31 Luglio 1919 nasceva a Torino, Primo Levi, chimico, partigiano, antifascista, ma soprattutto scrittore di grande valore, che, sopravvissuto all’Olocausto, ha raccontato con crudezza, la vita all’interno dei campi di concentramento nazisti, portando per sempre con se’ il dolore di quella immensa tragedia. ‘Se questo e’ un uomo’, scritto per raccontare la paura, gli stenti, i soprusi nel campo di sterminio, è considerato uno dei grandi classici del ‘900.

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Il 22 febbraio 1944, Levi e altri 650 ebrei furono trasportati, stipati come bestie, su un piccolo treno merci in direzione di Auschwitz, in Polonia, dove lo scrittore venne marchiato con il numero 174.517 prima di finire nel campo di Buna-Monowitz. Qui fece amicizia con un muratore, Lorenzo Perrone, che coraggiosamente si adoperò per fargli avere cibo con regolarità. Verso la fine dell’anno, Levi passò un esame per poter lavorare nella Buna, una fabbrica tedesca per la produzione di gomma sintetica. All’interno del laboratorio della Buna, Levi e un suo caro amico prigioniero, Alberto Dalla Volta, cominciarono a contrabbandare materiale in cambio di cibo. All’inizio del 1945 lo scrittore si ammalò di scarlattina, poi il 27 gennaio l’Armata Rossa liberò tutti i prigionieri. Solo venti di quei 650 italiani giunti nel campo erano sopravvissuti. Il viaggio di ritorno in Italia, narrato nel libro di memorie ‘La tregua’, fu travagliato e si protrasse fino ad ottobre.

Levi fu trovato morto l’11 aprile 1987 in fondo alla tromba delle scale della propria casa di Torino, in corso Re Umberto 75, a seguito di una caduta le cui dinamiche restano incerte anche se la tesi più accreditata è quella del suicidio.

 

 

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/accadde-oggi-100-anni-fa-nasceva-Primo-Levi-in-Se-questo-e-un-uomo-narro-gli-orrori-dell-Olocausto-4a48e60d-36bb-4674-b90f-963c44562c93.html#foto-1

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La tragedia delle “ragazze fantasma”: ingerivano il Radio e brillavano, ma perdevano denti e mandibole


Isolato come elemento puro nel 1902. La particolarità era la luminescenza verdognola e il calore dei suoi sali. Nel 1914 la Us Radium Corporation che fabbricava orologi con quadranti fluorescenti assunse giovani minorenni che per dipingere le lancette dovevano leccare i pennelli. E’ una delle pagine più oscure del capitalismo americano: negli Usa le hanno appena dedicato un film presentato al Florida Film Festival, ma in Europa è quasi sconosciuta. Risale a circa un secolo fa la triste vicenda delle «Radium Girls» – anche note come «Ragazze fantasma» – che segnò un punto di svolta nel diritto del lavoro e nella fisica della salute.

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L’operazione di stendere la vernice luminescente sulle lancette degli orologi richiedeva piccole mani precise. Per questo furono assunte una settantina di giovanissime ragazze (alcune anche 14enni) che rimasero letteralmente entusiaste del nuovo lavoro. Era poco faticoso e «artistico»; patriottico, perché aiutava i soldati americani che combattevano in Europa; aveva a che fare con un prodotto costoso e affascinante e in più era pagato tre volte tanto lo stipendio di un operaio normale. Vi era solo una strana richiesta da parte dei capi: ai sottili pennelli di cammello con cui si dipingevano gli orologi  doveva essere fatta la punta con le labbra, (lip- pointing) in modo da ottenere un punto preciso senza sprecare il prodotto: il radio era, infatti, un metallo costosissimo. Qualcuna delle ragazze chiese se la vernice non potesse essere nociva, ma i dirigenti dell’azienda tranquillizzarono tutte sostenendo che, in quelle minime quantità, il radio non avrebbe fatto loro nulla di male, anzi: dopotutto, erano tanti i prodotti in commercio a base di quell’elemento. Così, per alcuni anni, le ragazze continuarono a ingerire ogni giorno piccole quantità di vernice radioattiva e nei momenti di pausa si divertivano anche a laccare con essa le proprie unghie o i denti, per stupire i loro fidanzati al buio apparendo luminescenti come leggiadri fantasmi. La particolarità di questo abuso perpetrato contro i lavoratori si distinse dalla maggior parte dei casi precedenti per il fatto che il conseguente contenzioso fu ampiamente seguito dai media. L’operaia Flora Grazia Fryer decise di citare in giudizio il proprio datore di lavoro, ma le ci vollero due anni per trovare un avvocato disposto a chiamare in causa la US Radium.  Le Radium girls vinsero  e ottennero dalla Us Radium Corporation risarcimenti in danaro e vitalizi. Purtroppo, poterono usufruirne per poco tempo ancora.

La saga delle ragazze del radio occupa un posto importante nella storia sia nel campo della fisica sanitaria sia del movimento dei diritti dei lavoratori. La pubblicità e notorietà della causa furono un fattore determinante nella creazione della fattispecie della “malattia professionale” nel  diritto del lavoro. Gli operai addetti alla decorazione dei quadranti vennero istruiti con misure di sicurezza adeguate e dotati di protezioni e, in particolare, non furono più costretti a umidificare con le labbra i pennelli evitando l’ingestione o la respirazione di vernice al radio, che continuò a essere utilizzata per la decorazione dei quadranti fino agli anni ’60 del XX secolo.

Il contenzioso e l’impatto mediatico che circondò il caso stabilirono i precedenti giuridici e influenzarono l’emanazione di regolamenti per la disciplina standard della sicurezza del lavoro,  tra cui il concetto di “sofferenza dimostrabile”. A seguito del caso delle ragazze del radio, è stato riconosciuto il diritto dei singoli lavoratori di citare in giudizio le aziende per danni subiti a causa di abusi sul lavoro. Sulla scia del caso, gli standard di sicurezza industriali furono sensibilmente migliorati nei successivi decenni.

 

 

https://www.lastampa.it/salute/2019/07/29/news/la-tragedia-dimenticata-delle-ragazze-fantasma-ingerivano-il-radio-e-cosi-brillavano-ma-perdevano-denti-e-mandibole-1.37176189

https://it.wikipedia.org/wiki/Ragazze_del_radio

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Mediterraneo di plastica.


Ha soltanto l’1% delle acque mondiali, ma contiene il 7% della microplastica marina: circa 247 miliardi di brandelli. Questa sproporzione fotografa l’inquinamento da plastica nel Mar Mediterraneo. Un triste record, dovuto a un altro primato: l’Europa è il secondo produttore mondiale di plastica. Segno che, in molti casi, non viene smaltita in modo corretto o efficace.

