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Umorismo muto.


Il mondo del fumetto dice addio a Guillermo Mordillo Menéndez, fumettista e cartoonist argentino che con il suo umorismo muto ha conquistato l’Europa e non solo. Mordillo aveva 86 anni. I suoi disegni – che appaiono su puzzle, diari e poster– sono caratterizzati da colori vivaci e da uno spiccato umorismo che restituisce ai suoi buffi e pacifici personaggi, animali dagli occhi enormi, elefanti tondeggianti o le onnipresenti giraffe dal collo lunghissimo, che non si esprimono a parole ma attraverso la gestualità e l’espressività del volto.

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Lo stile inconfondibile, quei contorni così rotondi e quei colori accesi, l’ironia senza parole, hanno accompagnato negli anni temi che stavano sempre fuori dalla satira politica. Piuttosto i suoi lavori parlavano di relazioni umane, sesso compreso. Ma anche tanto sport, calcio in particolare. Dalla vignetta al merchandising il passo fu breve: tazze e bicchieri, peluche, biglietti di auguri, puzzle.

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Per decenni i disegni di Mordillo sono entrate anche nelle case degli italiani. El Paìs ricorda che nonostante la lunga carriera Mordillo realizzò solo tre mostre tra la fine degli anni Sessanta e il 1989, ma è chiaro che non è stato importante. Il messaggio universale, trasversale, senza tempo ha fatto entrare Mordillo nei ricordi di milioni di persone.

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Il suo umorismo muto era muto perchè come  raccontava El Paìs che lui stesso aveva riconosciuto che nelle prime sue collaborazioni negli anni Sessanta in Francia, era l’unica maniera per nascondere che non sapeva il francese.

 

 

 

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/30/addio-a-mordillo-il-fumettista-universale-tra-animali-coppie-innamorate-e-umorismo-muto-perche-non-sapeva-il-francese/5292392/

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Ecco come la diga italiana costruita in Etiopia ha annientato gli indigeni


La diga nel sud dell’Etiopia   è stata costruita per fornire elettricità alle città e controllare il flusso di acqua utile ad irrigare i campi agricoli industriali. A che prezzo però? Molto caro, e non stiamo parlando in termini economici ma piuttosto umani ed ambientali.

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Per anni  Survival, movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, (e non solo) ha denunciato i devastanti effetti che avrebbe avuto la costruzione di questa diga Made in Italy in particolare sulle popolazioni locali che dipendono dal fiume. La costruzione, infatti, ha portato alla perdita dei mezzi di sostentamento per le popolazioni indigene della zona e le ha costrette a vivere da sedentarie in fattorie portandole a soffrire fame e conflitti, continuamente alle prese con la violazione dei diritti umani.La diga impedisce la piena del fiume e le esondazioni stagionali grazie alle quali gli indigeni della valle dell’Omo riuscivano a sostenersi, abbeverando il bestiame e coltivando i campi a mais e sorgo. Proprio grazie al fiume, le tribù, riuscivano a sopravvivere al clima ostile e arido della zona.

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I loro metodi di sussistenza, però, parte della loro cultura da secoli, sono stati drammaticamente bloccati dalla costruzione della diga idroelettrica a partire dal 2006, questa infatti controlla il flusso del fiume in modo da irrigare i campi di canna da zucchero. Secondo il rapporto dell’Oakland Institute, sono soprattutto 3 gruppi indigeni ad essere seriamente in pericolo ed emarginati: i Bodi, i Mursi e i Kwegu.

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Il governo aveva promesso di rilasciare periodicamente acqua dalla diga in inondazioni controllate per simulare la naturale espansione del fiume da cui dipendono tutti e tre i gruppi per le loro colture e per le erbe che alimentano il bestiame di Bodi e Mursi e le capre dei Kwegu. Ma la ricerca del team, corroborata da indagini di altre organizzazioni, ha rivelato che le alluvioni controllate non sono mai avvenute.

 

 

Ecco come la diga italiana costruita in Etiopia ha annientato gli indigeni