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In ricordo di Giorgio Nebbia, “l’ecologista giusto”


«Siamo alle soglie del XXII secolo; ci lasciamo alle spalle un secolo di grandi rivoluzionarie transizioni, un mondo a lungo violento, dominato dal potere economico e finanziario, sostenuto da eserciti sempre più potenti e devastanti. L’umanità è stata più volte, nel secolo passato, alle soglie di conflitti fra paesi e popoli che avrebbero potuto spazzare via la vita umana e vasti territori della biosfera. Vittima della paura e del sospetto, è stata esposta ad eventi meteorologici estremi che si sono manifestati con tempeste, alluvioni, siccità. Con fatica è stato realizzato un mondo in cui le unità comunitarie sono state costruite sulla base dell’affinità fra popoli, in cui città diffuse nel territorio sono integrate con attività agricole, in cui l’agricoltura è stata di nuovo riconosciuta come la fonte primaria di lavoro, di cibo e di materie prime, un mondo di popoli solidali e indipendenti, in cui la circolazione di beni e di persone non è più dominata dal denaro, ma dal diritto di ciascuna persona ad una vita dignitosa e decente». 

Giorgio Nebbia

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«Il verde, unica fonte, mossa dal Sole, della vita»: in un articolo su l’ Extraterrestre di fine 2018, Giorgio Nebbia (morto il 3 luglio scorso) dava un andamento poetico a una constatazione scientifica. Nello stesso periodo, a proposito delle miniere insanguinate, scriveva: «Agli africani il dolore e la fatica del lavoro».Un tema, quello della violenza umana e ambientale nei processi di produzione scambio e consumo, che egli sviluppò nel testo La violenza delle merci (Ecoistituto del Veneto,1999). Contro un capitalismo sanguinoso e insostenibile, imperialistico e bellicoso, iniquo e distruttivo, l’ecologia poteva essere uno strumento di conoscenza «utile a diffondere la solidarietà internazionale».

Alla fine degli anni settanta  è fra i pochi scienziati antinuclearisti alla conferenza nazionale sulla sicurezza nucleare, a Venezia. Aiuta a strutturare il movimento contro una forma di energia che «non è né economica, né pulita, né sicura». E quanto alle armi nucleari, il suo impegno era sfociato di recente nella proposta di un gruppo di scienziati per lo studio di un mega programma di messa in sicurezza e neutralizzazione dell’arsenale mondiale. Si sarebbe creato lavoro; del resto per Nebbia era imprescindibile trovare alternative occupazionali – oltre alla riduzione dell’orario.

 

 

 

 

https://www.teleambiente.it/giorgio_nebbia_in_ricordo_ecologista_giusto/

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Il riscaldamento globale aumenterà la sete di energia


 Entro la metà del secolo, la domanda globale di energia potrebbe aumentare dell’11-27 per cento in caso di aumento contenuto delle temperature, del 25-58 per cento in caso di riscaldamento elevato (l’entità riscaldamento globale è stata calcolata considerando il numero di giorni con temperature maggiori di 27,5 °C). I maggiori aumenti dovrebbero registrarsi nelle aree tropicali, nell’Europa meridionale, in Cina e negli Stati Uniti, soprattutto per la domanda di elettricità necessaria a raffreddare gli ambienti nel settore industriale e dei servizi (perciò fabbriche, uffici e altri luoghi di lavoro).

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In linea generale, le nostre società si adegueranno al cambio delle temperature aumentando il raffreddamento degli ambienti durante le stagioni calde e diminuendo il riscaldamento durante le stagioni fredde. Questi cambiamenti nel condizionamento degli spazi avranno un impatto diretto sui sistemi energetici, dal momento che le imprese e le famiglie richiederanno meno gas naturale e petrolio per via delle minori esigenze di riscaldamento, e più energia elettrica per soddisfare le maggiori esigenze di raffrescamento degli ambienti. Occorrerà capire come produrre il surplus di elettricità richiesto, per non alimentare una spirale senza fine (aumento delle temperature-maggiori consumi-aumento delle emissioni-aumento delle temperature…).

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/scienza/energia/il-global-warming-aumentera-la-sete-di-energia