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L’emergenza plastica affligge tutte le acque del pianeta, ma il Mediterraneo ha una differenza fondamentale: essendo un mare quasi chiuso, le correnti fanno tornare sulle coste l’80% dei rifiuti di plastica. Risultato: per ogni chilometro di litorale, se ne accumulano oltre 5 kg al giorno. Ne fanno le spese i due Paesi con la maggior estensione di spiagge: l’Italia (12.600 tonnellate l’anno) e la Turchia (12.100 tonnellate l’anno). Se nessuno interverrà, avverte il Wwf, entro 30 anni la quantità di plastica quadruplicherà.Già oggi quasi 700 specie ittiche ingeriscono plastica, che entra nella nostra catena alimentare (e nel nostro corpo), senza contare l’impatto economico su pesca, turismo, industria marittima e ambiente: l’invasione delle plastiche in mare causa danni per 641 milioni di euro all’anno.

Il Wwf propone ai governanti europei di compiere – e con urgenza – 4 passi. Il primo: aumentare le tasse ai produttori di plastica, una misura che servirebbe a finanziare una più capillare ed efficace raccolta differenziata e riciclo. In Italia questo già avviene grazie al Corepla. Bisognerebbe poi limitare l’uso della plastica introducendo divieti stringenti: nei mesi scorsi il Consiglio europeo ha deciso un bando contro piatti, cannucce e posate di plastica, ma i bicchieri, tanto per fare un esempio, non sono ancora “fuori legge”.I divieti, però, non bastano. Occorre anche finanziare la raccolta differenziata e creare discariche controllate. Italia e Grecia, ricorda il Wwf, hanno ricevuto multe da 40 milioni di € ciascuna dalla Commissione europea per non essere riuscite a chiudere diverse discariche illegali. “Al tempo stesso occorre potenziare le sanzioni e i controlli contro gli inquinatori”, avverte il report. Altrettanto importante, poi, è investire su ricerca e sviluppo per produrre plastiche più amiche dell’ambiente.

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/plastica-ecco-chi-inquina-il-mediterraneo

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Una grande favola del Novecento.


31 luglio 1944: muore durante un volo Antoine de Saint-Exupry, autore de “Il piccolo principe”.

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l Piccolo Principe sfugge a qualsiasi classificazione. Favola o racconto filosofico, pieno di riflessioni sulla vita, sull’amicizia, sulla solitudine, sulla morte, ha sempre esercitato un fascino prodigioso, anche per quei disegni dal tratto e dai colori delicati così indissolubilmente legati allo svolgersi del racconto.  Un classico per eccellenza .

«… Si sa del resto come era nato Il Piccolo Principe. Nel 1942, Saint-Ex disegnava sulla tovaglia bianca, in un ristorante di New York, sorvegliato severamente dal cameriere. “Cos’è?” aveva chiesto l’editore. “Un bambino che porto nel cuore” rispose Antoine. “Facciamone un libro per l’infanzia” propose l’editore, più che altro “per svagare quel gigante triste”.The Little Prince Le Petit Prince uscirono contemporaneamente in America il 6 aprile 1943. In Francia fu pubblicato solo nel ’46, postumo: perché Saint-Exupéry il 31 luglio 1944 era stato abbattuto da un caccia tedesco.

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Per questo i grandi dicono che Il Piccolo Principe è anche un testamento. Ai bambini e a tutti resta da ricordare che se i rapporti umani sono così difficili è anche perché l’essere amato, una volta addomesticato con prolungati legami, deve anche essere, un po’, perduto.

 

https://sellerio.it/it/catalogo/Piccolo-Principe/De-Saint-exupery/7974

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I record della grandine


Nel Mondo, in ogni istante, sono contemporaneamente in atto dai 2000 ai 3000 temporali, e molti di questi sono accompagnati da violente grandinate capaci di produrre numerosi danni e, in alcune particolari occasioni, anche vittime. In Italia questo particolare fenomeno atmosferico si può osservare soprattutto in primavera ed estate, ma ci sono regioni del Pianeta in cui la grandine cade durante tutto l’anno. A livello mondiale la località preferita dalle grandinate è senz’altro Kericho, città di oltre 150000 abitanti situata nelle regioni più occidentali del Kenya, ai margini della più grande foresta montana dell’Africa Orientale: ebbene in questa città la grandine cade mediamente 50 giorni all’anno e addirittura nel lontano 1965 ha grandinato in ben 113 giornate!

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Il distretto di Gopalganj, in Bangladesh, detiene invece il record ufficiale del più pesante chicco di grandine mai misurato, anche se il termine “chicco” non è forse quello più adatto per descrivere il blocco di ghiaccio dalla forma di una zucca e del peso di ben 1 chilo e 20 grammi che lì cadde il 14 aprile 1986. Durante le violente grandinate che quel giorno si scatenarono su tutta la regione persero la vita ben 92 persone, anche se è difficile stabilire quante di queste siano state effettivamente uccise dalla grandine e quante invece da fulmini, allagamenti e crolli dovuti alle forti raffiche di vento. La grandinata più letale della storia moderna è però senz’altro quella che il 30 aprile 1888 uccise 246 persone e quasi 2000 pecore nei distretti di Moradabad e Beheri, nel nord dell’India. Sempre in tema di grandine letale, più di recente, il 19 luglio 2002, le eccezionali grandinate scatenate da un’ondata di forti temporali causarono la morte di 25 persone nella Provincia di Henan, in Cina. E anche il nostro continente ha i suoi record. In Europa il chicco di grandine più pesante mai misurato è quello da 970 grammi caduto l’11 agosto 1958 a Strasburgo, mentre la grandinata più disastrosa dell’era moderna rimane quella che il 12 luglio 1984 investì Monaco di Baviera: chicchi di grandine delle dimensioni di palle da baseball ferirono oltre 400 persone e danneggiarono seriamente numerosissimi oggetti e proprietà, tra cui oltre 70000 abitazioni e circa 190 aerei parcheggiati sulle piste del locale aeroporto, producendo complessivamente danni per quasi 2 miliardi di euro! La più costosa grandinata della Storia però si è verificata all’altro capo del Mondo, in Australia: il 4 aprile del 1999 la città di Sidney fu investita da una tempesta di grandine che durò quasi un’ora e scaricò senza sosta sulla città chicchi delle dimensioni di diversi centimetri, producendo alla fine danni per circa 3 miliardi di dollari!

 

 

 

 

 

https://www.meteogiuliacci.it/clima/i-record-della-grandine

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Francesco Tuccio | Un particolare “Falegname” di Lampedusa


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Mentre fa una passeggiata su una spiaggia, nota due travi colorate, posizionate in un modo strano. Si avvicina e capisce che si tratta di pezzi di qualche barcone di migranti naufragata chissà dove, ma quello che lo incuriosisce è la loro posizione, che ricorda una croce. Li raccoglie e li porta in bottega. Sega, pialla e inchioda e quel legno fradicio e pieno di chiodi diventa una bellissima croce, simbolo della rinascita attraverso la sofferenza. Da quel momento, la causa degli immigrati di Lampedusa sarà la sua causa. Le sue croci sono fatte di un legno raro che si trova solo a Lampedusa, perché intriso delle lacrime e del sangue degli immigrati morti nel mare.

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Francesco Tuccio | Un particolare “Falegname” di Lampedusa

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Smentiti i negazionisti: cambiamenti climatici senza paragoni in almeno 2.000 anni.


