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Mediterraneo di plastica.


Ha soltanto l’1% delle acque mondiali, ma contiene il 7% della microplastica marina: circa 247 miliardi di brandelli. Questa sproporzione fotografa l’inquinamento da plastica nel Mar Mediterraneo. Un triste record, dovuto a un altro primato: l’Europa è il secondo produttore mondiale di plastica. Segno che, in molti casi, non viene smaltita in modo corretto o efficace.

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L’emergenza plastica affligge tutte le acque del pianeta, ma il Mediterraneo ha una differenza fondamentale: essendo un mare quasi chiuso, le correnti fanno tornare sulle coste l’80% dei rifiuti di plastica. Risultato: per ogni chilometro di litorale, se ne accumulano oltre 5 kg al giorno. Ne fanno le spese i due Paesi con la maggior estensione di spiagge: l’Italia (12.600 tonnellate l’anno) e la Turchia (12.100 tonnellate l’anno). Se nessuno interverrà, avverte il Wwf, entro 30 anni la quantità di plastica quadruplicherà.Già oggi quasi 700 specie ittiche ingeriscono plastica, che entra nella nostra catena alimentare (e nel nostro corpo), senza contare l’impatto economico su pesca, turismo, industria marittima e ambiente: l’invasione delle plastiche in mare causa danni per 641 milioni di euro all’anno.

Il Wwf propone ai governanti europei di compiere – e con urgenza – 4 passi. Il primo: aumentare le tasse ai produttori di plastica, una misura che servirebbe a finanziare una più capillare ed efficace raccolta differenziata e riciclo. In Italia questo già avviene grazie al Corepla. Bisognerebbe poi limitare l’uso della plastica introducendo divieti stringenti: nei mesi scorsi il Consiglio europeo ha deciso un bando contro piatti, cannucce e posate di plastica, ma i bicchieri, tanto per fare un esempio, non sono ancora “fuori legge”.I divieti, però, non bastano. Occorre anche finanziare la raccolta differenziata e creare discariche controllate. Italia e Grecia, ricorda il Wwf, hanno ricevuto multe da 40 milioni di € ciascuna dalla Commissione europea per non essere riuscite a chiudere diverse discariche illegali. “Al tempo stesso occorre potenziare le sanzioni e i controlli contro gli inquinatori”, avverte il report. Altrettanto importante, poi, è investire su ricerca e sviluppo per produrre plastiche più amiche dell’ambiente.

 

 

 

 

 

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/plastica-ecco-chi-inquina-il-mediterraneo

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Una grande favola del Novecento.


31 luglio 1944: muore durante un volo Antoine de Saint-Exupry, autore de “Il piccolo principe”.

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l Piccolo Principe sfugge a qualsiasi classificazione. Favola o racconto filosofico, pieno di riflessioni sulla vita, sull’amicizia, sulla solitudine, sulla morte, ha sempre esercitato un fascino prodigioso, anche per quei disegni dal tratto e dai colori delicati così indissolubilmente legati allo svolgersi del racconto.  Un classico per eccellenza .

«… Si sa del resto come era nato Il Piccolo Principe. Nel 1942, Saint-Ex disegnava sulla tovaglia bianca, in un ristorante di New York, sorvegliato severamente dal cameriere. “Cos’è?” aveva chiesto l’editore. “Un bambino che porto nel cuore” rispose Antoine. “Facciamone un libro per l’infanzia” propose l’editore, più che altro “per svagare quel gigante triste”.The Little Prince Le Petit Prince uscirono contemporaneamente in America il 6 aprile 1943. In Francia fu pubblicato solo nel ’46, postumo: perché Saint-Exupéry il 31 luglio 1944 era stato abbattuto da un caccia tedesco.

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Per questo i grandi dicono che Il Piccolo Principe è anche un testamento. Ai bambini e a tutti resta da ricordare che se i rapporti umani sono così difficili è anche perché l’essere amato, una volta addomesticato con prolungati legami, deve anche essere, un po’, perduto.

 

https://sellerio.it/it/catalogo/Piccolo-Principe/De-Saint-exupery/7974