NON c’è mai stato un periodo della storia, da 2.000 anni a questa parte, in cui il clima è cambiato così velocemente e in maniera così comprensiva su scala globale. Cade così uno dei pilastri sui quali si fondano alcune delle teorie di chi nega la responsabilità dell’uomo della crisi climatica. Reccenti studi hanno ricostruito l’andamento del clima degli ultimi due millenni analizzando anche gli ‘archivi’ che la Natura stessa ci ha lasciato in giro per il mondo. In particolare gli anelli degli alberi nelle foreste dell’emisfero settentrionale, in Nordamerica, Europa e Asia, che registrano con molta precisione le caratteristiche del clima ogni anno; i coralli delle barriere sparse tra l’oceano Indiano, il Pacifico e i Caraibi, il ghiaccio antico in Antartide, al Polo Nord e sui ghiacciai andini e in Himalaya; e i depositi di laghi e mari. Scoprendo che in tutti i casi citati, l’aumento o il crollo delle temperature non si erano verificate dappertutto. Anzi.

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Il riscaldamento progressivo iniziato dopo la Rivoluzione industriale, attorno al 1850, sta interessando il 98% della Terra. Nessun fenomeno in epoca preindustriale è arrivato ad comprendere una porzione così grande del Pianeta. Uno dei grafici riportato dagli scienziati sintetizza molto bene il reale cambiamento. Viene definito hockey stick diagram, il diagramma a bastone da hockey, perché al termine di un periodo con fluttuazioni contenute, mostra un picco nell’innalzamento dei valori. Quello che stiamo sperimentando in questa epoca. La differenza è così evidente che è davvero difficile sostenere che sia qualcosa di naturale, soprattutto se associato a un fatto non sindacabile: da oltre un secolo e mezzo stiamo pompando in atmosfera gas serra in quantità che non si erano mai registrate da centinaia di migliaia di anni.

Di recente si è toccato il record di 415 parti per milioni di CO2, e secondo i climatologi tagliare le emissioni potrebbe non bastare   per evitare che la temperatura salga ancora, superando quei 1,5 gradi in più rispetto all’epoca preindustriale che è l’obiettivo dell’ accordo di Parigi.

 

 

 

https://www.repubblica.it/ambiente/2019/07/25/news/smentiti_i_negazionisti_cambiamenti_climatici_senza_paragoni_in_almeno_2_000_anni-232020751/?ref=RHPPBT-BH-I232024727-C8-P14-S2.4-T1

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25 luglio 1943: la caduta del fascismo in Italia.


L’approvazione dell’ordine del giorno di Dino Grandi alla seduta del Gran consiglio provoca la caduta del Fascismo la notte del 25 luglio 1943. Si chiudeva una fase “particolare” per l’Italia con una guerra che stava provocando sconfitti e morti. Successivamente Mussolini verrà arrestato e liberato dalla progione del Gran Sasso. Nascerà la Repubblica sociale, cadrà per mano dei combattenti che lottavano per un’Italia unita e libera. Ultimo atto la fucilazione dei gerarchi fascisti e dello stesso Mussolini.
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25 luglio 1943: la caduta del fascismo in Italia

http://www.anpi.it/storia/104/date-cruciali-25-luglio-e-8-settembre-1943

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Los Angeles, 2019: il futuro di Blade Runner e il nostro presente.


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Il 2019 è l’anno di Blade Runner, la pellicola iconica di Ridley Scott del 1982 nella quale il regista immaginava – con molte differenze – il futuro allucinato. Ed eccoci qui. A distanza di trentasette anni, quasi nulla di quanto meticolosamente pensato dal cineasta appare datato, anzi: la città in cui si muovono il cacciatore di androidi Rick Deckard e i replicanti quali Pris Stratton o Roy Batty resta uno straordinario incubo retro-futuristico capace di sostenere il test del tempo nonostante molti dei suoi vaticini si siano provati poco corretti. Le automobili volanti o «spinner» non sono (ancora) diffuse; per strada si vedono schermi pubblicitari animati di varie dimensioni ma non è frequentissimo imbattersi in installazioni colossali simili a quelle della metropoli verticale di Scott, così debitrice del Metropolis di Fritz Lang; non siamo ancora in grado di allontanarci dal pianeta Terra e andare ad abitare su colonie extraterrestri; soprattutto, a quanto ci risulta, non vi sono robot identici in tutto e per tutto agli esseri umani che richiedano un test per stabilirne la natura meccanica. Poco importa perché Blade Runner rimane un’opera densa e soverchiante, talmente satura di dettagli in ogni singolo fotogramma da risultare a oggi un’esperienza cinematografica per molti versi ineguagliata. Ecco tutte le caratteristiche del film sulle quali vale la pena soffermarsi ora che nel 2019 siamo davvero.

 

 

 

https://www.corriere.it/tecnologia/cards/los-angeles-2019-futuro-blade-runner-nostro-presente/futuro-blade-runner-qui-o-quasi_principale.shtml

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Plastica nella Fossa delle Marianne: la scoperta a meno 10mila metri


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Per chi ha pensato che almeno la depressione oceanica più profonda del mondo potesse essere salva dall’inquinamento che popola i nostri oceani, si sbagliava. Anche nella Fossa delle Marianne a circa 10 994 m sotto il livello del mare, gli scienziati hanno trovato una busta di plastica, un comune sacchetto che si trova nei supermercati, e che giaceva nelle profondità della Terra. L’inquinamento plastico è già una delle più gravi minacce agli ecosistemi oceanici. Studi precedenti hanno scoperto che ci sono migliaia di miliardi di pezzi di plastica negli oceani, e i sedimenti oceanici sono già un cimitero di plastica. L’inquinamento plastico minaccia la fauna selvatica in vari modi. Innanzitutto, attraverso l’ingestione, abbiamo visto molte volte gli effetti drammatici che la plastica ingerita può avere su creature sfortunate. La microplastica può persino essere ingerita dallo zooplancton e quindi trasferita nella catena alimentare, incluse alcune specie di importanza economica, il che significa che alla fine anche noi esseri umani ingeriamo plastica. Infine, le sostanze chimiche tossiche rilasciate dalla plastica frammentata possono avere un forte impatto sulla funzione biologica degli organismi marini, come hanno già dimostrato studi.

https://video.lastampa.it/cultura/plastica-nella-fossa-delle-marianne-la-scoperta-a-meno-10mila-metri/99165/99173

https://viaggiare.moondo.info/la-plastica-arriva-fino-alla-fossa-delle-marianne

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La carneficina di Hitler dopo il fallito attentato di von Stauffenberg


A 75 anni dal mancato esito dell’Operazione Valchiria, che doveva uccidere il Führer. L’attentato del 20 luglio 1944 (noto con il nome in codice di Operazione Valchiria) fu il tentativo organizzato da alcuni politici e militari tedeschi della Wehrmacht e attuato dal von Stauffenberg, di assassinare  Adolf Hiter :  ebbe luogo all’interno della Wolfsshanze, il quartier generale del Führer. Lo scopo dell’attentato era quello di eliminare Adolf Hitler e, attraverso un  colpo di Stato, instaurare un nuovo governo che avesse il compito di negoziare una pace separata con gli Alleati, allo scopo di evitare la disfatta militare e l’invasione della Germania. L’attentato fu pianificato sfruttando la possibilità che offriva il piano Valchiria, ossia la mobilitazione della milizia territoriale in caso di colpo di Stato o insurrezione interna, opportunamente modificato dal colonnello von Stauffenberg. L’esplosione dell’ordigno uccise tre ufficiali e uno stenografo, tuttavia il  Fuhrer  subì solo ferite più o meno lievi.

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Il fallimento del colpo di Stato portò all’arresto di circa 5 000 persone, molte delle quali giustiziate o internate nei lager e di questa carneficina  ancora oggi non si conosce l’esatta dimensione. Già la notte tra il 20 e il 21 luglio, Claus venne “giustiziato”, le sue ceneri disperse nelle fogne di Berlino. Ma, oggi, le giovani reclute delle forze armate di Germania, in tributo a Stauffenberg e ai coraggiosi che vollero opporsi, vengono fatte giurare, proprio il 20 luglio, nella sede centrale del ministero della Difesa tedesco.

 

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/la-carneficina-di-hitler-dopo-il-fallito-attentato

https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_a_Hitler_del_20_luglio_1944

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Viaggio nella Luna.


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La Nasa è arrivata sulla Luna nel 1969, con l’Apollo 11, ma nel cinema il primo viaggio è del 1902: non verso la Luna, ma nella Luna (popolata di Lunatici, oltretutto).

Le Voyage dans la Lune, di Georges Méliès, è un film del 1902: una decina di minuti, è da molti considerato il primo, vero film della storia del cinema perché racconta una storia, anziché proporre allo spettatore riprese di situazioni reali (panorami, spettacoli di illusionismo, l’arrivo del treno alla stazione…), come si era fatto negli anni precedenti, a partire dalla prima proiezione dei fratelli Lumière, il 28 dicembre 1895, La sortie des usines Lumière, che proponeva un’unica inquadratura fissa sugli operai in uscita dalla fabbrica dei Lumière.

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La storia di Voyage dans la Lune è molto liberamente ispirata al romanzo di Jules Verne, Dalla Terra alla Luna, del 1865, il cui titolo originale è De la Terre à la Lune, trajet direct en 97 heures 20 minutes, che è come dire viaggio diretto in 97 ore e 20 minuti: poco più di un giorno in più di quanto ha impiegato cento anni dopo l’Apollo 11.

L’adattamento cinematografico tradisce la trama del romanzo: mostra gli intrepidi esploratori che colpiscono una classica “luna di formaggio”, penetrano nei tunnel della Luna, ovviamente, i Lunatici.

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/cultura/curiosita/viaggio-nella-luna

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Il cambiamento climatico ci porterà indietro alla Preistoria


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Circa 50 milioni di anni fa, agli inizi dell’Eocene, quando ancora l’Uomo non aveva fatto la sua comparsa sulla Terra, il clima era molto più caldo e umido di quanto non sia ai giorni nostri, e le regioni artiche erano coperte non di ghiaccio, ma di fitte e paludose foreste. Insomma, clima e paesaggi di un lontano passato che però, secondo un team di ricercatori americani, potrebbero rappresentare anche il nostro prossimo futuro!

Gli scienziati infatti hanno confrontato le più credibili simulazioni del clima futuro con le ricostruzioni delle condizioni climatiche del passato, andando a cercare eventuali analogie. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, è stato condotto utilizzando le simulazioni di alcuni dei principali modelli climatici che hanno contribuito anche al più recente rapporto del IPCC.

Le elaborazioni al computer sono state condotte considerando due differenti scenari di sviluppo socio-economico: uno più pessimista, che descrive una situazione in cui le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare, senza alcuna sorta di contenimento, e uno relativamente più ottimista, in cui invece si ipotizza già nell’immediato futuro un rallentamento nell’utilizzo di combustibili fossili e, nella seconda parte del secolo, una graduale riduzione delle emissioni.

Ebbene, i risultati di queste simulazioni suggeriscono che entro 10-20 anni in molte regioni del Pianeta le condizioni climatiche saranno paragonabili a quelle che si osservavano nel Medio Pliocene, circa 3 milioni di anni fa: quindi un clima caratterizzato, rispetto a oggi, da temperature medie planetarie dai 2 ai 3,8 gradi più alte. In particolare le nuove eccezionali condizioni climatiche verrebbero raggiunte entro il 2030 nel caso dello scenario più pessimista, e appena 10 anni più tardi, nel 2040, nell’ipotesi di una parziale mitigazione delle emissioni.

Clamorosi poi i risultati delle proiezioni su tempi più lunghi. Nell’ipotesi in cui non vengano adottate efficaci misure di mitigazione, i cambiamenti climatici risulterebbero letteralmente sconvolgenti: entro il 2100 infatti in alcune aree del Pianeta l’orologio climatico tornerebbe indietro all’ultima fase dell’Eocene, e per il 2200 quasi tutta la Terra scivolerebbe indietro di circa 50 milioni di anni, con condizioni climatiche non molto differenti da quelle in cui hanno vissuto gli ultimi dinosauri!.

Il brusco ritorno al clima preistorico avverrebbe prima nelle aree più interne dei continenti, per poi estendersi anche alle regioni costiere, e risulterebbe più marcato nelle terre poste alle medie e alte latitudini. Per di più, sempre nell’ipotesi che non venga posto alcun freno alle emissioni di gas serra, entro il 2200 circa il 9% della superficie terrestre potrebbe trovarsi ad affrontare condizioni climatiche rivoluzionarie, mai vissute prima!

 

 

 

https://www.meteogiuliacci.it/clima/il-global-warming-ci-porter%C3%A0-indietro-alla-preistoria?fbclid=IwAR0TMFRyht5rCbmJRDoXFdlpDl8MpyTN-248CFdJQA7iePXGz41O0B23_zw

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Francesco Saverio Borrelli, il magistrato simbolo della lotta alla corruzione.


Francesco Saverio Borrelli, il magistrato il cui nome è legato da sempre al pool di Mani Pulite, è morto oggi nell’hospice Floriani dell’Istituto dei Tumori di Milano, dove era ricoverato. Borrelli era nato a Napoli il 12 aprile del 1930, era entrato in magistratura nel 1955 e quasi tutta la sua carriera si è svolta nelle aule del tribunale di Milano, fino a quel suo discorso da procuratore generale della Corte d’Appello, nel 2002, che si concludeva con una parola ripetuta tre volte, un appello per l’indipendenza della magistratura rimasto famoso: “Resistere, resistere, resistere, come sulla linea del Piave”.

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Alla guida della Procura milanese, esercitata  per undici anni fino al 1999, era stato chiamato nel 1988. Mai avrebbe immaginato, come lui stesso ha più volte ricordato, che quattro anni dopo si sarebbe aperta una delle più decisive stagioni di inchieste sulla corruzione e sui rapporti illeciti politica-affari della storia italiana. Mani Pulite, con l’inchiesta sulla famosa mazzetta incassata da Mario Chiesa al Pio Albergo Trivulzio, scoppiò nel febbraio del 1992.

Nella storia italiana, anche quando si parla di Borrelli, esiste un prima e c’è un dopo. Sua la firma sotto il primo avviso di garanzia a Bettino Craxi, o sotto il mandato di comparizione del 1994 a Roma per Silvio Berlusconi, impegnato al G7 di Napoli. Nessuno dimentica il suo appello alla classe politica prima della campagna elettorale del 1993: “Se hanno scheletri nell’armadio li tirino fuori, prima che li troviamo noi. Si candidi solo chi ha le mani pulite”.

 

 

 

 

https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/07/20/news/francesco_saverio_borrelli_milano_mani_pulite_tangentopoli-230778159/

https://www.repubblica.it/politica/2019/07/20/news/morte_francesco_saverio_borrelli-231625326/?ref=drac-2

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La fragilità del voto verde in Italia


   Dopo lo sciopero per il clima del 15 marzo scorso nel quale decine di mi-gliaia di giovani italiani sono scesi in piazza per chiedere più attenzione ai temi ambientali, mi è stato più volte chiesto da parte loro quale sareb-be dovuto essere il passo successivo per essere efficaci. Ho suggerito che, nei pa-esi democratici, l’impegno politico ha sicuramente un ruolo importante: votare chi propone un programma più aderente possibile alla sostenibilità ambientale, o meglio ancora costituire un nuovo partito e farsi votare. Mi è stato risposto quasi sempre: “No, noi vogliamo rimanere fuori dalla politica”. Come dire, chiediamo a quella stessa politica che fino ad ora ha creato i danni climatici di rimediare, ascoltando le nostre richieste, ma senza tentare di cambiare in prima persona la situazione. Poi ecco i risultati delle elezioni europee del 26 maggio 2019: i Verdi secondo partito in Germania, con la fascia di giovani da 18-24 anni che assegna loro il 27 per cento di preferenze. Seconda forza politica anche in Finlandia, terza in Francia. Quarta al Parlamento Europeo, con 74 seggi. E in Italia? Siamo al 2,3 per cento, irrilevante, non supera nemmeno lo sbar-ramento del 4 per cento. Poco più di seicentomila preferenze. Dove sono finiti i nostri giovani preoccupati per il loro futuro? In larga parte sono rimasti a casa, visto che la fascia 18-24 anni ha sofferto del 47 per cento di astensioni, contro il 36 per cento degli elettori tra 45 e 54 anni, quelli più attivi. E l’altra metà che si è presentata ai seggi non ha votato in modo significativamente diverso dagli altri: 2,9 per cento di preferenze al partito verde. Questo vuol dire che i nostri giovani elettori hanno fondamentalmente copiato i loro genitori, rispecchiando scelte conservatrici. Hanno perso l’opportunità di dare un segnale indipen-dente e in controtendenza, adeguato ai tempi e agli allarmi scientifici, come invece hanno fatto i loro colleghi del nord Europa. Il corpo elettorale italiano vede poco meno di quattro milioni di aventi diritto al voto tra 18 e 24 anni, che diventano circa 7 milioni se ci spingiamo fino a 3o anni. È questa la fascia d’età che più dovrebbe essere interessata ai problemi che i cambiamenti climatici e il degrado ambientale riverseranno su di loro nei prossimi decenni. A giudicare dal voto ambientalista, ne ha consapevolezza meno di uno su dieci. Questi dati mostrano due problemi. Il primo è la bassa alfabetizzazione ambientale dei giovani italiani: mancano formazione e informazione, la scuola è indietro nell’offerta didattica sui temi ambientali e meno ancora è possibile costruirsi un’opinione corretta basandosi sulla caotica diffusione di notizie nei media. Il secondo problema è la scarsa fiducia e rappresentatività del partito verde italiano, che certo non ha brillato per proposte, sensibilizzazione cultu-rale e militanza tra i giovani, i quali forse l’hanno visto per la prima volta solo come un simbolo lontano e astratto stampato sulla scheda elettorale. Ora però la lezione è arrivata: se si vuole contare qualcosa nelle scelte strategiche del proprio futuro, bisogna farle valere, e la democrazia offre a tutti come primo strumento, relativamente semplice da impiegare, una matita.

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“Il mensile dei soci NOVA-Coop – n°6 LUGLIO-AGOSTO 2019” :  La “Rubrica di LUCA MERCALLI”

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Zucchero italiano: è allarme rosso


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Per lo zucchero italiano (quel poco che è rimasto) è nuovamente allarme rosso. A lanciare l’avvertimento è stata Coldiretti che ha spiegato: «Oltre 4 pacchi di zucchero su 5 arrivano già dall’estero». E non solo, perché accanto all’invasione di zucchero straniero c’è il concreto rischio che “la produzione made in Italy venga azzerata – viene sempre spiegato dai coltivatori diretti –, dalla concorrenza sottocosto dei Paesi del Mercosur che nell’ambito dell’accordo di libero scambio con l’Unione Europea hanno ottenuto maggiori concessioni con il dazio zero sul contingente di 180mila tonnellate». Insomma, ciò che fino a qualche anno fa era uno dei comparti d’eccellenza dell’agroalimentare nazionale, è ormai ridotto al lumicino anche se vale ancora migliaia di posti di lavoro. . L’allarme di Coldiretti arriva a poche ore dall’incontro del Consiglio Agricoltura della Unione europea che si terrà domani a Bruxelles. Occorrono provvedimenti  decisivi per scongiurare che lo zucchero diventi davvero amaro. Senza provvedimenti, fra l’altro, il comparto in Italia rischia ancora di più: occorre non dimenticare che già oggi il più importante e storico marchio del settore – l’Eridania –, è da tempo in mano francese. Oltre a questo, i consumi languono e sono minacciati dal possibile aumento dell’Iva che rischia di riguardare anche i beni di prima necessità come, appunto, lo zucchero che oggi ha un’imposizione del 10%. Lo zucchero sta diventando sempre più amaro per tutti.

 

 

 

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/zuccheroitaliano-e-allarmerosso

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Quello che sta accadendo al Pianeta è colpa dell’uomo: lettera aperta di oltre 200 scienziati ed intellettuali.


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È urgente e fondamentale affrontare e risolvere il problema dei cambiamenti climatici. Chiediamo che l’Italia segua l’esempio di molti paesi Europei, e decida di agire sui processi produttivi ed il trasporto, trasformando l’economia in modo da raggiungere il traguardo di ‘zero emissioni nette di gas serra’ entro il 2050.

Tale risultato deve essere raggiunto per i seguenti motivi:

  1. Dati osservati provenienti da una pluralità di fonti dicono che il sistema Terra è oggi sottoposto a variazioni climatiche molto marcate che stanno avvenendo su scale di tempo estremamente brevi;
  2. Le osservazioni indicano chiaramente che le concentrazioni di gas serra in atmosfera, quali l’anidride carbonica e il metano, sono in continua crescita, soprattutto a partire dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale, in seguito ad un utilizzo sempre più massiccio di combustibili fossili e al crescente diffondersi di alcune pratiche agricole, quali gli allevamenti intensivi;
  3. Le misure dell’aumento dei gas-serra e delle variazioni del clima terrestre confermano ciò che la fisica di base ci dice e quanto i modelli del sistema Terra indicano: le attività antropiche sono la causa principale dei cambiamenti climatici a scala globale cui stiamo assistendo;
  4. Migliaia di scienziati che studiano il clima del sistema Terra, la sua evoluzione e le attività umane, concordano sul fatto che ci sia una relazione di causa ed effetto tra l’aumento dei gas serra di origine antropica e l’aumento della temperatura globale terrestre, come confermato dai rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), che riassumono i risultati pubblicati dalla comunità scientifica globale;
  5. I modelli numerici del sistema Terra basati sulle leggi della fisica sono gli strumenti più realistici che abbiamo a disposizione per studiare il clima, per analizzare le cause dei cambiamenti climatici osservati e per stimare possibili scenari di clima futuro; questi modelli sono sempre più affidabili grazie all’accrescimento della rete di osservazioni utilizzate per validare la loro qualità, al miglioramento della nostra conoscenza dei fenomeni che influenzano il clima e alla disponibilità di risorse computazionali ad alte prestazioni;
  6. L’esistenza di una variabilità climatica di origine naturale non può essere addotta come argomento per negare o sminuire l’esistenza di un riscaldamento globale dovuto alle emissioni di gas serra; la variabilità naturale si sovrappone a quella di origine antropica, e la comunità scientifica possiede gli strumenti per analizzare entrambe le componenti e studiare le loro interazioni;
  7. Gli scenari futuri “business as usual” (cioè in assenza di politiche di riduzione di emissioni di gas serra) prodotti dai tutti i modelli del sistema Terra scientificamente accreditati, indicano che gli effetti dei cambiamenti climatici su innumerevoli settori della società e sugli ecosistemi naturali sono tali da mettere in pericolo lo sviluppo sostenibile della società come oggi la conosciamo, e quindi il futuro delle prossime generazioni
  8. Devono essere pertanto intraprese misure efficaci e urgenti per limitare le emissioni di gas serra e mantenere il riscaldamento globale ed i cambiamenti climatici ad esso associati al di sotto del livello di pericolo indicato dall’accordo di Parigi del 2015 (mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli pre-industriali, e perseguire sforzi volti a limitare l’aumento di temperatura a 1,5 °C);

Queste conclusioni sono basate su decine di migliaia di studi condotti in tutti i paesi del mondo dagli scienziati più accreditati che lavorano sul tema dei cambiamenti climatici. È sulla base di queste conclusioni che vanno prese decisioni importanti per la lotta ai cambiamenti climatici piuttosto che su documenti, come la lettera datata 17 giugno e firmata da un gruppo formato quasi esclusivamente da non-esperti sulla scienza dei cambiamenti climatici (come comprovato dai loro curricula di pubblicazioni scientifiche in riviste internazionali), in cui è stato messo in discussione con argomentazioni superficiali ed erronee il legame tra il riscaldamento globale dell’era post-industriale e le emissioni di gas serra di origine antropica (‘Petizione sul riscaldamento globale antropico, datata 17 giugno 2019).

Concludiamo riaffermando con forza che il problema dei cambiamenti climatici è estremamente importante ed urgente, per l’Italia come per tutti i paesi del mondo. Politiche tese alla mitigazione e all’adattamento a questi cambiamenti climatici dovrebbero essere una priorità importante del dibattito politico nazionale per assicurare un futuro migliore alle prossime generazioni.

Questa lettera è stata iniziata da Roberto Buizza (Fisico/matematico, Prof. Ordinario di Fisica, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) il 3 luglio 2019, e ad ora (22.51 del 10 luglio 2019) è stata firmata da un Comitato Promotore di 300 persone di scienza e cultura, tra cui moltissimi esperti di fisica del sistema Terra e del clima.

 

 

 

 

 

 

Quello che sta accadendo al Pianeta è colpa dell’uomo: lettera aperta di oltre 200 scienziati ed intellettuali

https://www.santannapisa.it/it/news/no-false-informazioni-sul-clima-piu-di-200-scienziati-e-intellettuali-aderiscono-alla-lettera?fbclid=IwAR33oLJm1SpkLuK1zcVTWAgBsNqUOtboLXpwOf2k6YTnucAHto8vL5PnohI

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Ritrovati due teschi che potrebbero cambiare la storia della nostra specie.


I primi esseri umani moderni hanno lasciato l’Africa prima di quanto si pensasse, raggiungendo l’Europa circa 150.000 anni prima di quanto precedentemente noto: due teschi trovati in Grecia dicono proprio questo, modificando radicalmente quanto finora ritenuto come assodato sulla storia della nostra specie.Il team di ricerca ha applicato approcci innovativi, incluse ricostruzioni virtuali delle parti danneggiate dei crani. Ha condotto inoltre numerosi confronti con diversi fossili umani e ha utilizzato un metodo di datazione radiometrica estremamente preciso.

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Questi risultati dimostrano dunque che almeno due gruppi di persone vivevano nel Pleistocene medio in quella che oggi è la Grecia meridionale: una prima popolazione di Homo sapiens e, successivamente, un gruppo di uomini Neanderthal  che si sono mescolati agli altri ominidi.  Quindi i primi umani sono migrati dall’Africa molto prima di quanto sempre pensato, mostrando 150.000 anni in più dei  più antichi esemplari umani moderni conosciuti in Europa fino ad ora.La grotta di Apidima fu scavata negli anni ’70 e ’80 dal Museo di Antropologia dell’Università di Atene. Fondato nel 1886, il museo è uno dei primi del suo genere in Europa e ha svolto un ruolo importante, non solo nella ricerca ma anche nell’informazione del grande pubblico.

 

 

 

 

Ritrovati due teschi che potrebbero cambiare la storia della nostra specie

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In ricordo di Giorgio Nebbia, “l’ecologista giusto”


«Siamo alle soglie del XXII secolo; ci lasciamo alle spalle un secolo di grandi rivoluzionarie transizioni, un mondo a lungo violento, dominato dal potere economico e finanziario, sostenuto da eserciti sempre più potenti e devastanti. L’umanità è stata più volte, nel secolo passato, alle soglie di conflitti fra paesi e popoli che avrebbero potuto spazzare via la vita umana e vasti territori della biosfera. Vittima della paura e del sospetto, è stata esposta ad eventi meteorologici estremi che si sono manifestati con tempeste, alluvioni, siccità. Con fatica è stato realizzato un mondo in cui le unità comunitarie sono state costruite sulla base dell’affinità fra popoli, in cui città diffuse nel territorio sono integrate con attività agricole, in cui l’agricoltura è stata di nuovo riconosciuta come la fonte primaria di lavoro, di cibo e di materie prime, un mondo di popoli solidali e indipendenti, in cui la circolazione di beni e di persone non è più dominata dal denaro, ma dal diritto di ciascuna persona ad una vita dignitosa e decente». 

Giorgio Nebbia

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«Il verde, unica fonte, mossa dal Sole, della vita»: in un articolo su l’ Extraterrestre di fine 2018, Giorgio Nebbia (morto il 3 luglio scorso) dava un andamento poetico a una constatazione scientifica. Nello stesso periodo, a proposito delle miniere insanguinate, scriveva: «Agli africani il dolore e la fatica del lavoro».Un tema, quello della violenza umana e ambientale nei processi di produzione scambio e consumo, che egli sviluppò nel testo La violenza delle merci (Ecoistituto del Veneto,1999). Contro un capitalismo sanguinoso e insostenibile, imperialistico e bellicoso, iniquo e distruttivo, l’ecologia poteva essere uno strumento di conoscenza «utile a diffondere la solidarietà internazionale».

Alla fine degli anni settanta  è fra i pochi scienziati antinuclearisti alla conferenza nazionale sulla sicurezza nucleare, a Venezia. Aiuta a strutturare il movimento contro una forma di energia che «non è né economica, né pulita, né sicura». E quanto alle armi nucleari, il suo impegno era sfociato di recente nella proposta di un gruppo di scienziati per lo studio di un mega programma di messa in sicurezza e neutralizzazione dell’arsenale mondiale. Si sarebbe creato lavoro; del resto per Nebbia era imprescindibile trovare alternative occupazionali – oltre alla riduzione dell’orario.

 

 

 

 

https://www.teleambiente.it/giorgio_nebbia_in_ricordo_ecologista_giusto/

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Il riscaldamento globale aumenterà la sete di energia


 Entro la metà del secolo, la domanda globale di energia potrebbe aumentare dell’11-27 per cento in caso di aumento contenuto delle temperature, del 25-58 per cento in caso di riscaldamento elevato (l’entità riscaldamento globale è stata calcolata considerando il numero di giorni con temperature maggiori di 27,5 °C). I maggiori aumenti dovrebbero registrarsi nelle aree tropicali, nell’Europa meridionale, in Cina e negli Stati Uniti, soprattutto per la domanda di elettricità necessaria a raffreddare gli ambienti nel settore industriale e dei servizi (perciò fabbriche, uffici e altri luoghi di lavoro).

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In linea generale, le nostre società si adegueranno al cambio delle temperature aumentando il raffreddamento degli ambienti durante le stagioni calde e diminuendo il riscaldamento durante le stagioni fredde. Questi cambiamenti nel condizionamento degli spazi avranno un impatto diretto sui sistemi energetici, dal momento che le imprese e le famiglie richiederanno meno gas naturale e petrolio per via delle minori esigenze di riscaldamento, e più energia elettrica per soddisfare le maggiori esigenze di raffrescamento degli ambienti. Occorrerà capire come produrre il surplus di elettricità richiesto, per non alimentare una spirale senza fine (aumento delle temperature-maggiori consumi-aumento delle emissioni-aumento delle temperature…).

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/scienza/energia/il-global-warming-aumentera-la-sete-di-energia

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Street Art, la ‘Deposizione della verità’ di Sirante su Cucchi.


La vicenda di Stefano Cucchi protagonista dell’ultima opera di street art firmata da Sirante apparsa oggi a Roma, a Torpignattara, in via Natale Palli: “Dopo il lungo calvario giudiziario e il depistaggio da parte dello Stato, giungiamo finalmente alla deposizione della verità”.

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http://www.ansa.it/sito/photogallery/primopiano/2019/07/11/street-art-la-deposizione-della-verita-di-sirante-su-cucchi_44c33916-0b23-4cc3-8623-42ea0fdbfbc7.html?fbclid=IwAR24TGtRjus3Zju5rDxakb-eGhOmjZFFvroqIcnAFAR1I3CCC4gAeLnljhk

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La pubblicità ci rende più tristi


Per ventisette anni quattro economisti hanno indagato attraverso dei questionari la soddisfazione per la propria vita di 900mila cittadini di ventisette Paesi europei. Quindi hanno incrociato quei dati con quelli sugli investimenti pubblicitari.Ne è emersa  la conferma di un sospetto che negli studi di economia e sociologia aleggiava da più di un secolo, anche se poche ricerche lo supportavano: la pubblicità ci rende più tristi. Il livello di investimenti pubblicitari in un Paese, infatti, ha una correlazione negativa con la soddisfazione dei suoi abitanti.

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I risultati scientifici si fermano qui. I ricercatori ammettono di non essere in grado di definire il “meccanismo causale” tra l’aumento deglla pubblicità e il calo della soddisfazione. Anche su questo argomento, però, le ricerche vanno avanti da tempo. Negli anni ’70 l’economista americano Richard Easterlin aveva dimostrato che le società non diventano più felici con l’aumento della ricchezza media. Anzi, superato un certo livello di benessere, la felicità tende piuttosto a diminuire.

È un’evidenza fin banale: gli individui hanno preferenze relativistiche, cioè misurano la loro felicità in base a quella di chi è attorno a loro. L’aumento del benessere personale non migliora la soddisfazione se non c’è un miglioramento rispetto alle condizioni degli altri. In questo senso la pubblicità è potente: può avere l’effetto positivo di aiutare le persone a fare scelte di consumo più consapevoli, ma anche quello negativo di stimolare desideri non realizzabili e quindi generare insoddisfazione. I risultati di questa ricerca spingono a pensare che, in un bilancio complessivo, gli effetti negativi superano quelli positivi.

 

 

https://www.avvenire.it/economia/pagine/effetti-pubblicita-soddisfazione-vita

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La cintura di alghe che attraversa l’Atlantico per 9000 km


Una coperta di alghe disseminata sulla superficie delle acque tropicali dell’Atlantico, dalle coste occidentali africane fino alle spiagge caraibiche: gli esperti l’hanno chiamata Grande cintura di Sargassi dell’Atlantico. Dal 2011 è diventata una presenza fissa – e sempre più ingombrante – nell’oceano. Il sargasso  è un genere di alga di colore marrone o verde scuro tenuta a galla da vescicole di gas simili a piccoli acini d’uva. Secondo gli scienziati dell’Università della Florida meridionale, che hanno studiato da satellite la sua distribuzione nel corso di due decenni, prima del 2011 la sua presenza nell’Atlantico equatoriale e nelle acque caraibiche era contenuta. Ma da quell’anno in poi, l’alga si è diffusa a macchia d’olio grazie a massicci eventi di fioritura, i più imponenti mai osservati.

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A giugno 2018, all’apice della sua estensione, la cintura comprendeva 22 milioni di tonnellate di alghe disseminate su una porzione di mare lunga 9000 km, e si tratta di stime conservative, perché la risoluzione degli strumenti (1 km) non permette di rilevare gli aggregati più piccoli.Normalmente queste distese di alghe sono un rifugio per la fauna marina e contribuiscono a ossigenare gli oceani attraverso la fotosintesi. Ma la crescita esagerata, soprattutto nelle regioni costiere, può ostacolare il movimento e la capacità di respirare degli animali, perché impedisce di risalire in superficie. In più, quando si depositano sulle spiagge, formando uno strato che arriva al ginocchio, i sargassi marciscono in una distesa maleodorante capace di compromettere qualunque attività, dal turismo alla pesca.  La “cintura” non ha origine nel Mare dei Sargassi (una distesa d’acqua dove queste alghe sono particolarmente diffuse ma che si trova più a nord, tra le Grandi Antille e le Azzorre): piuttosto, è frutto dello sviluppo abnorme di macchie di sargassi che si formano naturalmente nelle acque tropicali. Queste distese locali risulterebbero ora ingigantite per due fenomeni, in particolare: l’immissione di acque ricche di nutrienti dal Rio delle Amazzoni e le correnti oceaniche profonde in risalita al largo dell’Africa occidentale. Le cause sono da ricercare nell’aumento della deforestazione e nell”utilizzo di fertilizzanti nelle regioni amazzoniche potrebbero aver contribuito al fenomeno, che sembra anche favorito dalle temperature moderate e dalla presenza di “semi” di fioriture precedenti: in pratica è più facile assistere a un nuovo boom di alghe, se ce ne è stato uno anche l’anno precedente. I cambiamenti climatici potrebbero inoltre influire sulla portata della risalita di acque fredde e ricche di nutrienti al largo dell’Africa, attraverso alterazioni nella piovosità o nella portata dei venti. Ma sono ancora molti gli aspetti non chiari: se c’è una sovrabbondanza di fertilizzanti, perché allora le altre alghe non crescono in modo anomalo? Questo nuovo tipo di sargasso è diverso, dal punto di vista genetico? Che ruolo ha il rialzo della temperatura superficiale oceanica, e perché questo improvviso squilibrio ecologico?

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/cintura-di-alghe-sargassi-attraversa-oceano-atlantico-per-9000-km

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SecchielloStop: l’iniziativa per educare i bambini al rispetto degli animali marini


Nel 2016 il Lions Club di Diano Marina ha lanciato la campagna #SecchielloStop, per sensibilizzare i genitori sull’importanza di insegnare ai propri figli a non raccogliere nei secchielli gli animali marini.
Raccogliere granchi, paguri e piccoli molluschi non è una forma di divertimento: è una piccola grande mancanza di rispetto verso il mare e le sue creature, che perderanno inevitabilmente la vita. I bambini non lo sanno, ma noi grandi sì: abbiamo il dovere di spiegare che, giocando, rischiano di uccidere i piccoli abitanti del mare e di proporre qualcuna delle tante alternative (giocare con la sabbia è la più semplice e spontanea).

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Tutti, quando eravamo piccoli abbiamo preso un granchio con il retino oppure staccato una patella dal suo scoglio o sotterrato una medusa pensando fosse stata proprio quella ad averci punto. Lo abbiamo fatto noi e ora lo facciamo fare ai nostri figli, pensando che sia divertente per loro e che, soprattutto, non abbia conseguenze sull’ambiente. Invece ci sbagliamo; questo nostro comportamento ha conseguenze molto gravi ed è principalmente una questione di numeri. Proviamo a fare qualche esempio. Patella ferruginea è un mollusco, a oggi il principale invertebrato marino a rischio di estinzione e per questo uno dei più protetti dalla legislazione comunitaria e internazionale. La sua sfortuna è stata quella di essere la più grande patella del Mediterraneo, con un diametro che può arrivare fino a 8 cm e per questo raccolta indiscriminata a scopo alimentare, collezionistico o come esca per la pesca. Il prelievo degli individui più grandi, che sono femmine adulte sulla cui conchiglia di frequente vivono i piccoli (che quindi vengono uccisi con la raccolta della madre), ha aggravato drammaticamente i risultati negativi di una raccolta eccessiva e incontrollata. Ma gli esempi sono molti altri: dal dattero di mare ai cavallucci marini, tutti animali un tempo comuni e oggi a rischio di estinzione perché commestibili o semplicemente perché belli da collezionare. Il problema sta quindi nei numeri: se tutti i bambini e i ragazzi e gli adulti, che ogni estate trascorrono le vacanze lungo le coste italiane, prendessero anche solo un piccolo animale al giorno, centinaia di migliaia di esemplari verrebbero uccisi per niente, solo per poter far trascorrere mezz’ora di gioco ai nostri figli e di relax a noi. Prendere un granchio o una stella marina (quando si trovano) e metterli nel secchiello equivale a una loro morte certa.

 

 

 

 

SecchielloStop: l’iniziativa per educare i bambini al rispetto degli animali marini

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8 LUGLIO: GIORNATA MONDIALE DEL MEDITERRANEO


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Il Mediterraneo da culla della civiltà si è trasformato in cimitero più grande d’Europa. Crocevia di culture, teatro di scambi, cornice dove sono germogliate le idee, oggi è diventato piuttosto una barriera che divide e separa quando non ultima destinazione per quanti cercano condizioni di vita più dignitose lontani dalla loro terra. 

Dall’inizio dell’anno tra i migranti sono 628 le vittime di cui il Mediterraneo ha restituito un corpo o una traccia: cifre dietro le quali ci sono vite spezzate. Il Mediterraneo inghiotte illusioni e storie di persone che avrebbero potuto avere un destino diverso, se solo avessero avuto l’opportunità di scrivere un altro finale, senza neppure dover lasciare il loro Paese, il loro affetti e le loro radici.

La maggior parte dei migranti sbarcati in Italia proviene dai Paesi dell’Africa settentrionale e subsahariana: la Tunisia innanzitutto, seguita da Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio, Senegal, Mali, Eritrea e Sudan.

L’8 luglio, Giornata internazionale del Mar Mediterraneo, è l’occasione per accendere i riflettori sui problemi geopolitici dell’area mediterranea e onorare la memoria di tutti i caduti del nostro mare: i migranti, ma anche i pescatori, i marinai e tutte le persone che nel mare avevano riposto fiducia per inseguire una speranza o un sogno. 

Una giornata della memoria che però vuole anche essere il pretesto per ragionare su un futuro diverso per chi è costretto a partireLa Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo nasce nel 2014 grazie alla collaborazione di Earth Day Italia, ANCIS-LINK, ASC-CONI e con l’apporto fondamentale della Marina Militare Italiana e si celebra l’8 luglio di ogni anno. Il significato profondo di questa Giornata è legato all’ ambiente e allo sfruttamento scellerato delle risorse naturali come occasione di disuguaglianza e discriminazione. C’è lo sfruttamento malsano delle risorse del pianeta da parte di una minoranza di persone a scapito dei più deboli. Si fa credere che il problema siano i migranti e l’emigrazione e non, purtroppo, la causa che l’hanno prodotti.

La Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo diventi una giornata di riflessione

 

 

 

 

https://news.missionidonbosco.org/8-luglio-giornata-mondiale-del-mediterraneo

http://www.unosguardoalcielo.com/8-luglio-giornata-internazionale-del-mar-mediterraneo/